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domenica 6 aprile 2014

ADDSM – COMMENTO – 715, 5 LUGLIO - SAN GENESIO, IL PRIMO DOCUMENTO

a cura di Francesco Fiumalbi


ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
715, 5 luglio, San Genesio: il primo documento

In questo post è proposto il commento al documento conservato presso l’Archivio Capitolare d’Arezzo, n. 3, datato 5 luglio 715, in cui vengono attestati per la prima volta Vico Wallari e la Pieve di San Genesio.

Oratorio di San Genesio, con a lato gli scavi archeologici
Foto di Francesco Fiumalbi

CONTENUTO E PROTAGONISTI
Quello che viene proposto di seguito è un documento molto importante. Si tratta della prima testimonianza scritta relativa al territorio sanminiatese che è pervenuta fino ai giorni nostri.
E’ una sorta di “resoconto” dell’assise, tenutasi il 5 luglio dell’anno 715, presso la chiesa di San Genesio nel borgo denominato Vico Wallari, e che vide riuniti i vescovi di tutta la Toscana: Teudaldus episcopo di Fiesole, Maximus della Diocesi di Pisa, Speciosus da Firenze, Telesperianus da Lucca, oltre a Munichis presbitero in rappresentanza della Chiesa di Luni, ai quali si aggiunsero Adeodatus Vescovo di Siena e Lupertianus, presule aretino. Oggetto dell’assemblea, l’annosa controversia fra le diocesi di Siena e di Arezzo circa la giurisdizione su alcune chiese e monasteri. Questa assemblea di San Genesio emise un pronunciamento a favore della diocesi aretina, anche se la questione fu destinata a perdurare fino al XIII secolo.
Come rilevato da Carlo Troya già alla metà dell'800, e sottolineato anche più recentemente da Marco Stoffella, è da porre attenzione anche alla presenza di Gunteram, in qualità di rappresentante, o misso, per conto di Liutprando Re dei Longobardi. Ciò dimostrerebbe da una parte l'attenzione data dal sovrano alla controversia, e dall'altra la capacità di far valere la sua influenza sulle istituzioni ecclesiastiche del tempo (1).

L'ANTECEDENTE: LA CONQUISTA LONGOBARDA
Senza la pretesa di una ricostruzione dettagliata ed esaustiva, a seguito della discesa in Italia dei Longobardi, avvenuta alla metà del VI secolo sotto la guida di Alboino, le antiche circoscrizioni romane subirono considerevoli trasformazioni e con queste le relative giurisdizioni ecclesiastiche. Per spiegare queste modificazioni, occorre ricostruire le tappe dell’avanzata longobarda. Una volta conquistata la pianura Padana (ad eccezione della Romagna, con Ravenna in mano ai Bizantini), i Longobardi valicarono gli Appennini, ragionevolmente in due punti: dalla Lunigiana giunsero a Lucca, dove posizionarono il loro quartier generale, la sede del Ducato di Tuscia, e dal Passo della Futa giungendo a Firenze. Dall’antica Florentia proseguirono attraverso il Valdarno Superiore fino ad Arezzo, spostandosi poi attraverso Val di Chiana e la Val Tiberina, giungendo a Spoleto, dove posero la sede di un altro ducato. Da Lucca, invece, si diressero verso il Valdarno, e da qui proseguirono in direzione di Siena e Volterra. Durante queste fasi, i territori già conquistati vennero assegnati, giurisdizionalmente, a quei centri su cui l'amministrazione longobarda aveva già sottoposto il proprio controllo. Così facendo, ampie porzioni territoriali afferenti ad alcune città, si trovarono ad essere amministrate, anche da un punto di vista ecclesiastico, dalle istituzioni di altri centri. Ciò provocò tutta una serie di rivendicazioni territoriali, di cui ci rimane una buona testimonianza documentaria. Oltre al caso fra Siena e Arezzo, vale la pena di ricordare la controversia fra Pisa e Lucca, a proposito del Valdarno, e fra Lucca e Pistoia, riguardo alla Valdinievole (2).

