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domenica 15 aprile 2012

“MADONNA IN TRONO CON BAMBINO CIRCONDATA DALLE VIRTU’ CARDINALI E TEOLOGALI” (quarta parte)

di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

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Siamo giunti all’ultimo post riguardo questo affresco. Dopo aver parlato del contesto storico, degli artisti che vi lavorarono e del valore religioso e civico di quest’opera, adesso tratteremo del sonetto e di una ipotesi relativa ad una variazione iconografica che potrebbe essere maturata nei primi anni del ‘400.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

IL SONETTO

Nell’introduzione al primo post, è stato accennato al sonetto collocato nella parte bassa dell’affresco, esattamente al di sotto della composizione figurativa. Si tratta di una vera e propria didascalia, una “poesia per pittura” (1). Il sonetto, trascritto da Giuseppe Piombanti, recita (2):

Quanto fur l’opre sue perfecte et sancte
Ti dimostran, lector, le sette donne,
Del regimento suo ferme cholonne,
Chel fan d’eterna fama triunfante.
Esempro prenda chi verrà davante
Del gran guadagno che secho portonne,
Che i cuor delli uomini tucti et de le donne
Volle, nè giammai tolse un vil bisante.
Et nel novanta tre dopol trecento
Et mille, resse sì il Vichariato,
Che ciaschun fu da lui sempre contento.
In pace tenne tucti et in buono stato;
Fu in sua chorte ciascun vitio spento,
Tenendo le virtù, che vedi, a lato.
Onde sempre obbligato
Gliè ciascheduno, et grandi et piccholini,
E, per suo amore, a tucti i Guicciardini.

Si tratta di un sonetto costituito da endecasillabi. Due quartine e due terzine, con rima ABBA, ABBA, CDC, DCD. In più abbiamo un’ultima terzina, una sorta di “coda”, con rima DEE, e per questo è riconosciuto come un sonetto “caudato”. Si tratta di una variante al sonetto “tipico”, sviluppatasi a partire dal XIV secolo, a cui sono aggiunti tre versi, un settenario più un distico di endecasillabi. Il sonetto è caratterizzato da due quartine e due terzine, quindi 4 + 4 + 3 + 3, per un totale di 14 versi, ovvero il numero 7 ripetuto due volte. L’utilizzo di una composizione poetica come quella del sonetto potrebbe essere stato dettato da varie circostanze. Tuttavia è interessante notare che il numero 4 è lo stesso dei punti cardinali, quindi simbolo terreno, esattamente quante sono le Virtù Cardinali; il numero 3 è il simbolo della Trinità, quindi simbolo celeste, esattamente quante sono le Virtù Teologali. Il numero 7, quante sono tutte le Virtù assieme, simboleggia l’universo, terra e cielo, l’uomo e Dio (3).

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare del sonetto
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Interessanti sono anche le corrispondenze che intercorrono fra questo sonetto e un’altra opera: il poema cavalleresco La Spagna (4). Si tratta di un componimento ben più articolato, costituito da ben 40 canti, a loro volta composti da oltre 40 ottave, ispirato alla Chanson de Roland, e a cui hanno attinto anche il Pulci e l’Ariosto (5). Sull’identità dell’autore è stato molto dibattuto, ed è stato ipotizzato essere quel Sostegno di Zanobi da Fiorenza con cui l’opera sarebbe firmata al secondo verso dell’ultima strofa. Incerta è anche la data del componimento, ascrivibile tuttavia al XIV secolo. Anche se in contesti totalmente distinti, è davvero singolare notare al Canto XL, nella settima ottava, la stessa concatenazione di parole in rima donne, colonne, portonne che ritroviamo nel sonetto. Anche altri elementi sono comuni, come quel vil bisante (Canto XXIX ottave nn. 35 e 47 e Canto XXXVI ottava n. 39) che è un accostamento praticamente unico nella letteratura italiana; ancora, le parole grandi e piccolini ripetute più volte (Canto VII ottava n. 18, Canto XIII ottava n. 2 e Canto XXIV ottava n. 21). Alla luce di queste corrispondenze non è inverosimile ipotizzare che l’autore del sonetto sanminiatese, pur rimanendo anonimo, conoscesse il poema La Spagna.


IL VICARIO LUIGI GUICCIARDINI NELL’AFFRESCO?

