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lunedì 26 settembre 2011

TOPONOMASTICA PONTAEGOLESE (seconda parte)


di Francesco Fiumalbi



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Come abbiamo ricordato anche nel post TOPONOMASTICA… PINOCCHINA la toponomastica è l’insieme dei nomi attribuiti alle entità geografiche ed il loro studio socio-linguistico (1).
Possiamo affermare che la toponomastica è un qualcosa di caratterizzante, un qualcosa che riesce a dare un significato oltre al valore strettamente fisico. I nomi dei luoghi sono una sorta di “indicatori” geografici, ovvero ci forniscono una serie di indicazioni che non sarebbero ricavabili altrimenti, anche perché, spesso, fanno riferimento a situazioni o a circostanze appartenenti a contesti storico-culturali del passato, che noi non abbiamo conosciuto.
Proponiamo questa interpretazione. Il territorio è costituito da tre parti: struttura, identità e significato. Tutte queste cose sono dipendenti reciprocamente. I toponimi associano significati alla struttura, andando a costituire l'identità propria di un territorio.


Oratorio dedicato alla Madonna dei Boschi
Cima di Costa, Ponte a Egola
Foto di Francesco Fiumalbi
Lungo i rilievi collinari occidentali, da Stibbio fino a “Cima di Costa” troviamo alcuni fitonimi. Abbiamo già incontrato il Podere “La Quercia”, situato all’intersezione fra via Stibbio e via Poggio ai Frati, nei pressi del serbatoio dell’acquedotto.
Nelle vicinanze troviamo anche l’oratorio dedicato alla Madonna dei Boschi, di cui abbiamo notizia nel 1808, costruito dalla famiglia Benedetti (1). Tuttavia, nella carta IGM dei primi del ‘900, troviamo il toponimo di “Madonna delle Grazie” (2) che nel “Catasto Leopoldino” era precedentemente segnato soltanto come “La Madonna”. Effettivamente, sul fregio dell’edicola che sovrasta l’altare dell’oratorio c’è scritto proprio MATER DIVINE GRATIE, quindi il riferimento alla Madonna delle Grazie sembrerebbe più corretto. Non conosciamo tuttavia l’origine di questo toponimo anche se una tradizione popolare parla di una apparizione della Vergine.
Vicino alla Madonna dei Boschi, troviamo il toponimo “Le Fornaci”, ed era effettivamente un’area attrezzata per la produzione dei laterizi, appartenente alla famiglia Marianelli (3), situata in un luogo caratterizzato da un terreno argilloso e in prossimità di riserve di legname da utilizzare per la combustione.
Spostandoci più a sud, ai piedi di Stibbio, troviamo il fitonimo di Farneto. La farnia è il tipo di quercia più diffuso in Europa (4) la cui presenza doveva essere piuttosto consistente in quella zona. L’area denominata Farneto si trova in un contesto morfologico di falso piano e, per questo motivo, qui è stata ipotizzata la localizzazione della chiesa di San Salvatore in Plagia (5), rammentata già nel 1260 nell’elenco delle suffraganee della Pieve di Fabbrica (6). In particolare con il termine “Plagia” o “piaggia” si deve intendere uno “spazio piano che scende dolcemente” (7), quindi perfettamente aderente alla situazione del posto. Inoltre il vicino Ossario di Sant’Espedito e il toponimo “La Canonica” lascia pensare ad una struttura ricettiva gestita da sacerdoti (8), situata lungo l’importante direttrice costituita dalla via Maremmana.

