sabato 28 maggio 2011

TOPONOMASTICA... PINOCCHINA

di Francesco Fiumalbi

La toponomastica è l’insieme dei nomi attribuiti alle entità geografiche ed il loro studio socio-linguistico (1). Le entità geografiche sono i luoghi, le zone, ma anche i percorsi. Possiamo affermare che la toponomastica è un qualcosa di caratterizzante, un qualcosa che riesce a dare un significato oltre al valore strettamente fisico. I nomi dei luoghi sono una sorta di “indicatori” geografici, ovvero ci forniscono una serie di indicazioni che non sarebbero ricavabili altrimenti, anche perché, spesso, fanno riferimento a situazioni o a circostanze appartenenti a contesti storico-culturali del passato, che noi non abbiamo conosciuto.
In questo post ci occuperemo dei nomi che sono stati attribuiti a luoghi o percorsi dell’odierno centro abitato di San Miniato Basso.

San Miniato Basso è un nome “costruito”. Il suffisso “basso” indica, anche a chi sente pronunciare questo nome per la prima volta, che da qualche parte ci deve pur essere un “San Miniato” collocato in posizione più elevata.
Questo toponimo fu coniato nel 1924 dall’allora Amministrazione Comunale, che vedeva nel centro di pianura il naturale sviluppo del centro storico di San Miniato che per motivi squisitamente orografici era impossibilitato ad espandersi ulteriormente (2). Di questo evento rimane una epigrafe collocata sulla facciata di un edificio situato all’incrocio fra via Tosco-Romagnola Est, via Aldo Moro (già via Stazione) e viale Marconi (già via Stazione).

Epigrafe commemorativa della variazione del nome
San Miniato Basso – Pinocchio
Foto di Francesco Fiumalbi

E’ stata proposta l’identificazione dell’attuale San Miniato Basso nel Pinocclo (3) citato in un documento dell’Archivio dell’Arcidiocesi di Lucca, risalente all’anno 907 (4). Questa circostanza, tuttavia appare inverosimile, in quanto nel documento non si fa menzione ad altre località vicine come punti di riferimento (come invece avviene in tutti gli altri documenti relativi alla nostra zona); in più l’atto è stato redatto a Lucca. Inoltre negli Statuti del 1337 questa località non viene mai menzionata, a differenze di molte altre.
Negli anni il nome riportato nei documenti è stato alternato a quello di Pidocchio. Due le possibilità: se la sua forma corretta è Pinocchio, secondo il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani, il termine Pinocchio altro non indicherebbe che il diminutivo di pino, e quindi utilizzato per indicare i suoi semi, ovvero i pinoli (c’è anche un’altra località nel territorio del Comune di San Miniato con un nome simile: Pinocchieto, nei pressi di Balconevisi); se invece la forma corretta è Pidocchio è probabile che si riferisca ad una caratteristica particolare di una zona o dei suoi abitanti (era presente il Podere del Pidocchio e lo stesso borgo inizialmente veniva chiamato anche Ponte al Pidocchio). L’interrogativo rimane ancora aperto.
All’interno del centro abitato di San Miniato Basso si riconoscono alcuni toponimi legati a particolari zone: Ponte di Ribecco, al Ponte, le Forche, Biagionato, le Buche, Case Nuove, Fontevivo, Scoccolino.

Si dice al Ponte (oppure sul Ponte) per indicare l’incrocio fra l’attuale via Tosco-Romagnola Est e via Aldo Moro e il viale Guglielmo Marconi. In effetti, sotto alcune decine di centimetri al di sotto del manto stradale, esiste veramente un ponte. Infatti, proprio lì sotto, scorre il cosiddetto rio Pidocchio che poi, verso Ontraino, assume il nome di Rio Casale. Probabilmente un primo ponte fu costruito alla fine del ‘200 quando fu tracciata la Strada Pisana (oggi via Tosco-Romagnola Est). Successivamente ne fu costruito un altro attorno al 1378, quando Firenze impose alle comunità di San Miniato e Cigoli di “restaurare” la strada maestra pisana (5).

