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venerdì 24 marzo 2017

[VIDEO] PINO A.D. 1841 - "I NOSTRI ANTENATI" - 23 marzo 2017

Giovedì 23 marzo 2017 si è svolta la serata PINO A.D. 1841 - "I NOSTRI ANTENATI”, organizzata e “interpretata” dagli infaticabili soci dell'Associazione Kampino. Un'iniziativa dedicata alla storia del centro abitato di Ponte a Elsa, lato sanminiatese, in un momento storico preciso, il 1841, ovvero l'anno del primo Censimento del Granducato di Toscana.

Un momento della serata
Foto di Francesco Fiumalbi

Grazie alla documentazione del Censimento, oggi conservata presso l'Archivio di Stato di Firenze e disponibile on-line, è stata ricostruita un'interessante fotografia dello stato della popolazione dell'allora “Popolo di Selva e Pino” nel 1841, confrontandolo anche con la situazione odierna. Il tutto realizzato in maniera semplice, ma non certo meno rigorosa, e soprattutto con un taglio leggero e a tratti divertente. Una modalità molto apprezzata dal numeroso pubblico accorso.

Di seguito il video della serata:


L'immagine può contenere: sMS e spazio all'aperto
La locandina della serata


domenica 4 dicembre 2016

APSM-ISVP-0020 L'EDICOLA MARIANA IN VIA POGGIO A PINO – PONTE A ELSA

di Francesco Fiumalbi


APSM-ISVP-020
L'EDICOLA MARIANA IN VIA POGGIO A PINO – PONTE A ELSA

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, fraz. Ponte a Elsa, via Poggio a Pino
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: Terracotta dipinta
Soggetto: Madonna in Trono con Bambino
Altri soggetti: NO
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: SI
Indulgenza: NO
Periodo: 1950 circa
Riferimenti: nessuno
Id: APSM-ISVP-020

L'edicola mariana in via Poggio a Pino – Ponte a Elsa
Foto di Francesco Fiumalbi

DESCRIZIONE
Lungo via Poggio a Pino, la strada che da Ponte a Elsa conduce in direzione di Cannetto e prosegue verso Castelfiorentino, si trova un'edicola votiva contenente l'immagine della Madonna con Bambino. Si tratta di un piccolo manufatto in muratura, realizzato intorno al 1950, come si evince anche dall'iscrizione presente su un elemento in marmo bianco, posto appena al di sotto della nicchia:

MARIA AIUTO DEI CRISTIANI
PREGA PER NOI
1944-1950

La piccola costruzione si presenta con una porzione basamentaria a forma di parallellepipedo, su cui appoggia l'edicola vera e propria, costituita da una nicchia arcuata, sormontata da una copertura in tegole marsigliesi a due spioventi. La cavità presenta una piccola cornice in rilievo, con terminazione a punta. Un tempo doveva essere dotata di una grata dal momento che sono ancora visibili i cardini metallici inseriti nella muratura sul lato sinistro.

L'edicola mariana in via Poggio a Pino – Ponte a Elsa
Foto di Francesco Fiumalbi

L'IMMAGINE
L'immagine sacra è costituita da un elemento in terracotta dipinta, raffigurante la Madonna in Trono con Bambino. Ovvero si tratta di una piccola “Maestà”. Le due figure sono realizzate in modo seriale, con tecnica a stampo, e successivamente dipinte a mano, in maniera molto semplice, con solamente quattro colori. Gesù Bambino ha la mano destra in segno di benedizione. Ai lati, le figure sono affiancate da due cherubini che, proprio come nella tradizionale gerarchia degli angeli, sono dotati di quattro ali. Non è da escludere che tale immagine non sia quella originaria, ma che vi sia stata collocata in un secondo momento.

L'edicola mariana in via Poggio a Pino – Ponte a Elsa
Foto di Francesco Fiumalbi

L'edicola mariana in via Poggio a Pino – Ponte a Elsa
particolare dell'immagine sacra costituita
dalla Madonna in Trono con Bambino
Foto di Francesco Fiumalbi

L'edicola mariana in via Poggio a Pino – Ponte a Elsa
Particolare dell'iscrizione
Foto di Francesco Fiumalbi

venerdì 22 aprile 2016

CELEBRAZIONI NEL COMUNE DI SAN MINIATO 25 APRILE 2016

Di seguito è proposto il comunicato stampa del Comune di San Miniato inerente le iniziative in programma il prossimo 25 aprile 2016:

Tra le novità una lapide a Roffia e l’intitolazione della piazza di San Miniato Basso a Giulio Scali