Escludendo la Madonna e il Bambino, le altre figure, i simboli e i testi presenti nell’affresco rimandano ad una figura politica ben precisa. In particolare dal sonetto emerge un chiaro riferimento a Luigi Guicciardini, uomo politico, a cui era demandato il governo dell’allora Vicariato di San Miniato (6). Succedette nella carica a Franco Sacchetti, che aveva ricoperto il ruolo di Vicario per la Repubblica Fiorentina nel 1392 (7). Lo stemma della famiglia Guicciardini appare dipinto anche sulla copertina del libro riguardante l’amministrazione finanziaria della Comunità di San Miniato per l’anno 1393 (8).

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare stemma Guicciardini
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Figlio di Piero di Ghino, Luigi Guicciardini nacque a Firenze intorno al 1346. Il padre, a seguito della peste del 1348, aveva accentrato nella sua persona un grandissimo patrimonio che egli non esitò a far fruttare praticando anche l’usura. Nella Firenze nel XIV secolo, se accertata tale attività, avrebbe comportato, oltre all'ignominia, la confisca delle ricchezze accumulate attraverso l’illecito. Luigi Guicciardini, per superare le accuse che gli venivano mosse, si accordò con Pietro Corsini, allora Vescovo di Firenze, essendo questo tipo di reato di competenza ecclesiastica. Egli restituì alle persone, coinvolte nelle attività del padre, una percentuale di denaro che avevano versato come interesse, e in questo modo evitò pesanti sanzioni. Nel 1378 fu nominato Gonfaloniere di Giustizia ma si trovò subito ad affrontare all'inizio del mandato la cosiddetta “rivolta dei Ciompi". Nell'occasione egli fu accusato di essersi comportato da codardo. Tuttavia lo storico Francesco Guicciardini, suo diretto discendente, affermò che la scelta di abbandonare il palazzo ai ribelli si rivelò per Firenze il male minore. In effetti, Luigi Guicciardini, prima di essere esiliato a seguito della rivolta, ricevette la nomina di cavaliere ed in seguito ricoprì ancora importanti incarichi politici e diplomatici, fino ad essere nominato, nel 1393, Vicario di San Miniato per la Repubblica Fiorentina (9). Guicciardini fu in carica, per sei mesi, dal 5 settembre del 1393, esattamente l’anno a cui si fa riferimento nel sonetto (10). Non sappiamo se la composizione poetica sia stata aggiunta in seguito o se sia nata insieme all’affresco; la seconda ipotesi risulta essere plausibile, sia dalle fonti documentarie, che per l’epoca di componimento del sonetto “caudato”. Inoltre, si è accennato nell’introduzione alla presenza nell’affresco di ben tre stemmi della famiglia Guicciardini, uno per lato e il terzo alla sommità della composizione.
Poniamo l’attenzione su alcuni dettagli del sonetto che risultano essere molto significativi. Nella seconda quartina la frase “Esempro prenda chi verrà davante” è riferita a coloro che si avvicenderanno nella carica di vicario. Nella seconda terzina, gli ultimi due versi recitano: “Fu in sua chorte ciascun vitio spento, Tenendo le virtù, che vedi, a lato”. Nel sonetto non vi è alcun riferimento alla Madonna col Bambino e le virtù si troverebbero, sempre secondo il sonetto, a lato del Guicciardini. Si tratterebbe quindi di una contraddizione, ma forse non è così.
Presso l’Archivio Guicciardini, è conservato un documento molto significativo: la Carta n. 121 del Libro di Amministrazione n. 2 (11). Si tratta di una memoria autografa dello stesso Luigi Guicciardini in cui è scritto che il popolo di San Miniato fece eseguire un suo ritratto nella Sala delle Udienze.
In particolare vi si legge:

E più mi onorarono perché alla mia uscita non ne sapiendo niente mi dipinsero a perpetua mia memoria nella loro udienza a Saminiato”

