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martedì 1 ottobre 2019

ADDSM – 1209, 14 DICEMBRE – OTTONE IV E SAN MINIATO

ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
1209, 14 dicembre, Ottone IV e l’amministrazione imperiale a San Miniato


In questa pagina è proposto il commento e la trascrizione di un diploma dell'Imperatore Ottone IV ai Senesi, i cui dettagli rivelano un particolare interessante per la storia sanminiatese.

SPOGLIO. [Regesto ASSi] Ottone IV concede ai Senesi, suoi fedeli, la libera elezione dei consoli, la piena giurisdizione all'interno della città di Siena e fuori, in quei luoghi già concessi al vescovo di Siena da Enrico VI, confermando una serie di diritti, riservandosi l'appello nelle cause da oltre 20 lire e imponendo ai Senesi un censo annuale di 70 marche d'argento da pagarsi quindici giorni dopo Pasqua, nel castello di San Miniato. [J. F. Boehmer] Otto IV verleiht denen von Siena die wahl der consuln, die gerichtsbarkeit unnd das fodrum in angegebenem umfange und das münzrecht unter vorbehalt des thorgehles und eines Idhrlichen Zinses. Foligno 1209 dec. 14.

L’ORIGINALE. Il documento originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Siena, Archivio Diplomatico, Fondo Diplomatico Riformagioni – Pergamena n. 0161 – 1209 dicembre 14, consultabile on-line >>>

COMMENTO a cura di Francesco Fiumalbi
Il 4 ottobre 1209, a Roma, il Papa aveva incoronato Imperatore Ottone di Brunswick [1175-1218]. Costui era il rivale “guelfo” di Federico II per il trono del Regno di Sicilia, lo stesso Federico che lo priverà della corona imperiale con l’elezione a Re dei Romani (1211).
Il documento proposto in questa pagina, datato 14 dicembre 1209, si inserisce nel vivo della controversia per il Regno di Sicilia, che fin dai giorni dell’incoronazione aveva determinato lo scontro con Papa Innocenzo III, fautore di Federico II. Il novello Imperatore aveva occupato militarmente vasti territori della Chiesa (fra cui Montefiascone, Viterbo, Perugia e Orvieto) ed aveva aggredito il Regno di Sicilia in Puglia e in Campania. Fin dai primi giorni, dunque, l’Imperatore cercò di trovare sostegno nelle città della Toscana, in particolare con Siena e Pisa, ma indirettamente anche con Volterra, per poter realizzare il suo disegno politico e riunire l’Italia Meridionale con il resto dell’Impero. Tuttavia, questa sua attività politica e militare gli varrà l’inimicizia di Papa Innocenzo III, che lo scomunicherà il 18 novembre 1210, segnandone il declino.

Dopo il passaggio da San Miniato – dove è attestato con certezza fra il 29 ottobre e il 4 novembre 1209 – Ottone proseguì con rafforzare l’alleanza con Siena, dopo il primo atto redatto un mese e mezzo prima [ADDSM – 1209, 29 ottobre >>>]. Con questo nuovo provvedimento, l’Imperatore concesse al Comune di Siena la piena giurisdizione sul contado, salvo avocare a sé il diritto d’appello per le cause superiori a 20 Lire [A. Zorzi, La trasformazione di un quadro politico. Ricerche su politica e giustizia a Firenze dal comune allo Stato territoriale, Firenze University Press, Firenze, 2008, p. 12].

Di per sé l’atto non riguarderebbe direttamente San Miniato, salvo per la clausola che prevedeva la corresponsione di un censo annuo di 70 marche d’argento da parte dei Senesi, a compensazione di tutte le concessioni imperiali, che avrebbero comportato evidenti benefici alla città. Il fatto interessante è tale somma di denaro sarebbe stata riscossa dalla Corona – nei 15 giorni successivi alla Pasqua – proprio presso il castello di San Miniato [Pro hac tam liberall imperatorie maiestatis nostre concessione Senenses nobis et suecessoribus nostris imperatoribus sive regibus augustis annuatim in perpetiiuni xv. diebus post pasca apud Castrum Sancti Miniatis septuaginta marcas puri argenti persolvent ad pondus camere nostre].
Questo dettaglio è significativo, poiché testimonia la “restaurazione” del presidio imperiale a San Miniato, proprio come sede stabile dell’amministrazione a cui erano assegnati compiti politici, militari, ma anche e soprattutto amministrativi e giudiziari, così come era stato durante il regno di Federico I. Nel documento non si parla né di "castellani", né di "vicari", né di "tesorieri", tuttavia è sottinteso che presso il castello di San Miniato vi fossero figure con un grado di responsabilità elevato e investite di ruoli specializzati, così come sono attestate in altri periodi.

