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martedì 22 luglio 2014

IL SUDICIUMAIO LUNGO LA VIA FRANCIGENA - LUGLIO 2014

di Francesco Fiumalbi

La via Francigena è l'antica strada da cui passò Sigeric, Arcivescovo di Canterbury, che nell'anno 991 percorse per tornare da Roma alla sua chiesa in Inghilterra. Ormai conosciamo tutti questa storia, così come ci siamo abituati a veder passare dalle nostre strade i pellegrini, carichi del necessario per arrivare alla meta, talvolta coadiuvati da un asinello. La gran parte dei pellegrini è diretta a Roma. In pochi scelgono la Francigena anche per tornare: chi ha fatto un pellegrinaggio, anche piccolo piccolo, sa che la strada del ritorno deve essere diversa da quella percorsa all'andata. E' un piccolo segno per indicare che la vita prima e dopo il pellegrinaggio è cambiata, o comunque che c'è l'intenzione di cambiarla. Tornare alla vita di tutti i giorni con spirito diverso, nuovo e dunque con una strada diversa.
Quindi nel nostro territorio, chi percorre la Francigena, generalmente lo fa da nord in direzione sud. Ovvero, proviene da Altopascio, transita da Fucecchio, e giunge nel territorio sanminiatese, prima di proseguire verso Gambassi, San Gimignano e Siena.

Da tempo mi incuriosisce una cosa. Mi chiedo: i pellegrini che transitano dal nostro territorio sanminiatese, cosa pensano di noi? Apprezzano il nostro paesaggio? Si sentono accolti? Che ambiente trovano? Che ricordo lasciamo loro?

Ecco cosa trovano: RIFIUTI.

Avevo fatto un post il 22 aprile 2014, denunciando lo scempio perpetrato nella nostra campagna, proprio lungo il tratto “ufficiale” della via Francigena, fra il confine comunale con Fucecchio e Ontraino, prima di proseguire verso San Miniato Basso. E' il primo tratto della Francigena che i pellegrini percorrono nel territorio sanminiatese. Si tratta, dunque, del nostro biglietto da visita, del nostro biglietto di benvenuto.
Sono trascorsi tre mesi e non è cambiato niente. Anzi, forse si è aggiunto qualcosa. L'inciviltà di certe persone è incredibile. C'è da vergognarsi: elettrodomestici, materiali edili, rifiuti di ogni genere. Senza pensare che sono anni, ormai, che i comuni della zona si sono dotati delle “isole ecologiche” in cui far confluire, gratuitamente (talvolta anche con un piccolo “premio” economico) i rifiuti ingombranti. Addirittura, almeno nel Comune di San Miniato, fissando con gli operatori preposti, vengono a ritirare i rifiuti a domicilio.

Perché questo scempio? Perché inquinare la nostra campagna? Perché gettare rifiuti proprio lungo la Francigena?

Le amministrazioni pubbliche, negli ultimi anni, hanno speso numerosi fondi (quindi i soldi di tutti noi) per organizzare il percorso della Francigena, per renderlo percorribile, nonché per creare eventi e manifestazioni al fine di promuovere il territorio. Molti privati hanno investito i propri soldi nelle strutture ricettive, perché credono in questo territorio, nella sua ricchezza, nella sua bellezza.

Perché tutto questo deve essere vanificato da un gruppetto di delinquenti?
(abbandonare rifiuti costituisce un reato, è bene ricordarlo!)

Il tratto della Francigena “ufficiale” fra il confine
comunale con Fucecchio e la fraz. Ontraino

Oggetti di plastica gettati a bordo strada

Materiali vari nella fossa lungo la strada

Materiali edili, tubazioni

La via “Francigena” verso Ontraino

Un bel frigorifero abbandonato

Poteva mancare una tv?

