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domenica 23 giugno 2019

LA DISTRUZIONE DEL BORGO DI SAN GENESIO

di Francesco Fiumalbi

Sommario del post:
INTRODUZIONE: UNA PICCOLA GUERNICA
LA DISTRUZIONE DEL BORGO: NUOVI EQUILIBRI NEL MEDIO VALDARNO INFERIORE
LE FONTI STORICHE
LA MEMORIA E IL RITROVAMENTO DEL BORGO DI SAN GENESIO
NOTE E RIFERIMENTI

INTRODUZIONE
UNA PICCOLA GUERNICA
In questo post parleremo della distruzione del Borgo di San Genesio, operata dai sanminiatesi nel 1248. Purtroppo conosciamo pochissimo di questo episodio: sappiamo a mala pena la data, non vi sono fonti diplomatiche che ne parlino e le poche notizie derivano dalle fonti cronachistiche coeve o successive di qualche decennio. Quel che è certo è che si trattò di un episodio determinante per la storia sanminiatese nel Basso Medioevo.

Quel 30 giugno 1248 era una giornata calda e afosa? Oppure era una giornata nuvolosa e piovigginosa? Quando avvenne l'attacco? All'alba, al tramonto, durante le ore più calde della giornata oppure di notte? Quanti sanminiatesi presero parte all'aggressione? Quanti abitanti di San Genesio erano presenti? Come avvenne lo scontro? Fu un piccolo assedio o un'incursione fulminea?  Ci fu un tentativo di difesa oppure fu un fuggi fuggi generale? Quanti furono i morti da entrambe le parti? Come si comportarono gli aggressori nei confronti della pieve, rispettarono l'antico edificio religioso oppure prevalse la furia devastatrice? Purtroppo non è possibile rispondere a nessuna di queste domande.

Usando un po’ la fantasia, possiamo immaginare il terrore, la morte e la distruzione che avvennero a San Genesio e, cercando un’immagine evocativa, potremmo scegliere Guernica. Sicuramente fu qualcosa di molto più piccolo, di meno tecnologico e meno devastante, ma passatemi il paragone. D'altra parte la celebre opera di Pablo Picasso, nell'immaginario collettivo, è diventata il simbolo del terrore, della disperazione, della morte e delle distruzioni causate dalla guerra. 

Guernica, Pablo Picasso, 1937
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid

LA DISTRUZIONE DEL BORGO:
NUOVI EQUILIBRI NEL MEDIO VALDARNO INFERIORE
Il 30 giugno dell’anno 1248, i sanminiatesi scesero in pianura e distrussero il borgo di San Genesio. Alcune fonti indicano il 22 giugno o il 1 luglio 1248, ma la sostanza non cambia. Il drammatico episodio segnò una svolta epocale per il nostro territorio e sancì la definitiva affermazione di San Miniato nell’area fra la Valdelsa e la Valdegola, nonché una ridefinizione degli equilibri politici nel Medio Valdarno Inferiore. Infatti, la città di Lucca vantava – almeno fin dall’epoca longobarda – un’influenza politica e religiosa sulla zona, forte dell’asse tra San Genesio e Santa Maria a Monte. Distrutto il Borgo di San Genesio, i Lucchesi si adoperarono immediatamente per rafforzare la presenza nella zona, fondando le cosiddette “terre nuove” di Santa Croce sull’Arno e Castelfranco di Sotto (1250 circa). L’influenza politica lucchese nel Medio Valdarno Inferiore si concluse definitivamente dopo la Pace di Montopoli del 1329, quando le comunità di Fucecchio, Santa Croce, Castelfranco, Montopoli e Santa Maria a Monte si assoggettarono a Firenze. L’influenza religiosa terminò nel 1622 con l’erezione della nuova Diocesi di San Miniato.

San Miniato, invece, si mise in luce nel panorama toscano come un centro in grado di autodeterminarsi, di muoversi secondo una propria politica, non necessariamente legata agli equilibri regionali. Sviluppatosi come castello signorile a partire dal IX secolo, dal 1160-62 ospitò stabilmente la residenza dei rappresentanti della Corona in Toscana. Tuttavia l’istituzione comunale, la cui prima attestazione risale al 1172, si mosse cercando di trarre vantaggio dai mutevoli rapporti di forza tra il potere imperiale e le città toscane. E così nel 1197 il Comune di San Miniato partecipò attivamente alla Lega di San Genesio, o Prima Lega Guelfa Toscana, in chiave antimperiale. Nel 1209 con l’ascesa di Ottone di Brunswick, ma soprattutto con Federico II, la comunità sanminiatese cercò di massimizzare i vantaggi dovuti alla presenza dell’amministrazione imperiale e ai legami politico-economici che potevano essere intessuti.

Di questo ne è la prova il diploma rilasciato nel 1217 da Federico II di Svevia ai rappresentanti del Comune di San Miniato presso Ulma. Con tale atto, il non ancora imperatore donò agli homines Sancti Minatis fideles nostri il borgo di San Genesio, le sue pertinenze e una strada, non ben specificata, che sarebbe dovuta passare per ipsa terram Sancti Miniati (01). La messa in pratica di questa concessione provocò una serie di vicissitudini che portarono allo spopolamento del borgo,  alla traslazione del fonte battesimale (1236), ad una prima devastazione e ricostruzione (1240), alla definitiva distruzione dell’abitato (1248) e al trasferimento del titolo della pieve (post 1248) a favore della chiesa di Santa Maria, situata all'interno del castello sanminiatese, e che dopo circa quattro secoli verrà elevata a Cattedrale (02).

Da quel giorno il Borgo di San Genesio, indicato come Vico Wallari in epoca altomedievale, ma che vantava una frequentazione antichissima, risalente addirittura fin dall’epoca etrusca, scomparve per sempre. Una storia millenaria quasi del tutto cancellata.
Con il borgo venne meno la prestigiosa Pieve di San Genesio, la chiesa da cui probabilmente si era irradiato il Cristianesimo nel Medio Valdarno Inferiore, il luogo dove si tennero numerose assemblee ed assise – la prima addirittura nell’anno 715 – l’edificio che aveva ospitato imperatori, vicari e alti prelati, su tutti il celebre Sigeric Arcivescovo di Canterbury nel 991. Senza dimenticare il passaggio nel 1046 di Arrigo o Enrico III detto il Nero (1017-1056) e del suo cancelliere Suidgerio Vescovo di Bamberga che dopo il Concilio di Sutri divennero rispettivamente Imperatore e Papa. E poi ancora le assise promosse dall’arcicancelliere e legato imperiale Rainaldo di Dassel Arcivescovo di Colonia (1161) e dal suo successore Cristiano di Buch Arcivescovo di Magonza (1165).