Infatti, a partire dal 1160-63 con l’intervento del Barbarossa, il castello sanminiatese era diventato il centro dell’amministrazione imperiale per la Toscana. Tuttavia, alla morte del Barbarossa, San Miniato aderì alla Lega di San Genesio (1197) e probabilmente, per un certo periodo, poté godere di una relativa autonomia. Il passaggio e la sosta dell’Imperatore da San Miniato nell’ottobre-novembre 1209 segnò, dopo oltre un decennio, un netto riavvicinamento alla Corona. Verosimilmente, Ottone si preoccupò di riattivare la funzione amministrativa e militare del castello sanminiatese, in modo da raccordare con più efficacia la sua politica nella regione. Tale circostanza è dimostrata proprio dall’atto proposto in questa pagina. Tuttavia, la necessità di favorire gli alleati Pisani – che disponevano di una flotta navale capace di effettuare una spedizione in Sicilia – costringerà l’Imperatore a sacrificare l’autonomia dei sanminiatesi.


TRASCRIZIONE. Il testo del documento proposto di seguito è tratto da J. F. Boehmer, Acta Imperii selecta. Urkunden Deutscher Konige und Kaiser mit einem anhange von reichssachen, Innsbruck, 1870 n. 1070, pp. 766-767.

In nomine sancte et individue trinitatis. Otto quartus divina favente clementia Romanoram imperator et semper augustus. Gratiose liberalitatis et munificentie largitatem imperialis benignitatis nostre clementia passim erga fideles nostros exercere consuevimus, ut cetero plenins ad obsequium nostre maiestatis invitemus; uberiori vero copia largitatis sinum eis aperimus, quorum fidelitatis et devotionis constantia ex antecedentibus meritis profecto speratar in obsequiis imperii et nostris iugiter perseveratura. Notum igitur facimus universis imperii fldelibus presentibtis et futuris, quod nos ex ampla liberalitatis nostre gratia respicientes merita fidelium nostroram civium Senensium, concedimus universitati ipsorum liberum consulum electionem. Investitorum autemdemanu nostra vel successorum nostrorum Romanorum imperatorum seu regum annuatim reeipient, si fuerit imperator vel rex in Ytalia, vel a legato sive nuntio nostro, qui tunc temporis erit in Tuscya, gratis et sine omni exaetione. Quod si forte legatus sive nuntius noster non vult investituram prestare, sufficiat eam petivisse. Si autem nee imperator nec rex nec certus imperii legatus fuerit in Ytalia, quolibet quinquennio consules electi ad nostre maiestatis vel successorum nostrorum presentiam venientes vel certum nuntium transmittentes investituram consulatus vel rectoris, si eum elegerint, de manu nostra vel successoris nostri sine gravamine reeipient.
Ad hec ipsis concedimus plenam iurisdictionem in civitate Senensi et extra civitatem de hominibus, quos habuit episcopus Senensis libere ad manum suam et quicumque habitator Senensis in comitatu Senensi eo tempore, cum a predecessore nostro imperatore Henrico hec concessio ipsis facta fuit. Salvo iure appellationum in causis transcendentibus summam XX. librarum; sed in his causis, que de re XX. librarum vel infra consistant, appellationes fieri ad maiestatis nostre presentiam inhibemus. Insuper concedimus eidem universitati Senensium fodrum de eisdem hominibus et possessionibus habitis iure proprietatis vel iure feudi tunc, sicut prescriptum est, ab episcopo Senensi vel quocumque habitatore Senensi pro comitatu Senensi perpetuo tenendum a nobis et divis successoribus nostris, salva in omnibus imperialis maiestatis et regie auetoritatis iustitia. Excipimus autem fideles nostros Iacobum, Ildebrandinum et Henricum, filios Ildebrandini losep, perpetuo cum hominibus et possessionibus suis, quia in eisdem cum hominibus et possessionibus eorum civibus Senensibus nullam potestatem habere permittimus. Similiter in feudo, quod inclite recordationis Fredericus Romanorum imperator Gwidoni Macz concessit, civibus Senensibus nullam permittimus potestatem. Omnesque nobiles extra civitatem et omnes alios per totum comitatum Senensem homines preter eos, quos determinate in suprascriptis imperialis sublimitatis apicibus pernotavimus, cum omni iuris iurisdictione, fodro et honore ac servitio in potestate nostra libere retinemus. Item ex uberiori gratia benignitatis nostre concedimus ipsis civibus Senensibus imperiali auctoritate potestatem cudende et fadende monete in civitate Senensi. Portam autem in civitate Senensi et pedagium ad manum nostram libere retinemus. Item iuxta sententiam in curia imperatoris Henrici, set tunc rogis, latam Castrum Montis Caprili, sicut et tunc iudicatum fuit, quod est iuxta Orgium, indicamus destruendum, nec illud amplius edificandum. Similiter iuxta antiquam constitutionem statuimus destruendum edificium, quod in Podio Liciniano est inceptum et ulterius non edificabitur. Pro hac tam liberall imperatorie maiestatis nostre concessione Senenses nobis et suecessoribus nostris imperatoribus sive regibus augustis annuatim in perpetiiuni xv. diebus post pasca apud Castrum Sancti Miniatis septuaginta marcas puri argenti persolvent ad pondus camere nostre. Ut autem hec omnia in perpetuum inviolabiliter observentur, presentem inde paginam conscribi et maiestatis nostre sigillo iussimus insigniri. Statuentes et imperiali auctoritate sanecientes, ut nulla omnino persona humilis vel alta, secolaris vel ecclesiastica hanc nostre maiestatis confirmationem audeat infringere vel aliquo modo attemptare. Quod qui facere presumpserit, centum libras auri puri pro pena componat, dimidium camere nostre, reliquum passis iniuriam persolvatur.
Huius rei testes sunt: Wolfgerius patriarcha Aquilegensis, Azzelinus marchio Astensis, Ezzelinus de Tyrvisio, comes lldibrandinus, Henricus marscalcus de Callendin, Gunzelinus dapifer imperii, Passawerra, Monachus de Villa, Albertus Strucius imperialis aule iudices, Cono de Minzeberg, Averardus de Lutri, lacobus lldebrandini et alii plures.
Signum domini Ottonis (M.) quarti Romanorum imperatoris iavictissimi.
Ego Cunradus Spirensis episcopus imperialis aule cancellarius vice domini Teodorici Coloniensis archiepiscopi et totius Ytalie archicancellarius recognovi.
Acta sunt autem hec anno dominice incarnationis M.CC.VIIII. , regnante domino Ottone quarto Romanomm imperatore glorioso, anno regni eius XII., imperii vero primo. Datum in civitate Fulginea, XVIIII. Kal. ianuarii, indictione XIII, per manus Waltherii imperiale aule protonotarii.