La tv

Sacconi pieni di rifiuti nella fossa

Altri rifiuti

Persino un divanetto. Se qualcuno volesse riposarsi


domenica 8 dicembre 2013

ADDSM - COMMENTO - 1165, 28 SETTEMBRE - BENEFICIO DI FEDERICO I BARBAROSSA A GUIDO GUERRA III


ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
1165, 28 settembre – Privilegio di Federico I Barbarossa a Guido Guerra III - Ontraino

In questo post è proposto il commento al documento conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze, Strozziane – Uguccioni, 1164, 28 settembre.

Cerreto Guidi
Foto di Francesco Fiumalbi

COMMENTO [F. Fiumalbi]Il documento è, in realtà, una copia della fine del '200 e per questo ne è stata molto discussa l'attendibilità. Tuttavia, pur considerandolo con la dovuta prudenza, è assai interessante perché fa luce su quelli che dovevano essere i possedimenti dei Conti Guidi, e che l'Imperatore Federico I “Barbarossa” conferma e ne amplifica i diritti. Il destinatario di tali benefici è il Conte Guido Guerra III, che lo troviamo spesso a fianco dell'Imperatore e del suo legato Cristiano di Buch Arcivescovo di Magonza.
Oltre a vasti possedimenti in Romagna, vengono attestati beni anche in Toscana, e precisamente a Pistoia, sull'Appennino Pistoiese, in Mugello, in Valdesa (Poggibonsi, Marturi e Granaiolo presso Castelfiorentino per citarne alcuni), ed anche nel Medio Valdarno Inferiore. In particolare si possono riconoscere Cerreto Guidi, Colle di Pietra (oggi Casa al Vento, Cerreto Guidi), Musignano (Cerreto Guidi), Gonfienti (oggi Bassa, Cerreto Guidi), Collegonzi (Vinci), Petroio (Vinci), Vinci e Larciano sulla riva destra dell'Arno. Mentre sulla riva sinistra si riconoscono Empoli, Pagnana (Empoli), Monterappoli (Empoli), Torrebenni (Bastìa, vicino Ponte a Elsa, Empoli). Inoltre vi figura anche una località che, almeno dalla prima metà del '300, risulta appartenere al territorio del Comune di San Miniato, ovvero Ontraino.
La località è indicata come Lontrainum e si trovava, allora come oggi, nei pressi del corso dell'Arno. Ammettendo l'attendibilità del documento, si spiegherebbe forse il fatto che la chiesa di Santo Stefano all'Ontraino, dalla sua origine e fino al XV secolo, facesse parte giurisdizionalmente della Pieve di San Leonardo a Ripoli. E questo è comprovato dal cosiddetto Estimo delle chiese della Diocesi di Lucca (1260) e dalle successive decime (1273-74, 1302-03) e visite pastorali (1466). Alla stessa pieve faceva capo anche un'altra località citata nel documento, Colle di Pietra, che in documenti meno antichi risulterà essere un vero e proprio castello, con una sua giurisdizione territoriale, poi inglobata in quella di Cerreto (per approfondire: A. Malvolti, Il castello di Colle di Pietra e i Conti Guidi nel Valdarno Inferiore. Note sul territorio medievale di Greti«Bullettino Storico Pistoiese», n. XCI, 1989, III serie, n. XXIV).
Inoltre è interessante notare che tutte le località attestate nel Medio Valdarno Inferiore, si trovano in luoghi che un tempo erano molto importanti, strategici. Empoli, Pagnana, Ontraino sulla riva sinistra, Colle di Pietra, Gonfienti e Petroio sulla riva destra, sono tutte località che si trovano nei pressi o lungo il corso dell'Arno, probabilmente in prossimità di altrettanti guadi, attraversamenti, ponti (Colle di Pietra) o di porti fluviali (Empoli). Poco distante, Torre Benni (Bastìa) controllava l'attraversamento dell'Elsa sulla via Pisana e da un punto di vista della giurisdizione ecclesiastica apparteneva alla pieve di San Genesio (e ancora oggi fa parte della Diocesi di San Miniato). Ci sono poi altre località come Cerreto, Vinci, Larciano da una parte e Monterappoli dall'altra, che invece si trovavano in posizioni più elevate, più facilmente difendibili, ma comunque lungo importanti direttrici stradali. Infatti Cerreto, Vinci e Larciano si trovano lungo antichi percorsi che mettevano in comunicazione il Medio Valdarno Inferiore e la Val di Nievole con il Monte Albano e l'area Pistoiese, mentre da Monterappoli transitava la cosiddetta via Salaiola, che andava in direzione di Volterra e delle sue preziose saline.