Il punto dove il “rio Pidocchio” comincia a scorrere
sotto il centro abitato passando sotto “al Ponte”
Foto di Francesco Fiumalbi

Col nome di Ponte di Ribecco viene indicata una zona lungo la via Tosco-Romagnola Est, compresa fra l’incrocio con via dei Mille (svincolo per la Fi-Pi-Li) e via Catena. In realtà il Ponte di Ribecco non sarebbe una zona, bensì un punto preciso, situato nei pressi dell'intersezione fra via Tosco Romagnola Est e via Cavour. Vai al post IL PONTE DI RIBECCO - FRA LEGGENDA E VERITA' STORICA >>
Da non confondere, in ogni caso, col Ponte della Badia, laddove esisteva un ponte che scavalcava l’attuale Rio San Bartolomeo, un tempo chiamato Rio Bacoli. Tornando al Ponte di Ribecco, è tradizione consolidata che il nome di Ribecco derivi dal fatto che i carovanieri provenienti da Firenze e diretti a Pisa e a Livorno, dovessero passare uno per volta dal Ponte di Pidocchio formando un piccolo incolonnamento. Tale situazione si sarebbe ripetuta al successivo ponte per cui i carovanieri anziché salutarsi si dicevano “tanto al prossimo ponte ti ribecco”. Ovviamente non ci sono documenti che possono supportare tale ipotesi. Più ragionevole appare, invece, una spiegazione che ci offre il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani che, alla voce Ribecchino, indica un albergo di scarso pregio, così chiamato perché al suo interno potevano trovarsi anche piccoli spettacoli di intrattenimento accompagnati dal suono della ribeca, una specie di mandolino. In effetti quel punto si sarebbe ben prestato ad ospitare un edificio adibito a locanda o a ostello, trovandosi lungo una delle principali vie di comunicazione della Toscana. Inoltre la cosa non sarebbe inusuale: a Ponte a Elsa c’era l’Osteria Bianca, a La Scala c’era una Stazione di Posta, a San Miniato Basso l’Osteria della Bilancia.
Marcello de Fazio, da Como, suggerisce anche un'altra ipotesi. Il "Ribecco" sarebbe anche una parte di una tipologia di mulino a ruota verticale chiamata molendinum penzolum, descritto da Vitruvio e caratterizzato dalla particolare sistemazione agganciato sotto le arcate dei ponti (6). Attualmente la portata e il regime idrico del rio San Bartolomeo non consentirebbero un utilizzo di tale ruota, tuttavia non è da escludersi che nei secoli precedenti il regime idrico fosse più abbondante, garantendo al mulino un funzionamento efficiente.

Il “Ponte di Ribecco” al confine
fra La Catena e San Miniato Basso
Foto di Francesco Fiumalbi


Casolare del “Podere Pidocchio”
Via Alfieri, San Miniato Basso
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Biagionato è una area situata nei pressi dell’attuale via Fratelli Bandiera, all’altezza di Piazza Sandro Pertini. Il nome deriva dalle numerose proprietà che la famiglia Biagioni possedeva proprio in quella zona. Le Buche indicano una vallata pianeggiante situata fra le attuali via Casine e via Cavour all’inizio della zona denominata Ponte di Ribecco.
Le Case Nuove invece è un’area posta lungo la via Tosco-Romagnola Est, compresa fra via Pozzo e via Fontevivo. Durante l’800, in quella zona ci fu un’espansione edilizia, che provocò anche un distaccamento di territorio dalla chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Nocicchio verso la Parrocchia dei SS Martino e Stefano, essendo la chiesa di San Miniato Basso più vicina e facilmente raggiungibile.
Con Fontevivo si indica un’area compresa fra la via Tosco-Romagnola Est e le pendici della collina sanminiatese, in corrispondenza dell’omonima fonte. In località Fontevivo, nel 1934, furono rinvenuti importanti resti archeologici di epoca etrusco-ellenistica, conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (7).