San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

sabato 28 settembre 2019

ADDSM - 1209, 29 OTTOBRE - IMPERATORE OTTONE IV A SAN MINIATO

ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
1209, 29 ottobre, l’Imperatore Ottone IV di Brunswick a San Miniato
In  questa pagina è proposta la trascrizione e il commento dell'atto rilasciato dall'Imperatore Ottone IV di Brunswick alla città di Siena il 29 ottobre 1209.

L’ORIGINALE. Il documento originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Siena, Fondo Diplomatico, Diplomatico Riformagioni Balzana, Pergamena 009 – 1209 ottobre 29, casella 32. Il documento è visualizzabile on-line al seguente link >>>.

SPOGLIO. [Regesto ASSi] Ottone IV, volendo punire i ribelli e premiare i fedeli, riceve i Senesi suoi devoti sotto la sua protezione e rimette loro tutti i tributi non pagati dalla morte dell'imperatore Enrico VI fino a quel giorno. [J. F. Boehmer] Otto IV nimmt die von Siena wieder in seine gnade, erlässt ihnen alle seit dem tode Kaiser Heinrichs nicht geleisteten zahlungen und befreit sie vom ersatze inzwischen angerichteten schadens. San Miniato 1209 oct. 29. [G. Tommasi] (Ottone IV) si condusse da Chiuci a S. Miniato, dove a 27. Di Ottobre per mezzo degli Ambasciadori Sanesi, che lo havevan sempre seguitato, ricevè la Repubblica, e tutta la città nella pienezza della grazia sua, e promesse relassarle tutte le gravezze, e tributi soliti pagarsi agli Imperadori, ed in tutto liberarla, pur che mandassero seco in Puglia sua gente contro a Federigo: e pagassero i feudi decorsi dalla morte di Arrigo VI fin a quel giorno; e fù l’uno, e l’altro partito accettato.

COMMENTO a cura di Francesco Fiumalbi
Il 4 ottobre 1209, a Roma, il Papa incoronò Imperatore Ottone di Brunswick [1175-1218]. Costui  era il rivale “guelfo” di Federico II per il trono del Regno di Sicilia, lo stesso Federico che lo priverà della corona imperiale con l’elezione a Re dei Romani (1211).
Il documento proposto in questa pagina, datato 29 ottobre 1209, si inserisce nei giorni immediatamente successivi alla sua incoronazione. Proprio la controversia per il Regno di Sicilia determinò lo scoppio dello scontro con Papa Innocenzo III, fautore di Federico II. Il novello Imperatore occupò militarmente vasti territori della Chiesa (fra cui Montefiascone, Viterbo, Perugia e Orvieto) ed aggredì il Regno di Sicilia in Puglia e in Campania. Fin dai primi giorni, dunque, l’Imperatore cercò di trovare sostegno nelle città della Toscana, in particolare con Siena e Pisa (indirettamente anche con Volterra), per poter realizzare il suo disegno politico e riunire l’Italia Meridionale con il resto dell’Impero. Tuttavia, questa sua attività politica e militare gli varrà l’inimicizia di Papa Innocenzo III, che lo scomunicherà il 18 novembre 1210, segnandone il declino.