sabato 7 dicembre 2013

ADDSM - 1165, 28 SETTEMBRE - BENEFICIO DI FEDERICO I BARBAROSSA A GUIDO GUERRA III


ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
1165, 28 settembre – Privilegio di Federico I Barbarossa a Guido Guerra III - Ontraino


Cerreto Guidi
Foto di Francesco Fiumalbi

SPOGLIO «1164. Settembre 28. Ind. XII. Privilegio concesso dall'Imperatore Federigo I detto Barbarossa al Principe Guidone Guerra Conte di Toscana suo cugino col quale non solo accetta il fatto la sua protezione e tutela tutti i beni che esso possedeva nelle Terre e Castelli della Romagna, della Toscana e Pistoia, ma di più gli dona ogni giurisdizione e regalìa che esso Imperatore aveva sopra i medesimi beni, quali vi si trovano attentamente descritti...». VAI AL REGESTO COMPLETO ↗

Il documento originale è andato perduto, tuttavia ne rimane una copia del XII secolo, conservata presso l'Archivio di Stato di Firenze, Strozziane – Uguccioni, 1164, 28 settembre. 
CONSULTA IL DOCUMENTO ORIGINALE – DIPLOMATICO ASFI ↗


Trascrizione del testo contenuto in:
Julius Ficker, Forschungen zur reichs und rechtsgeschichte Italiens, Innsbruck, 1874, n. 138, pp. 179-182.

138. Kaiaer Friedrich I nimmt den Guido Guerra, Grafen Tusziens, in seinen Schulz und verleiht ihm die kaiserlichen Hoheitsrechte auf allen seinen einzeln aufgezählten Besitzungen. Pavia 1164 Sept. 28.

