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domenica 15 aprile 2012

“MADONNA IN TRONO CON BAMBINO CIRCONDATA DALLE VIRTU’ CARDINALI E TEOLOGALI” (quarta parte)

di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

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Siamo giunti all’ultimo post riguardo questo affresco. Dopo aver parlato del contesto storico, degli artisti che vi lavorarono e del valore religioso e civico di quest’opera, adesso tratteremo del sonetto e di una ipotesi relativa ad una variazione iconografica che potrebbe essere maturata nei primi anni del ‘400.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

IL SONETTO

Nell’introduzione al primo post, è stato accennato al sonetto collocato nella parte bassa dell’affresco, esattamente al di sotto della composizione figurativa. Si tratta di una vera e propria didascalia, una “poesia per pittura” (1). Il sonetto, trascritto da Giuseppe Piombanti, recita (2):

Quanto fur l’opre sue perfecte et sancte
Ti dimostran, lector, le sette donne,
Del regimento suo ferme cholonne,
Chel fan d’eterna fama triunfante.
Esempro prenda chi verrà davante
Del gran guadagno che secho portonne,
Che i cuor delli uomini tucti et de le donne
Volle, nè giammai tolse un vil bisante.
Et nel novanta tre dopol trecento
Et mille, resse sì il Vichariato,
Che ciaschun fu da lui sempre contento.
In pace tenne tucti et in buono stato;
Fu in sua chorte ciascun vitio spento,
Tenendo le virtù, che vedi, a lato.
Onde sempre obbligato
Gliè ciascheduno, et grandi et piccholini,
E, per suo amore, a tucti i Guicciardini.

Si tratta di un sonetto costituito da endecasillabi. Due quartine e due terzine, con rima ABBA, ABBA, CDC, DCD. In più abbiamo un’ultima terzina, una sorta di “coda”, con rima DEE, e per questo è riconosciuto come un sonetto “caudato”. Si tratta di una variante al sonetto “tipico”, sviluppatasi a partire dal XIV secolo, a cui sono aggiunti tre versi, un settenario più un distico di endecasillabi. Il sonetto è caratterizzato da due quartine e due terzine, quindi 4 + 4 + 3 + 3, per un totale di 14 versi, ovvero il numero 7 ripetuto due volte. L’utilizzo di una composizione poetica come quella del sonetto potrebbe essere stato dettato da varie circostanze. Tuttavia è interessante notare che il numero 4 è lo stesso dei punti cardinali, quindi simbolo terreno, esattamente quante sono le Virtù Cardinali; il numero 3 è il simbolo della Trinità, quindi simbolo celeste, esattamente quante sono le Virtù Teologali. Il numero 7, quante sono tutte le Virtù assieme, simboleggia l’universo, terra e cielo, l’uomo e Dio (3).

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare del sonetto
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Interessanti sono anche le corrispondenze che intercorrono fra questo sonetto e un’altra opera: il poema cavalleresco La Spagna (4). Si tratta di un componimento ben più articolato, costituito da ben 40 canti, a loro volta composti da oltre 40 ottave, ispirato alla Chanson de Roland, e a cui hanno attinto anche il Pulci e l’Ariosto (5). Sull’identità dell’autore è stato molto dibattuto, ed è stato ipotizzato essere quel Sostegno di Zanobi da Fiorenza con cui l’opera sarebbe firmata al secondo verso dell’ultima strofa. Incerta è anche la data del componimento, ascrivibile tuttavia al XIV secolo. Anche se in contesti totalmente distinti, è davvero singolare notare al Canto XL, nella settima ottava, la stessa concatenazione di parole in rima donne, colonne, portonne che ritroviamo nel sonetto. Anche altri elementi sono comuni, come quel vil bisante (Canto XXIX ottave nn. 35 e 47 e Canto XXXVI ottava n. 39) che è un accostamento praticamente unico nella letteratura italiana; ancora, le parole grandi e piccolini ripetute più volte (Canto VII ottava n. 18, Canto XIII ottava n. 2 e Canto XXIV ottava n. 21). Alla luce di queste corrispondenze non è inverosimile ipotizzare che l’autore del sonetto sanminiatese, pur rimanendo anonimo, conoscesse il poema La Spagna.


IL VICARIO LUIGI GUICCIARDINI NELL’AFFRESCO?

