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martedì 23 aprile 2013

IN PILLOLE [006]: IL 25 APRILE 1939 E IL VIALE GUGLIELMO MARCONI

a cura di Francesco Fiumalbi
Il viale Guglielmo Marconi è quella strada ampia e dritta che dal centro di San Miniato Basso si protende verso il Comune di Fucecchio. Senza entrare troppo nel dettaglio, l'asse stradale fu realizzato fra il 1288 e il 1294 come nuovo collegamento fra i comuni di San Miniato e Fucecchio, nonché come variante di quella che spesso viene indicata come “via Francigena” o “via Romea”. Fino alla prima metà dell'800 è chiamata “strada per Fucecchio” con piccole varianti (strada maestra, strada comunitativa, via pubblica, che conduce a Fucecchio etc). Con l'avvento della ferrovia e l'attivazione della fermata nel 1847, la strada fu denominata “via della Stazione”. A distanza di circa 90 anni, il nome fu cambiato nuovamente, precisamente il 25 aprile del 1939.
Attualmente il 25 aprile di ogni anno viene festeggiato l'Anniversario della Liberazione dell'Italia dal Nazi-Fascismo, che dal 1946 è ufficialmente istituita come Festa Nazionale. Questo importante anniversario ha preso il posto di un'altra ricorrenza che cadeva lo stesso giorno: la nascita di Guglielmo Marconi, avvenuta Bologna, il 25 aprile del 1874. Ad onor del vero, bisogna ricordare che il Fascismo approfittò della figura di Marconi quale esempio dell'“Italico Ingegno”; e lo stesso Marconi non nascose mai le proprie simpatie per il regime di allora, anche se lo spessore scientifico dell'inventore impedì che la sua figura cadesse nell'oblio. Ma arriviamo al dunque: a due anni dalla morte e a 65 dalla nascita, nel 1939, il Comune di San Miniato volle commemorare l'illustre inventore italiano, dedicandogli una delle vie più importanti. La strada da rinominare fu individuata in via della Stazione, ma solamente nel tratto in pianura. L'altra porzione, dal semaforo di San Miniato Basso fino al centro storico di San Miniato, rimase "via della Stazione" fino a quando anch'essa non fu ribattezzata "via Aldo Moro".
Presso l'Archivio Storico abbiamo rintracciato la delibera:

ONORANZE ALLA MEMORIA DI GUGLIELMO MARCONI
Pubbl. Dom. 12/02/1939

Premesso che il 25 aprile p.v. sarà solennemente celebrato l'anniversario della nascita del Grande Italiano Guglielmo Marconi;
Che in quella occasione il Comune di S. Miniato intende prendere parte alla manifestazione Nazionale, onorando pubblicamente la memoria dell'Immortale Scienziato;

DELIBERA

di sostituire la denominazione della strada “Viale della Stazione” con “Viale Guglielmo Marconi”.
L'Ufficio di anagrafe provvederà pertanto alle variazioni anagrafiche del caso e l'Ufficio tecnico alla sostituzione della targatura stradale.

RIFERIMENTI
Archivio Storico del Comune di San Miniato, F200 S022 UF32, n. 748, Archivio Postunitario, Protocolli delle Deliberazioni della Giunta Comunale, Protocolli delle deliberazioni del Podestà, delib. 25/1939.


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San Miniato Basso, viale Guglielmo Marconi
Foto di Francesco Fiumalbi

lunedì 26 settembre 2011

TOPONOMASTICA PONTAEGOLESE (seconda parte)


di Francesco Fiumalbi



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Come abbiamo ricordato anche nel post TOPONOMASTICA… PINOCCHINA la toponomastica è l’insieme dei nomi attribuiti alle entità geografiche ed il loro studio socio-linguistico (1).
Possiamo affermare che la toponomastica è un qualcosa di caratterizzante, un qualcosa che riesce a dare un significato oltre al valore strettamente fisico. I nomi dei luoghi sono una sorta di “indicatori” geografici, ovvero ci forniscono una serie di indicazioni che non sarebbero ricavabili altrimenti, anche perché, spesso, fanno riferimento a situazioni o a circostanze appartenenti a contesti storico-culturali del passato, che noi non abbiamo conosciuto.
Proponiamo questa interpretazione. Il territorio è costituito da tre parti: struttura, identità e significato. Tutte queste cose sono dipendenti reciprocamente. I toponimi associano significati alla struttura, andando a costituire l'identità propria di un territorio.