In nomine sancte et individue trinitatis. Fredericus divina favente clementia Romanorum Imperator augustus. Inter cetera imperialium virtutum preclara insignia velud sydus aureum et gemma clarissima fulget in principe, si suorum fidelium merita ante sue maiestatis oculos habet et eos, quorum sincera fides, quorum strenuitas, quorum devotio et preclara obsequia circa sui imperii dyadema respondent, congruis honoribus et benefitiis honorat et promovet. Proinde notum facimus universis imperii nostri fidelibus presentibus et futuris, quod nos dilectum et karissimum principem nostrum et consobrinum Widonem Werram Tuscie comitem pro illo magnifico et honorabili servitio, quod predecessores sui progenitoribus nostris regibus Romanorum [et] imperatoribus fideliter exibuerunt, et pater suus bone memorie et ipso idem tempore nostro nobis et imperio contulit, et omnia bona et possessiones suas, quas modo iuste habet vel alii nomine suo habent vel inposterum rationabiliter acquisierit, sub nostram imperialem protectionem atque tutelam suscepimus, eique et suis legittimis heredibus concessimus et confirmavimus. Ut autem habundantioris gratie nostre prerogativa letetur, concedimus ei suisque legittimis heredibus et speciali largitione donamus omnia regalia nostra et omnem nostram iurisdictionem, quam habemus in omnibus terris et possessionibus suis, quas ipse modo habet vel de quibuscumque patrem suum investivimus, et in omnibus his, que ille, qui nunc est, acquisierit; videlicet bannum, placitum, districtum, theloneum, pedagium, ripaticum, mercata, molendina, aquas aquarumque decursus, piscationes, venationes, paludes, argentifodinas, ferrifodinas et quicquid metalli vel thesauri in terra sua inveniri potest, alpes quoque, montes, valles, et omnia ea, que ad nos et ad imperium spectant. Quas utique terraset possessiones dignum duximus propriis exprimendas vocabulis: Mutillianum cum roccha et castello et cum tota curte eiusdem; castrum quod dicitur Tredotium; Grausignanum vallis; Monsatulli cum curte eiusdem et abatiam de Acenta cum tota curte eiusdem; Linare cum tota curte eiusdem; Abete cum tota curte eiusdem; territorium Galliani; totum Terminum; Povelatium cum tota curte eiusdem; Marradi cum tota curte eiusdem; abatia sancte Reparate; medietas Bifurci cum medietate sue curtis; Camuranum; tertia pars Ganbaraldi; centum mansi de terra, quos habent capitanei de Gattaria, cum duobus castellis, quorum unum vocatur Montebellu, aliud Monteveclu; Puriva cum curte eiusdem; plebs sancti lohannis de Octo; mons de Rontana; Baccagnanum cum sua curte; castellum lohannis Arduini; tota collina sancti Yllaris; mons de Rodio; Gessum cum sua curte; Fontatella et curtis eiusdem; Aquarata cum tota curte sua; totum teritorium de Lascianico Blancani; Carla; Misilliolum cum curte sua; mons Ciperani; Cuniolum cum curte sua; Petramauri cum tota curte eiusdem; Castellum novum; Ristignolum; Senzanum cum sua curte; Dovadola cum tota curte sua; Gellum; Montepauli; Celle cum sua curte; Mons Acutulus cum sua curte; Scanuellum; Vidillianum cum sua curte; Rivagotti; Ripidignanum cum tota curte sua; Cuzzanum cum sua curte; medietas curtis de Sarturiano; castellum de la Collina cum tota curte sua; Lugarellum; Pausalupu; Porticu cum sua curte; Mesaurisi cum curte sua; castellum de Monte de Fratta; dimidium patronatus abatie sancti Benedicti in Bifurco; Planuaccari cum curte sua; castellum de Alpe cum curte sua; Corniolum cum sua curte; Pozobaldi cum sua curte; castellum quod dicitur Sanctum Benedictum. Hec omnia predicta sunt in Romania. In Tuscia vero Podium Bonizi cum tota curte sua, sicut antiquitus fuit de burgo et rocca de Marturi, cum curte de Vizano et Papiano et Talzonis, cum suo monte et roccite et stupie, due domus in Mortinnano; Bibianum cum sua curte; Rincine cum sua curte; Lizia; Castillione cum sua curte; Pauranum cum sua curte; burgus de la Gena; Livernanum cum sua curta; Stersi cum sua curte; medietas burgi sancti Donati in Poci; Cedda cum sua curte; Ricavum cum sua curte; quinquaginta mansi terre in curte de Gragnano et Montis Rainaldi; Impolim cum sua curte; utrasque Pagnanas; Monsrappuli cum sua curte; Fumaia; Granaiolum; Carbonaia; Turris