venerdì 8 agosto 2014

MUSOLINO - Racconto di Giancarlo Pertici


di Giancarlo Pertici

MUSOLINO spazzino comunale

E' alla stessa ora che un poco alla volta San Miniato comincia a svegliarsi … i primi cenni di movimento… Sono le 5 all'incirca di una mattina di inizio primavera …seconda metà degli anni 50. Sono movimenti silenziosi .. lo scalpiccio frettoloso sul selciato … il colpo di tosse di Nello che ha appena fatto la sua seconda infornata di pane .. il buongiorno sussurrato da quella ‘terziaria francescana' di cui mi sfugge il nome e che ogni mattina esce a prendere la prima messa e segnala il suo passaggio col ticchettio dei tacchi sulle lastre.. passo corto e svelto. Poi il colpo di pedale d'avvio di una bicicletta che in discesa,appena percettibilmente, segnala il suo passaggio iniziando da Piazza Santa Caterina... Via Pietro Bagnoli e Paolo Maioli fino in Piazza dei Polli… Da dove riprende la spinta… il fruscio dei raggi a fendere l'aria... quasi ad avvisare rispettosamente di sé su per la salita di Sant'Andrea. E da li di nuovo in discesa verso Fontevivo per la Stazione dei Treni al Pinocchio... punto di partenza per coloro che ogni mattina devono raggiungere per lavoro Firenze, Lucca, Pisa…

Tra questi Natale che ha da poco cambiato lavoro, verso Firenze per una paga migliore; Manlio il figliolo di Lillo che cambia destinazione ogni settimana agli ordini della sua impresa. Lo scalpiccio è di coloro che si muovono a piedi, al buio, quasi a tentoni orientandosi dal chiarore dei pochi lampioni accesi a quell'ora che illuminano a fatica il selciato sottostante… qualche carabiniere che entra in servizio… Pietro il Menichetti che di casa scende a bottega ed apre la serranda… un gruppetto di suore, quelle dell'Ospedale, che si dirige verso i “Frati” per “prendere” la prima messa delle 5, … gli spazzini del Comune che per primi entrano in servizio.

Tarcisio e Musolino quasi alla stessa ora, distanti tra loro poche decine di metri, si dirigono in San Miniato e, passato il Comune, si soffermano, insieme ad altri, al magazzino sotto la Porta Toppariorum. Ognuno il suo carretto… scopa e pala per il primo giro. Musolino che da Pietro ha bevuto il primo grappino, giusto per scaldarsi, deve ancora “avviarsi” e dal Lami assapora con gusto il secondo grappino… e via verso il Piazzale partendo di fondo, dal monumento al Carducci, lungo i vialetti dei giardini per passare sul Piazzale del Mercato in tutta la sua lunghezza e larghezza a raccogliere cartacce, foglie, erba, sacchetti... che ripone nei cassoni del carretto. E' un primo giro, a rimuovere anche l'immondizia abbandonata in strada, che restituisce ogni mattina ai samminiatesi una San Miniato pulita, in perfetto ordine senza cartacce, cicche, foglie ad otturare tombini e a segnare i risciacqui scolpiti nella pietra.

In quegli anni 50 non sono stati ancora inventati i Cassonetti che a fine secolo lorderanno ogni angolo di città e paesi, segno della civiltà del progresso, e in luogo di questi si procede nella raccolta dell'immondizia porta a porta. Poca immondizia, …pochi i consumi, e tutta raccolta indifferenziata. E' questo il secondo giro che Musolino, assieme a Tarcisio si apprestano a fare armati di tromba ad avvisare del passaggio per tutta San Miniato. Inizio del giro attorno alle 8 per finire giusto poco prima di mezzogiorno. E' un giro in crescendo dietro al camion a guida Vitali. Dopo i primi grappini di avvio, … Musolino che aveva accompagnato la sua colazione a base di pane e cipolla, quasi sempre un cantuccio, con generosi gotti di vino… (non sempre quello buono) sotto lo sguardo indagatore di Livia che scuote la testa… già sa dove si andrà a parare, …Musolino che non disdegna qualche altro gotto di vino generosamente offerto, figuriamoci se rifiuta un cognacchino. E lo si nota Musolino verso mezzogiorno quando prende la porta di casa, senza soffermarsi in cucina, diretto a letto a “digerire” giro e colazione. Tutte le volte che Livia, quando non è in servizio lei che è infermiera, lo incrocia a quell'ora… scambio dei soliti convenevoli … “..briao di nuovo!!??..” “accidenti a te e al cièo di tu' pà” …tutti saluti verbali che muoiono lì sul nascere.

