sabato 19 febbraio 2011

RITROVATA L'ACQUA DI SAN CARLO

di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

In questo intervento tratteremo di una piccola scoperta di SMARTARC. Parlare di “scoperta” non è propriamente corretto in quanto non abbiamo trovato niente di “sconosciuto”. E’ più corretto parlare di “ri-scoperta”, di un qualcosa che si conosceva e che per vari motivi se n’è persa la memoria quasi del tutto. Armati di cartina (0) e strumento GPS ci siamo avventurati in una valle a nord del capoluogo, ritrovando una struttura che molti credevano fosse perduta: le “Fonti di San Carlo”.

Una delle vasche di approvvigionamento
Foto di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

Come abbiamo visto nel precedente articolo “GEOGRAFIA DELLE FATE”, l’approvvigionamento idrico della città di San Miniato ha da sempre costituito un problema di non facile soluzione. Il XIX secolo fu un periodo di piccole/grandi opere ingegneristiche con la realizzazione di cisterne e fontanelle pubbliche, oltreché la costruzione dell’acquedotto da La Scala alla cima del colle (1). Tuttavia questa difficoltà si era fatta sentire anche nei secoli passati, specialmente a cavallo del ‘300 quando la città di San Miniato conobbe la sua massima espansione arrivando ad un numero di 3-4000 abitanti (2). Tale numero di abitanti era praticamente lo stesso di quello che la città raggiungerà proprio nell’800. Come è ragionevole affermare, l’approvvigionamento idrico non poteva basarsi interamente sull’utilizzo di pozzi e cisterne, strutture relativamente complesse e fuori dalla portata economica della stragrande maggioranza della popolazione, che doveva rifornirsi attraverso le sorgenti naturali. Vi erano infatti almeno tre fonti: le Fonti alle Fate, le Fonti di Pancole  e le Fonti di San Carlo. Le prime due sono più o meno abbastanza note, contrariamente alla terza che, abbiamo avuto modo di verificare, è quasi completamente sconosciuta.
Queste tre strutture sono situate praticamente in modo da coprire tutta la città. Pancole per l’antico Terziere di Poggighisi (per intenderci la parte verso l’Ospedale), Fonti alle Fate prossima al Terziere di Castelvecchio (coincidente più o meno con la cittadella fortificata) e le Fonti di San Carlo per il Terziere di Fuordiporta (da Castelvecchio in direzione Colline).

I Terzieri e le Fonti
Schema di Francesco Fiumalbi

Le Fonti di San Carlo si trovano nella vallata tra la zona detta di San Martino e il Poggio di Cecio. Non vi si arriva facilmente. Per raggiungerle occorre imboccare un antichissimo sentiero che dall’attuale via Carducci, immediatamente al di fuori dell’antica Porta di Ser Ridolfo, scende verso la valle. Anticamente questo percorso prendeva il nome di “Vicolo di Ser Ridolfo” (3).  La strada, come risulta dalle mappe catastali di proprietà pubblica, è in pessime condizioni, ormai invasa dalla vegetazione. Addirittura, alcune porzioni di questo sentiero sono ormai scomparse per cui non è facile ricostruire il tracciato originario.

Da cosa deriva il nome di “San Carlo”?
Non esistono notizie documentarie in proposito, ma è lecito pensare che il nome derivi dalla strada che, alla cima della collina, chiude la valle ad oriente e che è intitolata proprio a San Carlo. Questa strada congiunge le attuali via della Cisterna e via Guicciardini ed è rappresentata già nella “Pianta della Città di San Miniato” di Orazio Turri del 1865 (4). Da qui, probabilmente, partiva un sentiero che conduceva alle Fonti. Di questo percorso oggi non rimane alcuna traccia, anche se abbiamo notizia di un vicolo, denominato “Vicolo carbonaro della Cisterna” che scendeva dall’attuale via della Cisterna proprio in quella zona (5). Risulta pressoché impossibile, ad oggi, definire con esattezza il tracciato di queste strade.