Intenso il programma per le celebrazioni del 71esimo anniversario della Liberazione organizzato dal Comune di San Miniato. Lunedì 25 aprile alle 9 il ritrovo è in via Isola ci sarà la deposizione della corona alla lapide in memoria di Mario Lecci; alle 9.30 l’appuntamento è a Ponte a Elsa per rendere omaggio alla lapide in memoria dei caduti della Prima e Seconda guerra mondiale in Piazzale degli alberi. Alle 10 un corteo si sposterà da Piazza della Repubblica fino a Piazza del Duomo per la commemorazione al monumento ai caduti di San Miniato. Una delle novità della cerimonia 2016 riguarda San Miniato Basso: dopo la deposizione della corona alla lapide in memoria dei caduti all'esterno della chiesa dei Santi Martino e Stefano, il corteo sfilerà per le strade della frazione fino alla piazza antistante la Casa Culturale che, nell'occasione, sarà intitolata a Giulio Scali, partigiano di San Miniato Basso. Ad accompagnare la cerimonia saranno le musiche della Filarmonica “G. Verdi” di San Miniato.
L’altra novità di quest’anno riguarda un’ulteriore deposizione della corona alla lapide di Roffia in via San Michele (di fronte al nido d’infanzia La Chiocciola), prevista per le ore 16.
Il programma di questa giornata è davvero intenso ed importante – spiega il sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini -. In accordo con la consulta di San Miniato Basso, abbiamo voluto che l’intitolazione della piazza a Giulio Scali cadesse proprio in questa giornata per rendere il giusto tributo ad una figura che tanto ha contribuito alla Libertà e alla Liberazione di San Miniato. Per la prima volta faremo una celebrazione anche nel pomeriggio alla nuova lapide in memoria dei caduti installata a Roffia, ulteriore segnale dell’attenzione e della dedizione che l’amministrazione ha verso la nostra storia, perché le libertà di cui godiamo oggi, e quelle acquisite con il semplice diritto di nascita da parte dei nostri figli, sono state pagate a caro prezzo, anche con la vita, da chi ci ha preceduto”.




venerdì 2 maggio 2014

L'ORATORIO DI SAN GENESIO A SAN GENESIO

di Francesco Fiumalbi

Indice:

Percorrendo la Strada Statale n. 67, meglio conosciuta come via Tosco-Romagnola Est, grosso modo a metà strada fra i centri abitati di La Scala e Ponte a Elsa, in prossimità con l'intersezione di via Capocavallo, si incontra l'oratorio ottocentesco dedicato a San Genesio. Si tratta di una piccola costruzione in laterizio, adiacente al terreno dove, a partire dal 2000, è stata aperta l'area archeologica di San Genesio o Vico Wallari.

L'oratorio dedicato a San Genesio
San Miniato, Strada Statale n. 67, fra La Scala e Ponte a Elsa
Foto di Francesco Fiumalbi

Secondo la storiografia sanminiatese, l’oratorio fu eretto nel 1841 per volontà di Mons. Torello Pierazzi (San Miniato, 9 dicembre 1794 – 31 gennaio 1851), il quale dal 1834 fu il sedicesimo Vescovo della Diocesi di San Miniato.
La storiografia fa certamente riferimento all'epigrafe, collocata sulla facciata dell'edificio, e dettata da Pietro Bagnoli (canonico, poeta ed erudito sanminiatese), che avremo modo di analizzare più avanti. Guardando, invece, la mappa del Catasto Generale della Toscana, che per il Comune di San Miniato è datato al 1834, si nota già quella che sembra essere la sagoma dell'edificio [CGT, Comunità di San Miniato, Sezione E - “ROFIA, SOTTO LA SCALA E MEZZOPIANO”, Foglio n. 2].
Si pongono quindi alcuni interrogativi. Può darsi che l'operazione del Vescovo Pierazzi si fosse concretizzata nel “restaurare” o “ricostruire” un oratorio precedente, caduto in rovina. Oppure è altrettanto plausibile che quel rettangolo presente sulla carta (particella n. 350) non stesse ad indicare un edificio, ma soltanto un terreno. Secondo una terza ipotesi, ugualmente verosimile, non possiamo scartare il fatto che la carta catastale a disposizione non sia quella originale del 1834, ma che si tratti di una riedizione successiva, di anno imprecisato, e contenente gli aggiornamenti, fra cui l'edificio.

Catasto Generale della Toscana, Comunità di San Miniato
Sezione E - “ROFIA, SOTTO LA SCALA E MEZZOPIANO”, Foglio n. 2
Archivio di Stato di Pisa, Catasto Terreni – Mappe – San Miniato – 19
per gentile disponibilità

Una possibile soluzione ci viene offerta dalla Carta n. 670, redatta dai Capitani di Parte Guelfa fra il 1580 e il 1595, e che descrive il territorio del Popolo di S. Agnolo a mezo piano. Qui si osserva che lungo l’attuale Strada Statale (che all'epoca era chiamata Strada Pisana), esattamente nel punto dove sorge l’oratorio, era situata una cosiddetta “Maestà”. Si tratta verosimilmente di un tabernacolo, o comunque di una modesta costruzione, che ospitava un’immagine sacra. Non conosciamo il soggetto, ma si trattava probabilmente di una Madonna con Gesù bambino, seduta su un trono. Da un punto di vista iconografico, la Maestà è utilizzata per sottolineare la “regalità” del personaggio raffigurato. Infatti, nel Cristianesimo, fra i vari attributi assegnati a Gesù e a Maria, ci sono, rispettivamente, anche quelli di Re e di Regina.
Inoltre, almeno nel territorio sanminiatese, i tabernacoli oggi visibili sono di modesta dimensione, mentre spostandoci di alcuni chilometri, per esempio a Castelfiorentino, le edicole votive potevano raggiungere anche dimensioni considerevoli. Ne è un esempio il bellissimo Tabernacolo della Madonna della Tosse, dipinto da Benozzo Gozzoli, e i cui affreschi sono conservati presso il Museo Be-Go. Nell’esempio di Castelfiorentino, il “tabernacolo” e tutto l’apparato circostante, raggiungevano dimensioni paragonabili ad un piccolo oratorio.
Quindi, tornando a San Genesio, è verosimile che in quel punto esatto, almeno alla fine del ‘500, vi si trovasse già una costruzione, più o meno modesta, contenente un’immagine sacra. E che, per iniziativa del Vescovo Torello Pierazzi, venisse poi realizzato l’oratorio come lo conosciamo oggi.

