Visualizzazione post con etichetta Montopoli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Montopoli. Mostra tutti i post

martedì 25 giugno 2019

[VIDEO] - LA PACE DI MONTOPOLI (1329) - INCONTRO DI STUDIO - 22 GIUGNO 2019

Sabato 22 giugno 2019, presso la Sala Consiliare del Comune di Montopoli si è tenuto l'Incontro di Studio sul tema "La Pace di Montopoli (1329): la Toscana e il Basso Valdarno nella prima metà del Trecento".
L'iniziativa è stata organizzata dalla Pro Loco di Montopoli in collaborazione con il Comune di Montopoli e il Sistema Museale Montopolese. Sono interventuti di Ignazio del Punta, Serena Nazzi (per Mario Montorzi) e Monica Baldassarri, coordinati da Alberto Malvolti. 

Di seguito il video dell'iniziativa:





lunedì 24 giugno 2019

[VIDEO] IL PIEVANO DI MONTOPOLI PIETRO MORI - PRESENTAZIONE DEL LIBRO - 20 GIUGNO 2019

Venerdì 20 giugno 2019, presso l'aula magna del Seminario di San Miniato si è tenuta la presentazione del secondo volume della collana "Historia Ecclesiae Miniatensis", dedicata alla storia della chiesa sanminiatese.

L'immagine può contenere: 1 persona, testo

Questo secondo numero, realizzato da Silvio Ficini, è dedicato alla figura del Pievano di Montopoli Pietro Mori (1808-1860), originario di Santa Maria a Monte e figura estremamente interessante: autore di numerose opere ed in contatto con alcune personalità del Risorgimento Italiano: con i sanminiatesi Torello Pierazzi (Vescovo), Gioacchino Taddei (chimico di fama internazionale) e Augusto Conti (filosofo e patriota), ma anche con grandi protagonisti del tempo come Gino Capponi - che era proprietario della Villa di Varramista vicino Montopoli - Alessandro Manzoni (amico e frequentatore del Capponi), oltre a Niccolò Tommaseo.

Di seguito il video della presentazione:


Il video della presentazione

venerdì 9 agosto 2013

GABBIANO [MONTOPOLI] - DIZIONARIO REPETTI


GABBIANO [Comune di Montopoli]

La zona di Gabbiano, fra Montalto e Montopoli
Foto di Francesco Fiumalbi 

GABBIANO nel Val d’Arno inferiore. – Casale ridotto a un colle boschivo con oratorio (S. Barbara) già parrocchia dell’antico piviere di Montopoli, dalla qual Terra è circa un miglio toscano a ostro, nel popolo, Comunità e Giurisdizione istessa, Diocesi di Sanminiato, già di Lucca, Compartimento di Firenze.
È il colle di Gabbiano bagnato a ponente dal torrente Cecina, a non molta distanza dalla via comunitativa che da Montopoli guida a Palaja.

Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana, Tofani, Firenze, 1835, Vol. II, p. 365.