Le Fonti San Carlo
Schema di Francesco Fiumalbi

Nel 1776, all’interno della descrizione della “Rete stradale Comunitativa” (6) viene menzionata una cisterna presso il “prato di San Carlo”. Non è chiaro se ci si riferisca alla struttura situata nella piazza della Cisterna, oppure dell’invaso per la raccolta dell’acqua della sorgente di San Carlo.
Nel 1847 era stato predisposto il progetto per la cisterna, poi realizzata negli anni seguenti, presso al chiesa della SS. Annunziata, comunemente chiamata “Nunziatina”. E’ assai probabile che con la costruzione di questa grande struttura l’utilizzo delle Fonti sia definitivamente venuto meno.
Tuttavia nel 1861 furono disposti dei rilievi delle Fonti di Pancole, delle Fate e di San Carlo al fine di restaurare le strutture rendendole più funzionali, onde evitare la costruzione di nuove cisterne e stanziando la consistente somma di 700,00 lire (7). Interventi di manutenzione di cui, però, non conosciamo l’esito.
Nel secondo dopoguerra le Fonti dovevano essere un luogo già abbandonato. Gli adulti proibivano ai ragazzi di raggiungerle in quanto luogo abbandonato e per questo poco sicuro (8).

Le Fonti di San Carlo oggi
Foto di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

Le Fonti di San Carlo, al pari delle altre due sopracitate, sono in realtà una sorgente naturale, la cui acqua veniva raccolta in apposite vasche/cisterne e da qui distribuita attraverso diverse bocche, e per questo assume il termine plurale di “Fonti”.
Purtroppo non è possibile ricostruire l’originario assetto della struttura: il versante della collina è franato verso valle portandosi dietro parte della muratura. Il manufatto edilizio doveva essere del tutto simile a quello delle Fonti alle Fate. Dalla sorgente vera e propria l’acqua veniva incanalata e raccolta in apposite vasche di decantazione e da qui fatta uscire attraverso una serie di boccagli.
Quando furono costruite le Fonti di San Carlo? E’ impossibile formulare una datazione precisa, tuttavia i laterizi impiegati nella costruzione risultano essere del tutto simili a quelli delle altre due fonti e quindi si può pensare che risalgano alla medesima epoca, quindi a cavallo fra il XIII e il XIV secolo, anche se non si possono escludere interventi in epoche successive.

La sorgente naturale
Foto di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

Come risulta evidente dalle fotografie le Fonti di San Carlo versano in uno stato di completo abbandono. Sono ormai invase dalla vegetazione e la costruzione presenta gravi dissesti strutturali dovuti al cedimento del terreno sottostante. Sono ben visibili le lesioni nella muratura e solo un tempestivo intervento di restauro e consolidamento potrebbe scongiurarne il definitivo crollo, con grave danno per la perdita di un’importante testimonianza storica.
Il bosco che oggi avvolge le Fonti di San Carlo contribuisce a creare l’atmosfera di uno spazio desolato. Questa struttura è vicinissima al centro abitato, appena 40 metri in linea d’aria dietro Palazzo Grifoni e dalle mappe catastali risulta essere di proprietà pubblica, almeno fino al 1939. Successivamente la cartografia non appare del tutto chiarificatrice. Possibile che nessuno si sia mai preoccupato di mantenere questa costruzione?
Visto che le fotografie non rendono merito a questo luogo, proponiamo un breve video che meglio delle singole immagini descrive le reali condizioni delle Fonti.