L’area archeologica di San Genesio (2013)
Aerofoto tratta dalla Fototeca della Regione Toscana
Geoscopio – Regione Toscana
Per gentile disponibilità

LE FONTI STORICHE
Non esistono documenti diplomatici che attestino la distruzione del borgo da parte dei sanminiatesi. Tuttavia, la notizia è riportata senza contraddizioni nelle fonti narrative fiorentine e lucchesi del XIII e del XIV secolo:

1248. A die XXII Giugno lo Borgo a San Gigegi fue arso [Gesta Lucanorum, Lucca, XIII sec. (03)]

Anno Domini MCCXLVIII. […] Eodem anno destructus fuit burgo Sancti Genesii, qui edificatus fuerat in plano Sancti Miniatis, ut in predicti Gestis habetur [Bartolomeo Fiadoni, Lucca, XIII sec. (04)]

L'anno di .MCCXLVIII. […] fu sfacto lo Borgo Sanginiegio da quelli di Saminiato [Giovanni Sercambi, Lucca, XIV-XV secc. (05)]

Nel Ccxlviij anni fue disfatto il Borgo a Sanginegio, die primo iulii per li… [Pseudo Brunetto Latini, Firenze, XIII sec. (06)]

Ma poi l'anno MCXLVIII, l'ultimo di giugno, [il borgo di San Genesio] fu disfatto per modo, che mai più non si rifece [Giovanni Villani, Firenze, XIV sec. (07)]

Ma poi negli anni di Cristo mille dugento quaranta otto, l'ultimo di' di Giugno [il borgo di San Genesio] fu disfatto per modo, che mai non si rifece [Ricordano Malispini, Firenze, XIV sec. (08)]

MCCXLVIII. […]. E in questo anno adì uno anzi Luglio fue disfatto il Borgo a San Ginegio nel piano di San Miniato. [Simone della Tosa, Firenze, XIV sec. (09)]

Nel mille dugento quarant'otto […] fu disfatto il Borgo a San Ginegio, che era rifatto appié di San Miniato del Tedesco, il quale più volte era stato disfatto e rifatto, & fu il sezzajo* dì di Giugno nel quarantanove più di mille dugento. [Paolino Pieri, Firenze, XIV sec. (10)]

Nel MCCXL. si rifece il borgo à San Giniegio à piè di San Miniato per lo buono sito del passo & nel MCCXLVIII. fu disfatto, & mai poi non si rifece. [Piero Domenico Buonsinsegni, Firenze, XIV-XV sec. (11)]

L’area archeologica di San Genesio
Foto di Francesco Fiumalbi

LA MEMORIA E IL RITROVAMENTO DEL BORGO DI SAN GENESIO
Il Borgo di San Genesio rimase per secoli nella memoria toponomastica della zona. Ad esempio, negli Statuti sanminiatesi del 1336, un piccolo corso d’acqua nominato rivum Vadoli è indicato in plano Sancti Miniatis, iuxta pleme veterem de Sancto Genesio (12). Proprio questa indicazione ha lasciato ipotizzare che la distruzione del 1248 abbia riguardato solamente l’abitato e non la pieve, che sarebbe stata “smontata” ed utilizzata come cava di materiali da costruzione in epoca successiva. In ogni caso, pur essendo plausibile come ipotesi, manca di ulteriori riscontri.
In un atto del 1365 Michele del fu Ser Ugolino da San Miniato vendette a Paolo di Ser Francesco di detto luogo un terreno situato nel piano di San Miniato indicato nel luogo detto “Borgo vecchio” (13). Ed ancora, nel 1366 Jacopo e Girolamo fratelli e figli di Ser Niccolò di Ser Jacopo da San Miniato vendettero a Paolo di Francesco di detto luogo e permuta a Ser Ambrogio del fu Marcovaldo un terreno indicato nel Piano di S. Miniato, nel luogo detto “la Pieve vecchia” (14).

Tuttavia fu solamente nell’XIX secolo, col progredire degli studi storico-letterari e una rinnovata attenzione alla storia sanminiatese in epoca medievale, che il Vescovo di San Miniato Mons. Torello Pierazzi fece costruire l’oratorio di San Genesio all’intersezione fra la SS. n. 67 “Tosco-Romagnola Est” e via Capocavallo (1841).
Il borgo fu definitivamente ritrovato e riportato alla luce nel giugno 2001, quando venne avviata la prima campagna archeologica coordinata dall’archeologo Federico Cantini per conto della cattedra di Archeologia Medievale del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università di Siena,  del Museo Archeologico e della Ceramica di Montelupo Fiorentino e del Comune di San Miniato, in accordo con la Soprintendenza Archeologica della Toscana, coinvolgendo successivamente altre università italiane (15). Tredici anni più tardi, nel 2014, fu inaugurato il Museo e l’annessa struttura di supporto.

L’oratorio di San Genesio
Foto di Francesco Fiumalbi

NOTE E RIFERIMENTI
(01) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Comunità di San Miniato, febbraio 1216; ed. J. L. A. Huillard-Breholles, Historia Diplomatica Friderici Secundi sive costitutiones, privilegia, mandata, instrumenta, quae supersunt istius imperatoris et filiorum ejus, Tomo I, Parte II, Parisiis, 1852, pp. 497-499.
(02) G. Concioni, Le vicende di una Pieve nella cronologia dei suoi pievani. San Genesio di Vico Wallari 715-1466, Accademia Lucchese di Scienze, Arti e Lettere, 2010, pp. 41-44; P. Morelli, Borgo San Genesio, la Strata Pisana e la via Francigena, Vico Wallari – San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del medio Valdarno Inferiore fra Alto e Pieno Medioevo, a cura di F. Cantini e F. Salvestrini, Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo di San Miniato, Firenze University Press, Firenze, 2010, pp. 135-138; F. Salvestrini, San Genesio. La comunità e la pieve fra VI e XIII secolo, Vico Wallari – San Genesio… cit., pp. 72-80.
(03) Die Gesta Lucanorum, a cura di B. Schmeidler, in «Monumenta Germaniae Historica», Scriptores Rerum Germanicarum, Nova Series, Tomo VIII, Tholomei Lucensis Annales, Berolini, Weimannos, 1930, p. 311.
(04) Tholomei Lucensis Annale, Die Annalen des Tholomeus von Lucca in doppelter fassung nebst teilen der Gesta Florentinorum und Gesta Lucanorum, a cura di B. Schmeidler, in «Monumenta Germaniae Historica», Scriptores Rerum Germanicarum, Nova Series, Tomo VIII, Berlino, 1930.
(05) Le Croniche di Giovanni Sercambi, a cura di S. Bongi, 3 Voll., Tip. Giusti, Lucca, 1892, n. LXV, p. 33.
(06) Cronica fiorentina compilata nel secolo XIII, in P. Villari, I primi due secoli della Storia di Firenze, Vol. II, Sansoni, Firenze, 1894, p. 246.
(07) Croniche di Giovanni, Matteo e Filippo Villani secondo le migliori stampe e corredate di note filologiche e storiche, Vol. I, Sezione Letterario-artistica del Lloyd Austriaco, Trieste, 1857, vol. I, Libr. VI, Cap. XXXI, p. 86.
(08) Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze sino all'anno 1286, a cura di V. Follini, Gaspero Ricci, Firenze, 1816, Cap. CXXXI, p. 106.
(09) Annali di Simone della Tosa, in Cronichette Antiche di varj scrittori del buon secolo della lingua toscana, a cura di D. M. Manni, Firenze, 1733, p. 134.
(10) Cronica di Paolino Pieri fiorentino delle cose d'Italia dall'anno 1080 fino all'anno 1305, a cura di A. F. Adami, Roma, 1755, pp. 23-24.
(11) Piero [Domenico] Buoninsegni, Historia Fiorentina, appresso Giorgio Marescotti, Firenze, 1581, Libro Primo, p. 40.
(12) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Archivio Preunitario, Comune di San Miniato (1297-1370), Atti vari, Statuti (1337), n. 2247, Libro V, rubr. 56 <57>, c. 205v; ed. Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco (1337), a cura di F. Salvestrini, Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo, Comune di San Miniato, Edizioni ETS, Pisa, 1994, p. 458.
(13) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, San Miniato, Monastero di San Paolo, 19 agosto 1365.
(14) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, San Miniato, Monastero di San Paolo, 26 maggio 1366.
(15) F. Cantini, S. Miniato (Pisa), Loc. San Genesio. Notizie e lavori sul campo, in «Archeologia Medievale», n. XVIII, 2001, p. 407; F. Cantini, San Genesio. Primi risultati dello scavo archeologico del 2001, Comune di San Miniato, Tip. Bongi, San Miniato, 2002.