Oratorio dedicato alla Madonna dei Boschi
Cima di Costa, Ponte a Egola
Foto di Francesco Fiumalbi
Lungo i rilievi collinari occidentali, da Stibbio fino a “Cima di Costa” troviamo alcuni fitonimi. Abbiamo già incontrato il Podere “La Quercia”, situato all’intersezione fra via Stibbio e via Poggio ai Frati, nei pressi del serbatoio dell’acquedotto.
Nelle vicinanze troviamo anche l’oratorio dedicato alla Madonna dei Boschi, di cui abbiamo notizia nel 1808, costruito dalla famiglia Benedetti (1). Tuttavia, nella carta IGM dei primi del ‘900, troviamo il toponimo di “Madonna delle Grazie” (2) che nel “Catasto Leopoldino” era precedentemente segnato soltanto come “La Madonna”. Effettivamente, sul fregio dell’edicola che sovrasta l’altare dell’oratorio c’è scritto proprio MATER DIVINE GRATIE, quindi il riferimento alla Madonna delle Grazie sembrerebbe più corretto. Non conosciamo tuttavia l’origine di questo toponimo anche se una tradizione popolare parla di una apparizione della Vergine.
Vicino alla Madonna dei Boschi, troviamo il toponimo “Le Fornaci”, ed era effettivamente un’area attrezzata per la produzione dei laterizi, appartenente alla famiglia Marianelli (3), situata in un luogo caratterizzato da un terreno argilloso e in prossimità di riserve di legname da utilizzare per la combustione.
Spostandoci più a sud, ai piedi di Stibbio, troviamo il fitonimo di Farneto. La farnia è il tipo di quercia più diffuso in Europa (4) la cui presenza doveva essere piuttosto consistente in quella zona. L’area denominata Farneto si trova in un contesto morfologico di falso piano e, per questo motivo, qui è stata ipotizzata la localizzazione della chiesa di San Salvatore in Plagia (5), rammentata già nel 1260 nell’elenco delle suffraganee della Pieve di Fabbrica (6). In particolare con il termine “Plagia” o “piaggia” si deve intendere uno “spazio piano che scende dolcemente” (7), quindi perfettamente aderente alla situazione del posto. Inoltre il vicino Ossario di Sant’Espedito e il toponimo “La Canonica” lascia pensare ad una struttura ricettiva gestita da sacerdoti (8), situata lungo l’importante direttrice costituita dalla via Maremmana.

Piano sotto Farneto con l'Ossario di Sant’Espedito
Foto di Francesco Fiumalbi

Proprio nei pressi de La Canonica doveva trovarsi il guado sull’Egola, più o meno dove oggi c’è la pescaia, e che era anticamente controllato dal vicino castello di Leporaja che si trovava su un vicino rilievo collinare (9) e di cui ne parleremo approfonditamente in un apposito intervento. Più a Sud troviamo il curioso toponimo di “Calpetardo”, di cui si ignora il significato.
Attraversato il Torrente Egola, troviamo il mulino dei Ridolfi (che darà vita al nome di Molino d’Egola), dove alla fine del ‘700 lavorava la famiglia Matteucci che ne diventerà proprietaria (10).
Il mulino sorgeva nei pressi del fiume, lungo il percorso della strada di fondovalle che corre lungo la parte orientale della Valdegola. Spostandoci verso nord, presso l’attuale Molino d’Egola, nelle mappe del Catasto Generale Toscano, incontriamo il toponimo “Tignamica” che ricorda la presenza di una graminacea, la timiana, che riesce a nascere in luoghi molto sfavorevoli e contraddistinta da fiori di colore giallo e da un forte odore (11).