“Fontevivo”
Foto di Francesco Fiumalbi

Vi sono poi dei nomi di strade che non sono di scrittori, poeti, scienziati, politici, musicisti, etc. Queste hanno un’origine molto antica e portano, insito nel proprio nome, alcune informazioni molto particolari, anche se per noi oggi non hanno nessun significato: via Candiano, via della Vigna, via dei Beccai, via del Piano, via dei Prati, via Pozzo e via Torta.

Via Torta deve il suo nome, probabilmente, al suo particolare tracciato curvo, che dalla via Tosco-Romagnola Est, conduce in via Pozzo. Quest’ultima strada inizia dalla Statale e sale verso San Miniato, passando per Località Pozzo, che indicherebbe la presenza di un manufatto costruito per la raccolta dell’acqua.
Via della Vigna indica inequivocabilmente la presenza di un vigneto. Un tempo aveva il nome di via dei Cento Barili(8) dovuto probabilmente alla particolare produttività del vigneto, tanto da far stimare la resa dell'uva vendemmiata in “cento barili”.
Poco distante da via della Vigna, troviamo via dei Beccai. Il “beccaio”, secondo il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani, sarebbe un macellaio o venditore di animali quadrupedi. In particolare, il “becco” sarebbe il maschio della capra, la cui carne era commerciata comunemente nel medioevo. Oltre troviamo via del Piano e via dei Prati. La prima indica una zona pianeggiante, la seconda la presenza di aree destinate probabilmente al pascolo (che si tratti di allevamenti di capre che poi venivano macellate e vendute in via dei Beccai?).

L’intersezione fra via dei Beccai (a sinistra)
e via della Vigna (a destra)
Foto di Francesco Fiumalbi

Infine, troviamo via Candiano, dal nome apparentemente inspiegabile. Col nome di Candiano troviamo anche un podere situato fra la Ferrovia e la svolta verso Ontraino. Dal Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani ricaviamo che col termine “candi” veniva indicato lo zucchero di canna, dedotto dall’arabo-persiano qand o qandat. La canna da zucchero venne introdotta in Europa dagli Arabi, prima in Spagna (700 d.C.) e poi in Sicilia (900 d.C.) (9) e successivamente si diffuse un po’ in tutto il continente. Sembrerebbe, quindi, che il termine Candiano indichi un luogo dove si coltivava canne da zucchero. Personalmente, ricordo proprio nei pressi del Podere Candiano (oggi Residence La Magnolia) la presenza, circa 10-15 anni fa, di una coltivazione di barbabietole da zucchero. Che sia un retaggio dell’antica coltivazione della canna da zucchero?


via Candiano in direzione Ontraino
Foto di Francesco Fiumalbi

Ci occuperemo, in seguito, anche degli altri toponimi del Comune di San Miniato. Anche in questa zona ci sono altri luoghi dai nomi molto particolari come Scoccolino o Castellonchio, ma ne parleremo in appositi interventi. Questa analisi, come avrete visto, risulta essere interessante, perché dallo studio dei nomi possiamo ricavare una vera e propria memoria dei luoghi, seppur con le dovute approssimazioni.


NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(2) Parentini Manuela, Quando San Miniato Basso si chiamava Il Pinocchio, FM Edizioni, San Miniato, 2002, pag. 15.
(3) Ibidem.
(4) AAVV, Memorie e Documenti per servire all’Istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte III, Francesco Bertini Tipografo Ducale, Lucca, 1841, Documento MCVII, pag. 44.
(5) Parentini M., Op. Cit. pag. 17.
(6) Cortese Maria Elena, L'acqua, il grano, il ferro. Opifici idraulici medievali nel bacino farma-merse, Edizioni All'insegna del Giglio, Firenze, 1997, pag. 28.
(7) Lotti Dilvo, San Miniato, vita di un’antica città, Sagep, Genova, 1980, pagg. 25-29.
(8) Boldrini Robero, Dizionario dei Toponimi del Comune di San Miniato, Comune di San Miniato, Tipolitografia Bongi, San Miniato, 2004, pag. 142.