Capitani di Parte Guelfa, Piante di Popoli e Strade
Carta n. 670 – Popolo di S. Agnolo a mezo piano
Originale conservata presso l’Archivio di Stato di Firenze
Rielaborazione grafica, disegno di Francesco Fiumalbi

In ogni caso, lo scopo dichiarato della costruzione, era quello di rendere memoria all’antica Pieve di San Genesio, antichissimo luogo di culto, probabilmente il primo luogo “Cristiano” nel territorio sanminiatese. Infatti, dopo la distruzione del borgo operata l'ultimo giorno di giugno del 1248, la pieve subì una vera e propria operazione di smontaggio. Cioè divenne un’enorme cava di materiale da costruzione, già pronto per essere reimpiegato in altri edifici. E così, il luogo che un tempo ospitava il villaggio e la grande costruzione (addirittura 43 m di lunghezza!), tornò ad essere “campagna”, terreno coltivato. Le testimonianze materiali, apparentemente invisibili, rimasero custodite dalla terra fino ad anni recentissimi, fino all’apertura degli scavi archeologici, che stanno rivelando i segreti di uno dei centri più importanti della Toscana medievale.

Sulla facciata dell’oratorio, sopra la porta di ingresso, è collocata una epigrafe dettata da Pietro Bagnoli (canonico, poeta ed erudito sanminiatese). Nel testo, oltre alla “motivazione” della costruzione dell’oratorio, vengono ricordati gli episodi più significativi della storia plurisecolare della Pieve di San Genesio:
L’assise che vi si svolse nel 715 a proposito della controversia fra le diocesi di Siena ed Arezzo [VEDI ADDSM – 715, 5 luglio – San Genesio, 1° Documento]; il Concilio del 1074 che vide la partecipazione di San Pietro Igneo; l’assemblea convocata da Guelfo, Vicario di Federico I “Barbarossa”, a San Genesio nel 1160; l’assise promossa nel 1172 da Cristiano di Magonza, Cancelliere Imperiale; la formazione della “Lega di San Genesio” o “Prima Lega Guelfa di Toscana” sul finire del XII secolo; i numerosi privilegi concessi dai pontefici, con riferimento alle Bolle di Celestino III e di Innocenzo III nel 1195 e nel 1205; la distruzione del borgo operata dai sanminiatesi il 30 giugno 1248.
Di seguito la trascrizione del testo:

UBI SACELLUM HOC HISQUE IN AGRIS PAGUS OLIM INSIGNIS VICI VALLARIS NOMINE PRIUS / DEINDE A SANCTO GENESIO NONCUPATUS IN QUO MULTA GESTA NEGOTIA HISTORIA REFERT. NEMPE. / HIC ANNO DCCXV DELEGATI SUB LUITPRANDO LOGOBARDORUM REGE EPISCOPI CONTROVER- / SIAS DE TERRITORIO INTER SENENSEM ET ARETINAM DIOCESIM SENTENTIA DIREMERUNT. MLXXIV / CONCILIUM AUCTORE D. GREGORIO VII PRAESIDE S. PIETRO IGNEO COMPESCENDO CANONI- / CORUM LUCENSIUM IN EORUM EPISCOPUM SCHISMATEEST HABITUM. MCLX GUELFUS / PLURES E CIVITATIBUS ETRURIAE SIBI PER LEGATOS IN FIDEM ET AMICITIAM ADIUNXIT. MCLXXII HUC / FRIDERICUS IMPERATOR CONVOCATIS EX ETRURIA LEGATIS ARCHIEPISCOPUM MAGUNTI- / NUM ARCHICANCELLARIUM IMPERII MISIT QUI PISANOS INTER ET LUCENSE PACEM COMPONERET FERE / XII INFUNTE SAECULO HUC GUELFI ETRUSCI DE SUIS REBUS CONSULTUM CONVENERUNT. MULTA / GENESIANAE ECCLESIAE PRIVILEGIA ATQUE INSIGNIA SUMMI PONTIFICES CONCESSERUNT EAMQUE / TRIGINTA PAROECIARUM STATUERUNT PRINCIPEM. ALLA QUAE RECENSERI POSSENT SUNT PRAETERMISSA / TER MINIATENSES TENUERE COLONIAM TER RECESSERUNT SED ET TERTIO REBUS ET GENTIBUS SAN- / CTUM MINIATUM AD ARCEM ASPORTATIS EXCURSIONIBUS OBNOXIUM PAGUM DELERUNT ANNO MCCXLVIII. / PARVULAM HANC AEDEM LOCI MAIORIS ECCLESIAE AD SIGNUM IN AGRO POSITAM VETUSTATE CONFECTAM / A DIVINIS ABDICATAM TORELLUS PIERAZZI CIVIS ET EPISCOPUS MINIATENSIS / INSTAURANDAM CURAVIT ET TESTEM TANTARUM RERUM VETERISQUE DIGNITATIS SACRIS RESTITUIT / ANNO MDCCCXLI