Di Musolino si può dire tutto ma non che fosse un violento… non voleva la mosca al naso, questo sì! Aveva le sue idee di comunista della prim'ora e sapeva difendersi anche contro quegli squadristi che imponevano a forza il coprifuoco agli indesiderati. Si narra di quella volta che mentre giocava a carte da Pietro, dopo cena a giocarsi un mezzino giusto sotto la lanterna a petrolio, che un gruppetto di Camicie Nere (si dice addirittura quatto) sia entrato a tarda ora nella bottega di Pietro. Tra questi anche il nipote Cesare, lui pure Camicia Nera…, che Musolino viveva come uno grande affronto e gli veniva spesso a mente, anche perché, figlio della sorella Primetta, abitava nello stesso palazzo lassù in soffitta, al terzo piano.

“I Comunisti a letto!!” questo l'ordine gridato al quale Musolino sembra dare cenno di assenso. Con il fare evidente di chi voglia ad esso attenersi, ubbidendo. Si alza in piedi, non certamente piccolo di statura o minuto, …. lo sgabello di legno in una mano quasi a volerlo scansare da sotto quel tavolino quadrato di legno massello. Invece con una sola mano lo solleva, sotto lo sguardo attonito delle malcapitate camicie nere, e lo usa prima, per spengere nel peggiore dei modi la lanterna, poi come randello a colpire e ad abbattere i disavveduti fascisti. Nessuno è mai riuscito a purgarlo.

Anche l'origine del soprannome, e Musolino è un soprannome, si pensa tragga origine da questa sua avversione verso l'ordine costituito e soprattutto contro i prepotenti, mentre il suo nome di battesimo era Oreste, Brucci di casato. Nome attorno al quale c'è sempre stato un gran rispetto in barba alle sue frequenti sbornie, per le quali era famoso.

Nonostante non sapesse né leggere né scrivere era impareggiabile nel “fare di conto”, nessuno poteva metterlo di mezzo neppure Pietro… maestro in questo. Aveva un senso spiccato dell'autoironia di cui lasciava traccia in ogni sua azione, iniziando dai propri figli ai quali, oltre al nome aveva “affibbiato” un soprannome …quasi una seconda pelle. Solo al maggiore, Gino, Ufficiale di Marina, non aveva avuto il coraggio di affibbiarne uno. Alla secondogenita Gina, che a dire di Livia stessa, la mamma, era brutta davvero, “Zanfera” … soprannome che foneticamente la dice lunga sulla bruttezza e sul senso di autoironia di Musolino. Eppoi a Berta che in famiglia tutti conoscevano come “Mencarilli”.. Eda la “Bolognani” e Maria Pia la “Spagna”. Ma i soprannomi che hanno soppiantato il nome di battesimo riguardano i due maschi, quelli rimasti vivi dopo la guerra: Rodolfo conosciuto come “Magnino” e Alberto conosciuto come “Barnaghino”. Era anche astuto e sapeva “giocare” con i suoi limiti, perché animato da tanta curiosità. Quando c'era un annuncio funebre, lui che non sapeva leggere, se c'era già qualcuno fermo a leggere, lo induceva con battute o con altre scuse a leggere a voce alta per conoscere il nome del morto. Ma se non c'era nessuno si soffermava anche a lungo finché qualcuno altro non si fermava, leggeva e, istigato ad arte da Musolino, commentava al posto suo il manifesto stesso con nome, orario e luogo del funerale.

Comunista e grande lavoratore… assieme alla moglie Livia, con due miseri salari, quello di spazzino e quello di infermiera, dovevano arrangiarsi per dare da mangiare a tutti. Livia in giro dai contadini che conosceva a questuare farina, uova, uva, verdura… tutto quello che anche il più misero dei contadini poteva donare a quella infermiera che non faceva mai mancare la sua attenzione se capitavi in ospedale. Musolino aveva molte risorse in serbo per assicurare il necessario alla numerosa famiglia. Un po' di legna la faceva in Bosco dove raccoglieva anche funghi… era spesso in Paesante un po' in tutte le stagioni. La legna che poi comprava per il camino, e che dagli anni '50 serviva anche per la “cucina economica” se la squartava da sé. Davanti all'uscio di casa, con una ceppa vecchia usata a mo' di incudine, squartava in quattro parti i ciocchi da camino lì sulla strada con la sua ascia a manico corto. Con l'inizio dell'inverno chiunque doveva transitare da e per l'ospedale ben sapeva che davanti a casa di Musolino bisognava procedere a passo d'uomo.

Ma l'impegno per cui era conosciuto in tutta San Miniato era quello a ricavare le cisterne. Lavoro delicato e faticoso che si svolgeva a fine estate, prima che iniziassero le piogge insistenti di novembre. Non esiste in San Miniato casa che non annoveri dentro le proprie mura almeno una cisterna attiva, scavata nel tempo nel virtuoso circuito di costruzione delle abitazioni lungo l'asse perimetrale esterno. Il materiale di risulta dallo scavo nella roccia tufacea andava a costituire materiale di riempimento dei muri esterni, costituiti da due muri paralleli in mattoni cotti a legna e riempiti giustappunto da sabbia tufacea tesa a costituire le mura difensive fatte a terrapieno quale isolante anche contro i rigidi inverni. Mura difensive che venivano completate con altro materiale tufaceo proveniente dalla escavazione di grotte sotterranee utili alla conservazione delle granaglie ed anche quali vie di fuga in caso di invasione. C'era un momento nel quale questa operazione assumeva la connotazione di avvenimento cittadino.

