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giovedì 12 luglio 2012

TONDA

di Francesco Fiumalbi e Marco Mancini

Tonda è un piccolo borgo situato alla sommità di una piccola collina immersa fra oliveti e vigneti, nel Comune di Montaione (Fi), fra la Valdegola e la Valdera.
Fu un importante castello, di cui oggi rimangono la torre e parte del circuito difensivo, fondato attorno all’anno 1000. Nel 1212 l’Imperatore Ottone IV lo assegnò in feudo a Ventilio e Guido, del ramo pisano degli Aldobrandeschi. Pochi anni dopo, il castello entrò nell’orbita dei Della Gherardesca di Volterra, i quali dal 1231 al 1267, lo cedettero progressivamente al Comune di San Miniato. Divenne quindi un presidio sanminiatese, e sotto il controllo economico della famiglia dei Mangiadori.
Il castello era situato in una posizione strategica, lungo la via volterrana e, nei pressi dell’odierna Villa Scotti, fu edificato un piccolo ospedale a servizio dei viandanti, con la cappella dedicata alla Santa Croce. Tonda si trovava anche vicino alla Selva di Camporena, una grande riserva di legname contesa anche da Volterra, San Gimignano e Castelfiorentino.
La situazione rimase inalterata fino al 1370 quando, dopo la caduta di San Miniato nelle mani di Firenze, Tonda fu dichiarato Comune autonomo, con propri Statuti, e il cui governo fu affidato al temibile Ceo di Neruccio, detto “Il Malvagio di Tonda”. Il Comune, dotato di un palazzo civico e di una grande cisterna a servizio della popolazione, fu unito a quello di  Montaione nel 1774.
La chiesa d’età romanica, è dedicata a San Nicola da Bari, e al suo interno vi erano le statue in terracotta della Madonna e dell’Arcangelo Gabriele, oggi al Museo Diocesano d’Arte Sacra di Volterra. Il bellissimo ciborio in alabastro, datato 1576 è stato invece ricollocato all’interno della nuova chiesa, costruita negli anni ’50 del ‘900. Nel 1861 Tonda contava 75 abitanti all’interno del borgo e oltre 200 nelle zone limitrofe.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale il borgo, che viveva dei prodotti della terra, si spopolò a vantaggio dei centri industriali di pianura. L’antico castello si trovò completamente disabitato e in abbandono. Da alcuni anni, è tornato a nuova vita grazie al considerevole investimento di Hapimag, azienda specializzata nel settore turistico, che lo ha trasformato in un resort dotato di tutti i comforts.

Ringraziamo l’azienda Hapimag, in particolare la Sig.ra Brigitte Egli, Resort Manager Tonda, per la disponibilità e la gentilezza che abbiamo avuto modo di apprezzare durante la nostra visita.

“TONDA”
Foto di Francesco Fiumalbi

Panorama collinare da Tonda
Foto di Francesco Fiumalbi

Ingresso al borgo di Tonda
Foto di Francesco Fiumalbi

Ingresso al borgo di Tonda
Foto di Francesco Fiumalbi

La torre medievale di Tonda
Foto di Francesco Fiumalbi

La chiesa di San Niccolò da Bari
Foto di Francesco Fiumalbi

Tonda, scorcio caratteristico
Foto di Francesco Fiumalbi

Tonda, torre campanaria
Foto di Francesco Fiumalbi
Tonda, scorcio caratteristico
Foto di Marco Mancini

Tonda, cuspide della facciata di San Niccolò
Foto di Marco Mancini

Vista panoramica da Tonda
Foto di Francesco Fiumalbi
Tonda, edicola, particolare
Foto di Francesco Fiumalbi

Tonda, scorcio caratteristico
Foto di Francesco Fiumalbi

Tonda, crocifisso, facciata di San Niccolò da Bari
Foto di Francesco Fiumalbi


Tonda, edicola votiva
Foto di Marco Mancini

martedì 3 luglio 2012

MONTECASTELLO (PI)