Molino d’Egola
Sulla dx il mulino dei Ridolfi, al centro “Calpetardo”, a sx la zona detta “Tignamica”
Foto di Francesco Fiumalbi

Nel piano vicino, sempre nel Catasto Generale della Toscana troviamo “Podere La Mota”, con evidente richiamo ad una particolare conformazione idrogeologica del terreno, e il toponimo di “Pieve Vecchia”. Qui, infatti, si trovava l’antichissima Pieve di San Saturnino in Fabbrica (12), che viene ricordata anche in via San Saturnino, la strada che corre al centro dell’abitato di Molino d’Egola. Lo stesso nome di “Fabbrica” è un toponimo abbastanza comune. Indica un luogo dove si svolgevano delle lavorazioni e per questo sembra essere connesso con l’antico villaggio altomedioevale che probabilmente tra origine da un più antico insediamento romano. Se qui doveva essere presente un villaggio, doveva esserci anche dell’acqua. Infatti, nel raggio di duecento metri troviamo la “Fonte del Lotti”, recentemente restaurata, la “Fonte del Greco” e il “Podere La Fonte” che conserva ancora oggi un grande pozzo lungo via Vecchia del Molino.

Fonte del Lotti, Molino d’Egola
Foto di Francesco Fiumalbi

Fonte del Greco, Molino d’Egola
Foto di Francesco Fiumalbi

Via Vecchia del Mulino, sulla sinistra
il pozzo-cisterna del Podere La Fonte
Foto di Francesco Fiumalbi

Precisiamo quanto abbiamo detto in “TOPONOMASTICA PONTAEGOLESE (prima parte)” relativamente alle “colmate” di Giuncheto. Si tratta di interventi che furono realizzati nella prima metà dell’800 (13).


Interventi correlati:

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Vallini Valerio, Storia di Ponte a Egola, Edizioni Ponte Blu, Santa Croce sull’Arno, 1990, pag. 39.
(2) Vallini, Op. Cit., pag. 51.
(3) Vallini, Op. Cit., pag. 39.
(5) Morelli Paolo, Pievi, castelli e comunità fra Medioevo ed età moderna nei dintorni di San Miniato, in Le Colline di San Miniato (Pisa), Suppl. n. 1 al Quaderno del Museo di Storia Naturale di Livorno n. 14, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Prov. Pisa, 1995, pag. 86.
(6) P. Guidi, Tuscia Rationes decimarum Italiae, Roma, 1932; BPL, Ms. 135.
(7) Pianigiani Ottorni, Vocabolario Etimologico della lingua italiana, Roma, 1907.
(8) Stopani Renato, Guida ai percorsi della via Francigena in Toscana, Le Lettere, Firenze, 1995, pagg. 15-17.
(9) Vallini Valerio, Agostino Dani, Leporaja in Valdegola, Edizioni dell’Erba, Fucecchio, 1998.
(10) Vallini, Op. Cit., pag. 36.
(11) Pianigiani Ottorni, Op. Cit.
(12) Pianigiani Ottorni, Op. Cit.
(13) Regoli Ivo, Nanni Giancarlo e Pierulivo Monica (a cura di), L’Arno disegnato, Comune di San Miniato, 1996, pagg. 54-55.

sabato 28 maggio 2011

TOPONOMASTICA... PINOCCHINA

di Francesco Fiumalbi

La toponomastica è l’insieme dei nomi attribuiti alle entità geografiche ed il loro studio socio-linguistico (1). Le entità geografiche sono i luoghi, le zone, ma anche i percorsi. Possiamo affermare che la toponomastica è un qualcosa di caratterizzante, un qualcosa che riesce a dare un significato oltre al valore strettamente fisico. I nomi dei luoghi sono una sorta di “indicatori” geografici, ovvero ci forniscono una serie di indicazioni che non sarebbero ricavabili altrimenti, anche perché, spesso, fanno riferimento a situazioni o a circostanze appartenenti a contesti storico-culturali del passato, che noi non abbiamo conosciuto.
In questo post ci occuperemo dei nomi che sono stati attribuiti a luoghi o percorsi dell’odierno centro abitato di San Miniato Basso.