Inoltre la commozione e la gratitudine dimostrate a Luigi Guicciardini fu un qualcosa di davvero molto grande se effettivamente “mi compagnarono infino fuori della porta co rami delli ulivi imano”. La scena trionfante descritta, proseguì ben oltre il centro cittadino in quanto lo “compagnarono per infino Empolj, per infino Monti-Lupo”.
Questo documento potrebbe aggiungere un aspetto molto interessante per la lettura dell’affresco. L’apparato figurativo originario potrebbe essere stato composto dalla figura di Luigi Guicciardini circondato dalle virtù Cardinali e Teologali. Partendo dalle suddette considerazioni e analizzando le parole di Luigi Guicciardini, le due figure centrali sarebbero state dipinte in un secondo tempo. In più, l’affresco non sarebbe stato commissionato dal vicario, bensì dal popolo sanminiatese, grato per l’opera del Guicciardini (12).
Questa ipotesi si arricchisce considerando che l’affresco è stato realizzato, con ogni probabilità, da due persone distinte: il Maestro della Madonna Lazzaroni e Cenni di Francesco di Ser Cenni. E non è inverosimile che le figure della Madonna e del Bambino siano state dipinte nei primi anni del ‘400, quando Cenni di Francesco di Ser Cenni eseguì, per la chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, il San Girolamo nel suo studio che traduce la Bibbia, datato 1411. Inoltre la figure della Madonna con Bambino non sono ben armonizzate col resto dell’affresco: si notano consistenti rabberci, evidenti tentativi di legare sommariamente le figure centrali al resto della pittura. Un altro dettaglio, finora sfuggito, è rappresentato da quella porzione di veste rossa che si trova fra la Madonna e la Prudenza e che sembrerebbe trattarsi dell’estremità laterale di una manica, appartenente ad una figura precedentemente dipinta.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare del veste rossa
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Qualsiasi cosa fosse originariamente al centro dell’affresco, dall’analisi visiva delle superfici di contatto col resto della composizione, risulta evidente che per la realizzazione delle due figure centrali sia stato realizzato un nuovo supporto, asportando quello originario.
Le cause che avrebbero determinato un radicale cambiamento all’apparato figurativo della composizione potrebbero essere molteplici: da un tentativo di rimediare ad un’iconografia non convenzionale fino all’opera di un successore, nell’intento di cancellare l’ingombrante memoria del vicario Luigi Guicciardini.

Si ringrazia il Comune di San Miniato, in particolare la Segreteria del Sindaco, l’Uff. Stampa e l’Uff. Cultura per la disponibilità.
Si ringraziano Luca Macchi e Don Luciano Niccolai per gli importanti suggerimenti, il Sig. Piero Paolo Guicciardini per la disponibilità e la gentilezza dimostrate, il Dott. Alberto Malvolti, per il fondamentale contributo nella decodifica del documento conservato presso l’Archivio Guicciardini e Federico Mandorlini per le fotografie.

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NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Roani Villani Roberta, La decorazione del Palazzo Comunale fra arte, storia e restauro, in Roani e Latini (a cura di), San Miniato, immagini e documenti del patrimonio civico della città, Ecofor, Pacini Editore, San Miniato, 1998, pag. 24.
(2) Piombanti Giuseppe, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tipografia Massimo Ristori, San Miniato, 1894, rist. anastatica, Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, pagg. 142-143.
(3) Chevalier Jean e Gheerbrant Alain, Dizionario dei Simboli, Rizzoli, Milano, 1986, volume II, pag. 375.
(4) Per il testo completo si veda Catalano Michele, La Spagna, Poema cavalleresco del XIV secolo, Commissione per i testi di lingua, Bologna, tre volumi, 1939-1940.
(5) Il riferimento è alle opere Morante del Pulci e L’Orlando Furioso dell’Ariosto. Oltre a trattare delle gesta di Orlando, in particolare, nell’opera del Pulci ogni canto si apre e si chiude con una invocazione religiosa, esattamente come avviene ne La Spagna.
(6) Arrighi V., Luigi Guicciardini, in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, v. Luigi Guicciardini.
(7) Boldrini Roberto (a cura di), Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, pag. 254.
(8) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Archivio Preunitario, Fondo Vicariato di San Miniato, Entrate e Uscite, anno 1393, n. 1205.
(9) Arrighi, Op. Cit.
(10) I Libri di amministrazione generale (riordinati dal Gherardi), sono una raccolta con ricordanze, entrate e uscite, debitori e creditori, giornali, etc., consistenti in 346 registri datati fra il 1344 e il sec. XIX.
(11) Archivio Guicciardini, Libri d’Amministrazione, n. 2, carte n. 121 verso.
(12) Di parere opposto, Roani e Matteoli che indicano rispettivamente il vicario Guicciardini e la famiglia Guicciardini i committenti dell’affresco. Roani, Op. Cit., pag. 25. Matteoli, Op. Cit., pag. 34.