6 commenti:

  1. rossano nistri29 maggio 2011 10:55

    Mi piace (e spero che l'indagine continui). Sono convinto da sempre dell'importanza dello studio dei toponimi (soprattutto quelli di origine più antica)per comprendere la cultura di un territorio. Nella primo saggio breve (1993) sulle fonti alle Fate avevo scritto: "I toponimi sono come silenziosi topolini che rosicchiano dall'interno gli orpelli e l'albagia con cui i luoghi popolati dall'uomo hanno camuffato nei secoli la loro anima, restituendocela, quest'anima, nella sua primitiva essenzialità". A vent'anni di distanza, non userei più il linguaggio "poetico" di allora, però il concetto mi pare ancora praticabile.
    Buon lavoro. Rossano

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  2. Rossano, la tua metafora del topolino è davvero suggestiva! A mio avviso il territorio è costituito da tre parti: struttura, identità e significato. Tutte queste cose sono dipendenti reciprocamente. I toponimi associano significati alla struttura, andando a costituire l'identità propria di un territorio. L'indagine continuerà sicuramente, anche perché il territorio è il documento storico più importante che i nostri avi ci hanno lasciato.

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  3. Giurerei che sul "le forche" avevo letto qualcosa di tremendo. Qualcosa riguardante dei lucchesi (o pisani?) impiccati nel tardo medioevo... ma almeno in rete non trovo nessun riferimento. Le forche sono vicinissime a casa mia, per cui ricordo di essermi affacciato al terrazzo guardando in quella direzione e cercando di rievocare mentalmente la scena (il parcheggio no, ma le colline sono sempre le stesse...)

    --
    Claudio Cicali

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  4. Si trova qualcosa qui: http://cronologia.leonardo.it/cronofi4.htm riguardante l'agosto 1172, dove si parla di una "capitolazione della città di San Miniato", però Cristiano fu generoso con i vinti (ma non con i lucchesi, appunto)

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  5. Credo che, seppur suggestiva, l'ipotesi dell'episodio bellico di Cristiano di Magonza non sia plausibile in questo caso. Cristiano di Magonza si mosse verso i fiorentini che stavano a Castelfiorentino, ma non poteva passare dall'odierno San Miniato Basso... anche perchè l'attuale strada statale non esisteva! E' invece molto più facile che per tentare di arrivare a Castelfiorentino, Cristiano di Magonza fosse passato da un'altra parte, cioè dalla Valdegola. Il suo esercito distrusse infatti l'antico castello di Ventrignano che poi fu ricostruito poco distante diventando Montebicchieri (a San Miniato incendiò le case intorno al castello, cioè le case dei ribelli... il castello era imperiale!). Dalla Valdegola poi si sarebbe potuto spingere a Castelfiorentino attraverso la Val d'Orlo e da qui cogliere i fiorentini di sorpresa. Le forche del Pinocchio, invece, sono molto più recenti.

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  6. Ho sentito racconti popolari per quanto riguarda i nomi del Pinocchio e il Ponte di Ribecco.
    Pare che i carrettieri e barrocciai che transitavano sulla Tosco Romagnola in direzione Livorno, facevano a gara nel superarsi. Quello che veniva sorpassato prima del ponte al Pino urlava all'altro:
    -Al Pino occhio!!!- Nel senso che c'era da fare una leggera salita e lì forse lo avrebbe risorpassato. Se non ce la faceva allora gli riurlava:
    -Tanto al ponte ti ribecco!!- Da lì Pinocchio e ponte di Ribecco.

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