LA CONTROVERSIA FRA SIENA E AREZZO
La questione risulta sollevata già nel 650 d.C., anno della conventio fra Mauro Vescovo di Siena e Servando presule aretino a proposito di alcune chiese senesi che risultano essere amministrate dalla Diocesi di Arezzo (3).
Tuttavia nel 713 il Papa Costantino si pronunciò a favore di Adeodato, Vescovo di Siena, e contro Luperziano presule aretino (4)
All'anno 714, è fatto risalire il documento contenente il giudicato di Ambrosio, qualificato come maiordomni, “maggiordomo”, del Re Liutprando (5). Lo stesso monarca che nel marzo del 715 emana un precetto a favore di Luperziano Vescovo di Arezzo (6)
Del 20 giugno 715 è invece il cosiddetto testimoniale di Gunteram, messo regio per conto di Liutprando, che si occupò di ascoltare i testimoni delle due parti, a preludio, evidentemente, del successivo incontro fissato a San Genesio nel mese di luglio (7).
Arriviamo quindi ad un primo pronunciamento, il 5 luglio 715, espresso dall'assise composta dai vari prelati toscani, ritrovatisi presso la Pieve di San Genesio, nel vico qui dicitur Walari, che si rivelò favorevole alla Diocesi di Arezzo.
Non si trattò, comunque, dell’atto conclusivo, in quanto la questione si protrasse per almeno altri cinque secoli. La vicenda fu risolta soltanto nel XIII secolo, con Papa Onorio II che assegnò definitivamente le pievi e le altre chiese contese alla “cattedra” aretina.

LA CHIESA DI SAN GENESIO E IL VICO WALLARI
L'atto sarebbe del tutto irrilevante per il territorio sanminiatese, se non fosse che l'assise, e la conseguente stesura del documento, si tenne ad ecclesia Sancti Genesi in vico qui dicitur Walari, ovvero nella chiesa di San Genesio nel “vico” detto “Walari”.
Come ricordato all'inizio, si tratta della prima testimonianza scritta in assoluto per il territorio sanminiatese, e di conseguenza anche la prima attestazione del borgo e della chiesa di San Genesio. Da notare il fatto che la chiesa non viene qualificata come “pieve”, ma semplicemente come ecclesia. Dalle indagini archeologiche è emerso che la primigenia chiesa di San Genesio doveva essere attiva già in epoca tardoantica, intorno al V-VI secolo d.C., ma nulla ci è dato sapere circa il ruolo di plebes baptismales, cioè dotata di fonte battesimale, che le viene attribuito qualche decennio più tardi, nel 763 (7).
In ogni caso, come rilevato da Enrico Coturri e, più recentemente, da Francesco Salvestrini, il documento testimonia che all'inizio dell'VIII secolo la chiesa era situata all'interno di un abitato, Vico Wallari, sorto in posizione strategica e baricentrica rispetto alle direttrici stradali e fluviali della Toscana, e la cui comunità era in grado di accogliere un'assemblea con esponenti di assoluto rilievo nel panorama regionale dell'epoca, ciascuno con il proprio seguito (8).
Sul tema, Graziano Concioni nota che la chiesa di San Genesio si trovava in un'area marginale rispetto alla giurisdizione della sede vescovile di Lucca. Pertanto, non essendo un'area soggetta a controversie o rivendicazioni, e in posizione strategica rispetto alla viabilità del Valdarno Inferiore, poteva costituire una sorta di termine di confine dell'area di influenza lucchese, sia da un punto di vista spirituale che temporale (9).
Infine, occorre rilevare che il nome dell’abitato Vico Walari doveva trarre la propria denominazione dal nome germanico Wallar (italianizzato in Vallario, antecedente del moderno Valerio), verosimilmente il fondatore dell’insediamento (10). Tale denominazione rimarrà, pressoché inalterata, fino agli ultimi anni del X secolo, quando in un contratto dell’anno 991, il nome di Vicho Vallari compare assieme a quello di Burgo S. Genesi, che in seguito prevarrà sul primo (11).
NOTE E RIFERIMENTI
(1) In proposito C. Troya, Codice Diplomatico Longobardo, in Storia d'Italia dal Medioevo, vol. IV, parte III, Napoli, 1853, n. CCCCVII, pp. 212-221: 213n; M. Stoffella, Crisi e trasformazioni delle élites nella Toscana nord-occidentale nel secolo VIII: esempi a confronto, in «Reti Medievali Rivista», n. VII, 2007, pp. 1-49: 5.
(2) Per approfondire si veda: W. Kurze, Un «falso documento» autentico del vescovo di Pisa. Contributo al problema dei falsi, in Bollettino dell'Istituto Storico Italiano per il Medioevo e Archivio Muratoriano, n. 98, 1992, pp. 1-85; N. Rauty, Il limes bizantino in Valdinievole, in AA.VV., I Castelli della Valdinievole, Atti del Convegno, Comund di Buggiano, Buggiano, 1990, pp. 29-45.
(3) Archivio Capitolare d'Arezzo, n. 3, fra le varie trascrizioni ricordiamo U. Pasqui, Documenti per la Storia della Città di Arezzo nel Medio Evo, Viesseux, Firenze, 1899, Tomo I, n. 1, pp. 1-2; L. Schiaparelli, Codice Diplomatico Longobardo, Roma, 1929, doc. 1, p. 3.
(4) Archivio Capitolare d'Arezzo, n. 3; U. Pasqui, Documenti... cit., n. 2, pp. 4-5.
(5) Archivio Capitolare d'Arezzo, n. 3; U. Pasqui, Documenti... cit., n. 3, pp. 6-7; L. Schiaparelli, Codice... cit., doc. 17, p. 46.
(6) Archivio Capitolare d'Arezzo, n. 3; U. Pasqui, Documenti... cit., n. 4, pp. 7-8.
(7) Archivio Capitolare d'Arezzo, n. 2; U. Pasqui, Documenti... cit., n. 5, pp. 9-17; L. Schiaparelli, Codice... cit., doc. 19, p. 61.
(8) Archivio Arcivescovile di Lucca, † I. 57; D. Bertini, Memorie e Documenti per Servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte I, F. Bertini Tipografo Ducale, Lucca, 1818, Appendice, doc. I, pp. 3-4.
(9) E. Coturri, Il Borgo di San Genesio, in «Bollettino dell’Accademia degli Euteleti», n. 30, 1956, pp. 15-16; F. Salvestrini, San Genesio. La comunità e la pieve fra VI e XIII secolo, in F. Cantini e F. Salvestrini (a cura di), Vico Wallari – San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del Medio Valdarno Inferiore fra Alto e pieno Medioevo, Giornata di studio, San Miniato, 1 dicembre 2007, Firenze University Press, Firenze, 2010, p. 34.
(10) G. Concioni, Le vicende di una Pieve nella cronologia dei suoi pievani. S. Genesio di Vico Vallari 715-1466, Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti, Saggi e Ricerche, n. 23, Lucca, 2010, pp. 7-9
(11) Archivio Arcivescovile di Lucca, * E.90; cfr. D. Barsocchini, Memorie e Documenti per Servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte III, F. Bertini Tipografo Ducale, Lucca, 1841, doc. MDCLXXII, pp. 552-553.