Escludendo la Madonna e il Bambino, le altre figure, i simboli e i testi presenti nell’affresco rimandano ad una figura politica ben precisa. In particolare dal sonetto emerge un chiaro riferimento a Luigi Guicciardini, uomo politico, a cui era demandato il governo dell’allora Vicariato di San Miniato (6). Succedette nella carica a Franco Sacchetti, che aveva ricoperto il ruolo di Vicario per la Repubblica Fiorentina nel 1392 (7). Lo stemma della famiglia Guicciardini appare dipinto anche sulla copertina del libro riguardante l’amministrazione finanziaria della Comunità di San Miniato per l’anno 1393 (8).

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare stemma Guicciardini
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Figlio di Piero di Ghino, Luigi Guicciardini nacque a Firenze intorno al 1346. Il padre, a seguito della peste del 1348, aveva accentrato nella sua persona un grandissimo patrimonio che egli non esitò a far fruttare praticando anche l’usura. Nella Firenze nel XIV secolo, se accertata tale attività, avrebbe comportato, oltre all'ignominia, la confisca delle ricchezze accumulate attraverso l’illecito. Luigi Guicciardini, per superare le accuse che gli venivano mosse, si accordò con Pietro Corsini, allora Vescovo di Firenze, essendo questo tipo di reato di competenza ecclesiastica. Egli restituì alle persone, coinvolte nelle attività del padre, una percentuale di denaro che avevano versato come interesse, e in questo modo evitò pesanti sanzioni. Nel 1378 fu nominato Gonfaloniere di Giustizia ma si trovò subito ad affrontare all'inizio del mandato la cosiddetta “rivolta dei Ciompi". Nell'occasione egli fu accusato di essersi comportato da codardo. Tuttavia lo storico Francesco Guicciardini, suo diretto discendente, affermò che la scelta di abbandonare il palazzo ai ribelli si rivelò per Firenze il male minore. In effetti, Luigi Guicciardini, prima di essere esiliato a seguito della rivolta, ricevette la nomina di cavaliere ed in seguito ricoprì ancora importanti incarichi politici e diplomatici, fino ad essere nominato, nel 1393, Vicario di San Miniato per la Repubblica Fiorentina (9). Guicciardini fu in carica, per sei mesi, dal 5 settembre del 1393, esattamente l’anno a cui si fa riferimento nel sonetto (10). Non sappiamo se la composizione poetica sia stata aggiunta in seguito o se sia nata insieme all’affresco; la seconda ipotesi risulta essere plausibile, sia dalle fonti documentarie, che per l’epoca di componimento del sonetto “caudato”. Inoltre, si è accennato nell’introduzione alla presenza nell’affresco di ben tre stemmi della famiglia Guicciardini, uno per lato e il terzo alla sommità della composizione.
Poniamo l’attenzione su alcuni dettagli del sonetto che risultano essere molto significativi. Nella seconda quartina la frase “Esempro prenda chi verrà davante” è riferita a coloro che si avvicenderanno nella carica di vicario. Nella seconda terzina, gli ultimi due versi recitano: “Fu in sua chorte ciascun vitio spento, Tenendo le virtù, che vedi, a lato”. Nel sonetto non vi è alcun riferimento alla Madonna col Bambino e le virtù si troverebbero, sempre secondo il sonetto, a lato del Guicciardini. Si tratterebbe quindi di una contraddizione, ma forse non è così.
Presso l’Archivio Guicciardini, è conservato un documento molto significativo: la Carta n. 121 del Libro di Amministrazione n. 2 (11). Si tratta di una memoria autografa dello stesso Luigi Guicciardini in cui è scritto che il popolo di San Miniato fece eseguire un suo ritratto nella Sala delle Udienze.
In particolare vi si legge:

“E più mi onorarono perché alla mia uscita non ne sapiendo niente mi dipinsero a perpetua mia memoria nella loro udienza a Saminiato”