Benni cum sua curte; Colle de Petra com sua curte; Lontrainum; Pittiolum; Confienti; Cerretum cum sua curte; Musillianum cum sua curte; Gollegunzoli; Petroiu; Orbignanum; Burianum; medietas plebis de Vaiono; Vinzi; Larzanum cum sua curte; Podium de Goliclo caro omnibus appenditiis suis; Manne cum curte sua; item quicquid in Pistorio habet vel habere debent, vel alii suo nomine habent vel habere debent, in civitate vel extra; Publica cum sua curte; Panicale cum sua curte; Ponte; Casale Widi; Montemurlo cum tota curte sua; Radicaia, vallis de Agnia, et quicquid habet in Agnana; Santumatu; Brandellii cum toto territorio plebis eiusdem et plebis Brandelli; Casole; Groppole cum tota curte sua; Momignum; Valpalaia; Popilium cum tota curte sua; Montale cum tota curte sua; Pitilium cum tota curte sua; Sanmarcellu cum tota curte sua; Cavinanum cum tota curte sua; castellum Presbiteris Rufini cum tota alpe Ursigne; Guzu; in rocca Montis Acutuli due domus; Kalenzanum cum tota curte sua, et quicquid habet in monte Morello; Travalli cum sua curte; quarta pars castelli de Ligri; Campianum cum sua curte; Ruifredum quod est supra Santernum; Monte Gufone cum curte sua; Sasso cum tota curte sua; Lacu cum curte sua; Ruicasole cum curte sua; Mons Acutulus cum curte sua; Inpennana cum curte sua; Corella; Rasoium; Torriceila cum curte sua; Urticaia cum curte sua; Galligattula cum curte sua; Biturnium cum curte sua; Sanbanellum cum curte sua; tota montania sancti Gaudentii; Vicorata cum curte sua; Fornace cum curte sua; Sanleoninum cum curte sua; Roccitta cum curte sua; Gapriola; Fustia cum curte sua; Mons Acutulus cum curte sua; abatia de Albuino; Plamaiore; Montesaxi; Scopetum; Monterotundu cum tota curte sua; Acune; Galiga; Monscrucis cum tota curte sua; plebs de Remulo cum tota curte eiusdem; Rosanum cum tota curte sua; Nepozanum; Falganum; Rufina; patronatus ecclesie Canapitule et territorium Ristoncle de Massa Magnale cum curte sua; Altinnena cum curte sua; Secundule; Sancervasium; Sezata cum tota sua curte; Rubianum cum curte sua; Talliafuni; Dudda; Torseli; Castelveclo de Cascia; Viescha; Pulizanum; terra Willelminga, quam detinent filii Ugicionis Pazi in feudum ab eodem; totum territorium plebis sancti Petri de Gropina; Trappula; Montelungu; dimidium Gangarite; dimidium Puzi; Tassum; Ruicavum; Petravelsa Munzoni; BarbiseIo; Montaio; Montegunzoli; dimidium Kuicasule; dimidium de Podio talliato; Montewarchi; castellum Gastaiarium; Romena cum curte sua; Porcianum; Papianum; Monsfrancus; Stia; Lolanum; Battifolle; Gerica; Glanzolepoplim; Corezum; medietas Montis Raginopoli; Montedecornio; quarta pars de Vignole; quarta pars de Monticio; burgussancte Mamme; due domus in Lorenzano; dimidium Montis Acutuli; dimidium Bibiani; dimidium Falcone; Fonsclarus; Vannacasule; plebs de Buiano; comenditia de Fronzola; commenditia et placitum de Moiona; quarta pars de Ragiolo Ruisiccu; Cicillianum; coita et wardia abatie Campileonis, et omnes albergarie, quas habet in Romania et in Tuscia. Hec autem omnia cum omnibus curtibus, districtibus et pertinentiis eorum concedimus ei et imperiali auctoritate confirmamus. Statuentes igitur iubemus, ut de cetero nullus archiepiscopus, nec episcopus, non dux vel marchio, non comes, non potestas, non civitas vel rectores, aut aliqua persona magna vel parva eum in hac nostra concessione molestare vel inquietare aut disvestire presumat; si quis vero hanc nostram auctoritatem ausu temerario violare presumpserit, C. libras auri purissimi pro pena se compositurum cognoverit, dimidium fisco nostro et dimidium predicto comiti aut heredibus suis. Ut autem hoc verius credatur et ab omnibus inviolabiliter conservetur, presentem inde paginam scribi et aureo nostre maiestatis sigillo iniunximus premuniri. Signum domini Frederici Romanorum imperatoris invictissimi. M, Ego Cristianns cancellarius vice Rainaldi Coloniensis archiepiscopi et Ytalie archicancellarii recognovi. Actum quoque est anno dominice incarnationis MCLXIIII, indictione XII., regnante domino Frederico Romanorum imperatore serenissimo, anno regni eius XII, imperii vero X. Datum in palatio sancti Salvatoris iuxta Papiam, IIII. kal. octubris.