Quando era in programma la “Ricavatura” della cisterna di Piazza Santa Caterina. Quasi sempre di domenica ad inizio pomeriggio. Una nutrita squadra di samminiatesi di corporatura e peso adeguato si univa strettamente ad una spessa corda a fare da bilanciere a Musolino che lentamente, facendo leva sulle gambe e forzando le braccia, legato strettamente per la vita, si calava all'interno della cisterna per mezzo di piccoli salti, accompagnati dal rilascio, ad ogni salto, di un braccio di corda. Operazione che si svolgeva in un clima quasi irreale, accompagnato da un silenzio assoluto che veniva rotto solo al tonfo d'atterraggio nell'acqua, più o meno fonda. Operazione che richiedeva sempre del tempo per svuotare dell'acqua stagnante e del materiale estraneo caduto accidentalmente all'interno, tra rise, battute, scherzi, e lo scorrere costante della carrucola da e per il fondo della cisterna. Ad ogni viaggio quando un grappino, quando un gotto di vino, o un cognacchino… difficile un viaggio a vuoto fino al comando di ritorno alla superficie, operazione alla quale, con rinforzi previsti, Musolino riguadagnava la superficie, chiari i segni dell'immersione.

Musolino aveva anche una passione particolare: le chiocciole… e le andava a fare appena smetteva di piovere, era quello il momento giusto, né prima né dopo. Lungo i ciglioni sulla via del Sasso ma anche lungo i vicoli carbonai e i loro ciglioni iniziando dall'Aia di Frillo sotto il muro dell'orto di San Paolo fino allo sdrucciolo di Gargozzi a ridosso delle Elementari… all'ora giusta, soprattutto al mattino, era facile riempire un corbello intero in una mattinata. Dietro casa un piccolo spazio, prima del “precipizio” difeso alla bene meglio da una fitta siepe di acacie, che fungeva da cortile esterno per la tesa dei panni e dove le nane di Livia crescevano indisturbate. Aggrappato alla bene meglio a quel fazzoletto di terra, una sorta di orto… qualche cesto di insalata e in fondo nel campetto ricavato alla fine della…. frana, una piccola piantagione di carciofi che richiedeva lavori solo in primavera. Ma a volte non era tanto la voglia che non ce la faceva a contenere il desiderio, spesso era la pioggia a rendere viscido il terreno in declivio… a risucchiare Musolino fino in fondo tra moccoli e risate. Ma il meglio doveva avvenire per la risalita né breve né scontata.

Arrivava poi anche il momento a cui neppure Musolino poteva sottrarsi perché stava per arrivare il Corpus Domini, non che gliene importasse un granché ad un mangiapreti come lui… ma non poteva ignorare le pressanti e ripetute richieste di Livia e famiglia. “Dobbiamo provvedere a decorare tutto lo spazio antistante la nostra porta, con lo spargimento di petali di fiori… ginestre, rose, papaveri ed altri fiori di bosco o selvatici”. E Musolino partiva, anche se controvoglia, alla volta dei “broti” sia quelli dei Cappuccini, sia quelli di Scacciapuce, costellati di frane, di cunicoli nascosti, di siepi, di rovi, … e oltre quelli come miraggio ginestre in fiore, margherite selvatiche, forme strane di orchidee, giunchiglie, papaveri. Non bastava mai un'uscita sola… talvolta era di una settimana l'impegno per racimolare il minimo utile a coprire il selciato proprio davanti all'uscio di Casa Brucci. Ma siccome non voleva scomparire, figuriamoci di fronte al prete, arrivava sempre alla vigilia con una quantità tale di fiori da andare in soccorso anche dei vicini d'uscio. E quando passava il Corpus Domini si metteva in ginocchio levandosi il cappello… “per rispetto del Santissimo, non dei preti…” tendeva a giustificarsi.

E che cambiamento nella sua vecchiaia quando colto da ictus si ritrovò inchiodato ad una sedia e la parte destra paralizzata!! La rinuncia alla pipa per il sigaro. Il peggioramento della salute con il riacutizzarsi della brutta ferita riportata sul Carso che lo aveva privato anche di un calcagno, dapprima l'amputazione di una gamba e dopo qualche anno anche la seconda. Un calvario durato otto anni di cui molti confinati nel suo letto, con il sostegno e la compagnia di Livia, mai lasciati soli dalle figlie. E Musolino che non aveva mai imparato a leggere aspettava Livia per la recita del rosario alla sera e contava i giorni nei quali don Arzilli gli portava la comunione. Fibra forte che aveva richiesto più volte nel corso degli anni l'Olio Santo, iniziando già dall'ictus. Fu come mettere olio nel lume. Credo sia morto in odore di santità… sempre sereno… nonostante le sofferenze sopportate.