domenica 25 novembre 2018

ADDSM - 763, 17 APRILE - PIEVE DI SAN GENESIO



ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
763, 27 aprile – Pieve di San Genesio

SPOGLIO «Ratperto Prete figlio del fu Ansifredo, essendo stato ordinato Rettore nella Chiesa Pieve di S. Genesio di Vico Walari da Peredeo Vescovo di Lucca, promette di sempre servire alla medesima Chiesa, di celebrarvi i Divini Uffizj tanto il giorno, che di notte, di farvi la luminaria ec. come ancora di prestare fedele obbedienza al suddetto Vescovo, sotto pena di 200. soldi d’oro, nell’Anno 763. Arch. Arcivesc. +I.57».
  
Il sito archeologico di San Genesio
Foto di Francesco Fiumalbi

Il documento originale è conservato presso l'Archivio Arcivescovile di Lucca, Fondo Diplomatico Antico, † I.57.

Trascrizione del testo contenuto in:
D. Barsocchini, Memorie e Documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte I, Francesco Bertini Tipografo Ducale, Lucca, 1818, Appendice, doc. I, pp. 3-4.

In Dei nomine. Regnante Domnus nostro Desiderio Rege, Anno Regni ejus septimo; & filii ejus Domno nostro Adelchis Rege, anno regni ejus quarto, quinto decimo Calendas Maias, Indictione prima. Manifestum est mihi Ratpert Presbitero filio quondam Ansifridi, quia petivi & rogavi te Dominus & venerabilis Peredeo in Dei nomine Episcopo, ut me Rectorem ordinare juribiris in casa Ecclesie Sancti Genesi, in loco & Plebe ad Vico Walari, & pro tua misericordia me audire dignatus es. Proinde repromitto & mans (pro manus), mea facio tibi, ut die vite mee omnia quoliber res adquirere potuero per quoliber ordine, volo ut sit in potestate suprascripte Ecclesie, & vite mee ividem semper habitare, & officio ecclesiastico legibus & luminaria facere promitto die noctuque, omni tempore, & legibus nostri sancte & canonice tibi oboedire, & servire; & in omnibus voluntate facere promitto. Et nunquam contra te agere debeam, nec cum tuo inimico me adunare, aut consiliare contra te presumam. Nec aliqua peculiari vel subtractione de quolibet res in alio loco faciam. Et omnes res eidem Ecclesie pertenente in omnibus meliorare promitto. Et si hec omnia suprascripta Capitula ad me adimpleta & conservata non fuerint, & in aliquo ex inde ad me disruptum & adimpletum non fuerit, spondeo tibi esse componiturus in auro soledos ducenti, & hanc paginam in sua maneat firmitate. Et pro confirmarione Osprandum Diaconum scribere rogavi. Actum Luca.
+ Ego Ratpert Presbiter in anc promissioni paginam a me facta sicut supra legitur manus mea subscripsi & confirmavi.
Signum + manus Maurici Presbiteri testis.
+ Ego Liusprand VV. Presbiter rogatus a Ratpert Presbitero in hoc quod superius legitur me testis subscripsi.
+ Ego Soldulo Presbiter rogatus…. Presbiter in hanc paginam me testis supscripsi.
+ Ego Homulo Clericus rogatus…. ert Presbitero in anc pagina me testi supscripsi.
…. oli Clerici …. testis.
Ego Osprandus Diaconus post tradita complevi & dedi.


COMMENTO (a cura di Francesco Fiumalbi)
Il documento rappresenta la seconda attestazione documentaria relativa alla Pieve di San Genesio, dopo l’atto del 5 luglio 715, una sorta di “resoconto” dell’assise per dipanare la controversia sorta fra le diocesi di Siena e di Arezzo.
Da un punto di vista tipologico siamo di fronte ad una Cartula promissionis, ovvero ad un atto che contiene la “promessa” fatta al Vescovo di Lucca Peredeo dal presbitero Ratpert del fu Ansifridi, il primo pievano di San Genesio di cui è noto il nome.
Dall’atto si apprende che, dopo la richiesta del sacerdote al presule lucchese, questi era stato nominato “rettore” della chiesa di San Genesio, che viene qualificata per la prima volta come “pieve”. Probabilmente era “pieve” già da prima, ma questo è il primo documento che lo attesta.
Nulla sappiamo del presbitero Ratpert, se non che promise di governare la chiesa a lui affidata, secondo la disciplina canonica e di occuparsi dei divini offici, tanto di giorno quanto di notte. Non solo, Ratpert compie anche un vero e proprio giuramento di fedeltà al Vescovo Peredeo, tanto da promettere di non agire contro il presule e di non avere rapporti con i suoi nemici (Et nunquam contra te agere debeam, nec cum tuo inimico me adunare, aut consiliare contra te presumam. Nec aliqua peculiari vel subtractione de quolibet res in alio loco faciam). D’altra parte, la pieve di San Genesio, posta in località Vico Wallari, era molto distante dalla sede vescovile lucchese e si trovava in un’area di confine fra l’area fiorentina e quella volterrana, dunque soggetta ad influenze e condizioni non sempre controllabili da Lucca.


sabato 4 febbraio 2017

ADDSM - 1147, 7 FEBBRAIO – EUGENIO III A SAN GENESIO, BOLLA AI CAMALDOLESI


ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
1147, 7 febbraio – Eugenio III a San Genesio, Bolla ai Camaldolesi

In questa pagina sono proposti la trascrizione e il commento della Bolla rilasciata da Pala Eugenio III all'Abbazia di San Salvatore di Camaldoli il giorno 7 febbraio 1147 presso il borgo di San Genesio, nel territorio sanminiatese.

