domenica 27 febbraio 2011

QUESTIONE DI CAMPANILE

di Francesco Fiumalbi

Può sembrare banale, ma ogni tanto ritorna. La questione di campanile è lì, relegata spesso in un angolino, pronta a sbucare fuori al primo pretesto. In questo intervento cercheremo di affrontare lo spinoso discorso del “campanilismo”, con particolare attenzione al territorio sanminiatese. Diremo subito che, sicuramente, non riusciremo a trattare il tema in modo compiuto tanto è complesso e, a tratti, sfumato.
Negli ultimi giorni, complice l’articolo pubblicato sul quotidiano “Il Tirreno” in data 23 febbraio 2011, firmato da Giacomo Pelfer, si sono riaccese antiche questioni. In particolare, a far discutere stavolta è stata una proposta avanzata dai partecipanti al Corso di aggiornamento per professionisti e funzionari pubblici sul tema “Il vecchio e il nuovo fra città e campagna: obiettivo qualità” (cliccando sul link sarete messi in collegamento con la pagina di presentazione). Il corso, tenutosi presso i locali della Fondazione Conservatorio di Santa Chiara, organizzato dall’Associazione Assform in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa e che ha visto la partecipazione di docenti provenienti da università italiane e internazionali, ha avuto come momento conclusivo lo sviluppo di alcune proposte per il centro storico di San Miniato. Fra queste, una di quelle che ha fatto maggiormente discutere è stata l’idea di “unire” il centro storico di San Miniato con il nucleo abitato di San Miniato Basso formando un’unica e più grande città.
La discussione fra gli abitanti di San Miniato e San Miniato Basso ha avuto anche un risvolto virtuale sulla pagina Facebook di Smartarc ed è proseguito anche sulle pagine de “Il Tirreno” con i commenti e le riflessioni di commercianti e associazioni di entrambi i centri abitati. Se mai ce ne fosse bisogno, questa è stata l’ennesima riprova che il “campanilismo” in salsa sanminiatese non è mai cessato e, anzi, si arricchisce ad ogni occasione di nuove argomentazioni.

San Miniato al tramonto da Gello
Foto di Francesco Fiumalbi

Come ha rilevato Daniele Nannetti, in un commento su Facebook probabilmente “Siamo storicamente abituati a guardare di cattivo occhio chi non è di casa nostra, anche il nostro vicino, perché è stato a fasi alterne nostro alleato o nostro nemico”.
E così, nel vasto territorio del Comune di San Miniato, oltre 100 kmq, ci sono potenzialmente 28000 campanilismi, tanti sono gli abitanti. Fortunatamente sono un po’ meno, ma sempre in un numero tutt’altro che esiguo. Basta pensare al numero delle frazioni oltre al capoluogo, ufficialmente 19, più una serie quasi infinita di località. Evitiamo di citarle perché qualcuno potrebbe protestare e chiedere che la propria località sia inserita nell’elenco delle frazioni.

Campanile di Bucciano
Foto di Francesco Fiumalbi

Senza entrare nel merito di questioni di politica nazionale o di eclatanti episodi toscani (come non ricordare la rivalità fra Pisa e Livorno!), proponiamo un elenco do alcuni dei campanilismi più conosciuti all’interno del territorio del Comune di San Miniato. Non faremo una distinzione fra quelli più accesi e quelli più goliardici perché non esiste una scala di valutazione adeguata. Premetto che sono un po’ ignorante in proposito, e quindi se nei commenti in fondo a questo post volete correggermi, fare delle precisazioni, o suggerire nuovi argomenti, ve ne sarei molto grato.

