lunedì 9 maggio 2011

ABUSO DI FRANCIGENA?

di Francesco Fiumalbi


La notizia apparsa lo scorso 16 aprile 2011 sui quotidiani “La Nazione”, “Il Tirreno” e “GoNews” del ritrovamento di un piccolo tratto di Via Francigena nei pressi di San Pierino nel Comune di Fucecchio ci ha dato lo spunto anche per una riflessione più ampia sul tema della famosa strada.
Segnaliamo inoltre che il 1 maggio di quest’anno si è tenuta la Terza Giornata Nazionale dei Cammini Francigeni, quindi l’argomento è di primissima attualità.

Tutti noi sappiamo cos’è la “Via Francigena”, o quanto meno ne abbiamo un’idea più o meno precisa. Tuttavia, dobbiamo ammettere che ci sia un po’ di disinformazione, a partire proprio da molti organi istituzionali.

Un’indicazione del percorso “ufficiale” della Via Francigena
Loc. Capo di Vacca, San Quintino, Comune di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Partiamo dalla definizione che viene fornita all’interno del sito internet della Associazione Europea delle Vie Francigene, progetto di cui fanno parte la Regione Valle d'Aosta, la Regione Piemonte, la Regione Lombardia, la Regione Emilia-Romagna, la Regione Liguria, la Regione Toscana e la Regione Lazio. Ebbene nella Home Page del sito troviamo la seguente definizione:

“Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, recandosi a Roma in visita al Papa Giovanni XV nel 990 d.c., segnò l'inizio della Via Francigena.
Il percorso ufficiale, fedele a quello narrato dall'Arcivescono nei suoi Diari, è articolato in 79 tappe e da Canterbury, attraversando la Francia e la Svizzera, entra in Italia per giungere a Roma. Ha una lunghezza di 1800 Km e, nel tratto italiano, attraversa sette regioni - Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria , Toscana, Lazio - e 140 Comuni, per un totale di 44 tappe.”

Analizziamo queste due frasi perché sono estremamente indicative del sentire comune, costituendo una definizione suscettibile di interpretazione che potrebbe portare ad un “abuso” del termine via Francigena.
Sembrerebbe, dalle parole ufficiali, che l’Arcivescovo di Canterbury abbia costruito una strada, oppure che abbia “lanciato una moda”. Niente di più sbagliato. Sigeric (o Sigerico) intraprese un viaggio percorrendo strade, valichi, attraversamenti, che già esistevano da diversi secoli prima di lui e che prima di lui erano stati continuamente utilizzati per gli spostamenti a media e lunga percorrenza in direzione nord-sud nella penisola italiana. E, cosa importante, egli seguì un percorso che non era il più breve possibile, bensì quello più confortevole, in relazione alla situazione delle strade, alle circostanze politiche delle zone attraversate, alle condizioni metereologiche, alle strutture d’accoglienza che avrebbe potuto incontrare. Esiste un percorso “ufficiale”, rispetto alle “Vie Francigene” che danno anche il nome alla sopracitata Associazione. E questo perché i percorsi che dall’Europa Centrale verso Roma (e viceversa) erano tantissimi, e sono cambiati continuamente durante il corso dei secoli, ma anche a seconda delle stagioni o del contesto politico locale. Quindi, non esiste una Via Francigena vera e propria: tale definizione è un artificio, una convenzione per cui è stato scelto quale percorso “ufficiale” quello di Sigerico semplicemente perché lui ci ha raccontato quello, oltre 1000 anni fa. In realtà ci sono anche altri illustri personaggi che dall’Europa Centrale sono arrivati a Roma, però è stato scelto quello di Sigerico perché è effettivamente completo e dettagliato ed anche perché è il più antico che ci è arrivato a noi.

Indicazioni sul percorso “ufficiale” della Via Francigena
San Pierino, Comune di Fucecchio
Foto di Francesco Fiumalbi

Significative, a tal proposito, sono le parole del Prof. Renato Stopani (1):
In ogni caso non riteniamo scientificamente corretto presumere di individuare il vero percorso medioevale di una strada, a meno che non lo si voglia precisare entro un ambito temporale ben circoscritto e sulla base di reperti definibili cronologicamente, la strada essendo in un certo senso assimilabile a un organismo vivente e, come tale, se usata, non può non essere andata incontro, col tempo, a continue modifiche del suo tracciato. Per questo motivo le ricostruzioni dei percorsi della via Francigena in Toscana (…) vanno intese semplicemente come ipotesi di direttrici viarie seguite dalla strada nel collegare quei luoghi di tappa attestati dalle fonti documentarie”.

Torniamo alla “scoperta” che abbiamo ricordato all’inizio di questo post: il ritrovamento di un tratto di una strada selciata nei pressi di San Pierino nel Comune di Fucecchio. Fortunatamente il selciato si trova proprio a margine del cantiere, per cui è stato sufficiente arrivare fino alla zona transennata senza dover entrare all’interno dell’area dove si svolgono i lavori.
La scoperta, come detto, consiste in un tracciato in pietra che era già venuto alla luce ad alcune centinaia di metri di distanza, al di sotto dell’attuale via Vecchia Sanminiatese. Durante alcuni scavi, condotti dall’archeologo Andrea Vanni Desideri nei primi anni ‘90, erano emersi due distinti tracciati: uno ad una profondità di circa 60 cm (risalente al XVI secolo), l’altro ad una profondità di 100-110 cm (datato alla fine del XIII secolo). Tale situazione è attribuibile alla necessità di ricostruire un nuovo tracciato più alto, a seguito di esondazioni del Fiume Arno, documentate all’inizio del ‘500 e che avevano danneggiato il selciato originario (2). Ecco, il percorso originario potrebbe essere un tratto della cosiddetta via Francigena “ufficiale” percorsa da Sigeric, l’Arcivescovo di Canterbury?
Per rispondere alla domanda dobbiamo “indagare” attraverso le fonti documentarie, che riescono a delineare un quadro abbastanza chiaro.