La cisterna di Piazza XX Settembre o dell'Ospedale o di Santa Caterina
Foto di Francesco Fiumalbi


giovedì 7 agosto 2014

IL CAMION PER ALMIRANTE A SAN MINIATO - Racconto di Stefano Bartoli

↖ RACCONTI DA PIAZZA DEL POPOLO ALLA NUNZIATINA

di Stefano Bartoli

Scherzi verbali a S. Miniato, poco conosciuti.

Le sere d’estate mi vedevano passeggiare con mio padre ed i Suoi amici. Dal Bar Cantini fino in fondo al piazzale, giro intorno al Carducci e ritorno in piazza. Rinfrescati dalla brezza della valle il meritato riposo sulle sedie sparse lungo la piazza. Di solito la conversazione era partecipata e varia. Una sera Tonino strizzò l’occhio a mio padre e, rivolto ad un amico camionista, lanciò la seguente battuta:

– Caro mio, può darsi che abbia un lavoretto per Te, pulito veloce e ben remunerato. Penso che potrebbe interessarti.

Il pesce abboccò subito.

Di cosa si tratta.

E’ una cosa facile, ho bisogno del Tuo camion per una sera, dopo cena, qui, in piazza. Noleggio il mezzo e Te che devi controllarlo.

L’interlocutore non capiva.

– Diciamo che porti il camion in piazza verso le otto e mezzo di sera e lo posteggi proprio davanti al distributore di Boro. Spengi, tiri i freni per la sosta, metti i fermi alle ruote e poi Ti piazzi lì, in piedi, accanto alla gabina e aspetti un paio d’ore o poco più. Appena scade il noleggio Ti pagano centomila lire. Tu risali, metti in moto e vai a nanna. Un lavoretto liscio e pulito, senza problemi. Basta che Tu mi confermi che sei un uomo di parola e che rispetti i patti. Qua la mano, se la stringi è cosa fatta e le centomila Ti attendono. Devo solo dirti il giorno preciso, appena lo so Te lo faccio sapere con un po’ di preavviso, tanto non Ti sciupo giornate di lavoro, è un dopo cena.

A questo punto l’esca, ben confezionata era stata lanciata con perizia. Il camionista strinse la mano a Tonino che, giratosi verso mio padre disse:

– Mauro sei testimone, l’impegno è preso e il nostro amico lo deve rispettare.

Certo che lo rispetto, non sono mica un parolaio.

Ovviamente io avevo solo compreso le parole pronunciate e non immaginavo minimamente cosa c’era dietro. Mentre tornavamo verso casa mio padre ridacchiava, io gli chiesi di cosa e Lui, appoggiandosi l’indice sul naso mi disse:

– E’ solo uno scherzo, il nostro amico è un gran lavoratore e non rinuncia mai a guadagnare qualche soldo. Diciamo che Tonino gli ha noleggiato il camion per un presunto comizio di Giorgio Almirante nella piazza centrale di S. Miniato, Tonino dirà che al posto del piccolo palco di legno preferisce la grande stabilità e l’altezza di un bel cassone di camion. Ovviamente chiederanno di coprirlo con tutte le bandiere dell’Italia e del Movimento Sociale e, per il nostro amico, che è uno sfegatato simpatizzante del Partito Comunista ci sono solo due vie d’uscita, o rinuncia al guadagno e si rimangia la parola, e così facendo perde la faccia con noi, oppure mantiene la parola e perde la faccia con tutti i Suoi compagni del partito comunista. Una scelta difficile lo attende.

Nei giorni successivi continuammo ad andare a veglia e, appena il trio si riformava, Tonino non mancava mai di rincarare la dose.

Oh, non è che mi fai scherzi e la sera che devi portare il camion in piazza Ti fai venire il mal di pancia. Il lavoro è lavoro e gli impegni si rispettano, anche se è duro lavorare dopo cena. D’altra parte perché Ti danno centomila per due o tre orette di lavoro che trascorri guardando il camion fermo?

Stai tranquillo Tonino, ho una parola sola, io non manco mai agli impegni presi.
Dopo diversi giorni Tonino fece un accenno alla prossima campagna elettorale ed affermò che il Suo partito avrebbe portato a S. Miniato un personaggio di grande spessore.

Passò ancora un breve periodo e venne fuori il nome di Giorgio Almirante. Abilmente Tonino iniziò a parlare di come il partito intendeva organizzare la serata e, centellinando il tutto goccia a goccia, suscitò un po’ d’interesse sull’argomento. Accadde che una sera qualcuno, ben istruito da Tonino, buttò là il discorso del camion, proprio mentre il malcapitato camionista era nei pressi.

– Che ganzi quelli del Movimento Sociale, mica fanno arringare la folla da Almirante da un misero palchetto di legno, lo fanno salire su di un cassone di un camion che fanno venire appositamente in piazza.