L'oratorio di San Genesio presso l'area archeologica di San Genesio
Foto di Francesco Fiumalbi

LE DUE COPIE AUTENTICHE
Il documento, da cui è tratta la trascrizione proposta in questa pagina, è conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Camaldoli, San Salvatore, 1146, 7 febbraio. CLICCA QUI PER LA CONSULTAZIONE ON-LINE ↗ da cui è tratta l'edizione di L. Schiaparelli e F. Baldasseroni, in Regesto di Camaldoli, Vol. II, «Regesta Chartarum Italiae», Istituto Storico Italiano, Istituto Storico Prussiano, Ermanno Loescher & C, Roma, 1909, p. 115.
Una copia è conservata presso l'Archivio di Stato di Pisa e proveniente dalla chiesa di San Michele in Borgo a Pisa, da cui è tratta l'edizione di G. B. Mittarelli in Annales Camaldulensis Ordinis S. Benedicti, Volume III, Venezia, 1758, Appendice, n. CCLXXXI, pp. 433-435.

SPOGLIO Copia autentica d'una Bolla di P. Eugenio III che contiene i vari Privilegi concessi all'Eremo di S. Salvatore di Camaldoli, a cui conferma il possesso di tutti i beni e di tutti i monasteri qui nominati, sottoposti al medesimo, lo esenta dalla giurisdizione episcopale e lo dichiara protetto dalla S. Sede. Dato presso S. Genesio [regesto Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Tomo 52, Camaldoli, inventario 1913, 119, c. 205v(206v)]

COMMENTO di Francesco Fiumalbi
Il documento proposto in questa pagina presenta due motivi di interesse per il territorio sanminiatese.

PAPA EUGENIO III A SAN GENESIO. Il primo aspetto è la redazione del documento a San Genesio da parte di Papa Eugenio III [Calci, 1080 circa – Tivoli, 8 luglio 1153, Papa dal 1145]. Dunque il 7 febbraio 1147 il Pontefice, di origine pisana, si trovava nel territorio sanminiatese e precisamente nel borgo di San Genesio. Era presente anche la corte papale, come si rileva dai testimoni o comunque da coloro che controfirmarono il testo della bolla. Nel medesimo giorno, Eugenio III concesse un privilegio al Monastero di San Pietro di Luco di Mugello. Anche questo documento è conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Luco di Mugello, S. Pietro (monache camaldolesi) 1146 febbraio 7. CLICCA QUI PER LA CONSULTAZIONE ON-LINE ↗
Inoltre, dal testo della Bolla di Celestino III del 24 aprile 1195 [TRASCRIZIONE e COMMENTO] sappiamo che Eugenio III, con ogni probabilità, rilasciò un provvedimento a conferma dell'ordinamento canonicale, delle proprietà e dei vari privilegi di cui doveva godere la Pieve di San Genesio.

SAN GENESIO - "TAPPA" SULLA VIA FRANCIGENA/ROMEA
Il Pontefice proveniva da Viterbo [2 gennaio a San Flaviano (Montefiascone, VT), 13 gennaio Marturi  (Poggibonsi, SI), 15 gennaio Vico (Vico d'Elsa?)] e si stava recando in Francia: il 20 aprile 1147 celebrò la Pasqua a Parigi e incoronò Luigi VII a Saint Denis. Il 2 maggio successivo, assistette alla partenza dei francesi per la Seconda Crociata. Il Papa fece ritorno nell'autunno del 1148: il 18 novembre di quell'anno è attestato a Pisa, il 22 novembre a San Gimignano. Probabilmente transitò di nuovo da San Genesio [J. P. Migne, Patrologia Latina, n. 180, cc. 1187-1378]. A tal proposito è interessante notare che dalla Toscana per raggiungere Parigi, nel XII secolo, occorressero circa due mesi e mezzo.
Dunque questo documento rappresenta un'ulteriore conferma del ruolo del borgo di San Genesio, quale “stazione”, luogo di sosta, lungo una delle direttrici stradali più importanti del tempo, utilizzata da quanti intendevano recarsi Oltralpe, oppure dirigersi verso Roma. Si tratta di quella direttrice che oggi è conosciuta con il nome di Via Francigena o di Strada Romea a seconda del punto di vista. E a San Genesio dovevano essere presenti strutture e organizzazione tali da poter ospitare le personalità più importanti del tempo (regnanti, imperatori e pontefici) con i relativi seguiti, composti anche da decine di persone.

L'OSPEDALE DI SAN LAZZARO. Il secondo aspetto d'interesse riguarda l'ospedale di San Lazzaro (presso l'odierno centro abitato di Ponte a Elsa) indicato nel documento fra i vari possedimenti che vengono riconosciuti e confermati da Papa Eugenio III alla congregazione benedettina camaldolese. L'istituzione assistenziale, sorta nei pressi del Borgo di San Genesio (indicata testualmente iuxta burgum S. Genesii) era stata donata all'abbazia di San Salvatore di Camaldoli nel 1127 da due uomini, Beltramus del fu Ruberti e Scherius del fu Gutheroçi. Di queste persone, della fondazione dell'ospedale e dei motivi per cui avvenne il passaggio ai Camaldolesi, allo stato attuale degli studi, non sono noti altri dettagli. In proposito si veda la TRASCRIZIONE e il COMMENTO al documento proposta in questo blog.
L'ospedale di San Lazzaro rimarrà ufficialmente attivo fino al 1784, quando fu unito alle strutture sanminiatesi della SS. Annunziata e dei SS. Cosma e Damiano (ospedale dei Poveri Padri Pellegrini), di San Nicola di Bari e di Santa Maria della Scala, per formare un'unica grande istituzione, che prenderà il nome di “Spedali Riuniti”.

L'oratorio di San Lazzaro, presso Ponte a Elsa
Foto di Francesco Fiumalbi

TRASCRIZIONE
Trascrizione da L. Schiaparelli e F. Baldasseroni, Regesto di Camaldoli, Vol. II, «Regesta Chartarum Italiae», Istituto Storico Italiano, Istituto Storico Prussiano, Ermanno Loescher & C, Roma, 1909, p. 115.