Piano sotto Farneto con l'Ossario di Sant’Espedito
Foto di Francesco Fiumalbi

Proprio nei pressi de La Canonica doveva trovarsi il guado sull’Egola, più o meno dove oggi c’è la pescaia, e che era anticamente controllato dal vicino castello di Leporaja che si trovava su un vicino rilievo collinare (9) e di cui ne parleremo approfonditamente in un apposito intervento. Più a Sud troviamo il curioso toponimo di “Calpetardo”, di cui si ignora il significato.
Attraversato il Torrente Egola, troviamo il mulino dei Ridolfi (che darà vita al nome di Molino d’Egola), dove alla fine del ‘700 lavorava la famiglia Matteucci che ne diventerà proprietaria (10).
Il mulino sorgeva nei pressi del fiume, lungo il percorso della strada di fondovalle che corre lungo la parte orientale della Valdegola. Spostandoci verso nord, presso l’attuale Molino d’Egola, nelle mappe del Catasto Generale Toscano, incontriamo il toponimo “Tignamica” che ricorda la presenza di una graminacea, la timiana, che riesce a nascere in luoghi molto sfavorevoli e contraddistinta da fiori di colore giallo e da un forte odore (11).

Molino d’Egola
Sulla dx il mulino dei Ridolfi, al centro “Calpetardo”, a sx la zona detta “Tignamica”
Foto di Francesco Fiumalbi

Nel piano vicino, sempre nel Catasto Generale della Toscana troviamo “Podere La Mota”, con evidente richiamo ad una particolare conformazione idrogeologica del terreno, e il toponimo di “Pieve Vecchia”. Qui, infatti, si trovava l’antichissima Pieve di San Saturnino in Fabbrica (12), che viene ricordata anche in via San Saturnino, la strada che corre al centro dell’abitato di Molino d’Egola. Lo stesso nome di “Fabbrica” è un toponimo abbastanza comune. Indica un luogo dove si svolgevano delle lavorazioni e per questo sembra essere connesso con l’antico villaggio altomedioevale che probabilmente tra origine da un più antico insediamento romano. Se qui doveva essere presente un villaggio, doveva esserci anche dell’acqua. Infatti, nel raggio di duecento metri troviamo la “Fonte del Lotti”, recentemente restaurata, la “Fonte del Greco” e il “Podere La Fonte” che conserva ancora oggi un grande pozzo lungo via Vecchia del Molino.

Fonte del Lotti, Molino d’Egola
Foto di Francesco Fiumalbi

Fonte del Greco, Molino d’Egola
Foto di Francesco Fiumalbi

Via Vecchia del Mulino, sulla sinistra
il pozzo-cisterna del Podere La Fonte
Foto di Francesco Fiumalbi

Precisiamo quanto abbiamo detto in “TOPONOMASTICA PONTAEGOLESE (prima parte)” relativamente alle “colmate” di Giuncheto. Si tratta di interventi che furono realizzati nella prima metà dell’800 (13).


Interventi correlati:

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Vallini Valerio, Storia di Ponte a Egola, Edizioni Ponte Blu, Santa Croce sull’Arno, 1990, pag. 39.
(2) Vallini, Op. Cit., pag. 51.
(3) Vallini, Op. Cit., pag. 39.
(5) Morelli Paolo, Pievi, castelli e comunità fra Medioevo ed età moderna nei dintorni di San Miniato, in Le Colline di San Miniato (Pisa), Suppl. n. 1 al Quaderno del Museo di Storia Naturale di Livorno n. 14, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Prov. Pisa, 1995, pag. 86.
(6) P. Guidi, Tuscia Rationes decimarum Italiae, Roma, 1932; BPL, Ms. 135.
(7) Pianigiani Ottorni, Vocabolario Etimologico della lingua italiana, Roma, 1907.
(8) Stopani Renato, Guida ai percorsi della via Francigena in Toscana, Le Lettere, Firenze, 1995, pagg. 15-17.
(9) Vallini Valerio, Agostino Dani, Leporaja in Valdegola, Edizioni dell’Erba, Fucecchio, 1998.
(10) Vallini, Op. Cit., pag. 36.
(11) Pianigiani Ottorni, Op. Cit.
(12) Pianigiani Ottorni, Op. Cit.
(13) Regoli Ivo, Nanni Giancarlo e Pierulivo Monica (a cura di), L’Arno disegnato, Comune di San Miniato, 1996, pagg. 54-55.