L’atto presenta motivo di interesse poiché fu redatto presso San Miniato. Nel testo viene indicato solamente il nome del centro abitato, San Miniato, senza ulteriori indicazioni. Per cui non sappiamo se il termine utilizzato, apud (vicino, presso), indichi l’effettiva presenza di Ottone IV all’interno del castello che, a partire dal 1160-63 con l’intervento di Federico I Barbarossa, era diventato il centro dell’amministrazione imperiale per la Toscana. Tuttavia, ulteriori documenti, ci informano che Ottone rimase effettivamente a San Miniato almeno fino al 4 novembre 1209, mentre il 6 novembre successivo si era spostato a Fucecchio. Tale circostanza è significativa, poiché alla morte del Barbarossa, San Miniato aderì alla Lega di San Genesio (1197) e probabilmente, per un certo periodo, poté godere di una relativa autonomia. Il passaggio e la sosta dell’Imperatore da San Miniato segnò, dopo oltre un decennio, un netto riavvicinamento alla Corona. Verosimilmente, Ottone si preoccupò di riattivare la funzione amministrativa e militare del castello sanminiatese, in modo da raccordare con più efficacia la sua politica nella regione. Di questo ne è testimonianza l'accordo sancito con i Senesi (14 dicembre 1209), i quali si obbligarono a pagare un censo annuo alla Corona da pagare entro 15 giorni dopo la Pasqua presso il castello di San Miniato. Tuttavia, la necessità di favorire gli alleati Pisani – che disponevano di una flotta navale capace di effettuare una spedizione in Sicilia – costringerà l’Imperatore a sacrificare l’autonomia dei sanminiatesi.

Grazie alla serie di documenti pervenuti siamo in grado di seguire gli spostamenti di Ottone dopo la sua incoronazione: il 4 ottobre è a Roma, il 12 ottobre è a Montefiascone, il 21 ottobre è a Siena, il 25 ottobre a Poggibonsi, il 27 ottobre è a Castelfiorentino, il 28 è nuovamente a Poggibonsi, il 29 è a San Miniato fino al 4 novembre, fra il 6 e l’8 novembre è a Fucecchio e a partire dal 16 novembre è attestato a Lucca. Il 20 novembre è a Pisa, il 3 dicembre a Firenze, il 12 dicembre a Foligno.

Fonti e riferimenti bibliografici. G. Tommasi, Dell’Historie di Siena, Parte I, Venezia, 1625, p. 198; F. Salvestrini, Il nido dell’aquila. San Miniato al Tedesco dai Vicari dell’Impero al Vicariato Fiorentino del Valdarno Inferiore (secc. XI-XIV), in Il Valdarno Inferiore terra di confine nel Medioevo (Secoli XI-XV), a cura di A. Malvolti e G. Pinto, Atti del convegno di studi 30 settembre – 2 ottobre 2005, Deputazione di Storia Patria per la Toscana, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008, p. 245.
TRASCRIZIONE. Il testo del documento proposto di seguito è tratto da J. F. Boehmer, Acta Imperii selecta. Urkunden Deutscher Konige und Kaiser mit einem anhange von reichssachen, Innsbruck, 1870 n. 1068, pp. 764-765.

Otto quartus divina favente clementia Romanorum imperator et semper augustus. Imperatorie maiestatis nostre serenitas, sicut rebelles quosque debita animadversione ducit puniendos, ita devotos et fideles suos consueta benignitatis sue clementia iudicat respiciendos. Quapropter notum facimus universis imperii nostri fidelibus presentibus et futuris, quod nos inspecta ferventi devotione, quam fideles nostri cives Senenses circa sublimitatis nostre obsequia constanter se exibent exhibituros, ad instautem ipsorum postulationem universos et singulos in plenitudinem gracie nostre recepimus, pie et clementer remittentes singulis et universis omne tributum sive tributa annualia et debita, quecumque retinuerunt et non solverunt a tempore mortis antecessoris nostri Heinrici illustrissimi Romanorom imperatoris divi augusti usque nunc, et omnes exactiones, iniurias, molestias, maleficia et dapna facta sive illata ubique vel quibuscumque personis. Statuentes itaque imperiali decernimus auctoritate, quatinus predicti fideles nostri cives Senenses non teneantur in toto vel in parte inde alicui vel aliquibus personis de iure vel de facto aut aliquo alio modo respondere; volumus enim et sanccimus, ut inde sint in perpetuum liberi et absoluti. Ad cuius rei certam in posterum evidentiam presentem paginam inde conscriptam maiestatis nostre sigillo iussimus communiri.
Datum apud Sanctum Miniatem, anno dominice incarnationis MCCVIIII., indictione XIII., IIII. kalendas novembris.