San Miniato Basso è un nome “costruito”. Il suffisso “basso” indica, anche a chi sente pronunciare questo nome per la prima volta, che da qualche parte ci deve pur essere un “San Miniato” collocato in posizione più elevata.
Questo toponimo fu coniato nel 1924 dall’allora Amministrazione Comunale, che vedeva nel centro di pianura il naturale sviluppo del centro storico di San Miniato che per motivi squisitamente orografici era impossibilitato ad espandersi ulteriormente (2). Di questo evento rimane una epigrafe collocata sulla facciata di un edificio situato all’incrocio fra via Tosco-Romagnola Est, via Aldo Moro (già via Stazione) e viale Marconi (già via Stazione).

Epigrafe commemorativa della variazione del nome
San Miniato Basso – Pinocchio
Foto di Francesco Fiumalbi

E’ stata proposta l’identificazione dell’attuale San Miniato Basso nel Pinocclo (3) citato in un documento dell’Archivio dell’Arcidiocesi di Lucca, risalente all’anno 907 (4). Questa circostanza, tuttavia appare inverosimile, in quanto nel documento non si fa menzione ad altre località vicine come punti di riferimento (come invece avviene in tutti gli altri documenti relativi alla nostra zona); in più l’atto è stato redatto a Lucca. Inoltre negli Statuti del 1337 questa località non viene mai menzionata, a differenze di molte altre.
Negli anni il nome riportato nei documenti è stato alternato a quello di Pidocchio. Due le possibilità: se la sua forma corretta è Pinocchio, secondo il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani, il termine Pinocchio altro non indicherebbe che il diminutivo di pino, e quindi utilizzato per indicare i suoi semi, ovvero i pinoli (c’è anche un’altra località nel territorio del Comune di San Miniato con un nome simile: Pinocchieto, nei pressi di Balconevisi); se invece la forma corretta è Pidocchio è probabile che si riferisca ad una caratteristica particolare di una zona o dei suoi abitanti (era presente il Podere del Pidocchio e lo stesso borgo inizialmente veniva chiamato anche Ponte al Pidocchio). L’interrogativo rimane ancora aperto.
All’interno del centro abitato di San Miniato Basso si riconoscono alcuni toponimi legati a particolari zone: Ponte di Ribecco, al Ponte, le Forche, Biagionato, le Buche, Case Nuove, Fontevivo, Scoccolino.

Si dice al Ponte (oppure sul Ponte) per indicare l’incrocio fra l’attuale via Tosco-Romagnola Est e via Aldo Moro e il viale Guglielmo Marconi. In effetti, sotto alcune decine di centimetri al di sotto del manto stradale, esiste veramente un ponte. Infatti, proprio lì sotto, scorre il cosiddetto rio Pidocchio che poi, verso Ontraino, assume il nome di Rio Casale. Probabilmente un primo ponte fu costruito alla fine del ‘200 quando fu tracciata la Strada Pisana (oggi via Tosco-Romagnola Est). Successivamente ne fu costruito un altro attorno al 1378, quando Firenze impose alle comunità di San Miniato e Cigoli di “restaurare” la strada maestra pisana (5).