lunedì 26 marzo 2012

“MADONNA IN TRONO CON BAMBINO CIRCONDATA DALLE VIRTU’ CARDINALI E TEOLOGALI” (terza parte)

di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

Post correlati:
- Madonna in Trono con Bambino circondata dalle Virtù Cardinali e Teologali (prima parte)
- Madonna in Trono con Bambino circondata dalle Virtù Cardinali e Teologali (seconda parte)

Nei primi due post abbiamo parlato dell’affresco “Madonna in trono con bambino circondata dalle Virtù Cardinali e Teologali”, con particolare riferimento al contesto storico, agli artisti che vi lavorarono e al valore religioso e civico che quest’opera propone. In questo post tratteremo nel dettaglio le figure relative alle virtù.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Il gesto dell’allattamento, abbiamo visto, richiama inevitabilmente la figura del governante, con il latte che si farebbe simbolo del buon governo, che solo un buon amministratore (la figura del vicario nel nostro caso) può offrire ai suoi neonati, ovvero alla comunità che egli è chiamato a governare. E per questo dovrebbe sacrificarsi alla ragion pubblica, per il suo popolo, esattamente come una madre nei confronti del proprio figlio.
Per adempiere a tale missione, al governante vengono in aiuto le Virtù. Sono qualità contraddistinte da valore, eccellenza, perfezione d’essere, e a cui è possibile pervenire, nella loro accezione cristiana, attraverso una relazione viva con Dio (1). Le Virtù si suddividono in Cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza) e in Teologali (Fede, Speranza e Carità (2). Nell’affresco sono rappresentate attraverso figure alate, dotate di aureola ottagonale arricchita, forse con interventi successivi, da corone oggi lievemente avvertibili.
Le Virtù Cardinali sono note almeno a partire dall’antica Grecia. Ad esempio Platone, nel “dialogo” La Repubblica, indica le quattro virtù (3), che, molti secoli più tardi, da Sant’Ambrogio verranno chiamate “Cardinali” (4). Sono denominate anche come “Virtù umane principali” e riguardano essenzialmente l'uomo. Le Virtù Teologali, invece, sono quelle che rendono l'uomo capace di vivere in relazione con Dio; vivificano le Virtù Cardinali, dalle quali differiscono perché non possono essere ottenute con il solo sforzo umano, ma sono infuse nell'uomo dalla grazia divina.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare della Prudenza
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

La Prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo” (5). Da un punto di vista strettamente biblico la prudenza evoca essenzialmente il dono della sapienza, cioè la capacità di interpretare ogni cosa alla luce di Dio, il quale istruisce sulle decisioni da prendere. Secondo questa accezione, la sapienza, infatti, è costituita da due aspetti: la conoscenza e la saggezza, quest’ultima sinonimo, appunto, della prudenza. Nell’affresco la Prudenza è rappresentata dall’angelo che indica con la mano destra lo specchio che tiene nella sinistra, essendo un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà (Sapienza 7,25-26). Quasi nascosta dietro alla figura alata, si trova un uomo dalla lunga barba. Si tratta di un elemento figurativo conforme all’iconografia propria di questa virtù, esattamente come nell’omologa figura dipinta da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova (6). Infatti la Prudenza presuppone il guardare avanti, ma anche indietro; necessita di uno spirito giovane e maturo insieme; è dotata della sensibilità maschile e femminile (7).

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare della Giustizia
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

“La Giustizia, è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. (…) La giustizia verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune” (8). La figura alata che rappresenta la Giustizia stringe una lunga spada nella mano destra, mentre nella sinistra tiene una bilancia. Quest’ultimo elemento deriva dall’idea di equilibrio, di equità, che a questa virtù spetta mantenere o ristabilire. La spada è un elemento associato alla giustizia fin dall’antica Roma, come valore da difendere “a spada tratta”, corroborato in epoca medioevale dall’avvento del “penale”, una sorta di contro-altare per una Giustizia da ristabilire (9).

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare della Fortezza
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

 “La Fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale. La virtù della Fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte e di affrontare la prova e le persecuzioni (10). La Fortezza è rappresentata da una figura angelica che è predisposta a difendersi. Nella mano destra stringe una mazza flangiata, ovvero un particolare tipo di arma utilizzata nella mischia. Tiene lo scudo con la sinistra e l’elmo in testa e per questo è pronta anche ad affrontare un corpo a corpo.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare della temperanza
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

“La Temperanza è la virtù morale che modera l’attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati” (11). Nell’affresco in questione è rappresentata dalla figura alata che versa l’acqua dall’ampolla che tiene nella mano destra in quella stretta nella sinistra e che contiene vino, che così viene “temperato” (12).