Camiana, Camiano, Cabbiano, oggi GABBIANO nel Val d'arno Inferiore – Cas. esistito con un piccolo oratorio (S. Michele ora Barbera) nella Com. e Giur. di Montopoli, Dioc. di San-Miniato, già di Lucca, Comp. Di Firenze.
Alla situazione topografica di questo luogo come pure della chiesuola di S. Michele a Camiano riferisce una carta del febbraio 823 edita nelle Memor. Lucch. (Vol. IV. P. II) (1) che dichiara il piccolo oratorio di S. Michele, posto in Cabbiano situato fra il fiumicello Quiecina e la via pubblica in vicinanza della villa o vallecola di Soffiano – E siccome codesta vallecola di Soffiano era nelle vicinanze di Comugnori nel piviere di Fabbrica di Cigoli (2), così non mi sembra troppo di allontanarmi dal vero, se applico a questo luogo di Camiano, o Cabbiano la notizia che ne diede Giovanni Lelmi di Comugnori nel suo Diario Sanminiatese, nel mese di dic. dell'anno 1307 (stile comune) in cui si legge che in quel mese il Comune di Montopoli ed il Comune di Comugnori, distrettodi Sanminiato confinarono tra loro, facendo per termine una via dal fiume Arno infino a Cabbiano o Gabbiano. Infatti la collina di Gabbiano è posta a lev. della Quiecina, la cui strada serve tuttora di confine fino all'Arno fra la Com. di Montopoli e quella di San-Miniato (3).
Quindi ne conseguita che al Camiano ossia al Gabbiano di Montopoli debba riferire il Cameana di altra cara lucchese del 14 nov. 949 (4), alla qual contrada di Cameana o Camiano appellano parimente due altri istrumenti di quello stesso secolo, che uno del 14 giugno 952, e l'altro del 26 aprile 976 relativi entrambi ad enfiteusi di una fattoria con corte dominicale posta in Camiana, e formata di 9 case masserizie (o coloniche) alla stessa corte appartenenti, la qual fattoria spettante alla mensa vescovile di Lucca, contava fra poderi uno situato in Quiecina, altri in Bolugnano, ed altri in Busseto, in luogo detto al Monte: indicazioni che tornano in favore di Gabbiano di Montopoli piuttosto che del Cambiano di Val d'Elsa, l'ultimo de' quali fu sempre sotto la Dioc. di Firenze. 
[E. Repetti, Appendice, 1845, pp. 39-40]

NOTE E RIFERIMENTI
(1) Domenico Bertini, Memorie e documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte II, Francesco Bertini Editore, Lucca, 1836, Appendice, Doc. XXIII, pp. 33-34.
(2) In realtà Emanuele Repetti confonde GABBIANO con CAMIANO, che da alcuni documenti lucchesi dei secoli X e XI risulta essere nelle vicinanze della foce dell'Elsa. Questa errata convinzione del Repetti si protrarrà anche su studi più recenti.
(3) Si tratta del Diario del notaio e cronista sanminiatese Giovanni di Lemmo da Comugnori. Al tempo in cui scrive Emanuele Repetti, il suo “Diario” non era ancora stato stampato integralmente, ma Giovanni Lami vi aveva attinto notevolmente. La prima edizione fu inserita nella raccolta curata da Luigi Passerini, Cronache dei secoli XIII e XIV, Documenti di Storia d'Italia, Vol. VI, coi tipi di M. Cellini e C., Firenze, 1876. Più recentemente è uscita una nuova edizione curata da Vieri Mazzoni: Ser Giovanni di Lemmo Armaleoni da Comugnori, Diario. 1299-1319, Deputazione di Storia Patria per la Toscana, Documenti di Storia Italiana, Serie II – Volume XIV, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008. La notizia riportata dal Repetti, si trova alla c. 14v, p. 18.
(4) Domenico Barsocchini, Memorie e documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte III, Francesco Bertini Editore, Lucca, 1841, doc. MCCCXXXI, pp. 225-227. In questo documento si parla di Camiana prope fluvio Elsa.
(5) Ivi., doc. MCCCXLVIII, p. 244.
(6) Ivi., doc. MCCCCLXXII, pp. 357-358.

domenica 23 ottobre 2011

LA DIRUTA PIEVE DI BARBINAIA (prima parte) IL CONTESTO GEOGRAFICO

di Francesco Fiumalbi

La Pieve di Santa Maria e San Giovanni di Barbinaia era un’antichissima chiesa situata ai margini del Comune di San Miniato, di cui oggi rimane soltanto qualche porzione di muro. Una colossale struttura a tre navate, ridotta praticamente a niente. Le vicende relative a questa pieve sono inevitabilmente legate a quelle della vallata, e dei territori circostanti, in cui essa si trovava: la Valle del Torrente Chiecina.