Aus beglaubigter, dem Originale mit anhängender Goldbulle entnommener Abschrift von 1290 Juni 23 im Staatsarchive zu Florenz, Prov. Strozziane-Uguccioni. 


ALTRE EDIZIONI - REGESTI
N. Rauty, Documenti per la storia dei Conti Guidi in Toscana. Le origini e i primi secoli 887-1164, Deputazione di Storia Patria per la Toscana, Documenti di Storia Italiana, Serie II, Volume X, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2003, n. 226, pp. 298-301.
T. v. Sickel, Friderici I Diplomata inde ab a. MCLVIII ad a. MCLXVII, Diplomata Regum et Imperatorum Germaniae, Munumenta Germaniae Historica, Tomo X, parte II, (MGH, DD, F I, 2), n. 462, pp. 369-371


sabato 2 luglio 2011

RITROVATA SANTA MARIA A SOFFIANO (prima parte)

di Francesco Fiumalbi

Capita molto spesso che di alcuni luoghi o edifici siano presenti una certa quantità di documenti, ma che non si abbia assolutamente l’idea di dove possano trovarsi.
E’ il caso della chiesa di Santa Maria, presso il villaggio di Soffiano, di cui ci è ben nota l’esistenza, ma che fino ad oggi non sapevamo dove fosse situata. Fu soppressa a seguito della formazione della Parrocchia di San Miniato Basso, dopodiché se ne è completamente persa la memoria.
Il Team di SMARTARC è riuscito a localizzarla, ma prima di indicare l’edificio che ha inglobato ciò che rimane della chiesa, riteniamo utile fare un excursus sui vari documenti storici che parlano di Soffiano e della sua chiesa dedicata a Santa Maria.

Chiesa dei SS Martino e Stefano
San Miniato Basso

I primi documenti che citano la chiesa o il luogo di Soffiano sono datati prima dell’anno 1000 e sono conservati presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca. Ce ne fornisce indicazione il Repetti (1):
“Varie carte dell' Arch. Arciv. lucchese, testé pubblicate nelle Memorie per servire alla storia di quel Ducato, rammentano cotesto luogo di Soffiano, tre delle quali del secolo X; la prima del febbrajo 942 scritta in Soffiano piviere di S. Saturnino a Fabbrica, la seconda del 22 aprile 954; la terza data essa pure in Soffiano nel febbrajo del 967”
Queste carte, che siamo riusciti a rintracciare (2), non parlano direttamente della chiesa, ma la citano quale punto di riferimento per inquadrare e descrivere alcuni beni che furono compravenduti in quegli anni. Come detto, non forniscono notizia alcuna riguardo al piccolo villaggio di Soffiano o della chiesa di Santa Maria, tuttavia ne segnalano la presenza. Questo dato è molto significativo, anche perché testimonia come quell’area, che avremo modo di vedere in dettaglio, era abitata e ben organizzata, e aveva abitanti che si rivolgevano a figure istituzionali lucchesi per “rogare” gli atti di compravendita.

La chiesa di Santa Maria a Soffiano era una delle 18 ecclesiae suffraganee dell’antica Pieve di San Saturnino in Fabbrica e risulta avere 90 lire di rendita, come riportato nell’Estimo delle Chiese della Diocesi di Lucca, datato 1260 (3).
All’interno degli Statuti del Comune di San Miniato, datati 1337, troviamo che vi era un Hospitalis et Soffiani , che insieme alle vicine Ontraino, Giovanastra e Roffia costituivano una Societas (4).
Passiamo quindi al documento che, più di altri, ha consentito di localizzare ciò che rimane della chiesa di Santa Maria a Soffiano: la Pianta del Popolo di Santa Maria allo Intraino, redatta dai Capitani di Parte Guelfa fra il 1580 e il 1595 (5).