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ADDSM - 715, 5 LUGLIO - SAN GENESIO, IL PRIMO DOCUMENTO


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ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
715, 5 luglio, San Genesio: il primo documento

Oratorio di San Genesio, con a lato gli scavi archeologici
Foto di Francesco Fiumalbi

Il documento originale è conservato presso l’Archivio Capitolare d’Arezzo, n. 3.

Trascrizione del testo tratto da: J. P. Migne, Patrologia Latina, n. 87, cc. 1354-1358.
[Patrologiae cursus completus: sive biblioteca universalis, integra, uniformis, commoda, oeconomica, omnium SS. Patrum, doctorum scriptorumque ecclesiasticorum qui ab aevo apostolico ad usque Innocentii III tempora floruerunt. Series Latina, in qua prodeunt Patres, doctores scriptoresque Ecclesiae Latinae, a Tertulliano ad Innocentium III]

In nomine Dei et Salvatoris nostri Iesu Christi. Ex iussione donni excellentissimi Liutprandi regis dum coniunxissemus nos sanctissimi, Teudaldus Vesolanae Ecclesiae episcopus, et Maximus Pisanae Ecclesiae, nec non et Speciosus Florentinae Ecclesiae, adque Telesperianus Lucensis episcopus, ad ecclesia Sancti Genesi in vico qui dicitur Walari: ibique residentes una cum misso excellentissimi domni Liutprandi regis, nomine Guntheramo notario. Venerunt in nostram presentiam sanctissimi viri Adeodatus Senensis Ecclesiae episcopus, et Lupertianus Aretinae Ecclesiae episcopus, altercationem inter se habentes de diocesis, ecclesiis, et monasteriis in finibus Senensis territorii eiusdem civitatis. Id est de monasterio sancti Amiani, baptisterio sancti Stephani Haminaciano, baptisterium sancta Maria in Cosona, baptisterio sancti Iohannis in Rantra, monasterio sancti Archangeli in fundu Lucu, baptisterio sancti Andreae in Malcinis, baptisterio sancti Petri in Pava, baptisterium sanctae Mariae in Patna, baptisterium sancti Quirici et Iohannis in vico Falcino, baptisterium sanctae Restitutae in fundo Uxiano, baptisterium sancti Felicis in Avano, baptisterium sanctae Matris Ecclesiae in Misultis, baptisterium sancti Valentini in Casale Ursina, monasterio sancti Petri ad Axo, baptisterio sancti Viti in Rutiliano, et sanctae Matris Ecclesiae in castello Politiano, baptisterium sancti Viti in Vercona, baptisterium sancti Donati in Ettiliano, baptisterium sanctae Mariae in Saltu, baptisterium sancti Viti in Prumano, baptisterium sancti Viti in Osenna. Dicebat sanctissimus Lupertianus episcopus frater noster quod ecclesiae istae suprascriptae et monasteria, a tempore Romanorum et Langobardorum regum, ex quo a fundamentis conditae sunt, semper ad sedem sancti Donati Aritio obedierunt, una cum omnibus oratoriis suis; et nostrorum, vel antecessorum nostrorum, ibidem fuit ordinatio tam in presbiteros et in diaconos, et nostra fuit sacratio semper usque modo, et nos debemus habere. Ad hec respondebat frater noster Adeodatus Senensis Ecclesiae episcopus: Veritas est, quia ecclesiae istae et monasteria in territorio Senensi positae sunt: vestra ibidem fuit sacratio, eo quod Ecclesia Senensis minime episcopos abuit. Nam modo ad nos debent pervenere, quia in nostro, ut dixi, territorio esse noscuntur. Ad hec vero respondebat Lupertianus episcopus: A tempore Rotharim regis usque modo Ecclesia Senensis episcopum abuit: et nostra de ea ante a tempore Romanorum, et postea usque in odiernum diem in ipsas ecclesias, baptisteria et monasteria . . . . . . fuit sacratio et ordinatio, et in antea debemus secundum canonicam regulam habere. Quidem et missus excellentissimi domni Liutprandi regis, nomine Guntheramus, qui per ipsum Tagipert Gastaldium Senensem, ac per ipsos presbiteros et paumannos [F. herimannos], veritatem cognovi, et ipsos presbiteros suprascriptarum a longo tempore antecessorum meorum, et mea usque actenus ibidem fuit sacratio. Et ecce mihi suprascriptarum de omnis istos presbiteros, qui nunc presenti vivunt, ubi obedientiam sancto Donato promiserunt, et sacramenta secundum antecessorum suorum consuetudinem prebuerunt usque ad tertio et quarto anno retro tempus, qui similiter manus suas ad sancto Donato, cui deservio, fecerunt. Et insuper lectas epistolas rogatorias de singulis iudicibus civitate Senense, et de ipso episcopo, qui tunc erat et antecessores meos et ad me faciebatis electionem, eo quod vester territorio erat, et nobis epistolas faciebatis, et regumandabatis, ut secundum antiquam consuetudinem ipse persone consecrarentur, quoniam nostra manebunt diocesi. Nec quisquam contra canones sine nostra permissio ibidem episcoporum audebat ordinationem facere.