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San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

lunedì 5 settembre 2011

SAN GENESIO COME PONTIDA?


Anche quest’anno dal 9 all’11 settembre, presso l’area archeologica di San Genesio – Vico Wallari si svolge il raduno toscano del partito “Lega Nord”. La collocazione della manifestazione è stata scelta quale luogo simbolo di episodi documentati e avvenuti oltre 800 anni fa. Vale la pena ricordare che è consuetudine, del tutto trasversale da parte dei partiti politici, di avvalersi, più o meno legittimamente, di circostanze storiche. Il fine, come sempre, è quello di creare un substrato culturale che faccia da collante per la base elettorale.
Si precisa che in questo intervento non viene discussa la fondatezza o meno della manifestazione, bensì si prende a pretesto la stessa per parlare un po’ della nostra storia. Ogni giudizio di merito è rinviato al lettore.
Vista la complessità dell’argomento, pur riconoscendone la non esaustività in  questa sede, abbiamo convenuto suddividere il tema in tre parti.




IL CONTESTO SANMINIATESE DEL XII SECOLO


di Francesco Fiumalbi
Nel XII secolo, il Medio Valdarno Inferiore era una terra di confine, equidistante da tutti i maggiori centri urbani della Toscana. La pianura, organizzata per la produzione cerealicola, era completamente sgombra da tutti i centri che oggi la contraddistinguono: Santa Croce e Castelfranco di Sotto dovevano ancora essere fondati (1), San Miniato Basso, Ponte a Egola e La Scala non esistevano proprio. Un nucleo abitato, il distrutto borgo di Santa Flora, doveva trovarsi sulla sponda empolese dell’Elsa (2). Fucecchio era un castelletto fondato dai Cadolingi di Pistoia e che ben presto entrò sotto il controllo della Diocesi di Lucca (3) (4). Vi era poi il borgo di Fabbrica ai piedi di Cigoli, raccolto attorno alla Pieve di San Saturnino. Altri villaggi dovevano trovarsi sulle rive dell’Arno come Sant’Andrea in Saturno e San Vito nei pressi dell’odierna Santa Croce, Agutano e Soffiano fra le odierne San Pierino e Ontraino.
La situazione del Medio Valdarno Inferiore era come una torta suddivisa in tante fette: a Nord la Diocesi di Lucca, a Est il contado fiorentino con Empoli che si sottometteva a Firenze nel 1182 (5), a sud la Diocesi di Volterra (6), a ovest la Repubblica Pisana (7). Al centro, il territorio sanminiatese costellato da tante piccole case-forti sparse e controllate dalle famiglie legate alla proprietà terriera, in continuità con i preesistenti pagi (di origine romana, se non etrusca) (8). Non mancavano neppure possedimenti di importanti famiglie marchionali, come i Gherardeschi, i quali nella prima metà dell'XII secolo controllavano i castelli di Vetrugnano (vicino all'odierna Montebicchieri), Pratiglione  e Cumulo (entrambi in val di Chiecina), Collegalli, Barbialla e Scopeto (nei pressi dell'attuale Balconevisi) (9)
Vi erano poi due insediamenti di una certa rilevanza: Vico Wallari e San Miniato.


San Miniato, vista panoramica da Cigoli
Foto di Francesco Fiumalbi

Vico Wallari era un abitato di origine romana, probabilmente costruito attorno ad una villa, o mansio, di epoca tardo repubblicana, verosimilmente sviluppatasi lungo la direttrice viaria Pisa-Firenze, la via Quinctia, inaugurata intorno al 123 a.C. (10).  L’abitato medioevale, sviluppatosi a partire dall’VI secolo sotto la giurisdizione ecclesiastica lucchese (11), raggiunse la massima espansione proprio a cavallo fra l’XII e il XIII secolo, quando oltre a divenire luogo di importanti diete ed incontri diplomatici, ricevette importanti privilegi come quello di Celestino III, datato 24 aprile 1194. Con questa bolla papale veniva riconosciuta una relativa autonomia all’interno del tessuto ecclesiale lucchese nel Valdarno (12), prima della sua definitiva distruzione, da parte dei sanminiatesi, avvenuta nel 1248 (13).