Il punto dove il “rio Pidocchio” comincia a scorrere
sotto il centro abitato passando sotto “al Ponte”
Foto di Francesco Fiumalbi

Col nome di Ponte di Ribecco viene indicata una zona lungo la via Tosco-Romagnola Est, compresa fra l’incrocio con via dei Mille (svincolo per la Fi-Pi-Li) e via Catena. In realtà il Ponte di Ribecco non sarebbe una zona, bensì un punto preciso, situato nei pressi dell'intersezione fra via Tosco Romagnola Est e via Cavour. Vai al post IL PONTE DI RIBECCO - FRA LEGGENDA E VERITA' STORICA >>
Da non confondere, in ogni caso, col Ponte della Badia, laddove esisteva un ponte che scavalcava l’attuale Rio San Bartolomeo, un tempo chiamato Rio Bacoli. Tornando al Ponte di Ribecco, è tradizione consolidata che il nome di Ribecco derivi dal fatto che i carovanieri provenienti da Firenze e diretti a Pisa e a Livorno, dovessero passare uno per volta dal Ponte di Pidocchio formando un piccolo incolonnamento. Tale situazione si sarebbe ripetuta al successivo ponte per cui i carovanieri anziché salutarsi si dicevano “tanto al prossimo ponte ti ribecco”. Ovviamente non ci sono documenti che possono supportare tale ipotesi. Più ragionevole appare, invece, una spiegazione che ci offre il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani che, alla voce Ribecchino, indica un albergo di scarso pregio, così chiamato perché al suo interno potevano trovarsi anche piccoli spettacoli di intrattenimento accompagnati dal suono della ribeca, una specie di mandolino. In effetti quel punto si sarebbe ben prestato ad ospitare un edificio adibito a locanda o a ostello, trovandosi lungo una delle principali vie di comunicazione della Toscana. Inoltre la cosa non sarebbe inusuale: a Ponte a Elsa c’era l’Osteria Bianca, a La Scala c’era una Stazione di Posta, a San Miniato Basso l’Osteria della Bilancia.
Marcello de Fazio, da Como, suggerisce anche un'altra ipotesi. Il "Ribecco" sarebbe anche una parte di una tipologia di mulino a ruota verticale chiamata molendinum penzolum, descritto da Vitruvio e caratterizzato dalla particolare sistemazione agganciato sotto le arcate dei ponti (6). Attualmente la portata e il regime idrico del rio San Bartolomeo non consentirebbero un utilizzo di tale ruota, tuttavia non è da escludersi che nei secoli precedenti il regime idrico fosse più abbondante, garantendo al mulino un funzionamento efficiente.

Il “Ponte di Ribecco” al confine
fra La Catena e San Miniato Basso
Foto di Francesco Fiumalbi


Casolare del “Podere Pidocchio”
Via Alfieri, San Miniato Basso
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Biagionato è una area situata nei pressi dell’attuale via Fratelli Bandiera, all’altezza di Piazza Sandro Pertini. Il nome deriva dalle numerose proprietà che la famiglia Biagioni possedeva proprio in quella zona. Le Buche indicano una vallata pianeggiante situata fra le attuali via Casine e via Cavour all’inizio della zona denominata Ponte di Ribecco.
Le Case Nuove invece è un’area posta lungo la via Tosco-Romagnola Est, compresa fra via Pozzo e via Fontevivo. Durante l’800, in quella zona ci fu un’espansione edilizia, che provocò anche un distaccamento di territorio dalla chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Nocicchio verso la Parrocchia dei SS Martino e Stefano, essendo la chiesa di San Miniato Basso più vicina e facilmente raggiungibile.
Con Fontevivo si indica un’area compresa fra la via Tosco-Romagnola Est e le pendici della collina sanminiatese, in corrispondenza dell’omonima fonte. In località Fontevivo, nel 1934, furono rinvenuti importanti resti archeologici di epoca etrusco-ellenistica, conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (7).