Ma dai, un camion, ma di cosa se ne fanno, se ad ascoltare il comizio sono più di dodici mi ci gioco……..

Certo ha un bel coraggio quel camionista a venire in piazza, può succedere di tutto. Se nasce confusione rischiamo di veder volare qualche labbrata ed anche qualche sgarbo al mezzo.

Il nostro camionista aveva una faccia di tutti i colori, però si teneva defilato. Appena arrivò Tonino lo chiamò da parte e cominciò una animata discussione. Tonino chiese pausa e venne a cercare mio padre.

– Mauro, Tu che sei una persona seria, eri presente, lui si è impegnato a portare il camion in piazza ed a rimanere lì a sorvegliarlo, nel giorno e nell’ora che io gli dirò. Io ho preso il mio impegno con tutto il partito, non posso fare marcia indietro, non sarebbe serio da parte mia. Digli anche tu che non può fare il bischero e rinunciare, mancherebbe in modo grave alla parola data.

La questione fu dibattuta a lungo ed alla fine il camionista cedette, si convinse anche perché il lavoro è lavoro ed i compagni avrebbero sicuramente capito che non partecipava per simpatia politica ma solo perché il suo era uno dei più bei camion della zona.
Mediarono anche sulle bandiere, decisero, di comune accordo, di metterne solo due, per non creare troppo imbarazzo, una sola bandiera italiana ed una sola del Movimento Sociale.
Continuammo tutti ad andare a veglia, passeggiare fino al piazzale, sedersi di nuovo in piazza, bere qualcosa o consumare un gelato e via con le solite discussioni.
Il nostro camionista appariva sempre più serio e taciturno, pareva una candela spenta. Tutti facevano finta di niente. Con le elezioni quasi alle porte Tonino si presenta sorridente in piazza e chiamò il camionista.

– E’ successa una cosa grave, il programma elettorale di Almirante è cambiato, non è più prevista una sosta a S. Miniato. Per lui solo grandi città, almeno capoluoghi di Provincia. Da noi mandano un politico di mezza tacca. Noleggiare il camion per Lui sarebbe uno spreco. Caro mio, mi dispiace tanto ma non posso più chiederti di portare il camion in piazza. Per le centomila decidi tu, il partito non mi rimborsa di certo però mi sono impegnato ed è giusto che tu riscuota il compenso. Tirerò la cinghia ma ti pago.

Il camionista non stava più nella pelle dalla contentezza, la faccia era rossa come un peperone e, tutto d’un fiato disse:

– Tonino lascia stare, da te non voglio una lira. Non faccio alcun lavoro ed allora non voglio nessun compenso, oltretutto sei anche un caro amico.

A tarda sera, rientrando a casa, io e mio padre non la smettevamo più di ridere. Lo scherzo era riuscito benissimo e Tonino era stato magistrale, come sempre. Noi avevamo passato diverse sere liete con questo argomento e si sa che, quando c’è poco con cui divertirsi bisogna aguzzare l’ingegno e la fantasia.


Giorgio Almirante, in una immagine del 1971



↖ TUTTI I RACCONTI DI STEFANO BARTOLI

mercoledì 6 agosto 2014

IL SILENZIO DELLE CICALE - VIDEO DOCUMENTARIO - PROIEZIONE - LUN 11 AGOSTO 2014 - ORE 21.45

Dopo lo straordinario successo della prima proiezione, lo scorso 24 luglio, nell'ambito del Festival del Pensiero Popolare - Palio di San Rocco Pellegrino, torna il video-documentario dedicato al passaggio del fronte della Seconda Guerra Mondiale.
Appuntamento a San Miniato, in piazza XX Settembre (piazza dell'Ospedale), lunedì 11 agosto 2014, alle ore 21.45. L'ingresso è libero.
In caso di maltempo lo proiezione sarà spostata in un locale al coperto.



Alle prime luci del 24 luglio 1944 la Compagnia G del 349°Reggimento di Fanteria americano entrò in San Miniato, dopo che i Tedeschi avevano lasciata la Città abbattendo la Torre di Federico II e dopo aver lasciato "molte mine ed ordigni esplosivi camuffati nelle strade coperte di macerie e nelle case” (Col. 349th. J. Grawford).
A settanta anni di distanza, nasce il video documentario  ”Il Silenzio delle cicale”, curato da Daniele Benvenuti e Giuseppe Chelli. Realizzato attraverso testimonianze e video interviste, cinque sanminiatesi che vissero in tragici giorni ripercorrono i momenti più significativi del passaggio del fronte con le loro testimonianze, assieme all'esperto di storia militare Claudio Biscarini. Ragazzi o giovani adolescenti, con la spregiudicatezza della loro età, vissero i giorni del passaggio del fronte, ognuno alla propria maniera: sotto le cannonate, nei sotterranei dei conventi o dentro il Duomo. Maria Chimenti Caponi, Giuseppe Chelli e Renzo Brotini, presenti in Cattedrale, raccontano episodi inediti della strage; i racconti di Giorgio Morelli e di Luciano Marrucci si soffermano, invece, sugli avvenimenti che precedettero l’eccidio del Duomo e la “vita” nel Convento di San Domenico. Claudio Biscarini, con la sua profonda conoscenza della storia militare, sa legare, da par suo, i singoli racconti al contesto storico del luglio 1944. La testimonianza di Don Luciano Niccolai è indirizzata alla memoria del Vescovo Giubbi, così come l’apprese da Don Ezelino Arzilli, all’epoca seminarista e segretario personale di Ugo Giubbi.