La Cappella di San Genesio
Fu fatta costruire in memoria dell’antico borgo dal
Vescovo di San Miniato Mons. Torello Pierazzi nel 1841
Foto di Francesco Fiumalbi

Il colle di San Miniato era un possedimento della Diocesi di Lucca, controllato attraverso la vicina Pieve di San Genesio. A partire dal X secolo era stato ceduto con contratto di livello a vari cittadini lucchesi facenti parte della clientela episcopale dei Lambardi (14). La svolta avvenne alla metà dell’XI secolo, quando Enrico III, in funzione anticanossiana, volle creare un proprio centro di controllo in posizione strategica ed equidistante dalle maggiori città toscane (15). Bonifacio III di Canossa, padre della celebre Matilde, controllava per conto del Sacro Romano Impero, la Marca della Tuscia. Salito al trono Enrico III gli si oppose, forse persuaso dalla moglie Beatrice di Lotaringia, cugina di Enrico, che rivendicava diritti sulla Lorena (16). Già tra il 1054 e il 1056, sotto Enrico IV, si trovava stabilmente a San Miniato un vicario imperiale (17).
Il castello imperiale di San Miniato accrebbe di importanza durante l’XI e il XII secolo tanto che divenne sede del Tribunale di Suprema Istanza Regia e, Eberhard di Amern, Legato per conto di Federico I Barbarossa, vi stabilì il punto di raccolta dei tributi dovuti all’Imperatore dalla Toscana e, a partire dal 1163, dal Ducato di Spoleto (18). San Miniato, tuttavia, era costituito da due anime: da una parte il nucleo fortificato imperiale, e dall’altra il centro abitato che era andato formandosi negli anni ai margini del castello. I vicari non mantenevano una presenza costante a San Miniato, lasciando spazi di autonomia per una gestione locale che si concretizzeranno più avanti con l’istituzione comunale (19).

San Miniato, vista panoramica da Scacciapuce
Foto di Francesco Fiumalbi


NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Onori Alberto Maria, La Vicarìa Lucchese della Valdarno, in Malvolti e Pinto (a cura di), Il Valdarno inferiore terra di confine nel Medioevo (Secoli XI – XV), Olschki Editore, Firenze, 2008, pagg. 204 e segg.
(2) G. Lastraioli, Un paese scomparso: il Borgo di Santa Fiora, Bullettino Storico Empolese, 1958/1
(3) Malvolti Alberto e Vanni Desideri Andrea, La Strada Romea e la viabilità fucecchiese nel Medioevo, Comune di Fucecchio, Ed. dell’Erba, Fucecchio, 1995, pagg. 5-8.
(4) Morelli Paolo, Signorie ecclesiastiche e laiche nel Valdarno Lucchese fra X e XIII secolo, in Malvolti e Pinto (a cura di), Il Valdarno inferiore terra di confine nel Medioevo (Secoli XI – XV), Olschki Editore, Firenze, 2008, pagg. 289 e 290.
(5) http://cronologia.leonardo.it/cronofi4.htm
(6) Mori Silvano, L’incastellamento di Castelnuovo: alle origini di un centro minore della Valdelsa volterrana, tra appunti di storia e suggestioni agiografiche, in Miscellanea Storica della Valdelsa, anno CX, Castelfiorentino, 2004, pag. 8.
(7) Ceccarelli Lemut Maria Luisa, Giurisdizioni signorili ecclesiastiche e inquadramenti territoriali, in Malvolti e Pinto (a cura di), Il Valdarno inferiore terra di confine nel Medioevo (Secoli XI – XV), Olschki Editore, Firenze, 2008, pagg. 23-41.
(8) Mori, Op. Cit.
(9) Salvestrini Francesco, Castelli e inquadramento politico del territorio in bassa Valdelsa durante i secoli XI-XIII. L'area fra Montaione e San Miniato al Tedesco, in Miscellanea Storica della Valdelsa, anno CIV, fasc. 1, n. 279, Castelfiorentino, 1998, p. 63. Si veda anche Ceccarelli Lemut, I conti Gherardeschi, in AA.VV., I ceti dirigenti in Toscana nell'età precomunale, Atti del Convegno di Studi, Firenze 2 dicembre 1978, Pacini Editore, Pisa, 1981, pp. 180-182 ed anche p. 189 e la carta conclusiva.
(10) Salvestrini Francesco, San Genesio. La comunità e la pieve fra il VI e il XIII secolo, in Cantini e Salvestrini, Vico Wallari – San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del Medio Valdarno Inferiore fra alto e pieno Medioevo, Firenze University Press, Firenze, 2010, pagg. 29-30.
(11) Cantini Federico, La chiesa e il borgo di San Genesio: primi risultati dello scavo di una grande pieve della Toscana altomedioevale (campagne 2001-2007), in Campana, Felici, Francovich, Gabbrielli, Chiese e insediamenti nei secoli di formazione dei paesaggi medievali della Toscana (V-X secolo), Atti del Seminario, San Giovanni d’Asso, Firenze, 2008, pp. 65-94.
(12) Salvestrini Francesco, San Genesio. La comunità e la pieve fra il VI e il XIII secolo, in Cantini e Salvestrini, Vico Wallari – San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del Medio Valdarno Inferiore fra alto e pieno Medioevo, Firenze University Press, Firenze, 2010, pagg. 54-56.
(13) Davidsohn Robert, Storia di Firenze, Sansoni, Firenze, Tomo II, pagg. 474-475, in Coturri Enrico, San Miniato nella “Storia di Firenze” di Robert Davidsohn, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 45, 1976, pag. 10.
(14) Salvestrini Francesco, Castelli e inquadramento..., pag. 60.
(15) Salvestrini, Castelli e inquadramento..., pag. 71.
(17) Bonincontrii Laurentrii, Historia Sicula, in Lami Giovanni, Deliciae eruditorium seu veterum anekdoton opusculorum collectanea, IV, Firenze, 1739, pag. 25.
(18) Davidsohn R., Op. Cit. Tomo I, pagg. 720-721 e 903, in Coturri, San Miniato nella “Storia di Firenze” di Robert Davidsohn, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 45, 1976, pag. 10.
(19) Salvestrini Francesco, Castelli e inquadramento..., pag. 73.