L'epigrafe sulla facciata dell'oratorio di San Genesio
Foto di Francesco Fiumalbi

Da un punto di vista architettonico, l'oratorio si presenta come una piccola costruzione rettangolare in laterizio facciavista, con copertura a capanna. Non ci è dato sapere se originariamente le pareti esterne fossero intonacate o meno, o se siano il risultato di una stonacatura successiva, come accaduto a molti edifici sanminiatesi (la chiesa di San Rocco e il Palazzo Vescovile, solo per citarne un paio).
Le uniche aperture presenti, si affacciano sul lato principale, parallelo alla Strada Statale, inquadrato alle estremità da due semipilastri, anch'essi in laterizio. Al centro sta la porta di ingresso, collocata all'interno di una semplice cornice in pietra, ed è affiancata ai lati da due finestrelle rettangolari, chiuse da una grata a maglia inclinata a 45°. Sopra la porta è posizionata l'epigrafe, a sua volta sormontata dall'oculo. Quest'ultima apertura, circolare, è chiusa da un vetro decorato con la presenza di due elementi: la spada e la palma. Il primo è lo strumento con il quale fu decapitato San Genesio, mentre il secondo è il simbolo del martirio.
Sul prospetto tergale si innalza il piccolo campanile a vela, realizzato anch'esso in laterizio, che ospita una piccola campana.

L'oratorio di San Genesio, facciata
Foto di Francesco Fiumalbi

L'interno è costituito da un unico piccolo ambiente rettangolare, terminato sulla parete di fondo dall'altare in pietra, realizzato ex-novo in epoca recente. E' costituito da un piccolo basamento in muratura, da cui si elevano due piccole colonne atte a sostenere la mensa d'altare. Al di sopra è collocata una piccola mensola, funzionale alle necessità liturgiche, e utile per sostenere un'eventuale pala d'altare o un'altra opera d'arte sacra, che però non è presente.
Al centro del pavimento, realizzato in cotto, si trova la lastra tombale di Enrichetta Marcol di Nancy di Lorena, morta nel 1857, all'età di 76 anni. La nobildonna era la moglie di Stefano Alli-Maccarani nobile sanminiatese, e madre di Silvio, Maurizio e Francesco Maria Alli Maccarani. Quest'ultimo fu Vicario del Vescovo Pierazzi e divenne egli stesso Vescovo di San Miniato, dal 1854 al 1863. Quindi, al momento della morte di Enrichetta Marcol di Nancy, il Vescovo di San Miniato era proprio il figlio Francesco Maria. Di seguito il testo dell'epigrafe funeraria:

α ω
HIC QUIESCIT IN PACE
HENRICHETTA DE_MARCOL NANCEY IN LOTHARINGIA
MARCHIONI IOSEPHO STEPH:ALLI_MACCARANI NUPTA
GENERE PRUDENTIA MORIBUS
SOLERTI ERGA FILIOS DISCIPLINA
PRAECLARA
NULLI SUARUM ERUDICTIONE SECUNDA
VIXIT ANNO LXXVI MENSES III DIES XVII
OBIIT S. MINIATE VII IDUS FEBRUARIAS
ANN:SAL: MDCCCLVII
FRANCISCUS M. EPISCOPUS MINIATENSIS
SYLVIUS ET MAURITIUS MARCHIONES EQUITES
MATRI SUAE AMATISSIMAE
MERITO LACRYMANTES POSUERE

L'oratorio di San Genesio, retro
Foto di Francesco Fiumalbi

L'oratorio di San Genesio, il campanilino a vela
Foto di Francesco Fiumalbi

L'oratorio di San Genesio, l'oculo
Foto di Francesco Fiumalbi


giovedì 9 gennaio 2014

APSM-ADIA-06D-002 STRADA BASSOMEDIEVALE PONTE A ELSA

APSM-ADIA-06D-002 
STRADA BASSOMEDIEVALE PONTE A ELSA


SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Selciato stradale
Epoca: Basso medioevo (XI-XV secolo)
Rinvenimento: 2008
Località: San Miniato, fraz. Ponte a Elsa, via Nazionale
Collocazione: -
Id: APSM-ADIA-06D-002

VAI ALLA MAPPA DELL'ATLANTE DELLE AREE DI INTERESSE ARCHEOLOGICO ↗

DESCRIZIONE SINTETICA
Durante i lavori per la posa in opera di una tubazione dell'acquedotto all'interno del centro abitato di Ponte a Elsa, al di sotto di via Nazionale, è stato rinvenuto il selciato di una strada medievale, datata dagli archeologi all'XI secolo circa. La strada fu poi ampliata, venne creata una vera e propria massicciata fra il '700 e l'800, per poi diventare l'odierna via Nazionale. Lungo questo allineamento stradale è stata rinvenuta anche una fornace di epoca romana poi riutilizzata nel basso medioevo [VEDI APSM-ADIA-04B-016 FORNACE EPOCA ROMANA PONTE A ELSA].