Partiamo da quelli a cavallo con i confini comunali.
Storica è la rivalità fra San Miniato ed Empoli, la prima “libero comune”, la seconda assoggettata praticamente da sempre a Firenze. E’ forse più sentita da parte degli empolesi che hanno all’interno delle proprie tradizioni il famoso “Volo del ciuco” con evidente scherno nei confronti dei sanminiatesi, anche se quest’ultimi rivendicano la contesa paternità sul famoso “carciofo”. Rimanendo sul confine orientale, fra gli abitanti di Ponte a Elsa, fra quelli che abitano lungo la sponda sinistra, in territorio sanminiatese, e quelli della sponda destra, in territorio empolese. Passando, invece, al confine occidentale gli abitanti di San Romano, divisi loro malgrado fra Montopoli e San Miniato. Come non ricordare poi le spinte degli abitanti di San Donato per annettersi al Comune di Santa Croce, dichiarandosi “Santacrocesi d’Oltrarno” e che si fecero promotori anche di un movimento, senza esito, presso le istituzioni iniziato negli anni ’20 e conclusosi negli anni ’60 del ‘900. Senza dimenticare antiche rivendicazioni sanminiatesi per il territorio sulla sponda sinistra dell’Arno, dove oggi sussiste l’odierna San Pierino, facente capo al Comune di Fucecchio.
Da segnalare la vivacità in chiave autonomistica di Ponte a Egola, dapprima verso Cigoli per la costruzione della chiesa nella seconda metà dell’800, e poi con San Miniato per poter diventare sede di un comune separato, lamentando carenza di servizi e rivendicando il riconoscimento del proprio ruolo economico. Quest’ultima querelle viene riproposta periodicamente, l’ultima volta su Facebook e sulle colonne de “Il Tirreno” lo scorso mese di novembre 2010.

“Noi non siamo sanminiatesi”
Scritta comparsa in Piazza Guido Rossa di Ponte a Egola
Foto di Francesco Fiumalbi

Varie e multiformi sono i tantissimi campanilismi più minuti. Uno dei più sentiti è quello fra San Miniato e San Miniato Basso. I sanminiatesi dicono che in collina si respira un’altra aria, dal sapore della storia e della nobiltà e che mai sceglierebbero di vivere a valle. Gli abitanti della pianura sentono ancora come una costrizione il cambio del nome da Pinocchio in San Miniato Basso, sebbene sia avvenuto nell’ormai lontano 1924, in quanto l’Amministrazione Comunale di allora riconobbe al centro urbano della piana, allora in forte espansione, la proiezione moderna della storica “Città della Rocca”. E come non ricordare la storica rivalità, tutta musicale, fra i gruppi bandistici di San Miniato e La Scala (anche se ultimamente hanno ben collaborato nell’ambito delle registrazioni della trasmissione “Linea Verde”), quella religiosa e insieme goliardica fra Roffia e Isola, puramente pretestuosa fra Balconevisi con “Fondo di scesa” o  con “Fornacino”. Ancora, la rivendicazione “gustosa” riguardo alla provenienza del Tartufo di San Miniato, da parte degli abitanti di Corazzano e Balconevisi.
Esistono poi rivalità anche all’interno dei singoli centri abitati, a San Miniato i “dilaisti” del quartiere “Sciòa” rispetto ai “diquadisti” di “Fuordiporta”. Ma anche fra diversi contradaioli a Ponte a Egola e un tempo anche a San Miniato Basso. Chissà quanti altri campanilismi esistono e che non sono stati citati semplicemente perché chi scrive non ne è a conoscenza.
Insomma, ogni pretesto sembrerebbe buono per creare nuove frizioni, battute goliardiche ed episodi di scherno, ma anche, nei casi più eclatanti, vere e proprie istanze e rimostranze presso gli organi istituzionali.

Il campanile di Ponte a Egola
Foto di Francesco Fiumalbi

Ma cosa significa il termine “campanilismo”?
Il Dizionario Enciclopedico Italiano “Treccani” liquida la definizione di “campanilismo” in appena un rigo: “Attaccamento esagerato e gretto alle tradizioni e agli usi della propria città”.
Da rilevare sono i due aggettivi che vengono impiegati per formulare la definizione e che in qualche modo lasciano trasparire un giudizio negativo. Esagerato e gretto: che potremmo tradurre in che oltrepassa la giusta misura e pretestuoso. Il campanilismo, però, non si ferma soltanto alla sola affermazione del luogo di appartenenza, ma si sviluppa soprattutto attraverso la denigrazione dei vicini.