Il cantiere stradale presso San Pierino dove 
è stata rinvenuto un tratto di strada selciata

Negli Statuti del Comune di San Miniato (3), datati 1337, al libro IV, rubrica 106 (111) troviamo l’elenco delle strade principali, la cui manutenzione era a carico della comunità. Fra queste, troviamo la Strata vie nove qua itur Ficecchium, che dalla Stratam Pisanam conduceva fino al ponticello sul flumen Arni.
C’è da dire che nella medesima rubrica esiste anche una Strata Franginea che iniziava all’altezza della fornacem olim Corradini de Pagnana e conduceva fino a Castrum Florentinum.
Queste poche parole ci dicono un sacco di cose: la strada per Fucecchio era “nova”, quindi fatta in un’epoca relativamente recente rispetto alla data di compilazione della rubrica, e che essa non era riconducibile alla Strata Franginea per Castelfiorentino, in quanto se fosse stata la medesima strada sarebbe stato specificato. Invece vengono trattate come due strade distinte. Il ponte doveva sorgere laddove nel 984 era menzionato un guado, Vadocigni, nei pressi di Borgonuovo dove nel 1002 era attestato un pons Bonfilii che fu probabilmente distrutto durante la piena del 1106 e sostituito provvisoriamente da una navicella; a questo periodo risale l’onere da parte degli Ospedalieri di Altopascio di mantenere il ponte o comunque di garantire un attraversamento dell’Arno via nave (4).
Torniamo alla strada. Questa potrebbe essere stata costruita a seguito della concessione da parte di Federico II prima (1217) e della distruzione poi (1236) del Borgo di San Genesio ad opera dei sanminiatesi con conseguente deviazione della strada; nel 1289 la Comunità di Fucecchio delibera la costruzione di una nuova strada verso il Comune di San Miniato, probabilmente per ricongiungersi alla strada che i sanminiatesi avevano costruito ex-novo (5).

La strada selciata rinvenuta nei pressi di San Pierino

La strada selciata ritrovata non sarebbe quindi un tratto della “via Francigena” percorsa da Sigeric, bensì la strada ricostruita nel ‘600 su quella che era la nuova strada costruita dai sanminiatesi alla metà del ‘200. Sicuramente anche questo percorso fu utilizzato da pellegrini diretti a Roma, quindi potrebbe levarsi al rango di “via Francigena”, ma non “ufficiale”. Da rilevare poi, che quello che si vede non doveva essere la superficie vera e propria della strada: gli animali e i carri avrebbero fatto molta fatica a passarvi sopra. E’ ragionevole pensare che questo selciato costituisse il supporto, oggi si direbbe il sottofondo, sopra al quale ci doveva essere uno strato di terra battuta che avrebbe garantito un'andatura più comoda agli animali e un minor attrito per le ruote dei carri.
Il tema dell’attraversamento dell’Arno è, invece, molto più complesso tanto che gli storici sono molto prudenti al riguardo. Tratteremo di questo più approfonditamente in altri post.



NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(1) Stopani Renato, Guida ai percorsi della Via Francigena in Toscana, Le Lettere, Firenze, 2003, pag. 17.
(2) Malvolti Alberto, Vanni Desideri Andrea, La strada Romea e la viabilità fucecchiese nel Medioevo, Comune di Fucecchio, Edizioni dell’Erba, Fucecchio, 1995, pag. 44.
(3) Salvestrini Francesco, Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco, 1337, Edizioni ETS, Pisa, 1994, pagg. 397-398.
(4) Malvolti – Vanni Desideri, Op. Cit., pagg. 16-17.
(5) Morelli Paolo, Borgo San Genesio, la strada pisana e la via Francigena, in Cantini e Morelli (a cura di), Vico Wallari – San Genesio, Firenze University Press, Firenze, 2010, pagg. 137-139.

4 commenti:

  1. Belle le ricerche storiche ma intanto chi percorre la francigena ora come è disegnata non trova supporti che agevolano il pellegrino. Dopo Calenzano trovare acqua da bere è impossibile, a Coiano bisogna bussare o suonare alla fattoria, poi fino a Pillo non si trova acqua. per non parlare del senese. Che si faccia ricerca è doveroso,ma munire anche dei posti ristoro è altrettanto importante. SI spende volentieri soldi più per un convegno che in infrastrutture che agevolino il pellegrino.

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  2. Eppur di soldi par che sian "piovuti" per questa Francigena...li han finiti tutti per 3 o 4 cartelli?!

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  3. Eppure tutto il tracciato sanminiatese è affiancato da fonti, alcune ancora visibili e ci sono anche toponimi che lo ricordano.

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  4. Francesco Fiumalbi15 maggio 2011 17:52

    Nel tratto San Pierino - San Miniato Basso non ci sono fonti, segno anche questo che quello non è un percorso antico quanto si pensa. Viceversa, nel tratto San Genesio - Cojano, le fonti sono numerose.

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