BIBLIOGRAFIA
- F. Cantini (a cura di), Archeologia dei manufatti stradali tra medioevo ed età contemporanea: lo scavo in località Ponte a Elsa (San Miniato, PI), in G. Ciampoltrini (a cura di), Peccioli e la Valdera dal Medioevo all'Ottocento. Itinerari archeologici fra Pisa e Volterra, Atti della giornata di Studi del 18 aprile 2009, Peccioli, Centro Polivalente, Museo Archeologico di Peccioli, PeccioliPer, Pacini Editore, Pisa, 2010, pp. 97-110: 98-100.
- F. Fiumalbi, La via Francigena e la viabilità nel territorio sanminiatese in epoca medievale. Nuovi spunti di ricerca, in Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, n. 79, 2012, pp. 382, 394.

 

APSM-ADIA-04B-016 FORNACE EPOCA ROMANA PONTE A ELSA

APSM-ADIA-04B-016
FORNACE EPOCA ROMANA PERIODO IMPERIALE, PONTE A ELSA


SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Resti di fornace
Epoca: Romana, periodo Imperiale
Rinvenimento: 2008
Località: San Miniato, fraz. Ponte a Elsa, via Nazionale
Collocazione: -
Id: APSM-ADIA-04B-016

VAI ALLA MAPPA DELL'ATLANTE DELLE AREE DI INTERESSE ARCHEOLOGICO ↗

DESCRIZIONE SINTETICA
Durante i lavori per la posa in opera di una tubazione dell'acquedotto all'interno del centro abitato di Ponte a Elsa sono stati rinvenuti i resti di una fornace attiva fin dall'epoca romana. La struttura, una volta abbandonata, fu poi restaurata e nuovamente utilizzata in epoca basso medievale, per poi essere coperta dal manto stradale probabilmente attorno al XVI secolo.


BIBLIOGRAFIA
- F. Cantini (a cura di), Archeologia dei manufatti stradali tra medioevo ed età contemporanea: lo scavo in località Ponte a Elsa (San Miniato, PI), in G. Ciampoltrini (a cura di), Peccioli e la Valdera dal Medioevo all'Ottocento. Itinerari archeologici fra Pisa e Volterra, Atti della giornata di Studi del 18 aprile 2009, Peccioli, Centro Polivalente, Museo Archeologico di Peccioli, PeccioliPer, Pacini Editore, Pisa, 2010, pp. 97-110: 101-103.
- F. Fiumalbi, La via Francigena e la viabilità nel territorio sanminiatese in epoca medievale. Nuovi spunti di ricerca, in Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, n. 79, 2012, pp. 382, 394.

 

venerdì 20 dicembre 2013

ADDSM - COMMENTO - 1127, OTTOBRE - DONAZIONE DELL'OSPEDALE DI SAN LAZZARO ALL'ABBAZIA DI CAMALDOLI


di Francesco Fiumalbi

ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
1127, ottobre, Donazione dell'Ospedale di San Lazzaro all'Abbazia di S. Salvatore di Camaldoli

Ponte a Elsa, Oratorio di San Lazzaro, già ospedale
Foto di Francesco Fiumalbi

In questo post è proposto il commento relativo all'atto con cui l'ospedale di San Lazzaro, nei pressi di Ponte a Elsa e del distrutto borgo di San Genesio, viene donato all'Abbazia camaldolese di San Salvatore. Si tratta del primo documento che attesta la presenza dell'ospedale. Per consultare la trascrizione ADDSM - 1127, ottobre.

I PROTAGONISTI I protagonisti dell'atto sono Beltramus del fu Ruberti e Scherius del fu Gutheroçi di cui non abbiamo notizie, se non questo documento. I due uomini, pro remedio anime, donarono l'ospedale di cui evidentemente possedevano il patronato, all'Abbazia di San Salvatore di Camaldoli. A partire dal X secolo, le pergamene pervenuteci (specialmente quelle dell'Archivio Arcivescovile di Lucca) registrano innumerevoli atti di questo tipo, in cui privati, laici, effettuano copiose donazioni di beni, fra cui anche chiese e oratori privati, ad istituzioni monastiche o alle curie episcopali. Negli ultimi anni, gli studiosi si sono molto soffermati a cercare di comprendere questo fenomeno, così ampio ed esteso. Senza entrare troppo nei dettagli della questione, l'interpretazione più diffusa riconosce tali donazioni, apparentemente dettate solo da esigenze di tipo spirituale, anche come l'espediente giuridico per gestire sotto altra forma i grandi patrimoni delle maggiori casate comitali e marchionali della Toscana. Non ci dobbiamo scordare, infatti, che i monasteri e le strutture ricettive come gli ospedali, erano quasi sempre esenti dai pagamenti tributari. Di contro, i membri delle famiglie esercitavano una grande influenza su quelle stesse istituzioni religiose destinatarie delle donazioni, anche riguardo la gestione degli stessi patrimoni, divenendone quindi i “patroni”, cioè esercitando i diritti di “patronato”. Significativo, da un punto di vista linguistico, il fatto che fra le parole “patroni” e “padroni” ci sia una sola consonante di differenza, lasciando intuire una sfumatura che nei documenti non è sempre così netta e precisa.
Per descrivere il fenomeno, gli storici, ed in particolare Wilhelm Kurze, hanno creato la definizione di “monasteri privati”, associandola a quelle comunità religiose che avevano beneficiato di ingenti donazioni da parte di ricche famiglie; da un punto di vista storiografico forse non è propriamente corretta, come definizione, ma senz'altro indicativa [in proposito W. Kurze, Monasteri e nobilità nella Tuscia Altomedievale, in W. Kurze, Monasteri e nobiltà nel Senese e nella Toscana Medievale, Accademi Senese degli Intronati, Siena, 1989, pp. 295-316].