domenica 3 agosto 2014

IL PROGRAMMA COMPLETO DEL FESTIVAL DEL PENSIERO POPOLARE - PALIO DI SAN ROCCO 2014

La Filarmonica Giuseppe Verdi, in San Miniato dal 1814

in collaborazione con
Comune di San Miniato / San Miniato Promozione
Provincia di Pisa / Regione Toscana
Associazione Europea delle Vie Francigene
Associazione Toscana delle Vie Francigene
Veglie Francigene

presentano

Festival del pensiero popolare /Palio di San Rocco Pellegrino
dal 10 al 16 agosto 2014 ore 17-24 e seguenti

Sette giorni in viaggio con sette sensi:
vista, udito, olfatto, gusto, tatto, cuore, anima

direzione artistica Andrea Mancini

si ringraziano per la collaborazione
Moti Carbonari, Slow Food San Miniato, Accademia degli Euteleti, Elicriso, ASP Del Campana Guazzesi .

Domenica 10 agosto (olfatto)
ore 17.00 dagli scavi di San Genesio
La Francigena per chi ci sta” I itinerario nei dintorni di San Miniato (1h di cammino) guidati e ispirati da Giovanni Corrieri - dagli scavi di San Genesio verso piazzetta di Pancole .
ore 18.15 chiesa di San Rocco “Vincenzina Stirpe, balia di Veroli”, uno spettacolo con Benedetta Giuntini e Andrea Mancini e Gloria Grazzini al canto, percussioni e altri strumenti; al chitarrino Marzio Matteoli, cantore di ninna nanne.
a seguire “Il viaggio delle balie. Memoria e storia dell’emigrazione femminile” con Giuseppe Faso e Adriana Dadà (Università di Firenze)
ore 20.30 giardino Del Campana Guazzesi (area ristorante) Spettacolo comico musicale
ore 24.00 giardino dietro la chiesa di Santo Stefano e altri luoghi, il Teatro della Conchiglia presenta
Orfeo e i suoi poeti: Viaggio notturno nelle foreste intorno alla città (La foresta di Tepoimajnàrte di Giuliano Scabia)

Lunedì 11 agosto (vista)
ore 18.45 chiesa di San Paolo, celebrazione di Santa Chiara: Sante e pellegrine, Marzio Matteoli al liuto e all’arciliuto esegue arie del Cinquecento accompagnato da una colta lettura sulle donne pellegrine e le antiche reliquie medievali
ore 20.30 giardino Del Campana Guazzesi (area ristorante) Spettacolo comico musicale
Ore 21.45 piazza XX settembre - Proiezione del video documentario “Il silenzio delle cicale. 1944-2014” a cura di Beppe Chelli e Daniele Benvenuti. Con interviste e testimonianze di sanminiatesi
e con il contributo di esperti in storia militare.
ore 24.00 piazza XX settembre e dintorni, il Teatro della Conchiglia presenta: Orfeo e i suoi poeti:
Viaggio notturno nelle foreste intorno alla città (La foresta senza ombre e quella del perfetto amore di Giuliano Scabia)

Martedì 12 agosto (gusto)
ore 18.00 piazza XX settembre, Il comitato Giuseppe Gori presenta: Morrò senza vivere un momento. Recital per Giuseppe Gori, martire antifascista, con Monica Mori e Andrea Mancini chitarra romantica e canto Marzio Matteoli
ore 19.00 piazza XX settembre, Delio Fiordispina insieme a Luca Carli Ballola e Simone Faraoni celebrano il 100° anniversario della fondazione della struttura per anziani: oggi ASP Del Campana Guazzesi, parlando di “Forza creativa e anziani”
ore 21.00 giardino Del Campana Guazzesi (area ristorante) Gruppo CoRe presenta “L’ultima spiaggia. Che ci faccio qui?” coro dei residenti e degli operatori delle case per anziani: 'del Campana Guazzesi' di San Miniato, 'Villa Serena' di Montaione, 'Ciapetti' di Castelfiorentino, 'Santa Maria della Misericordia' di Montespertoli, 'le Vele' di Fucecchio, 'il Castello' di Montelupo, 'via Chiassatelle', 'via Volta' e 'Vincenzo Chiarugi' di Empoli, diretto dal Maestro Simone Faraoni, con la partecipazione straordinaria di Monica Mori e Andrea Mancini
ore 22.30 giardino Del Campana Guazzesi (area ristorante) Spettacolo comico musicale
ore 24.00 giardino dietro la chiesa di Santo Stefano e altri luoghi, il Teatro della Conchiglia presenta
Orfeo e i suoi poeti: Viaggio notturno nelle foreste intorno alla città (La foresta vana e quella non attraversanda di Giuliano Scabia)