Ad haec autem omnia nos suprascripti Teudoaldus, Maximus, Speciosus, Telesperianus episcopus, una cum presbiteris nostris venerandis viris, id est Iohannes, Lucipert, Rodaldus, Munichis, Sicualdus, Anselmo, Aututini, Theodoro, Deusdedi, adque Theodoro, et reliquis sacerdotibus circumstantibus, audientes, fecimus ipsam inquisitionem et manus de ipsis presbiteris, qui nunc vivi sunt, et eorum, qui transierunt. Sed et epistola iudicum Senensium civitatis, sive episcoporum Ecclesiae Senensium relegere; ubi continebatur, quod omnis sacratio in suprascriptae diocesis, baptisteriis et monasteriis, adque oraculis per presules sanctae Aretinae Ecclesiae omni in tempore perficiebantur. Nam et ipsi presbiteri, quomodo ibidem custodes sunt, ita professi sunt per Euangelia et sacratione ab Aretinae Ecclesiae episcopo suscepissent, et manus suas iuxta antecessorum suorum consuetudinem ibidem fecissent, et sacramenta prebuissent, et obedientiam usque actenus impendissent, et crisma suscepissent. Ideo iustum adque rectum placuit, ut si quis sancti Patres Nicei, et Effesani, adque Calcedonensis concilii statuerunt, ut nemo in aliena diocesi non vi ingredi presumat, aut qualemcumque ordinationem faciat, sed in suis diocesiis se contineat, nec statuta Patrum termina transcendat. Proinde decretum per sanctorum Patrum auctoritatem, ut tu, sanctissime frater noster Lupertiane episcope, ipsas suprascriptas dioceses et monasteria cum suis oraculis abeas absque qualemcumque contaminatione habere, sicut antecessores tuis a longo tempore habuerunt; et omnis sacratio ibidem per tuis oris labia vel successorum tuorum ibidem proveniat tam in presbiteris quamque diaconis vel subdiaconis, et baptisma, vel crisma per impositionem manuum, sicut Cristianae religionis est consuetudo, omni tempore proveniat adque fiat. Et nullam faciendi ammodo et deinceps prefatus Adeodatus episcopus, vel eius successores, qui in tempore fuerint, contra te quem suprascriptum Lupertianum episcopum, vel tuos successores de praedictis baptisteriis ecclesiis, et monasteriis cum oraculis suis, aliquando abet facundia ad loquendum, nec ad ibi fontes faciendum, nec plebes subtrahendum, nec ullam ordinationem infra ipsas dioceses, finesque eorum faciendum, sicut sanctorum Patrum instituta leguntur. Quoniam pro amputanda intentione decrevimus, ut sibi septimus cum sex presbiteris tuis, quales ipse Adeodatus eligere voluerit, prebeas tu Lupertiane episcope, et ad Euangelia sacramentum una dum sex, et dicatis; quia a quo tempore, ex quo auditi sunt, habetis Romanorum et Longobardorum usque in presentem diem, in quo sumus, semper sacrationem presbiterorum et diaconorum ipsarum suprascriptarum ecclesiarum ab episcopis Aretinae Ecclesiae susceperunt, et nostra antecessorumque nostrorum ibidem fuit ordinatio, quia nostra inibi mansit possessio, nec ad Ecclesiam Senensem aut episcopos eius nunquam pertinerent, nec cum Ecclesia sanctus Donatus, nec eius defensores perdere, aut vobis dimittere debemus. Et Euangelia adducta sunt in nostris omniorum presentia, et sacramentum ipse deductus. Et finita intentio. Unde presentem iudicatum nostrum perpetua firmitate, ne imposterum exinde inter vos aliqua revolvatur causatio, tibi, qui supra Lupertiane episcopus, per manus suprascripti fili nostri Gunterani notarii emisimus, in quo pro ampliore firmitate tua propriis manibus nostris subscrisimus; quatenus ambe partes in eadem deliberatione perpetuis debeatis manere temporibus. Factum iudicatum ad ecclesia sancti Genesii in vico Vallari, V die mensis Iulii, regnante suprascripto domno nostro excellentissimo et Christianissimo Liutprando rege, anno in Christi nomine quarto, per indictio tertia decima, feliciter.