LA LEGA DI SAN GENESIO

di Francesco Fiumalbi



Morto Federico I Barbarossa, Enrico VI assunse il potere che era stato del padre. Tornato in Germania dalla Terza Crociata, sempre nel 1191 scese in Italia per ricevere la corona d'Italia a Pavia e poi quella di Imperatore a Roma da Papa Celestino III. In virtù del suo matrimonio con Costanza d'Altavilla, rivendicò il trono del Regno di Sicilia che, alla morte di Guglielmo II nel 1189, era passato al Conte Tancredi di Lecce. La conquista dell’Italia Meridionale fu caratterizzata da episodi di estrema ferocia e continui colpi di mano, grazie anche agli accordi con Pisa e Genova che però non si videro mantenute le promesse fatte dall’Imperatore. 
Nel frattempo in Germania aumentarono contrasti interni e per questo Enrico VI fu costretto a rientrare. Per non provocare una guerra interna, fu costretto a sistemare le questioni sulla sovrana dignità e quindi sulla discendenza. Attraverso una dieta convocata a Worms, il figlio Federico di appena un anno (il futuro Federico II di Svevia) veniva proclamato Re dei Romani. 
Tornato in Italia nel 1195, conferì i beni che erano stati di Matilde di Canossa al fratello minore Filippo di Svevia che elesse alcuni maniscalchi a lui fedeli. In questo modo, il potere temporale della Chiesa si ridusse alla sola città di Roma. A Messina, l 28 settembre 1197, morì l’Imperatore Enrico VI, lasciando come erede il figlio Federico (il futuro Federico II di Svevia) di appena 3 anni.
  
Panorama di San Miniato da Marzana
Foto di Walter Scarselli

Scoppiò una vera e propria guerra di successione. Da una parte Filippo di Svevia, fratello del defunto Imperatore e appoggiato dal partito Ghibellino; dall’altra il partito Guelfo che aveva eletto Ottone di Brunswick Re di Germania e dei Romani (era figlio del cugino di Federico I Barbarossa) grazie all’appoggio del Papa Innocenzo III che rivendicava a sé gli antichi possedimenti matildici.
Si aprirono le ostilità e mentre il Re di Francia Filippo II si schierò a favore di Filippo di Svevia, la monarchia inglese appoggiò Ottone di Brunswick, con il quale aveva legami di parentela. La bilancia pendeva dalla parte di Filippo di Svevia e si prospettava una situazione in continuità con quella tumultuosa lasciata da fratello Enrico VI.
A questo punto, alla fine del 1197, si ricostituì la Lega Lombarda volta a creare un clima di opposizione al nuovo sovrano e in modo da mantenere la forte autonomia conquistata con la vittoria di Legnano su Federico I Barbarossa e sancita definitivamente dalla pace di Costanza nel 1183.
In Toscana, per la prima volta, accadde qualcosa di simile. Così scrive il Davidsohn (1):

“1197, primi di novembre. Nel borgo di San Genesio, alla presenza del Card. Pandolfo e di Bernardo, Cardinale Prete di San Pietro in Vincoli, si scambiano i loro giuramenti i Consoli di Lucca, Firenze, Siena, San Miniato e il rappresentante del Vescovo di Volterra, dando vita a quella Lega antimperiale toscana, che si dirà appunto di San Genesio”.