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare della Fede
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

“La Fede è innanzi tutto una adesione personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato” (13). “Con la Fede l’uomo si abbandona tutto a Dio liberamente” (14). Nell’affresco in questione la fede è rappresentata dalla figura alata che sostiene una croce a due mani. Il riferimento è alle parole di Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24).

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare della Speranza
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione
“La speranza è l’attesa fiduciosa della benedizione divina e della beata visione di Dio; è anche il timore di offendere l’amore di Dio e di provocare il castigo” (15). Per il nostro affresco, interessante è la prima parte della definizione: la visione di Dio. Questa virtù è rappresentata, infatti, come una figura alata con le mani giunte in segno di preghiera e devozione, con il viso rivolto verso una specie di formella, o medaglione, contenete l’immagine del volto di Cristo.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare della Carità
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

“La Carità è la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio” (16). Questa definizione è perfettamente in linea con quanto affermato da Gesù: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti” (Mt 22,37-38). Nell’affresco troviamo la Carità come una figura alata che tiene nella mano destra proprio un cuore. Con la sinistra, invece, tiene un rotulo dispiegato dove sta scritto (17):

Chi in questo mondo meco ci governa
Ornar di fama il fo da queste donne,
e poi per premio li do vita eterna”

La metrica di questa terzina è di tipo “dantesco”, cioè costituita da versi endecasillabi in rima alternata. Il riferimento ovviamente è ai governanti. Chi governerà meco, quindi con la carità, con l’amore per Dio e per il prossimo, sarà ornato dalle Virtù, le donne, ed avrà come ricompensa la vita eterna.

Nel prossimo ed ultimo post, parleremo del sonetto e della figura del vicario Guicciardini.

Si ringrazia il Comune di San Miniato, in particolare la Segreteria del Sindaco, l’Uff. Stampa e l’Uff. Cultura per la disponibilità.
Si ringraziano Luca Macchi e Don Luciano Niccolai per gli importanti suggerimenti e Federico Mandorlini per le fotografie.

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Leon-Dufour Xavier, Dizionario di Teologia Biblica, Marietti, Genova, 1976 rist. 2003, pag. 1381.
(2) 1 Corinzi 13,12-13
(3) Adorno Francesco, Introduzione a Platone, Laterza, Bari 1989, pag. 84.
(4) Krabinger Johann Georg (a cura di), Opere morali 1: I Doveri, note e traduzione a cura di Banterle Gabriele, Biblioteca Ambrosiana, Collana Tutte le Opere di Sant’Ambrogio, Città Nuova, Milano, 1977, pag. 11.
(5) Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1992, art. 1806, pag. 459.
(6) Pisani Giuliano, Il programma della Cappella degli Scrovegni, in Tomei Alessandro, Giotto e il Trecento. “Il più sovrano Maestro stato in dipintura”, Skira, Milano, 2009, pagg. 113-127.
(7) Tale interpretazione è stata formulata da Don Luciano Niccolai durante un incontro in preparazione dell’evento “Conversazione sull’affresco: Madonna in trono con Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali” presso il Municipio di San Miniato, organizzato dal gruppo Smartarc in collaborazione con il Comune di San Miniato – Assessorato alla Cultura, il 14 luglio 2011.
(8) Catechismo…, art. 1807, pag. 460.
(9) Sbriccoli Mario, La benda della Giustizia: iconografia, diritto e leggi penali dal medioevo all'età moderna, in Sbriccoli Mario e altri, Ordo iuris : storia e forme dell'esperienza giuridica, Milano, Giuffrè, 2003, p. 41-95.
(10) Catechismo…, art. 1808, pag. 460.
(11) Catechismo…, art. 1809, pag. 460.
(12) Cerri Roberto (a cura di), Palazzo Comunale, Sistema Museale San Miniato, Nova Stampa Arti Grafiche, Signa, 2009, pag. 11.
(13) Catechismo…, art. 150, pag. 52-53.
(14) Catechismo..., art. 1814, pag. 462.
(15) Catechismo…, art. 2090, pag. 521.
(16) Catechismo…, art. 18252, pag. 464.
(17) Piombanti Giuseppe, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tipografia Massimo Ristori, San Miniato, 1894, rist. anastatica, Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, pag. 143.