n. 1037 – San Genesio, 7 Febbraio 1147
Eugenius papa Agoni priori Cam. eiusque fratribus. Predecessorum suorum Honorii et Innocentii vestigiis inherens statuit ut Cam. heremus in sui status et religionis vigore consistat.Quecunque bona quascunque possessiones mon. possidet aut in futurum poterit adipisci firma et illibata permaneant. In quibus hec propriis duxit exprimenda vocabulis. In episcopatu Aretino : eccl. S. Donati q. Fons Bonus d. cum hospitali et omnibus suis bonis; in ipsa civ. mon. S. Petri Piculi et eccl. S. Michabelis ; mon. Silve Munde; mon. S. Marie in Agnano; mon. S. Petri in Rota; mon. S. Salvatoris Berardingorum ; mon. S. Quirici in Rosa; Curtem Luponis cum eccl.; heremum Fieri; mon. S. Viriani; mon. S. Bartholomei in Anglari cum castro et pertinentiis suis; plebem S. Marie de
Miciano cum capellis et ceteris pertinentiis ; castrum Montoni cum pertinentiis; villam de Monthione q. mon. emit ab abb. S. Flore et eccl. eiusdem ville; villam de Modiona q. mon. emit ab Henrico prep. et reliquis canonici sicut in cartulis continetur et eccl. eiusdem ville cum decimatione; decimationes ville Agne; eccl. Eiusdem ville et decimationes de Larniano. In episcopatu Fesulano: mon. S. Marie in Poplena. In episcopatu Castellano: mon. de Deciano; mon. S. Sepulcri cum toto burgo. In episcopatu Fiorentino : mon. S. Petri in Luco ; mon. S. Salvatoris iuxta civ. In episcopatu Lucano: mon. S. Petri in Puteolis cum capella burgi Porcarie et capella castri; mon. S. Salvatoris in Cantiniano; hospitale iuxta burgum S. Genesii. In episcopatu Vulterrano : mon. S. Insti prope civ.; mon. S. Petri in Cerreto; mon. S. Marie in Puliciano; mon. S. Petri in Fontiano. In episcopatu Pisano: mon. S. Stephani in Cintoria; mon. S. Savini in Montione; in ipsa civ. mon. S. Michahelis; mon. S. Fridiani; mon. S. Qenonis, salvo iure R. E. In episcopatu Clusino: mon. S. Petri in Vivo Montis Amiati quemadmodum a papa Celestino diffinitum est. In Sardinie insula: mon. S. Trinitatis in Saccaria, eccl. S. Eugenie in Samanar, eccl. S. Michalielis et S. Laurentii in Vanari, eccl. S. Marie et S. lohannis
in Altasar, eccl. S. Marie in Contra, eccl. S. lohannis et S. Symeonis in Salvenero, eccl. S. Niccholai in Trulla, eccl. S. Petri in Scano, eccl. S. Pauli in Cotroniano, eccl. S. Petri in Heolin. In marchia Camerina: mon. S. Georgii, mon. S. Martini in Accole cum eccL q. d. Heremite. In Gallata: mon. S. Marie in Insula; heremum Faioli. In episcopatu Populìensi: eccl. S. Paterniani in Fetracciano. In episcopatu Faventino: mon. S. Ypoliti iuxta civ. In episcopatu Ravennate: mon. S. Apollinaris in Classe. In episcopatu Bononiensi: mon. S. Michahelis, mon. S. Christine; in ipsa civ. eccl. S. Damiani. Item in episcopatu Aretino: eccl. S. Savini in Clio, eccl. de Castilione, item mon. de Morrona. Hec omnia cum omnibus ad ipsa mon. pertinentibus statuit tamquam corpus unum sub uno capite, idest sub priore Cam. heremi, temporibus perpetuis permanere.

[segue dal documento edito da Mittarelli, Annales...] et illius discipline observatione persistere. Sub illo, inquam priore, qui ab ispius congregationis abbatibus sive prioribus, & ab heremitis regulariter electus Domino fuerit. Porro congregationem ipsam ita sub apostolica sedis tutela perpetuo consovendam decernimus, ut nulli episcoporum dacultas sit aliquod ex hiis monasteriis absque prioris conniventia, vel apostolice sedis licentia excommunicare, vel a divinis officiis interdicere. Fratribus autem Camaldulensis heremi licentia sit, a quo maluerint catholico episcopo consecrationum & ordinationum sacramenta suscipare. Decernimus ego, ut nulli hominum & c. Si qua igitur & c. Cunctis autem & c.

[elenco dei sottoscrittori da Mittarelli, Annales...]
Ego Eugenius catholice ecclesie episcopus ss.
† Ego Guido presb. card. tit. Sancti Grisogoni ss.
† Ego Oddo diac. card. Sancti Georgii ad Velum aur. ss.
† Ego Albericus Hostiensis episcopis ss.
† Ego Guido presb. card. tit. Sanctorum Laurentii & Damasi ss.
† Ego Johannes diac. card. Sancri Adriani
† Ego Hugo presb. tit. in Lucina ss.
† Ego Julius presb. card. tit. Sancti Marcelli ss.
† Ego Jordanus presb. card. Tit. Sancte Susanne ss.
† Ego Ego Theodevvinus Sacte Rufine episcopus ss.
† Ego Humbaldus presb. card. Sanctorum Jo. & Pauli ss.
† Ego Octavianus diac. card. Sancti Nicholai in Carcere Tulliano
† Ego Imarus Tuschulanus episcopus ss.
† Ego Guido presb. card. tit. Pastoris ss.
† Ego Johannes diac. card. Sancte Marie nove ss.
† Ego Guido diac. card. Sancte Marie in porticu ss.
† Ego Jacintus diac. card. Sancte Marie in Cosmydyn

Datum apud Sanctum Genesium, per manum Guidonis S. R. E. diac. card, et canc, VII id. febr., ind. X, incarnationis Dominice anno MCXLVI, pontificatus vero domni Eugenii III pape anno secundo.

ALTRE EDIZIONI
G. B. Mittarelli, Annales Camaldulensis Ordinis S. Benedicti, Volume III, Venezia, 1758, Appendice, n. CCLXXXI, pp. 433-435.
J. P. Migne, Patrologia Latina, n. 180, cc. 1187-1190. 

domenica 6 aprile 2014

ADDSM – COMMENTO – 715, 5 LUGLIO - SAN GENESIO, IL PRIMO DOCUMENTO

a cura di Francesco Fiumalbi


ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
715, 5 luglio, San Genesio: il primo documento

In questo post è proposto il commento al documento conservato presso l’Archivio Capitolare d’Arezzo, n. 3, datato 5 luglio 715, in cui vengono attestati per la prima volta Vico Wallari e la Pieve di San Genesio.

Oratorio di San Genesio, con a lato gli scavi archeologici
Foto di Francesco Fiumalbi

CONTENUTO E PROTAGONISTI
Quello che viene proposto di seguito è un documento molto importante. Si tratta della prima testimonianza scritta relativa al territorio sanminiatese che è pervenuta fino ai giorni nostri.
E’ una sorta di “resoconto” dell’assise, tenutasi il 5 luglio dell’anno 715, presso la chiesa di San Genesio nel borgo denominato Vico Wallari, e che vide riuniti i vescovi di tutta la Toscana: Teudaldus episcopo di Fiesole, Maximus della Diocesi di Pisa, Speciosus da Firenze, Telesperianus da Lucca, oltre a Munichis presbitero in rappresentanza della Chiesa di Luni, ai quali si aggiunsero Adeodatus Vescovo di Siena e Lupertianus, presule aretino. Oggetto dell’assemblea, l’annosa controversia fra le diocesi di Siena e di Arezzo circa la giurisdizione su alcune chiese e monasteri. Questa assemblea di San Genesio emise un pronunciamento a favore della diocesi aretina, anche se la questione fu destinata a perdurare fino al XIII secolo.
Come rilevato da Carlo Troya già alla metà dell'800, e sottolineato anche più recentemente da Marco Stoffella, è da porre attenzione anche alla presenza di Gunteram, in qualità di rappresentante, o misso, per conto di Liutprando Re dei Longobardi. Ciò dimostrerebbe da una parte l'attenzione data dal sovrano alla controversia, e dall'altra la capacità di far valere la sua influenza sulle istituzioni ecclesiastiche del tempo (1).