“Fontevivo”
Foto di Francesco Fiumalbi

Vi sono poi dei nomi di strade che non sono di scrittori, poeti, scienziati, politici, musicisti, etc. Queste hanno un’origine molto antica e portano, insito nel proprio nome, alcune informazioni molto particolari, anche se per noi oggi non hanno nessun significato: via Candiano, via della Vigna, via dei Beccai, via del Piano, via dei Prati, via Pozzo e via Torta.

Via Torta deve il suo nome, probabilmente, al suo particolare tracciato curvo, che dalla via Tosco-Romagnola Est, conduce in via Pozzo. Quest’ultima strada inizia dalla Statale e sale verso San Miniato, passando per Località Pozzo, che indicherebbe la presenza di un manufatto costruito per la raccolta dell’acqua.
Via della Vigna indica inequivocabilmente la presenza di un vigneto. Un tempo aveva il nome di via dei Cento Barili(8) dovuto probabilmente alla particolare produttività del vigneto, tanto da far stimare la resa dell'uva vendemmiata in “cento barili”.
Poco distante da via della Vigna, troviamo via dei Beccai. Il “beccaio”, secondo il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani, sarebbe un macellaio o venditore di animali quadrupedi. In particolare, il “becco” sarebbe il maschio della capra, la cui carne era commerciata comunemente nel medioevo. Oltre troviamo via del Piano e via dei Prati. La prima indica una zona pianeggiante, la seconda la presenza di aree destinate probabilmente al pascolo (che si tratti di allevamenti di capre che poi venivano macellate e vendute in via dei Beccai?).

L’intersezione fra via dei Beccai (a sinistra)
e via della Vigna (a destra)
Foto di Francesco Fiumalbi

Infine, troviamo via Candiano, dal nome apparentemente inspiegabile. Col nome di Candiano troviamo anche un podere situato fra la Ferrovia e la svolta verso Ontraino. Dal Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani ricaviamo che col termine “candi” veniva indicato lo zucchero di canna, dedotto dall’arabo-persiano qand o qandat. La canna da zucchero venne introdotta in Europa dagli Arabi, prima in Spagna (700 d.C.) e poi in Sicilia (900 d.C.) (9) e successivamente si diffuse un po’ in tutto il continente. Sembrerebbe, quindi, che il termine Candiano indichi un luogo dove si coltivava canne da zucchero. Personalmente, ricordo proprio nei pressi del Podere Candiano (oggi Residence La Magnolia) la presenza, circa 10-15 anni fa, di una coltivazione di barbabietole da zucchero. Che sia un retaggio dell’antica coltivazione della canna da zucchero?


via Candiano in direzione Ontraino
Foto di Francesco Fiumalbi

Ci occuperemo, in seguito, anche degli altri toponimi del Comune di San Miniato. Anche in questa zona ci sono altri luoghi dai nomi molto particolari come Scoccolino o Castellonchio, ma ne parleremo in appositi interventi. Questa analisi, come avrete visto, risulta essere interessante, perché dallo studio dei nomi possiamo ricavare una vera e propria memoria dei luoghi, seppur con le dovute approssimazioni.


NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(2) Parentini Manuela, Quando San Miniato Basso si chiamava Il Pinocchio, FM Edizioni, San Miniato, 2002, pag. 15.
(3) Ibidem.
(4) AAVV, Memorie e Documenti per servire all’Istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte III, Francesco Bertini Tipografo Ducale, Lucca, 1841, Documento MCVII, pag. 44.
(5) Parentini M., Op. Cit. pag. 17.
(6) Cortese Maria Elena, L'acqua, il grano, il ferro. Opifici idraulici medievali nel bacino farma-merse, Edizioni All'insegna del Giglio, Firenze, 1997, pag. 28.
(7) Lotti Dilvo, San Miniato, vita di un’antica città, Sagep, Genova, 1980, pagg. 25-29.
(8) Boldrini Robero, Dizionario dei Toponimi del Comune di San Miniato, Comune di San Miniato, Tipolitografia Bongi, San Miniato, 2004, pag. 142.
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