Per l’incontro fu scelta San Genesio proprio per la sua posizione equidistante e anche per dare un segnale forte ai legati imperiali che qui avevano tenuto le principali diete negli anni precedenti. La riunione avvenne nella chiesa di San Cristoforo, all’interno del borgo (2).
La costituzione della Lega di San Genesio, o Prima Lega Guelfa Toscana, o Lega di Tuscia, fu un avvenimento di un importanza davvero molto forte. Le città, in pratica, si suddivisero il territorio delle Toscana in modo del tutto indipendente dalle antiche divisioni amministrative di stampo imperiale, equiparando le istituzioni comunali a quelle feudali. L'obbiettivo principale era la resistenza contro una restaurazione della signoria tedesca che sembrava inevitabile, visto il prevalere del partito ghibellino in favore di Filippo di Svevia. I partecipanti si giurano reciproca alleanza di difesa, impegnandosi a non riconoscere Imperatore o Re senza specifico ordine da parte della Chiesa, alla quale sarebbero dovuti ritornare gli antichi possedimenti di Matilde di Canossa (3). Per questo la Lega ottenne l’appoggio del Papa Innocenzo III (eletto l’8 gennaio 1198), anche se in un primo tempo si era dimostrato riluttante. A seguito di una seconda riunione, tenutasi a Castelfiorentino il 4 dicembre 1197, fu eletto a capo della coalizione il vescovo di Volterra (4).
Tra i partecipanti alla Lega  vi erano anche le maggiori famiglie feudali toscane come i Guidi, gli Aldobrandeschi e gli Alberti, che sentendosi ormai alle strette, accettarono le decisioni dei convenuti. Vennero riconosciuti i diritti esercitati da queste famiglie a condizione però che fossero di concessione regia ma, di fatto, da quel momento in poi persero, o dovettero profondamente ridimensionare, il controllo che avevano sul territorio.
In un secondo momento aderirono anche Prato, Arezzo e Perugia ed anche i vescovi di Firenze e Fiesole. Pistoia non aderì e lo stesso fece Pisa, che rimase in favore della continuità con Filippo di Svevia, in quanto i suoi possedimenti erano stati legittimati da Federico I Barbarossa e attendeva ancora i risarcimenti promessi da Enrico VI per la conquista del Regno di Sicilia.

La “Rocca” di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Le conseguenze della costituzione della Lega di San Genesio furono immediate. Firenze, fra il 1198 e il 1202 conquistò i castelli degli Alberti (Montegrossoli, Certaldo, Barberino d’Elsa, Vico d’Elsa e, infine, il castello di Semifonte, che fu raso al suolo). Siena assaltò Montalcino nel 1200 che si arrese dopo ben 16 mesi d’assedio. Nel 1204 i fiorentini costruirono il castello presso Montelupo quale piazzaforte per controllare la vicina Capraia, possedimento degli Alberti, che cedette poco dopo.
Anche San Miniato si dette molto da fare. Nei primi mesi del 1198 distrusse il borgo di San Genesio (5) anche se fu prontamente ricostruito dai Lucchesi. I Sanminiatesi strinsero poi accordi con i Gherardeschi e si assicurarono il controllo del castello di Montebicchieri (6).

Firenze assunse il ruolo primario all’interno della Lega, arrivando, nel 1207 a imporre il proprio candidato alla testa della coalizione. Tuttavia i difficili rapporti con Siena fecero si che quest’ultima tornasse fedele a Filippo di Svevia e per questo scoppiò una violenta battaglia fra le due città, con i Fiorentini che penetrarono in territorio senese. Solo la morte di Filippo di Svevia e l’ascesa al potere di Ottone IV riuscirono a porre fine a questo periodo turbolento. Grazie ad una intensa attività diplomatica fu ripristinata l’autorità imperiale nel 1209 e San Miniato tornò ad essere la sede dell’amministrazione imperiale per la Toscana (7).


(1) Davidsohn R., Storia di Firenze. Tomo I, pagg. 913-915, in Coturri, San Miniato nella “Storia di Firenze” di Robert Davidsohn, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 45, 1976, pag. 13.
(2) Salvestrini Francesco, San Genesio. La comunità e la pieve fra il VI e il XIII secolo, in Cantini e Salvestrini, Vico Wallari – San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del Medio Valdarno Inferiore fra alto e pieno Medioevo, Firenze University Press, Firenze, 2010, pag. 67.
(3) Davidsohn R., Storia di Firenze. Tomo I, pagg. 912 e segg, 930 e segg.
(4) Salvestrini, Op. Cit., pag. 68.
(5) Davidsohn R., Storia di Firenze. Tomo I, pgg. 928, in Coturri, San Miniato nella “Storia di Firenze” di Robert Davidsohn, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 45, 1976, pag. 13.
(6) Davidsohn R., Storia di Firenze. Tomo I, pag. 929, in Coturri, San Miniato nella “Storia di Firenze” di Robert Davidsohn, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 45, 1976, pag. 14.
(7) Davidsohn R., Storia di Firenze. Tomo II, pag. 15, in Coturri, San Miniato nella “Storia di Firenze” di Robert Davidsohn, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 45, 1976, pag. 14.
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