L'ANTECEDENTE: LA CONQUISTA LONGOBARDA
Senza la pretesa di una ricostruzione dettagliata ed esaustiva, a seguito della discesa in Italia dei Longobardi, avvenuta alla metà del VI secolo sotto la guida di Alboino, le antiche circoscrizioni romane subirono considerevoli trasformazioni e con queste le relative giurisdizioni ecclesiastiche. Per spiegare queste modificazioni, occorre ricostruire le tappe dell’avanzata longobarda. Una volta conquistata la pianura Padana (ad eccezione della Romagna, con Ravenna in mano ai Bizantini), i Longobardi valicarono gli Appennini, ragionevolmente in due punti: dalla Lunigiana giunsero a Lucca, dove posizionarono il loro quartier generale, la sede del Ducato di Tuscia, e dal Passo della Futa giungendo a Firenze. Dall’antica Florentia proseguirono attraverso il Valdarno Superiore fino ad Arezzo, spostandosi poi attraverso Val di Chiana e la Val Tiberina, giungendo a Spoleto, dove posero la sede di un altro ducato. Da Lucca, invece, si diressero verso il Valdarno, e da qui proseguirono in direzione di Siena e Volterra. Durante queste fasi, i territori già conquistati vennero assegnati, giurisdizionalmente, a quei centri su cui l'amministrazione longobarda aveva già sottoposto il proprio controllo. Così facendo, ampie porzioni territoriali afferenti ad alcune città, si trovarono ad essere amministrate, anche da un punto di vista ecclesiastico, dalle istituzioni di altri centri. Ciò provocò tutta una serie di rivendicazioni territoriali, di cui ci rimane una buona testimonianza documentaria. Oltre al caso fra Siena e Arezzo, vale la pena di ricordare la controversia fra Pisa e Lucca, a proposito del Valdarno, e fra Lucca e Pistoia, riguardo alla Valdinievole (2).

LA CONTROVERSIA FRA SIENA E AREZZO
La questione risulta sollevata già nel 650 d.C., anno della conventio fra Mauro Vescovo di Siena e Servando presule aretino a proposito di alcune chiese senesi che risultano essere amministrate dalla Diocesi di Arezzo (3).
Tuttavia nel 713 il Papa Costantino si pronunciò a favore di Adeodato, Vescovo di Siena, e contro Luperziano presule aretino (4)
All'anno 714, è fatto risalire il documento contenente il giudicato di Ambrosio, qualificato come maiordomni, “maggiordomo”, del Re Liutprando (5). Lo stesso monarca che nel marzo del 715 emana un precetto a favore di Luperziano Vescovo di Arezzo (6)
Del 20 giugno 715 è invece il cosiddetto testimoniale di Gunteram, messo regio per conto di Liutprando, che si occupò di ascoltare i testimoni delle due parti, a preludio, evidentemente, del successivo incontro fissato a San Genesio nel mese di luglio (7).
Arriviamo quindi ad un primo pronunciamento, il 5 luglio 715, espresso dall'assise composta dai vari prelati toscani, ritrovatisi presso la Pieve di San Genesio, nel vico qui dicitur Walari, che si rivelò favorevole alla Diocesi di Arezzo.
Non si trattò, comunque, dell’atto conclusivo, in quanto la questione si protrasse per almeno altri cinque secoli. La vicenda fu risolta soltanto nel XIII secolo, con Papa Onorio II che assegnò definitivamente le pievi e le altre chiese contese alla “cattedra” aretina.

LA CHIESA DI SAN GENESIO E IL VICO WALLARI
L'atto sarebbe del tutto irrilevante per il territorio sanminiatese, se non fosse che l'assise, e la conseguente stesura del documento, si tenne ad ecclesia Sancti Genesi in vico qui dicitur Walari, ovvero nella chiesa di San Genesio nel “vico” detto “Walari”.
Come ricordato all'inizio, si tratta della prima testimonianza scritta in assoluto per il territorio sanminiatese, e di conseguenza anche la prima attestazione del borgo e della chiesa di San Genesio. Da notare il fatto che la chiesa non viene qualificata come “pieve”, ma semplicemente come ecclesia. Dalle indagini archeologiche è emerso che la primigenia chiesa di San Genesio doveva essere attiva già in epoca tardoantica, intorno al V-VI secolo d.C., ma nulla ci è dato sapere circa il ruolo di plebes baptismales, cioè dotata di fonte battesimale, che le viene attribuito qualche decennio più tardi, nel 763 (7).
In ogni caso, come rilevato da Enrico Coturri e, più recentemente, da Francesco Salvestrini, il documento testimonia che all'inizio dell'VIII secolo la chiesa era situata all'interno di un abitato, Vico Wallari, sorto in posizione strategica e baricentrica rispetto alle direttrici stradali e fluviali della Toscana, e la cui comunità era in grado di accogliere un'assemblea con esponenti di assoluto rilievo nel panorama regionale dell'epoca, ciascuno con il proprio seguito (8).
Sul tema, Graziano Concioni nota che la chiesa di San Genesio si trovava in un'area marginale rispetto alla giurisdizione della sede vescovile di Lucca. Pertanto, non essendo un'area soggetta a controversie o rivendicazioni, e in posizione strategica rispetto alla viabilità del Valdarno Inferiore, poteva costituire una sorta di termine di confine dell'area di influenza lucchese, sia da un punto di vista spirituale che temporale (9).
Infine, occorre rilevare che il nome dell’abitato Vico Walari doveva trarre la propria denominazione dal nome germanico Wallar (italianizzato in Vallario, antecedente del moderno Valerio), verosimilmente il fondatore dell’insediamento (10). Tale denominazione rimarrà, pressoché inalterata, fino agli ultimi anni del X secolo, quando in un contratto dell’anno 991, il nome di Vicho Vallari compare assieme a quello di Burgo S. Genesi, che in seguito prevarrà sul primo (11).
NOTE E RIFERIMENTI
(1) In proposito C. Troya, Codice Diplomatico Longobardo, in Storia d'Italia dal Medioevo, vol. IV, parte III, Napoli, 1853, n. CCCCVII, pp. 212-221: 213n; M. Stoffella, Crisi e trasformazioni delle élites nella Toscana nord-occidentale nel secolo VIII: esempi a confronto, in «Reti Medievali Rivista», n. VII, 2007, pp. 1-49: 5.
(2) Per approfondire si veda: W. Kurze, Un «falso documento» autentico del vescovo di Pisa. Contributo al problema dei falsi, in Bollettino dell'Istituto Storico Italiano per il Medioevo e Archivio Muratoriano, n. 98, 1992, pp. 1-85; N. Rauty, Il limes bizantino in Valdinievole, in AA.VV., I Castelli della Valdinievole, Atti del Convegno, Comund di Buggiano, Buggiano, 1990, pp. 29-45.
(3) Archivio Capitolare d'Arezzo, n. 3, fra le varie trascrizioni ricordiamo U. Pasqui, Documenti per la Storia della Città di Arezzo nel Medio Evo, Viesseux, Firenze, 1899, Tomo I, n. 1, pp. 1-2; L. Schiaparelli, Codice Diplomatico Longobardo, Roma, 1929, doc. 1, p. 3.
(4) Archivio Capitolare d'Arezzo, n. 3; U. Pasqui, Documenti... cit., n. 2, pp. 4-5.
(5) Archivio Capitolare d'Arezzo, n. 3; U. Pasqui, Documenti... cit., n. 3, pp. 6-7; L. Schiaparelli, Codice... cit., doc. 17, p. 46.
(6) Archivio Capitolare d'Arezzo, n. 3; U. Pasqui, Documenti... cit., n. 4, pp. 7-8.
(7) Archivio Capitolare d'Arezzo, n. 2; U. Pasqui, Documenti... cit., n. 5, pp. 9-17; L. Schiaparelli, Codice... cit., doc. 19, p. 61.
(8) Archivio Arcivescovile di Lucca, † I. 57; D. Bertini, Memorie e Documenti per Servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte I, F. Bertini Tipografo Ducale, Lucca, 1818, Appendice, doc. I, pp. 3-4.
(9) E. Coturri, Il Borgo di San Genesio, in «Bollettino dell’Accademia degli Euteleti», n. 30, 1956, pp. 15-16; F. Salvestrini, San Genesio. La comunità e la pieve fra VI e XIII secolo, in F. Cantini e F. Salvestrini (a cura di), Vico Wallari – San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del Medio Valdarno Inferiore fra Alto e pieno Medioevo, Giornata di studio, San Miniato, 1 dicembre 2007, Firenze University Press, Firenze, 2010, p. 34.
(10) G. Concioni, Le vicende di una Pieve nella cronologia dei suoi pievani. S. Genesio di Vico Vallari 715-1466, Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti, Saggi e Ricerche, n. 23, Lucca, 2010, pp. 7-9
(11) Archivio Arcivescovile di Lucca, * E.90; cfr. D. Barsocchini, Memorie e Documenti per Servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte III, F. Bertini Tipografo Ducale, Lucca, 1841, doc. MDCLXXII, pp. 552-553.