Inoltre la commozione e la gratitudine dimostrate a Luigi Guicciardini fu un qualcosa di davvero molto grande se effettivamente “mi compagnarono infino fuori della porta co rami delli ulivi imano”. La scena trionfante descritta, proseguì ben oltre il centro cittadino in quanto lo “compagnarono per infino Empolj, per infino Monti-Lupo”.
Questo documento potrebbe aggiungere un aspetto molto interessante per la lettura dell’affresco. L’apparato figurativo originario potrebbe essere stato composto dalla figura di Luigi Guicciardini circondato dalle virtù Cardinali e Teologali. Partendo dalle suddette considerazioni e analizzando le parole di Luigi Guicciardini, le due figure centrali sarebbero state dipinte in un secondo tempo. In più, l’affresco non sarebbe stato commissionato dal vicario, bensì dal popolo sanminiatese, grato per l’opera del Guicciardini (12).
Questa ipotesi si arricchisce considerando che l’affresco è stato realizzato, con ogni probabilità, da due persone distinte: il Maestro della Madonna Lazzaroni e Cenni di Francesco di Ser Cenni. E non è inverosimile che le figure della Madonna e del Bambino siano state dipinte nei primi anni del ‘400, quando Cenni di Francesco di Ser Cenni eseguì, per la chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, il San Girolamo nel suo studio che traduce la Bibbia, datato 1411. Inoltre la figure della Madonna con Bambino non sono ben armonizzate col resto dell’affresco: si notano consistenti rabberci, evidenti tentativi di legare sommariamente le figure centrali al resto della pittura. Un altro dettaglio, finora sfuggito, è rappresentato da quella porzione di veste rossa che si trova fra la Madonna e la Prudenza e che sembrerebbe trattarsi dell’estremità laterale di una manica, appartenente ad una figura precedentemente dipinta.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare del veste rossa
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Qualsiasi cosa fosse originariamente al centro dell’affresco, dall’analisi visiva delle superfici di contatto col resto della composizione, risulta evidente che per la realizzazione delle due figure centrali sia stato realizzato un nuovo supporto, asportando quello originario.
Le cause che avrebbero determinato un radicale cambiamento all’apparato figurativo della composizione potrebbero essere molteplici: da un tentativo di rimediare ad un’iconografia non convenzionale fino all’opera di un successore, nell’intento di cancellare l’ingombrante memoria del vicario Luigi Guicciardini.

Si ringrazia il Comune di San Miniato, in particolare la Segreteria del Sindaco, l’Uff. Stampa e l’Uff. Cultura per la disponibilità.
Si ringraziano Luca Macchi e Don Luciano Niccolai per gli importanti suggerimenti, il Sig. Piero Paolo Guicciardini per la disponibilità e la gentilezza dimostrate, il Dott. Alberto Malvolti, per il fondamentale contributo nella decodifica del documento conservato presso l’Archivio Guicciardini e Federico Mandorlini per le fotografie.

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NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Roani Villani Roberta, La decorazione del Palazzo Comunale fra arte, storia e restauro, in Roani e Latini (a cura di), San Miniato, immagini e documenti del patrimonio civico della città, Ecofor, Pacini Editore, San Miniato, 1998, pag. 24.
(2) Piombanti Giuseppe, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tipografia Massimo Ristori, San Miniato, 1894, rist. anastatica, Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, pagg. 142-143.
(3) Chevalier Jean e Gheerbrant Alain, Dizionario dei Simboli, Rizzoli, Milano, 1986, volume II, pag. 375.
(4) Per il testo completo si veda Catalano Michele, La Spagna, Poema cavalleresco del XIV secolo, Commissione per i testi di lingua, Bologna, tre volumi, 1939-1940.
(5) Il riferimento è alle opere Morante del Pulci e L’Orlando Furioso dell’Ariosto. Oltre a trattare delle gesta di Orlando, in particolare, nell’opera del Pulci ogni canto si apre e si chiude con una invocazione religiosa, esattamente come avviene ne La Spagna.
(6) Arrighi V., Luigi Guicciardini, in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, v. Luigi Guicciardini.
(7) Boldrini Roberto (a cura di), Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, pag. 254.
(8) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Archivio Preunitario, Fondo Vicariato di San Miniato, Entrate e Uscite, anno 1393, n. 1205.
(9) Arrighi, Op. Cit.
(10) I Libri di amministrazione generale (riordinati dal Gherardi), sono una raccolta con ricordanze, entrate e uscite, debitori e creditori, giornali, etc., consistenti in 346 registri datati fra il 1344 e il sec. XIX.
(11) Archivio Guicciardini, Libri d’Amministrazione, n. 2, carte n. 121 verso.
(12) Di parere opposto, Roani e Matteoli che indicano rispettivamente il vicario Guicciardini e la famiglia Guicciardini i committenti dell’affresco. Roani, Op. Cit., pag. 25. Matteoli, Op. Cit., pag. 34.

domenica 11 marzo 2012

“MADONNA IN TRONO CON BAMBINO CIRCONDATA DALLE VIRTU’ CARDINALI E TEOLOGALI” (seconda parte)

di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi
Nella prima parte di questo intervento abbiamo accennato all’affresco denominato “Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali”, che si trova in quella sala del Palazzo Comunale che fino a pochi anni fa ospitava le sedute del Consiglio Comunale di San Miniato e che oggi deve il proprio nome proprio da questa pittura. Abbiamo parlato degli artisti che vi hanno lavorato e abbiamo accennato alla particolarità del soggetto che tratteremo in questo post. Faremo riferimento, in particolare, al carattere religioso di questo affresco e agli altri livelli di lettura che questa opera propone.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