di Francesco Fiumalbi

Montecastello è uno splendido borgo arroccato sulla cima di una collina, fra la Valdera e la Chiecinella, in prossimità del Valdarno Inferiore, nel Comune di Pontedera.
L’insediamento di origine longobarda chiamato Monte Alto, fu trasformato in Monte Castello, a seguito della costruzione del fortilizio dei Della Gherardesca, che poi lo donarono all’Abbazia di Serena, presso Chiusdino (SI). Nella prima metà del XII secolo, fu venduto alla Diocesi Lucchese, che provvide ad infeudarlo ad alcune famiglie comitali.
Vista la sua posizione tra la Valdera e il Valdarno, Montecastello divenne oggetto di vari tentativi di conquista da parte di Pisa, con la devastazione del 1148 e poi con il privilegio di Federico I del 1162, confermato da Enrico VI nel 1191. Tuttavia, il possesso del castello da parte della Diocesi di Lucca, fu confermato dai diplomi di Arrigo VI nel 1194 e Ottone IV nel 1209.
Solo nel 1222, Pisa riuscì a conquistare Montecastello assieme a tutti i castelli della zona che furono definitivamente annessi al contado pisano. Nel 1228, il Papa Gregorio IX tentò inutilmente di far restituire i castelli al vescovo di Lucca. Altri tentativi si verificarono nel 1237, nel 1244 e nel 1276. Montecastello, rimase comunque un centro importante, come testimoniato dagli ampliamenti alla cinta difensiva, riconoscibili oggi in tre cerchie murarie.
Nella prima metà del ‘300, la chiesa dei SS. Stefano e Lucia, già suffraganea della Pieve di San Gervasio, acquisì il fonte battesimale ereditandolo dall’ormai decaduta Pieve di Laviano, che si trovava nei pressi dell’odierna Castel del Bosco.
Con la caduta di Pisa nel 1406, Montecastello fu dichiarato comunità autonoma ed entrò a far parte dello stato fiorentino, all’interno del Vicariato di Pontedera. La Comunità fu dotata di Statuti, di cui ci rimangono quelli datati 1468. La situazione rimase invariata fino al 1774, quando Montecastello fu annesso al Comune di Pontedera.
Oltre alla chiesa, collocata alla sommità del colle dove si trovava il cassero, di particolare interesse è la villa Torrigiani Malaspina, antica residenza nobiliare fatta costruire dalla famiglia Galletti, di origine pisana, inglobando parte delle antiche strutture difensive, ormai dismesse dopo la caduta di Pisa. La villa, dotata anche di cappella privata con decorazioni a trompe-l’oeil, passò ai Franceschi per linea femminile e infine ai Malaspina Torrigiani, attraverso il matrimonio tra Vittoria di Lelio Franceschi e il Marchese Torquato Malaspina.
Lungo la strada per Pontedera, si conserva ancora la fonte, oggi in disuso. Da non perdere, lungo la strada per San Gervasio, il seicentesco Oratorio della Madonna del Piano, rinnovato da Francesco Galletti nel 1774.
Nel 1944 la chiesa e la torre campanaria furono minate dall’esercito tedesco in ritirata. La chiesa fu ricostruita nel 1948 e la torre nel 1967, poi nuovamente ristrutturata nel 2006.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
(1) Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, Tofani, Firenze, 1833, Tomo III, v. Monte Castello in Val d’Era, pp. 242-243
(2) Gorini Pier Luigi, Montecastello, storia, cronaca e leggenda, FM Edizioni, San Miniato, 2002.
(3) Ceccarelli Lemur Maria Luisa, Giurisdizioni signorili ecclesiastiche e inquadramenti territoriali, in in Malvolti Alberto e Giuliano Pinto (a cura di), Il Valdarno Inferiore terra di confine nel Medioevo (Secoli XI-XV), Atti del convegno di studi 30 settembre – 2 ottobre 2005, Leo S. Olschki, Firenze, 2009.
(4) Ronzani Mauro, Definizioni e trasformazione di un sistema d’inquadramento ecclesiastico: la pieve di Fucecchio e le altre pievi del Valdarno fra XI e XV secolo, in Malvolti Alberto e Giuliano Pinto (a cura di), Il Valdarno Inferiore terra di confine nel Medioevo (Secoli XI-XV), Atti del convegno di studi 30 settembre – 2 ottobre 2005, Leo S. Olschki, Firenze, 2009.
(5) Kirner Giuseppe, Statuti et ordini di Monte Castello, Romagnoli Dall’Aqua, Bologna, 1890.
(6) Sito internet del Comune di Pontedera

Montecastello, veduta panoramica
Foto di Francesco Fiumalbi

Montecastello, veduta panoramica
Foto di Francesco Fiumalbi

Montecastello, chiesa dei SS. Stefano e Lucia
Foto di Francesco Fiumalbi

Montecastello, chiesa dei SS. Stefano e Lucia
Foto di Francesco Fiumalbi

Montecastello, torre campanaria
Foto di Francesco Fiumalbi

Montecastello, stemma Franceschi-Galletti
Foto di Francesco Fiumalbi

Montecastello, villa Torrigiani Malaspina, già Galletti
Foto di Francesco Fiumalbi

Montecastello, piazza della Porta
Villa Torrigiani Malaspina
Foto di Francesco Fiumalbi

Montecastello, villa Torrigiani Malaspina, già Galletti
Foto di Francesco Fiumalbi

Montecastello, fonte
Foto di Francesco Fiumalbi

Montecastello, Oratorio di Santa Maria del Piano
Foto di Francesco Fiumalbi

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