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ADDSM - 715, 5 LUGLIO - SAN GENESIO, IL PRIMO DOCUMENTO


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ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
715, 5 luglio, San Genesio: il primo documento

Oratorio di San Genesio, con a lato gli scavi archeologici
Foto di Francesco Fiumalbi

Il documento originale è conservato presso l’Archivio Capitolare d’Arezzo, n. 3.

Trascrizione del testo tratto da: J. P. Migne, Patrologia Latina, n. 87, cc. 1354-1358.
[Patrologiae cursus completus: sive biblioteca universalis, integra, uniformis, commoda, oeconomica, omnium SS. Patrum, doctorum scriptorumque ecclesiasticorum qui ab aevo apostolico ad usque Innocentii III tempora floruerunt. Series Latina, in qua prodeunt Patres, doctores scriptoresque Ecclesiae Latinae, a Tertulliano ad Innocentium III]

In nomine Dei et Salvatoris nostri Iesu Christi. Ex iussione donni excellentissimi Liutprandi regis dum coniunxissemus nos sanctissimi, Teudaldus Vesolanae Ecclesiae episcopus, et Maximus Pisanae Ecclesiae, nec non et Speciosus Florentinae Ecclesiae, adque Telesperianus Lucensis episcopus, ad ecclesia Sancti Genesi in vico qui dicitur Walari: ibique residentes una cum misso excellentissimi domni Liutprandi regis, nomine Guntheramo notario. Venerunt in nostram presentiam sanctissimi viri Adeodatus Senensis Ecclesiae episcopus, et Lupertianus Aretinae Ecclesiae episcopus, altercationem inter se habentes de diocesis, ecclesiis, et monasteriis in finibus Senensis territorii eiusdem civitatis. Id est de monasterio sancti Amiani, baptisterio sancti Stephani Haminaciano, baptisterium sancta Maria in Cosona, baptisterio sancti Iohannis in Rantra, monasterio sancti Archangeli in fundu Lucu, baptisterio sancti Andreae in Malcinis, baptisterio sancti Petri in Pava, baptisterium sanctae Mariae in Patna, baptisterium sancti Quirici et Iohannis in vico Falcino, baptisterium sanctae Restitutae in fundo Uxiano, baptisterium sancti Felicis in Avano, baptisterium sanctae Matris Ecclesiae in Misultis, baptisterium sancti Valentini in Casale Ursina, monasterio sancti Petri ad Axo, baptisterio sancti Viti in Rutiliano, et sanctae Matris Ecclesiae in castello Politiano, baptisterium sancti Viti in Vercona, baptisterium sancti Donati in Ettiliano, baptisterium sanctae Mariae in Saltu, baptisterium sancti Viti in Prumano, baptisterium sancti Viti in Osenna. Dicebat sanctissimus Lupertianus episcopus frater noster quod ecclesiae istae suprascriptae et monasteria, a tempore Romanorum et Langobardorum regum, ex quo a fundamentis conditae sunt, semper ad sedem sancti Donati Aritio obedierunt, una cum omnibus oratoriis suis; et nostrorum, vel antecessorum nostrorum, ibidem fuit ordinatio tam in presbiteros et in diaconos, et nostra fuit sacratio semper usque modo, et nos debemus habere. Ad hec respondebat frater noster Adeodatus Senensis Ecclesiae episcopus: Veritas est, quia ecclesiae istae et monasteria in territorio Senensi positae sunt: vestra ibidem fuit sacratio, eo quod Ecclesia Senensis minime episcopos abuit. Nam modo ad nos debent pervenere, quia in nostro, ut dixi, territorio esse noscuntur. Ad hec vero respondebat Lupertianus episcopus: A tempore Rotharim regis usque modo Ecclesia Senensis episcopum abuit: et nostra de ea ante a tempore Romanorum, et postea usque in odiernum diem in ipsas ecclesias, baptisteria et monasteria . . . . . . fuit sacratio et ordinatio, et in antea debemus secundum canonicam regulam habere. Quidem et missus excellentissimi domni Liutprandi regis, nomine Guntheramus, qui per ipsum Tagipert Gastaldium Senensem, ac per ipsos presbiteros et paumannos [F. herimannos], veritatem cognovi, et ipsos presbiteros suprascriptarum a longo tempore antecessorum meorum, et mea usque actenus ibidem fuit sacratio. Et ecce mihi suprascriptarum de omnis istos presbiteros, qui nunc presenti vivunt, ubi obedientiam sancto Donato promiserunt, et sacramenta secundum antecessorum suorum consuetudinem prebuerunt usque ad tertio et quarto anno retro tempus, qui similiter manus suas ad sancto Donato, cui deservio, fecerunt. Et insuper lectas epistolas rogatorias de singulis iudicibus civitate Senense, et de ipso episcopo, qui tunc erat et antecessores meos et ad me faciebatis electionem, eo quod vester territorio erat, et nobis epistolas faciebatis, et regumandabatis, ut secundum antiquam consuetudinem ipse persone consecrarentur, quoniam nostra manebunt diocesi. Nec quisquam contra canones sine nostra permissio ibidem episcoporum audebat ordinationem facere.