ARTE SACRA IN UNA SALA CIVICA

Giuseppe Piombanti, a proposito del nuovo palazzo civico, ricorda come gli uomini del tempo riconoscevano esser la religione la base di ogni pubblica e ben regolata amministrazione; e perciò in tutti i palazzi delle repubbliche del medio evo tu trovi la cappella (1). Non mancano neppure esempi di opere d’arte sacra all’interno di palazzi civici di molte città toscane: Siena, San Gimignano, Massa Marittima, solo per citarne alcune.
Nel caso sanminiatese, la Sala delle Udienze fu collocata esattamente al di sopra dell’Oratorio che a partire dal 1399 ospitò il SS. Crocifisso di Castelvecchio, a riconoscere fisicamente, ancor prima che idealmente, il ruolo di fondamento della religione sulle pratiche civiche.
L’affresco Madonna con Bambino circondata dalle Virtù Cardinali e Teologali è l’unico ad avere un soggetto sacro, a differenza degli altri affreschi presenti sulle pareti della sala (2). Cronologicamente risulta essere anche il più antico e, per questo, non è da escludere che i vari emblemi nobiliari siano stati realizzati in sovrapposizione a precedenti pitture, che soltanto analisi specifiche potrebbero rivelare.
Da un punto di vista religioso, questa composizione è più cristologica che mariana, sebbene il titolo ponga in secondo piano il Bambino a favore della Madre. Il soggetto principale è Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, ed è egli stesso Dio. L’aureola che circonda la testa del Bambino è l’unica con iscritta una croce, i cui bracci sono colorati di rosso: è questa, infatti, l’immagine principale attorno alla quale ruota tutto l’apparato figurativo.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

I temi a cui si riferisce questa tipologia iconografica, denominata “Madonna del Latte”, possono esemplificarsi nella “divinità umanizzata” e nell’“umanità sacralizzata”. E’ Cristo che per mezzo dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo, (…) per la nostra salvezza (3); da notare la posizione del piede destro del Bambino che rappresenta un’allusione all’Eden: Cristo è colui che schiaccia la testa al diavolo fatto serpente e salva l’uomo, il Creatore soccorre la propria creatura, ma col sacrificio della sua vita. Essendo vero Dio, ma anche vero Uomo, la figura di Gesù Bambino mostra tutte quelle necessità fisiologiche proprie di un neonato: deve nutrirsi, e per farlo ha bisogno del seno della madre. Si tratta quindi di una scena “umana”, nella sua accezione reale. Gesù è raffigurato come un bambino vero, che sta in braccio alla propria madre, dalla quale trae il nutrimento.
La Madonna, accogliendo lo Spirito Santo, e rispondendo affermativamente al progetto divino pensato per lei (4), getta le basi per la sua sacralità. Tale aspetto è corroborato dall’utilizzo dell’aureola raggiata e dalla rappresentazione della stella dipinta in prossimità della spalla destra. Si tratta di una delle tre stelle (le altre due, non visibili, si troverebbero sulla spalla sinistra e sul copricapo) che simboleggiano la verginità di Maria prima, durante e dopo il parto.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Questa tipologia iconografica nasce e si diffonde nella Toscana del ‘300, proprio laddove si svilupperà quell’antropocentrismo che farà da base al Rinascimento. Un movimento che si rifà a tendenze sociali e insegnamenti religiosi sviluppatisi nella società tardo medievale, e che vede nella verginità di Maria e nel matrimonio sacramentale (col riferimento alla maternità all’interno del rapporto coniugale) il fulcro di un’intensa attività devozionale con i conseguenti sviluppi in campo artistico. In questo senso, le immagini sacre giungono a sottolineare, da una parte l’umanità di Dio incarnatosi, e dall’altra il ruolo sociale di sposa e madre che ogni donna, esattamente come la Vergine Maria, dovrebbe incarnare per aspirare alla santità. E non è un caso se dal ‘300 in poi, la santificazione di figure femminili avvenga, non soltanto in ambito conventuale, ma sia espressa anche nella famiglia e nella comunità, ad indicare anche come l’attenzione si fosse ormai spostata sulla sfera civica e urbana (5).
Il cercare di comprendere per quale motivo questa immagine sacra sia stata realizzata all’interno di una sala civica, implica non soltanto la valutazione della condizione femminile del tempo o il rinnovato riconoscimento dell’umanità del Figlio di Dio. Per far ciò occorre indagare anche il gesto dell’allattamento e, in particolare, il simbolo del “latte” all’interno delle Sacre Scritture.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Nella Bibbia, in particolare nell’Antico Testamento, l’immagine del “latte” viene utilizzata molte volte. In una civiltà legata alla pastorizia, come lo è stata quella ebraica, il latte è percepito come un dono della natura, non fabbricato, e considerato un nutrimento d’importanza vitale. Avere latte in abbondanza era un segno di ricchezza (6) e quindi l’immagine della madre che allatta il proprio figlio è uno dei simboli utilizzati per descrivere l’infinito amore, e premura, di Dio per il suo popolo (7). Il latte è poi citato, sempre nell’Antico Testamento, all’interno delle descrizioni relativamente alla ricchezza della Terra Promessa (8). Nel Nuovo Testamento, invece, la metafora relativa al latte assume anche il significato di nutrimento dei Figli di Dio. In particolare San Paolo vede il latte come l’annuncio del messaggio cristiano, in attesa del nutrimento solido, riservato da Dio ai cristiani maturi (9). Sullo stesso valore si pone anche San Pietro  che indica il latte come l’alimento, che è Gesù stesso, per crescere e raggiungere la salvezza (10). Abbiamo quindi due aspetti: l’allattamento, quale sacrificio, ma anche amorevole gesto verso il neonato che non può autosostentarsi e il valore del latte quale alimento di crescita, ma anche metafora di benessere. Il passaggio dalla teologia alla sfera civica è sottile. Il latte si farebbe simbolo del buon governo, che solo un buon amministratore (la figura del vicario nel nostro caso) può offrire ai suoi neonati, ovvero alla comunità che egli è chiamato a governare. E per questo dovrebbe sacrificarsi alla ragion pubblica, per il suo popolo, esattamente come una madre nei confronti del proprio figlio.