L'OSPEDALE E IL BORGO Innanzitutto è il primo documento che attesta la presenza di un hospitium, vale a dire un ospedale (con tutti i limiti e le sfumature, che può avere una definizione di ospedale in epoca medievale), nei pressi del borgo di San Genesio. Anzi, nell'atto viene specificato che questo edificio si trovava in capite burgi, ovvero ad una delle estremità del borgo. Come abbiamo visto nel commento del documento ADDSM – 1046, 1 dicembre, a partire almeno dall'XI secolo, il borgo di San Genesio acquista una dimensione ed una articolazione significativa. Ed è in questo quadro che, probabilmente, deve essere vista la fondazione di una struttura del genere. A questo va certamente aggiunta l'importanza dello snodo stradale costituito da San Genesio, una vera e propria sub-mansiones lungo la via Pisana e la via Francigena, tappa obbligata per il traffico abbastanza intenso che attraversava il centro della Toscana medievale.

LA NATURA DELL'OSPEDALE Dal documento è possibile anche formulare un'ipotesi circa la natura assistenziale dell'ospedale. Non ci dobbiamo dimenticare che spesso con il termine spedale erano indicate anche le strutture ricettive, atte ad ospitare i viandanti. In questo caso, i due donatori, oltre a specificare che i beni mobili ed immobili dell'ospedale non potevano essere venduti, perché utili alle attività del detto ospedale, sottolineano che questi dovevano essere altresì destinati ai poveri. Quindi sembra possibile, effettivamente, che già al momento della sua fondazione la struttura fosse al servizio dei poveri, dei malati e degli infermi, in altre parole che fosse un'istituzione di tipo assistenziale. In seguito, l'ospedale verrà indicato sotto il titolo di San Lazzaro, il quale secondo la tradizione dei Vangeli, essendo deceduto a seguito di una malattia, venne resuscitato da Gesù. Dunque l'intitolazione a San Lazzaro acquista anche una connotazione di tipo programmatico.
L'ospedale di San Lazzaro rimarrà ufficialmente attivo fino al 1784, quando fu unito alle strutture sanminiatesi della SS. Annunziata e dei SS. Cosma e Damiano (ospedale dei Poveri Padri Pellegrini), di San Nicola di Bari e di Santa Maria della Scala, per formare un'unica grande istituzione, che prenderà il nome di “Spedali Riuniti”.

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ADDSM - 1127, OTTOBRE - DONAZIONE DELL'OSPEDALE DI SAN LAZZARO ALL'ABBAZIA DI CAMALDOLI


ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
1127, ottobre, Donazione dell'Ospedale di San Lazzaro all'Abbazia di S. Salvatore di Camaldoli

Ponte a Elsa, Oratorio di San Lazzaro, già ospedale
Foto di Francesco Fiumalbi

Il documento originale dovrebbe essere conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Firenze, Camaldoli, San Salvatore. Al momento non è possibile la consultazione on-line.


Trascrizione da L. Schiaparelli e F. Baldasseroni, Regesto di Camaldoli, Vol. II, «Regesta Chartarum Italiae», Istituto Storico Italiano, Istituto Storico Prussiano, Ermanno Loescher & C, Roma, 1909, p. 115.

n. 891 – Ottobre 1127.

Beltraimus filio olim Ruberti et Scherius olim Gutheroçi per se suosque heredes in perpetuum pro remedio animarum suarum suorumque parentum donaverunt et obtulerunt Camaldulense heremo unum hospitium, positum ad S. Genesium in capite burgi de subtus cum omnibus suis rebus mobilibus et immobilibus habitis et habendis, hoc videlicet tenore ut predicta alienari non possint nisi ad utilitatem hospitii antedicti et pauperum. Sub a. Domini MCXXVII, mense octobris. Carta manu Tebaldi notarius.