Mercoledì 13 agosto (tatto)
ore 18.45 piazza XX settembre “Il viaggio degli antichi romani e anche altro” Incontro con Paolo Ciampi che parlerà del suo ultimo libro La strada delle Legioni (l’Inghilterra coast to coast lungo le vie romane) Mursia 2014, ma anche su tutta la sua lunga esperienza di viaggiatore, a piedi e in bicicletta con l’attore Andrea Giuntini che interpreterà alcuni brani
ore 20.30 giardino Del Campana Guazzesi (area ristorante) Spettacolo comico musicale
ore 24.00 giardino dietro la chiesa di Santo Stefano e altri luoghi, il Teatro della Conchiglia presenta
Orfeo e i suoi poeti: Viaggio notturno nelle foreste intorno alla città (La foresta delle vacche beate e quella dei racconti appena germogliati di Giuliano Scabia)

Giovedì 14 agosto (udito)
ore 17.00 da piazza Grifoni “La Francigena per chi ci sta” II itinerario nei dintorni di San Miniato (1h di cammino) guidati e ispirati da Giovanni Corrieri: I vicoli carbonai, con visita all’antico e sconosciuto “vicolo della fornace”
ore 19.00 piazza XX settembre, Il viaggio della memoria: Un’ebrea di origine sefardita racconta la sua storia in giro per l’Europa Marilina Veca e Piero Nissim con i balli di Maria Teresa Spinelli presentano e cantano Splandiana. Il nome nascosto Edizioni Sensibili alle Foglie
ore 20.30 giardino Del Campana Guazzesi (area ristorante) Spettacolo comico musicale
ore 24.00 Giardino dietro la chiesa di Santo Stefano e altri luoghi, il Teatro della Conchiglia presenta, Orfeo e i suoi poeti: Viaggio notturno nelle foreste intorno alla città (La foresta dei poeti appoliati e quella del poeta Orfeo di Giuliano Scabia)

venerdì 15 agosto (cuore) Festa della via Francigena
ore 17.00 da piazza XX settembre “La Francigena per chi ci sta” guidati e ispirati da Giovanni Corrieri dell’Associazione toscana delle Vie Francigene. III itinerario nei dintorni di San Miniato (1h di cammino) Dall’antica via di Scacciapuce alla valle di San Maiano, su verso i vicoli carbonai e il vicolo di Gargozzi.
ore 18.15 piazza XX settembre e dintorni, Mariogesu Fantacci e Andrea Amos Niccolini presentano
Dilvo Lotti, viaggio intorno a un volto Uno spettacolo a partire da scritti e altro del maestro
Luca Macchi introduce alla visita guidata della mostra di autoritratti di Dilvo Lotti allestita presso l’Accademia degli Euteleti.
Dalle ore 20.30 piazza Buonaparte, San Rocco Pellegrino e la Filarmonica Giuseppe Verdi in occasione del suo 200° anno di vita accolgono i pellegrini e salutano il Festival del pensiero popolare 2014
ore 21.30 piazza Buonaparte, Storico incontro tra San Rocco Pellegrino e la Statua di Canapone, che parlerà con la voce del poeta Pietro Bagnoli, interpretato da Andrea Giuntini, nel racconto dell’epica inaugurazione nell’agosto del 1843 del monumento di piazza Leopolda, poi diventata piazza Buonaparte
a seguire la Filarmonica Giuseppe Verdi diretta da Angela Cenci in occasione del suo 200° anno di vita esegue musiche dal suo repertorio con esibizione delle majorettes
a seguire Artistocratici presentano GRAN TEATRO DI FERRAGOSTO Scoppiettante spettacolo di comic-kabaret
ore 24.00 Giardino dietro la chiesa di Santo Stefano e altri luoghi, il Teatro della Conchiglia presenta: Orfeo e i suoi poeti: Viaggio notturno nelle foreste intorno alla città (La foresta dove Dio finalmente si svela e quella del Sole di Giuliano Scabia)