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali, particolare
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Nel prossimo intervento parleremo delle Virtù Cardinali e Teologali.

Si ringrazia il Comune di San Miniato, in particolare la Segreteria del Sindaco, l’Uff. Stampa e l’Uff. Cultura per la disponibilità e Federico Mandorlini per le fotografie.

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Piombanti Giuseppe, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tipografia Massimo Ristori, San Miniato, 1894, rist. anastatica, Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, pag. 98.
(2) Per una trattazione più approfondita si rimanda a Roani Villani Roberta, La decorazione del Palazzo Comunale fra arte, storia e restauro, in Roani e Latini (a cura di), San Miniato, immagini e documenti del patrimonio civico della città, Ecofor, Pacini Editore, San Miniato, 1998, pagg. 36-55.
(3) Dalla preghiera “Credo”
(4) Il riferimento è all’episodio dell’Annunciazione, Luca 1,26-38.
(5) Celani Jennifer, Verginità Feconda, Il contesto storico-religioso, in Berruti Paolo, La sacralità umanizzata, in Berruti Paolo (a cura di), Madonna del Latte, la sacralità umanizzata, Edizioni Polistampa, Firenze, 2006, pagg. 13-15.
(6) Giobbe 29,1-6 e Isaia 60,16, in Leon-Dufour Xavier, Dizionario di Teologia Biblica, Marietti, Genova, 1976 rist. 2003, voce “Latte”, pagg. 579-582.
(7) Salmi, 131 (130) e Isaia 66, 10-13 in Leon-Dufour, Op. Cit., pagg. 579-582.
(8) Esodo 3,7-8 in Leon-Dufour, Op. Cit., pagg. 579-582.
(9) 1 Corinzi 3,1-3 in Leon-Dufour, Op. Cit., pagg. 579-582.
(10) 1 Pietro 2,1-3 in Leon-Dufour, Op. Cit., pagg. 579-582.


domenica 26 febbraio 2012

“MADONNA IN TRONO CON BAMBINO CIRCONDATA DALLE VIRTU’ CARDINALI E TEOLOGALI” (prima parte)


La Sala “storica” del Municipio di San Miniato è l’ambiente più rappresentativo dell’antico palazzo civico. Costruita sul finire del XIII secolo (1), sopra le volte di quello che sarà l’Oratorio del SS Crocifisso, poi “Loretino”, è lo spazio che veniva utilizzato come Sala delle Udienze (2) all’interno del palatio novo Populi (3). Della nuova costruzione troviamo notizia anche negli Statuti comunali del 1337, quale “domo nova Leonis” (4), con evidente richiamo all’emblema comunale.