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sabato 11 maggio 2013

BASTIA [EMPOLI] - DIZIONARIO REPETTI



BASTIA [Comune di Empoli]

La Bastìa - Ponte a Elsa
Foto di Francesco Fiumalbi

«BASTIA nel Val d’arno inferiore. – Villa e borgata sopra un umile poggetto fra il Ponte d’Elsa e l’Arno. Ha un’antica chiesa parrocchiale (S. Silvestro (1)) filiale della pieve di S. Genesio, attualmente suburbana della cattedrale di Sanminiato, nella Comunità Giurisdizione e circa 4 miglia toscane a libeccio di Empoli, Diocesi di Sanminiato, già di Lucca, Compartimento di Firenze.
Infatti nel suolo dove oggi sorge la magnifica villa della Bastìa dei nobili Orlandini del Beccuto di Firenze esisteva un fortilizio notissimo nelle cronache e nei diplomi Pisani che rammentano costà una torre e un luogo di confine naturale e politico fra il territorio fiorentino e pisano.
Questa Bastia portava il nome di Torre Benni, e dominava il passaggio dell’antico ponte d’Elsa e della strada Regia Pisana. La quale strada il poggio della Bastìa attraversare doveva innanzi la caduta del ponte (1307), allora situato sotto la Torre Benni; poscia rifatto nel 1347 alquanto più dentro terra, come oggi si vede (2).
La Torre Benni fu un dì compresa tra i feudi dei conti Guidi, siccome risulta dai diplomi di Arrigo VI e di Federigo II spediti a favore di quella prosapia. Anche la prioria di S. Stefano alla Bastìa, nel catalogo delle chiese della Diocesi Lucchese dell’anno 1260, trovasi notata sotto il piviere di S. Genesio con l’indicazione di S. Stefano della Torre Benni (3). La stessa indicazione essa conservava nel secolo XV, quando era rettore della medesima il dotto empolese Andrea d’Jacopo Vannozzi, fatto poi canonico della metropolitana fiorentina. (SALVINI, Serie dei Canonici Fior. (4))
Alle falde orientali del poggetto della Bastìa, lungo la vecchia strada, esisteva un Borgo appellato di S. Fiora (Sanctae Floris) nominato nelle carte del medio evo, e nell’opera del Padre Ildefonso, (Delizie degli Eruditi, Tomo VII) quando i Ghibellini, stanti vittoriosi nei campi di Monteaperto, disfecero costà molte case di Guelfi. Nonostante che nuovi guasti ed incendj al Borgo di S. Fiora apportassero i soldati di Uguccione della Faggiola nel 1312, (LELMI, Cron. Sanminiat. (5)) pure lo stesso luogo viene rammentato ancora nella Bolla d’oro di Carlo VI come paese fedele dell’impero. Nell’archivio pure della chiesa della Bastìa si conservano due documenti comprovanti l’esistenza non tanto remota del Borgo di S. Fiora.
Vi è tuttora un pozzo in mezzo a un campo che appellasi il Pozzo di S. Fiora, e la strada e i campi adiacenti, conservano sempre il nomignolo di Strada e Campi di Borgo. – Nell’escavazione fatta nel 1788 dal priore Capoquadri per la costruzione di una cisterna presso la canonica, alla profondità di braccia 18 fu trovato un pezzo di marmo ov’era scolpito a bassorilievo un pellegrino nell’atto di orare. Lo che richiama alla memoria uno di quegli ospizi degli Ospidalieri dell’Altopascio, che essi probabilmente avevano a questo ponte d’Elsa, come all’altro superiore di Castel Fiorentino.
Anche gl’itinerari dei romei Irlandesi del secolo XII segnano lungo la via Francesca una mansione fra Fucecchio e l’Osteria bianca, sotto nome Arno bianco.
La parrocchia della Bastìa conta 422 abitanti.»

«– Si aggiunga – Che questo borgo ora Vill. con ch. parr. S. Stefano a Torre Benni, già a S. Flora, fosse in un punto donde si dominava il passaggio sull'antico ponte d'Elsa innanzi che questo nel 1307 rovinasse, lo dichiara fra gli altri un decreto della Signoria di Firenze del 12. sett. 1378 (al tempo dei Ciompi) che ordinò la fortificazione del castello di S. Flora (Gaye, Carteggio d'artisti ec. Vol. 1, Appendice 2)» [Appendice, 1845, p. 25]

[Estratto da E. Repetti Emanuele, Dizionario...Cit., Vol. I, Firenze, 1833, pp. 287-288]

NOTE E RIFERIMENTI:
(1) Si tratta di Santo Stefano e non di San Silvestro come erroneamente riportato dal Repetti.
(2) La notizia è tratta dal Diario di Giovanni di Lemmo da Comugnori. Al tempo in cui scrive Emanuele Repetti, il suo “Diario” non era ancora stato stampato. La prima edizione fu inserita nella raccolta curata da Luigi Passerini, Cronache dei secoli XIII e XIV, Documenti di Storia d'Italia, Vol. VI, coi tipi di M. Cellini e C., Firenze, 1876. Più recentemente è uscita una nuova edizione curata da Vieri Mazzoni: Ser Giovanni di Lemmo Armaleoni da Comugnori, Diario. 1299-1319, Deputazione di Storia Patria per la Toscana, Documenti di Storia Italiana, Serie II – Volume XIV, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008.
(3) L'elenco delle chiese della Diocesi di Lucca, conosciuto anche come “Estimo” fu edito per la prima volta in Domenico Bertini, Memorie e documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte I, Francesco Bertini Editore, Lucca, 1818, appendice, doc. XXVII, pp. 37-48. Una più recente edizione si deve a Pietro Guidi, Tuscia. Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Vol. I, La decima degli anni 1274-1280, Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma, 1932, Appendice, pp. 243-273.
(4) Salvini Salvino, Catalogo cronologico de' Canonici della Chiesa Metropolitana Fiorentina compilato l'anno 1751, Gaetano Cambiagi Stampatore Granducale, Firenze, 1782, p. 34.
(5) Vedi supra, nota 2.