Sabato 16 agosto (anima) Festa di San Rocco
ore 18.00 in piazza XX settembre, Il viaggio di una voce: incontro con Riccardo Marasco, con Marzio Matteoli e Andrea Mancini
dalle ore 18 in piazza Buonaparte PALIO DI SAN ROCCO (giochi popolari con rottura dei cocomeri col culo)
ore 21.30 piazza Buonaparte, Festa di incensi dall'enorme Buttafumo issato nella piazza, sopra il Monumento a Canapone, e saluto della statua dedicata a San Rocco pellegrino
Premio San Rocco 2011,
Premio a Riccardo Marasco
Per quarant’anni di ricerca e di canto sulla canzone toscana, antica e moderna. Consegnano il premio il sindaco di San Miniato e Marzio Matteoli che per l’occasione improvviserà alcune ottave dedicate a Riccardo Marasco
a seguire RICCARDO MARASCO RECITAL
ore 24.00 Giardino dietro la chiesa di Santo Stefano e altri luoghi. il Teatro della Conchiglia presenta Orfeo e i suoi poeti: Viaggio notturno nelle foreste intorno alla città (La foresta dell’amore oco con Visione notturna di Giuliano Scabia)

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Festival del pensiero popolare / palio di San Rocco Pellegrino
tel. 3335925005

Alcune immagini degli anni precedenti








sabato 2 agosto 2014

IN PILLOLE [030] LE “BOCCHE DI DOCCIO” DELLA CHIESA DELLA SS. TRINITA' A SAN MINIATO

di Giuseppe Chelli



Cosa sono, ovvero a cosa servivano quelle "bocche di doccio" ai lati della porta, una a destra e una a sinistra, della Chiesa della SS. Trinità (Misericordia) in via Rondoni a San Miniato?

Ora se ne vedono poche di "bocche" ma per molti anni erano all'ingresso di quasi tutte le chiese!
Servivano per spengere le torce alla fine di una processione o di un funerale.

Quel tipo di torcia era fatto per lo più da funi ritorte, ma anche di stoppa o canapa imbevuta nella pece oppure in resine e anche nella cera. Difficilmente si spengevano sotto la pioggia; il vento invece aizzava la fiamma. Puzzavano di copertone bruciato e facevano un fumo appiccicoso del diavolo...

L'unico modo per spengerle era infilarle nelle "bocche di doccio", spingendo la fiamma bene nel fondo per asfissiarla. Per me, ragazzo, quei finali di doccio che non mescevano mai acqua sono stati per anni un busillis!


La chiesa della SS. Trinità a San Miniato, fra la Scuola Primaria e la Scuola Media
Foto di Francesco Fiumalbi

La porta di accesso alla chiesa della SS. Trinità a San Miniato
con evidenziata la posizione delle “bocche di doccio”
Foto di Francesco Fiumalbi


La “bocca di doccio” di sinistra della chiesa della SS. Trinità a San Miniato
Foto di Giuseppe Chelli

La “bocca di doccio” di destra della chiesa della SS. Trinità a San Miniato
Foto di Giuseppe Chelli

venerdì 1 agosto 2014

SCHERZI DA ADOLESCENTI - Racconto di Stefano Bartoli

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di Stefano Bartoli

Scherzi da adolescenti

Era all'incirca il 1967, frequentavo la seconda media. La mattina ci ritrovavamo tutti nell'ingresso, la mia classe era la più vicina alle scale che portavano alle aule del primo piano; appena entrati ci fermavamo subito lì, a destra, accanto a noi i ragazzi più grandi, quelli della Terza A.

Una mattina, nel cerchio formato da quelli della terza partì una domanda:
- Ma Tu ogni quanto la tagli?
- Io, ad ogni fine settimana, quando faccio il bagno completo.
- Io no, lo faccio meno spesso, ogni dieci, quindici giorni.
- Io non posso aspettare così a lungo, anche perché mi cresce parecchio e se non la taglio inizia a farmi male, poi rovino le mutande e mia madre si arrabbia.
- Certo è una bella seccatura, però è meglio averla, mio padre mi ha detto che chi non ce l'ha non può avere bambini, un bel difetto!

Appena un po' più indietro del cerchio dei ragazzi ce n'era uno bello grande e robusto che aveva una simpatica faccia rotonda, in parte nascosta da un paio di spesse lenti da miope. La sua attenzione era protesa ai discorsi del gruppo, la testa inclinata in avanti, rivolta un po' di lato. Ascoltava e non parlava. Uno del gruppo si voltò bruscamente e, a bruciapelo:

- Tu ogni quanto la tagli l'unghia al pisello?

Il giovane rimase zitto per due o tre secondi, arrossì visibilmente e poi rispose:

- Ma, più o meno come Loro, ogni otto o dieci giorni.

Il suono della campanella che chiamava tutti al piano superiore per l'inizio delle lezioni fece terminare il dialogo. Il nostro ingenuo amico si precipitò subito su per le scale, pareva sollevato del fatto di essere riuscito a nascondere a tutti la sua “infermità”, al fare bambini ci avrebbe pensato dopo, con calma. Tutti gli altri dietro si arrampicarono per le scale con grandi risate.
Il ragazzino miope avrà pensato: di cosa staranno ridendo?

L'ingresso della Scuola Media "Franco Sacchetti" di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

MICHELE MERCATI

In questa pagina sono raccolti tutti i post riguardanti Michele Mercati


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