Municipio di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Nella sala, che è stata utilizzata fino a pochi anni fa come luogo di riunione del Consiglio Comunale, vi è un suggestivo campionario di stemmi contraddistinti da fogge e dimensioni diverse. Le insegne araldiche risalgono per la maggior parte al ‘400, cioè al primo secolo in cui il libero comune di San Miniato era stato assoggettato alla Repubblica Fiorentina. Conseguentemente all’assedio del 1368-69 (5), la città gigliata aveva posto qui la sede dei propri vicari (6), i quali lasciarono, a ricordo del proprio incarico giurisdizionale, le proprie insegne familiari collocandole nella sala (7). Era uso abbastanza diffuso quello di apporre stemmi o pavesi nelle facciate, nei cortili o nelle sale dei palazzi del governo, e per questo si trovano spesso norme regolamentari anche all’interno di statuti. Ne sono esempi i palazzi di Certaldo, Volterra, Scarperia, Poppi, San Giovanni Valdarno, Cortona e molti altri (8).
Nella penultima campata di sinistra della sala, spicca, per bellezza e complessità, un dipinto raffigurante una Madonna con Bambino durante l’allattamento, cioè del tipo iconografico denominato “Madonna del Latte”. I soggetti centrali sono circondati da sette figure alate, rappresentanti ciascuna una delle sette “Virtu”, e per questo l’intero ambiente è stato ribattezzato Sala delle sette Virtù Cardinali e Teologali (9). L’affresco è completato da una cornice composta da motivi floreali e arricchita da due stemmi del Comune di San Miniato e da tre emblemi della famiglia Guicciardini, costituiti da tre “guicciarde” su sfondo azzurro, ovvero tre corni utilizzati nella caccia, passatempo preferito dalla nobiltà feudale. In basso si trova un sonetto, scritto con caratteri gotici, la cui disamina è proposta più avanti.

Sala delle Sette Virtù, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

La pittura è stata parzialmente danneggiata nel XIX secolo con la realizzazione delle due mensole che sostenevano i busti di Don Miniato di Grano Spagliagrani (10) e di Melchiorre di Donato Ruffelli (11), poi trasferiti nel vestibolo della Sala (12).
L’affresco è stato alterato anche da puliture e ripassature successive, come gli interventi operati da Galileo Chini nel 1898 (13) e, probabilmente, anche dal Canonico Francesco Maria Galli Angelini nel 1928 (14) durante i lavori al salone d’ingresso al primo piano, attuale sala di riunione del Consiglio Comunale (15) (in particolare lo sfondo azzurro davvero molto simile in entrambe le pitture).


CENNI DI FRANCESCO DI SER CENNI E IL MAESTRO DELLA MADONNA LAZZARONI

I soggetti centrali, la Madonna con Gesù Bambino al seno, sono state attribuite da Bernard Berenson a Cenni di Francesco di Ser Cenni (16). La tesi sostenuta dal celebre critico statunitense, di origine lituana, non è mai stata messa in discussione (17). Le figure alate, simboleggianti le sette Virtù Cardinali e Teologali, invece, dovrebbero appartenere al pennello del cosiddetto Maestro della Madonna Lazzaroni (18) anche se sono state accostate alla mano dello stesso Cenni di Francesco di Ser Cenni (19). Quest’ultima circostanza, per motivi stilistici, appare poco probabile; è più ragionevole che i due artisti abbiano lavorato alla medesima opera, come avvenuto anche nella Cappella Gianfigliazzi all’interno della Basilica di Santa Trinita a Firenze (20). Per questo motivo è stato ipotizzato che il Maestro della Madonna Lazzaroni fosse un allievo e collaboratore di Cenni di Francesco di Ser Cenni (21).
Cenni di Francesco di Ser Cenni è stato un pittore fiorentino (Firenze 1369-1415 circa) autore di molteplici opere sparse tra Firenze, Pisa, Prato, Empoli, Volterra, San Gimignano, Certaldo, Castelfiorentino, Rignano sull’Arno, San Casciano, Montespertoli e, appunto, San Miniato (22). In questa pittura, si avvertono i modi di altri pittori fiorentini, suoi contemporanei o di poco antecedenti: Taddeo e Agnolo Gaddi, Spinello Aretino e Niccolò Gerini (23). A San Miniato è presente un’altra opera di Cenni di Francesco di Ser Cenni: si tratta del San Girolamo nel suo studio che traduce la Bibbia, conservato presso il Museo Diocesano d’Arte Sacra e proveniente dalla Chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, datato quasi certamente 1411 (24).