sabato 4 giugno 2011

SANT'ESPEDITO IN VALDEGOLA

di Francesco Fiumalbi

[1° aggiornamento 19 aprile 2016]


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APSM-ISVP-012
L'OSSARIO DI SANT'ESPEDITO A PONTE A EGOLA

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Ossario di Sant'Espedito
Luogo: Ponte a Egola, via Maremmana
Tipologia: Edicola in muratura
Tipologia immagine: pittura murale
Soggetto: Sant'Espedito da Militene
Altri soggetti: No
Autore: Sconosciuto - Pittura attribuita al Can. Francesco Maria Galli Angelini
Epigrafe: No
Indulgenza: No
Periodo: 1850-1900 (pittura 1930-40)
Riferimenti: 
Id: APSM-ISVP-012

Appena fuori dal centro abitato di Ponte a Egola, in direzione La Serra, lungo la via Maremmana è impossibile non vedere un tabernacolo in posizione elevata. Si tratta di un manufatto intonacato che poggia su un basamento in mattoni alto circa un metro rispetto alla quota naturale del terreno. E' il tabernacolo che segnala la presenza dell’Ossario di Sant’Espedito.

L’Ossario di Sant’Espedito
Foto di Francesco Fiumalbi

Oggi la sua posizione è apparentemente priva di significato. Si trova su un rialzo in corrispondenza di un tratto curvilineo della via Maremmana. Un tempo non era affatto così: sorgeva nei pressi dell'intersezione fra la strada di sinistra della Valdegola (in direzione nord-sud) e il percorso in asse est-ovest, che congiungeva il perduto castello di Leporaja con il castello di Stibbio. Quest'ultimo percorso attraversava l’Egola grazie ad un guado nei pressi dell’attuale pescaia, ovvero in corrispondenza del Mulino dei Matteucci (1), proprio a poche centinaia di metri dall’Ossario.

La pescaia lungo l’Egola
Foto di Francesco Fiumalbi

La strada di fondovalle lungo la riva sinistra del Torrente Egola è molto importante: la sua stessa denominazione “via Maremmana” lascia intendere la direzione che, risalendo la valle dell’Egola, procede a Volterra e da qui in Maremma e poi verso Roma. Su questo percorso si trova anche una consistente presenza di pievi. A poche centinaia di metri in linea d’aria, si trovava il villaggio di Fabbrica con l’antichissima Pieve di San Saturnino, oggi Molino d’Egola. E poi, risalendo la Valdegola, la Pieve di Corazzano. Inoltre, poco distante, si trova un grande edificio rurale, il cosiddetto Podere La Canonica.

Podere La Canonica visto dall’Ossario di Sant’Espedito
Foto di Francesco Fiumalbi

Era un luogo, dove era presente una chiesa, con annessa una comunità di sacerdoti che viveva secondo una regola, un "canone" (da cui il nome "canonica") fissato dal Vescovo. Spesso poteva svolgere anche attività di accoglienza verso pellegrini e viandanti (2). Ed è proprio in questa posizione che è stata localizzata la chiesa di San Salvatore in Piaggia citata nell’elenco delle chiese suffraganee della Pieve di San Saturnino in Fabbrica (3),  e nominata per la prima volta nel 1086 (4).
Torniamo al nostro tabernacolo. Non sappiamo per quale motivo sia stato scelto come luogo per ospitare un ossario, né sappiamo a chi appartengono i resti ivi conservati (voci attribuiscono la presenza di un ossario ai resti di uomini caduti in una non ben specificata battaglia, ma non c’è niente di certo. Chiunque voglia contribuire a risolvere questo quesito è ben accetto!!).
Avvicinandoci alla grata possiamo ammirare una figura dipinta sul fondo della piccola nicchia.