mercoledì 13 marzo 2013

MALTEMPO MARZO 2013 - FIUMI INGROSSATI - ALLAGAMENTI - FRANE - ALBERI CADUTI

Sono giornate difficili per il nostro territorio, interessato da intense precipitazioni. Le Autorità, che stanno cercando di limitare i danni e i disagi, sono impegnate in un duro sforzo.

L'Elsa e l'Egola sono interessati da una nuova ondata di piena. Molti campi sono allagati, nei pressi di Fornacino, fra La Serra e Corazzano. Anche nella campagna fra San Miniato Basso e Roffia alcune zone risultano allagate come si può vedere dalle foto scattate da San Miniato verso la piana.

A San Miniato centro storico, la parte sud-occidentale dei Giardini Pubblici da poco dedicati a Pietro Bucalossi, sono stati interessati da una piccola frana. Attualmente è stata rimossa parte della recinzione e i cartelli con le indicazioni turistiche, in modo da far operare al meglio la ditta chiamata d'urgenza.

Intorno alle 15.00 di mercoledì 13 marzo, un albero è caduto all'imbocco di Corso Garbaldi, proprio nei pressi della rotonda "del Riposo". Fortunatamente nessun autoveicolo è rimasto coinvolto. La Polizia Municipale sta presidiando la strada. Essendo interrotta la strada, in attesa che venga rimosso l'albero, il Parcheggio di Fonti alle Fate, al momento è raggiungibile solo provenendo dal centro. [AGGIORNAMENTO - 13 marzo ore 20] L'albero è stato prontamente rimosso ed è stata riaperta la circolazione in Corso Garibaldi.

Poco distante, in via Sanminiatese, è crollato un muro a retta sul margine sinistro della strada. L'area è transennata, prestare attenzione.

[AGGIORNAMENTO - 13 marzo ore 20] Via Aldo Moro risulta interrotta a causa dell'avanzamento della frana che aveva già colpito la strada nel mese di dicembre. Al momento non è possibile raggiungere il Capoluogo da via Aldo Moro.

[AGGIORNAMENTO - 14 marzo, ore 15] Il parcheggio di Fonti alle Fate al momento risulta chiuso a causa di lavori urgenti lungo la strada di accesso, per la messa in sicurezza di alcuni alberi a monte del versante.

[AGGIORNAMENTO - 14 marzo, ore 20] Via Sforza, la strada che collega San Miniato con Cigoli, risulta interrotta a causa di una frana a circa 1 km dal centro abitato di Cigoli. Chiusa anche via Paesante.

[AGGIORNAMENTO - 15 marzo, ore 14] Alcune abitazioni sul fronte sud di via Paolo Maioli, nel centro storico di San Miniato, sono state interessate da un movimento franoso. Al momento le Autorità stanno monitorando la situazione. Per ora sembra che siano interessati soltanto alcuni terrazzamenti e orti privati.

[AGGIORNAMENTO - 15 marzo, ore 14] Già da un paio di giorni la popolazione della fraz. Vallicelle, e più in generale della valle della Chiecina, è praticamente isolata. Il ponte sul torrente Chiecina, andato distrutto nel mese di ottobre, non è ancora stato ricostruito, mentre a monte (nel Comune di Palaia) la strada risulta interrotta a causa di uno smottamento. Le popolazioni si appellano alle Autorità competenti perché la situazione possa essere risolta nel più breve tempo possibile.

[AGGIORNAMENTO - 15 marzo, ore 14] Non sappiamo se a causa delle recenti precipitazioni, ma pare che il vicolo carbonaio situato sul versante nord di via Giosué Carducci (dietro la chiesa della "Nunziatina") nel centro storico di San Miniato, sia stato interessato dal crollo di un muro a retta.

Contiamo di dare ulteriori aggiornamenti sull'evolversi della situazione.

Il cedimento lungo via Aldo Moro, 14 marzo, ore 11

Il cedimento lungo via Aldo Moro, 14 marzo, ore 11

L'albero caduto a San Miniato (Foto Alessio Guardini), 13 marzo, ore 15.30


Ponte a Egola, 13 marzo, ore 14

Ponte a Egola, 13 marzo, ore 14

Ponte a Elsa, 13 marzo, ore 14

Campagna fra San Miniato Basso e Roffia, 13 marzo, ore 15

Intervento d'urgenza ai Giardini di San Miniato, 13 marzo, ore 15

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