Vergine che allatta il Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali
“Sala delle sette Virtù cardinali e teologali”, Municipio di San Miniato
Foto di Federico Mandorlini
Aut. Prot. N. 3302 del 9 febbraio 2011
E’ vietata la riproduzione

Riguardo al Maestro della Madonna Lazzaroni, artista di ambito fiorentino della seconda metà del XIV secolo, si conosce pochissimo: ha un nome “provvisorio”, ovvero non conoscendone l’identità, gli è stata attribuita una denominazione relativa ad un suo lavoro (25). E’ stato identificato come figura autonoma da Richard Offner (26) e a lui sono state attribuite numerose opere (27), alcune delle quali si trovano proprio a San Miniato: le quattro figure affrescate nella seconda crociera dell’Oratorio di Sant’Urbano, l’Annunciazione in un locale adiacente alla sacrestia e nella decorazione della cappella Armaleoni della chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, detta di San Domenico (28).
Entrambi sono due pittori appartenenti alla cosiddetta “Scuola Giottesca”. E proprio a Giotto è riferibile il tema delle sette Virtù Cardinali e Teologali che egli aveva dipinto, nell’affresco Allegorie dei Vizi e delle Virtù, all’interno della Cappella degli Scrovegni a Padova, fra il 1302 e il 1305, anche se con modalità molto diverse (29) (tema che in seguito sarà ripreso e aggiornato, fra gli altri, da Perugino e Raffaello). Non è poi da escludere che il Maestro della Madonna Lazzaroni si sia ispirato a due importanti opere senesi della prima metà del ‘300. La prima è la Maestà affrescata da Simone Martini per il Palazzo Pubblico di Siena attorno al 1315: nel medaglione centrale in basso, all’interno delle aureole delle due figure che rappresentano la Legge Antica e la Legge Nuova (cioè Antico e Nuovo Testamento), sono elencate, in latino, le sette Virtù (30). La seconda è sempre all’interno del Palazzo Pubblico di Siena, nella Sala dei Nove, ed è l’affresco di Ambrogio Lorenzetti L’allegoria del Buon Governo dove sono raffigurate le sette virtù, insieme alla Pace e alla Magnanimità, realizzato alla fine degli anni ’30 del XIV secolo (31). Il soggetto centrale di quest’opera è il Comune di Siena, simboleggiato da un monarca in maestà, cioè seduto su un trono.
L’utilizzo del soggetto della “Madonna che allatta il Bambino” è riferibile iconograficamente ancora ad Ambrogio Lorenzetti con la sua Madonna del Latte, dipinto conservato al Palazzo Arcivescovile di Siena, datato 1324-25 (32). Altre due opere, sempre di ambito senese sono la Madonna del Latte di Lippo Memmi nella chiesa di Sant’Agostino a San Gimignano, della prima metà del ‘300, e la Madonna del Latte attribuita a Paolo di Giovanni Fei, realizzata fra il 1380 e il 1385 e conservata nel Museo dell’Opera Metropolitana del Duomo di Siena (33). Non manca neppure un esempio scultoreo di Nino Pisano, realizzato attorno al 1355, custodito al Museo Nazionale di San Matteo a Pisa (34). Si tratta di una iconografia evidentemente ben nota a Cenni di Francesco di Ser Cenni, in quanto ripropone il tipo della Madonna del Latte anche nella Pieve di San Lazzaro a Lucardo (1385-1390) e poi in un altro affresco conservato presso il Museo d’Arte Sacra di Certaldo (1405-1410) (35). Proprio nell’esempio certaldese, la Madonna che allatta il Bambino, è in piedi, all’interno di un ambiente architettonico costituito da colonne tortili che sorreggono una volta a crociera. Nell’affresco di San Miniato, invece, la Madonna è seduta, anche se il trono originario potrebbe essere stato rimaneggiato dai successivi lavori di restauro.

Nella prossima parte, tratteremo dell’iconografia e dell’iconologia dell’affresco.

Si ringrazia il Comune di San Miniato, in particolare la Segreteria del Sindaco, l’Uff. Stampa e l’Uff. Cultura per la disponibilità, Luca Macchi per i preziosi suggerimenti e Federico Mandorlini per le fotografie.