domenica 11 marzo 2012

“MADONNA IN TRONO CON BAMBINO CIRCONDATA DALLE VIRTU’ CARDINALI E TEOLOGALI” (seconda parte)

di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi
Nella prima parte di questo intervento abbiamo accennato all’affresco denominato “Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali”, che si trova in quella sala del Palazzo Comunale che fino a pochi anni fa ospitava le sedute del Consiglio Comunale di San Miniato e che oggi deve il proprio nome proprio da questa pittura. Abbiamo parlato degli artisti che vi hanno lavorato e abbiamo accennato alla particolarità del soggetto che tratteremo in questo post. Faremo riferimento, in particolare, al carattere religioso di questo affresco e agli altri livelli di lettura che questa opera propone.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

ARTE SACRA IN UNA SALA CIVICA

Giuseppe Piombanti, a proposito del nuovo palazzo civico, ricorda come gli uomini del tempo riconoscevano esser la religione la base di ogni pubblica e ben regolata amministrazione; e perciò in tutti i palazzi delle repubbliche del medio evo tu trovi la cappella (1). Non mancano neppure esempi di opere d’arte sacra all’interno di palazzi civici di molte città toscane: Siena, San Gimignano, Massa Marittima, solo per citarne alcune.
Nel caso sanminiatese, la Sala delle Udienze fu collocata esattamente al di sopra dell’Oratorio che a partire dal 1399 ospitò il SS. Crocifisso di Castelvecchio, a riconoscere fisicamente, ancor prima che idealmente, il ruolo di fondamento della religione sulle pratiche civiche.
L’affresco Madonna con Bambino circondata dalle Virtù Cardinali e Teologali è l’unico ad avere un soggetto sacro, a differenza degli altri affreschi presenti sulle pareti della sala (2). Cronologicamente risulta essere anche il più antico e, per questo, non è da escludere che i vari emblemi nobiliari siano stati realizzati in sovrapposizione a precedenti pitture, che soltanto analisi specifiche potrebbero rivelare.
Da un punto di vista religioso, questa composizione è più cristologica che mariana, sebbene il titolo ponga in secondo piano il Bambino a favore della Madre. Il soggetto principale è Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, ed è egli stesso Dio. L’aureola che circonda la testa del Bambino è l’unica con iscritta una croce, i cui bracci sono colorati di rosso: è questa, infatti, l’immagine principale attorno alla quale ruota tutto l’apparato figurativo.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