Rivendicazioni territoriali, giurisdizionali, culturali, economiche, religiose, sportive. Queste sono le tematiche che contraddistinguono il fenomeno, oserei dire, socio-culturale del campanilismo. Di questo si tratta: di una serie di manifestazioni a scopo rivendicatorio.

Campanile di Stibbio
Foto di Francesco Fiumalbi

Il termine, è evidente, deriva dal “campanile”, da quella struttura che si staglia al di sopra degli altri edifici e per questo, oltre alla connotazione prettamente religiosa, riveste un ruolo propriamente simbolico e si propone quale elemento d’identificazione, per sineddoche, col centro abitato in cui esso si trova. Occorre precisare che la torre campanaria, almeno originariamente, è un elemento squisitamente “urbano”, ovvero affianca un edificio religioso che si trova all’interno di paese, di un borgo, di una città. Salvo casi relativamente recenti, è difficile trovare una chiesa con campanile in aperta campagna. Da qui, il campanile identifica non soltanto il centro abitato, con le sue istituzioni, le sue regole e tradizioni, ma anche, e soprattutto, le persone che all’ombra vi abitano, ma che hanno anche contribuito economicamente alla sua costruzione. Campanilismo, perché storicamente era un fenomeno che riguardava le città, ed era corroborato anche dalle guerre che periodicamente investivano centri più o meno vicini. Questi sentimenti di rivalsa, hanno avuto manifestazioni anche in ambito letterario. Come non dimenticare, per fare un esempio a noi vicino, il famoso poema eroicomico “La presa di San Miniato” scritto dall’empolese Ippolito Neri con evidenti finalità denigratorie nei confronti di San Miniato e di esaltazione nei confronti della “sua” Empoli. Da sottolineare, se mai ce ne fosse bisogno, che si tratta di un’opera di fantasia, in quanto i fatti narrati non hanno nessuna attinenza storica con l’assedio da parte dei fiorentini del 1369 che si protrasse per oltre 6 mesi. Ma di questo ne parleremo in un apposito intervento.


Campanile di Balconevisi
Foto di Francesco Fiumalbi

Siccome chi scrive non conosce bene le singole realtà e voi che leggete, e che magari siete anche coinvolti in sentimenti come quelli descritti, siete sicuramente più informati, vi invitiamo a lasciare un commento! Per chi non sapesse farlo, basta cliccare in fondo al post sulla scritta che riporta il numero dei commenti, si aprirà nuovamente il post, ma singolarmente. In fondo alla pagina troverete lo spazio dove scrivere. Non occorre necessariamente fare registrazioni o login, basta anche selezionare il profilo “Anonimo” e magari scrivere il proprio nome in fondo al commento. Grazie.

8 commenti:

  1. Grazie Fiumalbi, hai fatto un post eccezionale, un analisi da togliersi -il cappello-chiarendo molte cose e lasciare a chi legge molti atgomenti per suggerire. Come saprai io sono -piovuto- a dirla col mio linguaggio da terricolo,e non posso avere quell'attaccamento di un nativo, ma ho l'esperienza di avere abitato in gioventù in diversi luoghi. Abito nel comune di San Miniato ormai da quasi 50 anni e ormai conosco tutti i discorsi di campanile nelle varie frazioni. Dove ho abitato precedentemente il problema non esisteva: Castelfiorentino è solo lui il centrale riconosciuto,a Cerreto Guidi malgrado abbia due frazioni importanti, Lazzeretto e Stabbia, il paese capoluogo è riconosciuto tale.
    A San Miniato ho trovato tanto distacco e tanta difficoltà specie nel capoluogo ad inserirmi, cosa che non ho trovato in altri luoghi. Sono stato accolto bene ma poi sei guardato con quella sufficenza come se tu fossi di serie b, forse lo sarò senzaltro ma farlo pesare così proprio mi da fastidio. Ho fatto due pubblicazioni modeste ma il patrocinio l'ho avuto dal comune di Castelfiorentino.A San Miniato se non sei della casta intellettuale non ti caca nessuno, poi quando c'è da sgobbare ti lisciano.... Non parlo per il paese ma di tutto il comune intero. Secondo mè manca una base popolare forte che altri comuni hanno.
    Per unire bisogna incominciare dai collegamenti: bene un sentiero dalla chiesa di San Miniato basso al Cencione, ma altri collegamenti che facciano sentire i due paesi piu vicini. Mi fermo ti saluto e continua a tenere aperto il discorso per superare difficoltà solo verbali dettate più dalla arretratezza che ci portiamo dietro da secoli.

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  2. Grazie Maresco per aver condiviso la tua personale esperienza e per i complimenti, anche se non ho detto niente di nuovo e certi argomenti possono sembrare banali, lo ammetto.
    Mi piacerebbe che venissero fuori anche altre situazioni, che magari io non conosco, episodi capitati nel tempo, etc.

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  3. Lei è straordinariamente bravo e sta facendo uno straordinario servizio al nostro comune, ma i nostri amministratori lo hanno capito?

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  4. Grazie per la stima, anche se in questi piccoli interventi, sinceramente, non vedo tutta questa eccezionalità. Il vostro lavoro, quello di restituire alla città spazi considerati perduti, invece è davvero eccezionale!

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  5. e che dire delle guerre di campanile tra san Miniato ed Empoli retaggio della storia finita anche su Topolino nel 1983 n. 1431

    http://www.rangers.it/empoli/foto/volodelciuco/pages/topolino2.html

    poi tradotta in varie in varie lingue del mondo !!.

    http://www.alessandrovegni.info/topolino.htm

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  6. E' vero, me ne ero dimenticato! All'episodio fu dedicato anche un numero di Topolino!

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  7. Walter SCarselli7 marzo 2011 12:04

    Ecco qui le tavole di Topolino!

    http://www.alessandrovegni.info/volo_del_ciuco_di_empoli_2.htm#

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  8. paolo pianigiani17 agosto 2011 23:11

    salve a tutti, da Empoli!
    Volevo dare un contributo a proposito di Ippolito Neri, di cui sto leggendo in questo agosto il poema, "La presa di Saminiato". Devo dire che da nessuna parte compare astio o prese in giro per la città della Rocca, anzi son gli empolesi che vengono messi in ridicolo, essendo tutti amici e compagni di brigata dl dottore poeta Ippolito. Per esempio del comandante supremo dell'esercito empolese, Baronto Prelioni, per parlare del suo coraggio, si ricorda che fu il primo a scappare d Vienna appena si seppe dell'arrivo dei Turchi. Era un cugino di Ippolito, anche lui poeta, e si chiamava Domenico Pietro Bartoloni, autore del "Bacco in Boemia", pubblicato a Praga nel 1717. Il personaggio piu' bello poi è certamente la splendida condottiera saminiatese, Silvera. Coraggiosa e bellissima, attraversa l'intero poema con l'impeto tutto femminile tipico delle bionde...
    Una cosa forse si dice nel poema, un po' pr prendere in giro, che meriterebbe una verifica di controllo. Si dice che a San Miniato si dànno i posti pubblici alle belle donne, per spiegare appunto il perchè si dette il comando alla eroina bionda. E' anche da dire che il nostro Ippolito trasse pari pari la gran comandantessa da un poema coevo e precedente, "la conquista di Granata". Un saluto a tutti i Saminiatesi!

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