video
Video di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi




 
NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(0) La cartina utilizzata per le ricerche è stata gentilmente fornita dall'Associazione Moti Carbonari - Ritrovare la Strada.
(1) Fiordispina Delio, Parentini Manuela, “Pozzi, fonti, cisterne e acquedotti”, FM Edizioni, San Miniato, 2010.
(2) Ginatempo-Sandri, L’Italia delle città. Il popolamento urbano tra Medioevo e Rinascimento (secoli XIII-XVI), Firenze, Le Lettere, 1990, pp. 107-110, in Salvestrini Francesco, Il Nido dell’Aquila, in Malvolti-Pinto (a cura di), Il Valdarno Inferiore terra di confine nel Medioevo (secoli XI-XV), Olschki, Firenze, 2008, pag.265.
(3) Cristiani Testi Maria Laura, “San Miniato al Tedesco”, Marchi e Bertolli, Firenze, 1967, pagg. 104-105.
(4) Ibidem., pagg. 145-147.
(5) Ibidem., pagg. 104-105.
(6) Fiordispina, Parentini, Op. Cit., pagg. 12-13
(7) Archivio Comunale di San Miniato, Delibera n. 57 del 18 settembre 1861, in Fiordispina e Parentini, Op. Cit., pag. 19.
(8) Notizia comunicataci oralmente dalle sorelle Malvezzi, nate, cresciute e tuttora residenti in via Carducci. Anche la signora Franca Calvani ricorda di aver sentito parlare delle Fonti di San Carlo ma di non esservi mai andata proprio perché era considerato un luogo abbandonato e quindi pericoloso.

11 commenti:

  1. Bravi! Proprio una bella notizia. Anch'io avevo avuto notizia molto vaga dell'esistenza di quelle fonti. Non so però per quale ragione quella parte della campagna fosse esclusa dalle nostre scorribande infantili, rivolte al versante di Gargozzi e alla valle di Cencione. Forse la ragione era la stessa testimoniata dalle informatrici, ma non ho memoria di avere mai sentito di divieti o interdizioni.
    Grazie!

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  2. Grazie Rossano!
    Per noi è stata una vera e propria scoperta! Merito soprattutto di Alessio Guardini che ha segnalato la struttura partendo da una mappa catastale del 1939. E trovarla non è stato affatto facile.
    Forse non è mai stata meta delle vostre "scorribande" perchè è semplicemente fuori mano...
    Abbiamo segnalato la situazione all'Amministrazione Comunale, speriamo che qualcuno se ne prenda cura perchè rischia veramente di franare e perdere un pezzo di storia, anche se di quella storia considerata "minore", sarebbe davvero un grande peccato.

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  3. Ripensando a quanto ho e hai scritto, mi viene da ipotizzare che forse noi ragazzi del dopoguerra non siamo mai arrivati alle fonti di San Carlo non perché fossero proibite o interdette, e nemmeno perché fossero troppo fuori mano, ma per una ragione più semplice che in fondo premia il lavoro di Anna Braschi e del gruppo dei vicoli. In quella parte del colle non conoscevamo la presenza dei vicoli suburbani, perché presumibilmente erano già abbandonati e impercorribili. Dalla parte di Cencione, invece, si poteva scendere in valle dai pallai sotto l'allora bar del Ferri, dai giardinetti inferiori del piazzale e dalle Fonti alle Fate, per risalire poi verso San Martino, dove sotto il Collegio, c'era ancora un avanzo di vicolo. Lo stesso vale per Gargozzi, dove i vicoli erano ancora abbastanza percorribili da sotto la Guardia di Finanza fino allo sdrucciolo a lato delle scuole elementari, passando sotto San Domenico, la Misericordia e il Seminario; e un altro pezzo era praticabile a E e a O di Borghizi (ma questo non ricordo fino dove fosse percorribile.

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  4. Si, probabilmente il sentiero era già abbandonato e impercorribile.
    Ho avuto notizia da una persona che ha letto questo post, che da ragazzo c'è stato da quelle parti, intorno al 1975. La situazione già 35 anni fa era praticamente quella odierna, anche se le vistose crepe non ricorda che ci fossero.

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  5. Non sono un samminiatese ma i miei genitori erano di San Miniato e da bambino d'estate stavo un periodo da mia nonna materna. I miei nonni abitavano alle Colline e mi portarono a fare una gita "fuoriporta" in un posto per me strano e avventuroso che mi dissero si chiamava San Carlo. Fu un percorso difficile ma mia nonna era sicura e ci era già stata, così diceva ossessivamente.Poi negli anni si è rammentato questo fatto. C'era anche mio zio Augusto. Dicevano che andavano a rifugiarsi in quei posti in tempo di guerra, quando gli americani bombardavano da Volterra, ma non so se mi tradiscono i ricordi e le suggestioni. Dai miei "calcoli" familiari e dal ricordo di una foto di famiglia, doveva essere il settembre 1972 (o al max 1973). Mi sembra si partì da un viottolo davanti Santa Chiara o vicino alla Nunziatina. Sono ricordi di bambino e quindi prendeteli per quello che possono valere. Volevo dare solo una testimonianza; appena ho letto del percorso ho sentito un qualcosa di strano rimescolarsi dentro e ho rivissuto atmosfere, luoghi e, purtroppo, persone "perdute". Un plauso per le "ricerche" e la mentalità curiosa ...bravi !!!