I temi a cui si riferisce questa tipologia iconografica, denominata “Madonna del Latte”, possono esemplificarsi nella “divinità umanizzata” e nell’“umanità sacralizzata”. E’ Cristo che per mezzo dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo, (…) per la nostra salvezza (3); da notare la posizione del piede destro del Bambino che rappresenta un’allusione all’Eden: Cristo è colui che schiaccia la testa al diavolo fatto serpente e salva l’uomo, il Creatore soccorre la propria creatura, ma col sacrificio della sua vita. Essendo vero Dio, ma anche vero Uomo, la figura di Gesù Bambino mostra tutte quelle necessità fisiologiche proprie di un neonato: deve nutrirsi, e per farlo ha bisogno del seno della madre. Si tratta quindi di una scena “umana”, nella sua accezione reale. Gesù è raffigurato come un bambino vero, che sta in braccio alla propria madre, dalla quale trae il nutrimento.
La Madonna, accogliendo lo Spirito Santo, e rispondendo affermativamente al progetto divino pensato per lei (4), getta le basi per la sua sacralità. Tale aspetto è corroborato dall’utilizzo dell’aureola raggiata e dalla rappresentazione della stella dipinta in prossimità della spalla destra. Si tratta di una delle tre stelle (le altre due, non visibili, si troverebbero sulla spalla sinistra e sul copricapo) che simboleggiano la verginità di Maria prima, durante e dopo il parto.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Questa tipologia iconografica nasce e si diffonde nella Toscana del ‘300, proprio laddove si svilupperà quell’antropocentrismo che farà da base al Rinascimento. Un movimento che si rifà a tendenze sociali e insegnamenti religiosi sviluppatisi nella società tardo medievale, e che vede nella verginità di Maria e nel matrimonio sacramentale (col riferimento alla maternità all’interno del rapporto coniugale) il fulcro di un’intensa attività devozionale con i conseguenti sviluppi in campo artistico. In questo senso, le immagini sacre giungono a sottolineare, da una parte l’umanità di Dio incarnatosi, e dall’altra il ruolo sociale di sposa e madre che ogni donna, esattamente come la Vergine Maria, dovrebbe incarnare per aspirare alla santità. E non è un caso se dal ‘300 in poi, la santificazione di figure femminili avvenga, non soltanto in ambito conventuale, ma sia espressa anche nella famiglia e nella comunità, ad indicare anche come l’attenzione si fosse ormai spostata sulla sfera civica e urbana (5).
Il cercare di comprendere per quale motivo questa immagine sacra sia stata realizzata all’interno di una sala civica, implica non soltanto la valutazione della condizione femminile del tempo o il rinnovato riconoscimento dell’umanità del Figlio di Dio. Per far ciò occorre indagare anche il gesto dell’allattamento e, in particolare, il simbolo del “latte” all’interno delle Sacre Scritture.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Nella Bibbia, in particolare nell’Antico Testamento, l’immagine del “latte” viene utilizzata molte volte. In una civiltà legata alla pastorizia, come lo è stata quella ebraica, il latte è percepito come un dono della natura, non fabbricato, e considerato un nutrimento d’importanza vitale. Avere latte in abbondanza era un segno di ricchezza (6) e quindi l’immagine della madre che allatta il proprio figlio è uno dei simboli utilizzati per descrivere l’infinito amore, e premura, di Dio per il suo popolo (7). Il latte è poi citato, sempre nell’Antico Testamento, all’interno delle descrizioni relativamente alla ricchezza della Terra Promessa (8). Nel Nuovo Testamento, invece, la metafora relativa al latte assume anche il significato di nutrimento dei Figli di Dio. In particolare San Paolo vede il latte come l’annuncio del messaggio cristiano, in attesa del nutrimento solido, riservato da Dio ai cristiani maturi (9). Sullo stesso valore si pone anche San Pietro  che indica il latte come l’alimento, che è Gesù stesso, per crescere e raggiungere la salvezza (10). Abbiamo quindi due aspetti: l’allattamento, quale sacrificio, ma anche amorevole gesto verso il neonato che non può autosostentarsi e il valore del latte quale alimento di crescita, ma anche metafora di benessere. Il passaggio dalla teologia alla sfera civica è sottile. Il latte si farebbe simbolo del buon governo, che solo un buon amministratore (la figura del vicario nel nostro caso) può offrire ai suoi neonati, ovvero alla comunità che egli è chiamato a governare. E per questo dovrebbe sacrificarsi alla ragion pubblica, per il suo popolo, esattamente come una madre nei confronti del proprio figlio.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Nel prossimo intervento parleremo delle Virtù Cardinali e Teologali.

Si ringrazia il Comune di San Miniato, in particolare la Segreteria del Sindaco, l’Uff. Stampa e l’Uff. Cultura per la disponibilità e Federico Mandorlini per le fotografie.

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Piombanti Giuseppe, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tipografia Massimo Ristori, San Miniato, 1894, rist. anastatica, Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, pag. 98.
(2) Per una trattazione più approfondita si rimanda a Roani Villani Roberta, La decorazione del Palazzo Comunale fra arte, storia e restauro, in Roani e Latini (a cura di), San Miniato, immagini e documenti del patrimonio civico della città, Ecofor, Pacini Editore, San Miniato, 1998, pagg. 36-55.
(3) Dalla preghiera “Credo”
(4) Il riferimento è all’episodio dell’Annunciazione, Luca 1,26-38.
(5) Celani Jennifer, Verginità Feconda, Il contesto storico-religioso, in Berruti Paolo, La sacralità umanizzata, in Berruti Paolo (a cura di), Madonna del Latte, la sacralità umanizzata, Edizioni Polistampa, Firenze, 2006, pagg. 13-15.
(6) Giobbe 29,1-6 e Isaia 60,16, in Leon-Dufour Xavier, Dizionario di Teologia Biblica, Marietti, Genova, 1976 rist. 2003, voce “Latte”, pagg. 579-582.
(7) Salmi, 131 (130) e Isaia 66, 10-13 in Leon-Dufour, Op. Cit., pagg. 579-582.
(8) Esodo 3,7-8 in Leon-Dufour, Op. Cit., pagg. 579-582.
(9) 1 Corinzi 3,1-3 in Leon-Dufour, Op. Cit., pagg. 579-582.
(10) 1 Pietro 2,1-3 in Leon-Dufour, Op. Cit., pagg. 579-582.

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