Ad haec autem omnia nos suprascripti Teudoaldus, Maximus, Speciosus, Telesperianus episcopus, una cum presbiteris nostris venerandis viris, id est Iohannes, Lucipert, Rodaldus, Munichis, Sicualdus, Anselmo, Aututini, Theodoro, Deusdedi, adque Theodoro, et reliquis sacerdotibus circumstantibus, audientes, fecimus ipsam inquisitionem et manus de ipsis presbiteris, qui nunc vivi sunt, et eorum, qui transierunt. Sed et epistola iudicum Senensium civitatis, sive episcoporum Ecclesiae Senensium relegere; ubi continebatur, quod omnis sacratio in suprascriptae diocesis, baptisteriis et monasteriis, adque oraculis per presules sanctae Aretinae Ecclesiae omni in tempore perficiebantur. Nam et ipsi presbiteri, quomodo ibidem custodes sunt, ita professi sunt per Euangelia et sacratione ab Aretinae Ecclesiae episcopo suscepissent, et manus suas iuxta antecessorum suorum consuetudinem ibidem fecissent, et sacramenta prebuissent, et obedientiam usque actenus impendissent, et crisma suscepissent. Ideo iustum adque rectum placuit, ut si quis sancti Patres Nicei, et Effesani, adque Calcedonensis concilii statuerunt, ut nemo in aliena diocesi non vi ingredi presumat, aut qualemcumque ordinationem faciat, sed in suis diocesiis se contineat, nec statuta Patrum termina transcendat. Proinde decretum per sanctorum Patrum auctoritatem, ut tu, sanctissime frater noster Lupertiane episcope, ipsas suprascriptas dioceses et monasteria cum suis oraculis abeas absque qualemcumque contaminatione habere, sicut antecessores tuis a longo tempore habuerunt; et omnis sacratio ibidem per tuis oris labia vel successorum tuorum ibidem proveniat tam in presbiteris quamque diaconis vel subdiaconis, et baptisma, vel crisma per impositionem manuum, sicut Cristianae religionis est consuetudo, omni tempore proveniat adque fiat. Et nullam faciendi ammodo et deinceps prefatus Adeodatus episcopus, vel eius successores, qui in tempore fuerint, contra te quem suprascriptum Lupertianum episcopum, vel tuos successores de praedictis baptisteriis ecclesiis, et monasteriis cum oraculis suis, aliquando abet facundia ad loquendum, nec ad ibi fontes faciendum, nec plebes subtrahendum, nec ullam ordinationem infra ipsas dioceses, finesque eorum faciendum, sicut sanctorum Patrum instituta leguntur. Quoniam pro amputanda intentione decrevimus, ut sibi septimus cum sex presbiteris tuis, quales ipse Adeodatus eligere voluerit, prebeas tu Lupertiane episcope, et ad Euangelia sacramentum una dum sex, et dicatis; quia a quo tempore, ex quo auditi sunt, habetis Romanorum et Longobardorum usque in presentem diem, in quo sumus, semper sacrationem presbiterorum et diaconorum ipsarum suprascriptarum ecclesiarum ab episcopis Aretinae Ecclesiae susceperunt, et nostra antecessorumque nostrorum ibidem fuit ordinatio, quia nostra inibi mansit possessio, nec ad Ecclesiam Senensem aut episcopos eius nunquam pertinerent, nec cum Ecclesia sanctus Donatus, nec eius defensores perdere, aut vobis dimittere debemus. Et Euangelia adducta sunt in nostris omniorum presentia, et sacramentum ipse deductus. Et finita intentio. Unde presentem iudicatum nostrum perpetua firmitate, ne imposterum exinde inter vos aliqua revolvatur causatio, tibi, qui supra Lupertiane episcopus, per manus suprascripti fili nostri Gunterani notarii emisimus, in quo pro ampliore firmitate tua propriis manibus nostris subscrisimus; quatenus ambe partes in eadem deliberatione perpetuis debeatis manere temporibus. Factum iudicatum ad ecclesia sancti Genesii in vico Vallari, V die mensis Iulii, regnante suprascripto domno nostro excellentissimo et Christianissimo Liutprando rege, anno in Christi nomine quarto, per indictio tertia decima, feliciter.

Ego Teudualdus episcopus hunc iudicatum a nobis factum, adque dictatum, vel relectum subscripsi.
Ego Maximus episcopus subscripsi manus propria.
Ego Speciosus episcopus sanctae Ecclesiae Florentinae in hunc iudicatum a nobis factum, adque dictatum, vel relectum subscripsi.
Ego Telesperianus sanctae Lucensis Ecclesiae hunc iudicatum a nobis factum adque dictatum vel relectum subscripsi.
Ego Ansilmundo archipresbiter sanctae Ecclesiae Pisanae hunc iudicatum interfui, et manus mea subscripsi.
Ego Rodoaldus Pisensis.
Ego Iohannes presbiter.
Ego Munichis presbiter Lunensis.
Ego Deusdedi presbiter.
Ego Theodorus presbiter.
Ego Lucifer presbiter.
Ego Damianus presbiter.
Ego Lupus presbiter.
ALTRE EDIZIONI
- L. A. Muratori, Antiquitates Italicae Medii Aevi..., Tomo VI, Milano, 1742, pp. 367-372.
- G. D. Mansi, Sanctorum conciliorum et decretorum collectio nova, Supplementum, Tomo I, Lucca, 1748, pp. 535-537.
- G. Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta, Tomo I, Firenze, 1758, pp. 311-313.
- F. Brunetti, Codice Diplomatico Toscano, Firenze, 1806, Tomo I, Parte I, n. IX, pp. 444-448.
- C. Troya, Codice Diplomatico Longobardo, in Storia d'Italia dal Medioevo, vol. IV, parte III, Napoli, 1853, n. CCCCVII, pp. 212-221.
- G. Cappelletti, Le Chiese d’Italia dalla loro origine sino ai giorni nostri, Venezia, 1862, Tomo XVII, pp. 392-396.
- U. Pasqui, Documenti per la Storia della Città di Arezzo nel Medio Evo, Viesseux, Firenze, 1899, Tomo I, n. 6, pp. 19-26.
- L. Schiaparelli, Codice Diplomatico Longobardo, Roma, 1929, doc. 17, p. 46.

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