Ego Teudualdus episcopus hunc iudicatum a nobis factum, adque dictatum, vel relectum subscripsi.
Ego Maximus episcopus subscripsi manus propria.
Ego Speciosus episcopus sanctae Ecclesiae Florentinae in hunc iudicatum a nobis factum, adque dictatum, vel relectum subscripsi.
Ego Telesperianus sanctae Lucensis Ecclesiae hunc iudicatum a nobis factum adque dictatum vel relectum subscripsi.
Ego Ansilmundo archipresbiter sanctae Ecclesiae Pisanae hunc iudicatum interfui, et manus mea subscripsi.
Ego Rodoaldus Pisensis.
Ego Iohannes presbiter.
Ego Munichis presbiter Lunensis.
Ego Deusdedi presbiter.
Ego Theodorus presbiter.
Ego Lucifer presbiter.
Ego Damianus presbiter.
Ego Lupus presbiter.
ALTRE EDIZIONI
- L. A. Muratori, Antiquitates Italicae Medii Aevi..., Tomo VI, Milano, 1742, pp. 367-372.
- G. D. Mansi, Sanctorum conciliorum et decretorum collectio nova, Supplementum, Tomo I, Lucca, 1748, pp. 535-537.
- G. Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta, Tomo I, Firenze, 1758, pp. 311-313.
- F. Brunetti, Codice Diplomatico Toscano, Firenze, 1806, Tomo I, Parte I, n. IX, pp. 444-448.
- C. Troya, Codice Diplomatico Longobardo, in Storia d'Italia dal Medioevo, vol. IV, parte III, Napoli, 1853, n. CCCCVII, pp. 212-221.
- G. Cappelletti, Le Chiese d’Italia dalla loro origine sino ai giorni nostri, Venezia, 1862, Tomo XVII, pp. 392-396.
- U. Pasqui, Documenti per la Storia della Città di Arezzo nel Medio Evo, Viesseux, Firenze, 1899, Tomo I, n. 6, pp. 19-26.
- L. Schiaparelli, Codice Diplomatico Longobardo, Roma, 1929, doc. 17, p. 46.

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