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NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Lotti Dilvo, San Miniato. Vita di un’antica città, SAGEP, Genova, 1980, pag. 335.
(2) Vigneri Emanuela e Giglioli Marco, Il Palazzo comunale di San Miniato, 700 anni di storia restauri e progetti, Pacini Editore, San Miniato, 1998, pagg. 15-16.
(3) Giovanni di Lemmo Armaleoni da Comugnori (edizione a cura di Vieri Mazzoni), Diario (1299-1319), Olschki, 2008, c. 17v, pag. 22.
(4) Salvestrini Francesco (a cura di), Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco (1337), Edizioni ETS, San Miniato, 1994, Libro IV, rubr. 13, pag. 295.
(5) Piombanti Giuseppe, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tipografia Massimo Ristori, San Miniato, 1894, rist. anastatica, Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, pagg. 29-30.
(6) Salvestrini Francesco, Il nido dell’aquila, San Miniato al Tedesco dai vicari dell’Impero al vicariato fiorentino del Valdarno Inferiore (secc. XI-XIV), in Malvolti Alberto e Pinto Giuliano (a cura di), Il Valdarno Inferiore terra di confine nel Medioevo. Atti del convegno di studi 30 settembre – 2 ottobre 2005, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008, pag. 264.
(7) Roani Villani Roberta, La decorazione del Palazzo Comunale fra arte, storia e restauro, in Roani e Latini (a cura di), San Miniato, immagini e documenti del patrimonio civico della città, Ecofor, Pacini Editore, San Miniato, 1998, pag. 24.
(8) Castellucci Leonardo, Bargellini Cosimo, I palazzi del potere, storia delle strutture pubblice delle province di Firenze, Lucca, Pistoia e Pisa, I libri del Bargello, Firenze, 1991.
(9) Cerri Roberto (a cura di), Palazzo Comunale, Sistema Museale San Miniato, Nova Stampa Arti Grafiche, Signa, 2009, pag. 11.
(10) Boldrini Roberto (a cura di), Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, pag. 265.
(11) Boldrini, Op. Cit., pag. 252.
(12) Matteoli Anna, Cenni di Francesco di Ser Cenni, in Tesori d’arte antica a San Miniato, CRSM, SAGEP, Genova, 1979, pag. 34.
(13) Roani, Op. Cit., pagg. 34-35.
(14) Ipotesi formulata da Luca Macchi durante l’evento “Conversazione sull’affresco: Madonna in trono con Bambino circondata dalle Virtù cardinali e teologali” presso il Municipio di San Miniato, organizzato dal gruppo Smartarc in collaborazione con il Comune di San Miniato – Assessorato alla Cultura, il 14 luglio 2011.
(15) ASCSM, Registro delle Deliberazioni di Giunta, 49, 1 agosto 1928, in Roani, Op. Cit., pag. 56.
(16) Cerri, Op. Cit., pag. 11
(17) Boskovits Miklòs, Ein Vorläufer der spätgotischen Malerei in Florenz: Cenni di Francesco di ser Cenni, in Zeitschrift für Kunstgeschichte, 31 Bd., H. 4 (1968), pp. 273-292.
(18) Bellosi Luciano, Come un prato fiorito. Studi sull’arte tardogotica, Jaca Book, Milano, 2000, pag. 175.
(19) Matteoli, Op. Cit., pag. 34.
(20) Strehlke Carl Brandon, Cenni di Francesco, the Gianfigliazzi, and the Church of Santa Trinita in Florence, The J. Paul Getty Museum Journal, Vol. 20 (1992), pp. 11-40.
(21) Boskovits Miklòs, Pittura fiorentina alla vigilia del Rinascimento, 1370-1400, Firenze, Edam, 1975, pag. 293.
(22) Boskovits, Pittura…, pagg. 286-293
(23) Matteoli, Op. Cit., pag. 34.
(24) Matteoli, Op. Cit., pagg. 36-39.
(25) Padovani Serena, Maestro della Madonna Lazzaroni, in A.A.V.V., Tesori d’arte antica a San Miniato, Cassa di Risparmio di San Miniato, SAGEP, Genova, 1979, pag. 30.
(26) Padovani, Op. Cit., pag. 30.
(27) Per le altre opere attribuite al Maestro della Madonna Lazzaroni, si veda anche la scheda nel catalogo on-line realizzato dalla Fondazione Federico Zeri: http://fe.fondazionezeri.unibo.it/
(28) Padovani, Op. Cit., pagg. 30-33.
(29) Pisani Giuliano, Il programma della Cappella degli Scrovegni, in Tomei Alessandro, Giotto e il Trecento. “Il più sovrano Maestro stato in dipintura”, Skira, Milano, 2009, pagg. 113-127.
(30) Carli Enzo, Simone Martini, La Maestà, Electa, Milano, 1996, pag. 12.
(31) Donato Maria Monica, Il Buon Governo, in Castelnuovo Enrico, Ambrogio Lorenzetti. Il Buon Governo, Electa, Milano, 1995, pag. 46.
(32) Berruti Paolo, La sacralità umanizzata, in Berruti Paolo (a cura di), Madonna del Latte, la sacralità umanizzata, Edizioni Polistampa, Firenze, 2006, pag. 36.
(33) Berruti, Op. Cit., pag. 167.
(34) Berruti, Op. Cit., pag. 28.
(35) Proto Pisani Rosanna Caterina, Museo
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