Tabernacolo e ossario di Sant’Espedito
Foto di Francesco Fiumalbi

Si tratta di un militare romano che brandisce una croce con la mano destra. Raffigura Sant’Espedito da Melitene. Secondo la tradizione cristiana, sarebbe stato un martire cristiano del IV secolo facente parte del gruppo guidato da Ermogene (5). La Chiesa Cattolica lo festeggia il 19 aprile, anche se in molti dubitano che sia effettivamente esistito. Di fatto non se ne conosce la storia. Il nome “Expeditus” ha facilitato giochi di parole e così è considerato il santo della “rapidità”. Invocato per emergenze e per le cause urgenti, è poi divenuto patrono dei commercianti e dei naviganti; per lo stesso motivo viene anche pregato dagli esaminandi e per il buon esito dei processi (6).

Tabernacolo e ossario di Sant’Espedito
Foto di Francesco Fiumalbi

Anche l’iconografia attribuitagli è controversa. Sant’Espedito è raffigurato nelle vesti di un militare romano “armato alla leggera” e proprio questo è uno dei significati del termine latino “Expeditus”. L’iconografia del santo è caratterizzata da un soldato romano nel mentre che  col piede schiaccia un corvo che grida la parola latina “cras” (da notare la vicinanza con il verso del corvo “cra cra”), ovvero “domani” (7). Ci sarebbe anche una leggenda, in cui il corvo rappresenterebbe il maligno, il quale apparve a Sant’Espedito dopo la conversione al cristianesimo. Nella mano destra tiene un crocefisso contenente la scritta “hodie”, ovvero “oggi” in latino (8) e con l’altra un ramo di palma.

“Dal non rimettere a domani ciò che si deve e si può fare oggi, Espedito è divenuto il santo nemico del domani, al quale ci si deve rivolgere per ottenere la concessione immediata, oggi stesso, di qualsiasi grazia chiesta. E non è inutile notare che questa opinione popolare, che sa di superstizione, è legata, almeno nel mondo latino, a un facile gioco verbale sul nome del santo.”
Joseph-Marie Sauget (http://www.santiebeati.it/dettaglio/50050)

Tabernacolo e ossario di Sant’Espedito
Foto di Francesco Fiumalbi

Il nostro dipinto sembra abbastanza rispondente all’iconografia tradizionale, anche se la figura del corvo non è visibile, forse rovinata nella parte in basso a sinistra. La croce invece non contiene nessuna iscrizione “hodie”. Il resto è coerente con l’iconografia.
Curioso è il fatto che il braccio sinistro del soldato sia bianco rispetto al colore bruno-olivastro della pelle del braccio destro e della faccia. Questo particolare fa pensare ad un intervento pittorico successivo, che ha parzialmente coperto o sostituito la pittura originaria. Non sappiamo chi l’abbia dipinto e a quale epoca appartenga, anche se tutto lascia pensare alla mano del Canonico Francesco Maria Galli-Angelini, non nuovo ad interventi di questo tipo.
Chiunque abbia notizie più approfondite relativamente all’ossario e all’autore di questa pittura è invitato a conviverle in questa pagina!! Grazie.

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Vallini Valerio, Dani Agostino, Leporaja in Valdegola, Edizioni dell’Erba, Fucecchio, 1998, pag. 7.
(2) Stopani Renato, Guida ai percorsi della via Francigena in Toscana, Le Lettere, Firenze, 1995, pagg. 15-17.
(3) P. Guidi, Tuscia Rationes decimarum Italiae, Roma, 1932; BPL, Ms. 135
(4) Archivio di Stato di Lucca, Diplomatico, Santa Giustina, 1086 27 marzo, in Morelli Paolo, Pievi, castelli e comunità fra Medioevo ed età moderna nei dintorni di San Miniato, in Le Colline di San Miniato (Pisa), Suppl. n. 1 al Quaderno del Museo di Storia Naturale di Livorno n. 14, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Prov. Pisa, 1995, pag. 86.
(7) Ibidem.
(8) Ibidem.


[1° aggiornamento 19 aprile 2016]
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