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  6. La ringrazio molto Sig. Maffei della sua testimonianza! Ha ragione, per arrivare in quel luogo si può passare anche da dietro la Nunziatina o scendere davanti al Santa Chiara!
    Riguardo ai rifugi è abbastanza probabile ve ne fossero in zona, ovvero sul versante nord. I cannoni americani sparavano da sotto Bucciano (quindi da Volterra) e quello poteva essere il versante più sicuro! Stiamo cercando di fare anche una mappa per localizzare la posizione dei rifugi che fra qualche anno scompariranno del tutto. Ogni informazione al riguardo può essere molto importante!
    Grazie di nuovo!

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    Risposte
    1. Francesco Maffei18 aprile 2012 17:59

      Vi butto lì un'altra info sui rifugi, anche se questa penso la sappiate già. Comunque è sicura perchè raccontata tante volte da mio babbo che è morto l'anno scorso e quindi il ricordo è reiterato e recente. La mia famiglia paterna (vivente da generazioni, sotto la Rocca, come del resto quella materna) abitava in via Paolo Maioli (fra l'altro rocambolescamente riuscì a salvarsi dalla strage del Duomo per la saggezza e la furbizia "popolare" di mia nonna) e durante il passaggio della guerra "viveva" promiscuamente con tanta gente nel rifugio di Valicandoli, che approssimativamente dovrebbe essere fra il bar Giannoni a Calenzano e la vallatina che dà verso il Sasso. Mi diceva mio babbo che era ottimo perchè al di sotto del tiro degli americani, ma che quando sbagliavano......arrivavano vicine !
      Come ha detto Lei ogni informazione è importante soprattutto perchè tra poco non ci saranno più i protagonisti.In famiglia ho sempre chiesto ossessivamente e sempre mi hanno risposto volentieri. Purtroppo non so quanta di queste "oralità" possa esserci ancora. Mio babbo mi ha anche raccontato che, nel frangente della vita di rifugio, sentì benissimo e per ore gli spari della battaglia alla chiesa di Calenzano (presa da una squadra comandata mi pare da un eroico tenente) e si ricorda anche bene l'abbandono di un Tigre tedesco davanti alle odierne "Piscine", proprio a Bellavista, tank che rimase per mesi in quella posizione finchè gli americani con un'"immensa gru" (così agli occhi di un ragazzo negli anni '40)lo portarono via.
      Volevo comunicarlo nel caso possa esservi utile per le interessantissime ricerche che state portando avanti. Francesco

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    2. La battaglia di Calenzano e il carroarmato abbandonato sono abbastanza noti, perché riportate in molte pubblicazioni. Interessante l'informazione sul rifugio di Calenzano! Verificheremo se ne rimane qualcosa!
      Ancora grazie per le preziose informazioni!

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    3. Di niente, grazie a voi per l'interessantissimo sito.

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    4. Alberto Vincenti12 maggio 2012 11:31

      A proposito del tank tedesco di Calenzano, posso testimoniare che mio padre e mio nonno, che compravano e vendevano metallo e qualsiasi genere di oggetti che avessero un valore commerciale, smontarono e portarono via, a dorso di bicicletta, il radiatore di rame del carro armato. In due riuscirono a malapena a trasportarlo tanto era peso, ma in compenso la vendita di così tanto rame contribuì a sfamare tutta la famiglia.
      Alberto Vincenti

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    5. Che bella storia! Uno strumento di morte come un carroarmato, che miracolosamente diventa fonte di vita e sostentamento!
      Grazie Sig. Vincenti

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