Panorama dell’alta Val di Chiecina
nei pressi della diruta Pieve di Barbinaia
Foto di Francesco Fiumalbi

Non è assolutamente facile cercare di comprendere il ruolo della Val di Chiecina all’interno dei corridoi viari dall’epoca tardoantica fino al basso medioevo. Innanzitutto dobbiamo pensare che questo era un territorio di confine, controllato almeno dal VII secolo dalla città romana di “Luca”, l’odierna Lucca. E’ lecito supporre che le delimitazioni amministrative altomedioevali corrispondessero, abbastanza fedelmente, alle più antiche circoscrizioni romane, mantenendosi stabili almeno fino al XII secolo. Nonostante ciò, il medio Valdarno Inferiore sarà oggetto continuamente delle mire espansionistiche di Pisa da una parte e di Firenze dall’altra.
In questo contesto la Val di Chiecina doveva rappresentare un asse viario di collegamento fra il Valdarno e l’insediamento di Collegalli, ultimo baluardo lucchese prima dei territori controllati da Volterra. Il percorso, tuttavia, era molto più ampio: partendo da Lucca giungeva in Valdarno attraverso le colline boscose delle Cerbaie, e da qui attraversava l’Usciana (o “Arme”), arrivando nei pressi della Pieve di Sant’Ippolito di Aniano nella piana di Santa Maria a Monte fra l’Arno e l’Usciana (pieve che poi sarà trasferita in collina nel X secolo). Nei pressi doveva esserci un guado sull’Arno che conduceva all’imbocco della Val di Chiecina presso la Pieve di Musciano (alle pendici della collina di Marti MAPPAà). Nelle vicinanze del fiume doveva passare anche l’antica strada consolare, la Via Quinctia, costruita sulla riva sinistra del fiume (1). Dalla Pieve di Musciano era possibile giungere a Palaia (attraverso il percorso di crinale Musciano – Marti – Colleoli – Palaia), oppure seguire il corso del Torrente Chiecina, passare per la Pieve di Barbinaia e arrivare a Collegalli e da qui scendere verso l’alta Val d’Egola.


Questo percorso nei secoli VIII-XII doveva essere molto frequentato e la Pieve di Barbinaia, data anche la sua imponente dimensione, doveva essere un punto di riferimento molto importante, non soltanto a livello religioso, ma anche amministrativo. Inoltre, nei pressi della Pieve di Barbinaia doveva trovarsi anche un guado, o un piccolo ponte, sul Torrente Chiecina. Ciò avrebbe permesso di collegare la sponda sinistra, dove si trovava la pieve, con quegli insediamenti situati sul crinale opposto, vale a dire Agliati e Cumulo, un tempo nel Comune di San Miniato, oggi in quello di Palaia.

Mappa della Val di Chiecina
Disegno di Francesco Fiumalbi

La decadenza della Pieve, che avremo modo di seguire anche attraverso le fonti documentarie, avvenne per diverse ragioni. Il mutato quadro geopolitico con l’ascesa di San Miniato nel Medio Valdarno Inferiore e le continue scorribande pisane (forti di un privilegio rilasciato dall’Imperatore Federico I il 1 aprile del 1162 e che avrebbe consentito a Pisa di costituire un vero e proprio contado nell’entroterra (2)) contribuì senz’altro ad accentuare lo spostamento degli insediamenti principali dai fondovalle alle cime dei rilievi collinari. Questo fenomeno arrivò nell’alta Val di Chiecina con almeno due secoli di ritardo rispetto a quegli insediamenti situati in prossimità della valle dell’Arno, come successe, ad esempio, con la formazione del castello di Cigoli ai danni dell’abitato di Fabbrica (dove sussisteva l’antica Pieve di San Saturnino), oppure alla già citata Pieve di Sant’Ippolito di Aniano a favore di Santa Maria a Monte. Questo è spiegabile con lo scarso ruolo strategico che la Val di Chiecina doveva rivestire. Era un asse viario privo di sbocchi importanti e senza centri di rilievo nelle vicinanze. In parole povere era il confine di una terra di confine.


NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(1) Morelli Paolo, Borgo San Genesio, la strada pisana e la via francigena, in Cantini Federico e Salvestrini Francesco (a cura di), Vico Wallari – San Genesio, Firenze University Press, Firenze, 2010, pagg. 128-129.
(2) Ceccarelli Lemut Maria Luisa, Giurisdizioni signorili ecclesiastiche e inquadramenti territoriali, in Malvolti Alberto e Pinto Giuliano (a cura di), Il Valdarno Inferiore terra di confine nel Medioevo (secoli XI-XV), pagg. 32-33.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...