Pianta del Popolo di Santa Maria allo Intraino
Carta dei Capitani di Parte, Archivio di Stato di Firenze
Rielaborazione schematica

Come si nota, nel periodo che va dal 1337 alla fine del '500 scompare il toponimo di Soffiano, “inglobato” in quello di Intraino (l’odierno Ontraino). Come ci mostra la Pianta, la chiesa di Santa Maria doveva trovarsi molto vicina a quella di Santo Stefano e nei pressi del Fiume Arno. Il Popolo di Santa Maria all’Intraino confinava con il Fiume Arno, quindi con Fucecchio e con quelli di Sant’Andrea a Reggiana e San Lorenzo a Nocicchio. Probabilmente è stato “omesso” quello del Popolo di S. Michele a Rofia (Roffia), anche perché nella relativa Pianta si legge che confina con quello di Santa Maria allo Intraino (6).
Un documento conservato presso l’Archivio Storico del Comune di San Miniato, parla di un ponte, nei pressi della chiesa che doveva attraversare l’attuale Rio Santa Maria e che portava dalla strada del Pidocchio a Ontraino (7).
Non ci sono documenti in merito, ma la chiesa di Santa Maria a Soffiano viene aggregata alla parrocchia di San Martino “fuori le mura” di San Miniato in conseguenza alla scomparsa della Pieve di San Saturnino a Fabbrica, avvenuta definitivamente nel 1579 . Di questo cambiamento ne abbiamo notizia alla fine del ‘500 anche negli Stati d’Anime di San Martino, compilati da Valerio Ansaldi, vi era anche quello relativo alla chiesa di Santa Maria (8). Vi figurano 18 nuclei familiari. Ovviamente non doveva trattarsi di un vero e proprio villaggio, ma di tutta una serie di case sparse, ciascuna per ogni nucleo familiare, più o meno come è ancora oggi in quella zona di campagna fra Ontraino e Roffia.
Nel 1619, in occasione di una visita pastorale, vengono prescritti alcuni interventi relativi all’arredo (9). In un documento conservato presso l’Archivio Storico del Comune di San Miniati, datato 1645, relativo al conteggio delle “bocche” per la “tassa sul macinato”, si contano 123 persone suddivise in 15 nuclei (10).
Nel 1690 la chiesa viene unita a quello di Santo Stefano all’Intraino, su richiesta di Pino Bocciardi, curato presso Santo Stefano, che aveva fatto costruire la canonica nei pressi della chiesa di Santa Maria dato che risultava più capiente e meno soggetta alle frequenti inondazioni dell’Arno rispetto all’altra; in quest’occasione forse la chiesa viene declassata da Oratorio, come attestato dalle visite pastorali del 1692, 1695 e 1705 (11).
Dagli Stati d’Anime del 1748 vi erano 15 famiglie per un totale di 132 persone. e 16 famiglie per una popolazione di 132 (12). Nel 1757, in occasione di una visita pastorale, la chiesa viene trovata in buono stato, salvo che per alcune mancanze nella cappella della Vergine (13). Invece nel 1772 l’edificio viene descritto come trascurato e perciò vengono segnate diverse prescrizioni (14). Cinque anni più tardi, nel 1777, la chiesa viene trovata in buono stato, ma non due anni dopo, nel 1779 (15). Dagli Stati d’Anime del 1780 si contano 16 per un totale di 145 persone (16). E’ facile verificare che per ogni nucleo vi erano in media 8-9 persone: decisamente altri tempi.

Loc. Ontraino, Comune di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

L’ultima visita di cui si ha notizia è datata 17 giugno 1781, nella quale oltre alla doverosa descrizione dell’edificio e degli arredi, si dice che la chiesa era annessa alla “abolita” propositura di San Martino e pertanto sarebbe stata unita alla nuova chiesa che si andava costruendo al Pidocchio, ovvero a San Miniato Basso (17). Alla soppressione della chiesa, vi era anche una stanza pertinenziale che andò a costituire, fra le altre cose, la nuova chiesa dell’odierno San Miniato Basso (18).
Dall’inventario della chiesa di Santa Maria a Soffiano, datato 12 ottobre 1779 si ricavano numerose notizie (19). Fu redatto da Carlo Gigli, l’allora proposto di San Martino e contiene una descrizione dei vari arredi e accessori che si trovavano all’interno della chiesa.
Da questo documento appare evidente che la chiesa aveva due altari: uno in posizione centrale e l’altro, dedicato alla Madonna, collocato all’interno di una apposita cappella. Della Madonna vi era anche una statua, oggi perduta. Nella chiesa di Santa Maria a Soffiano si festeggiava ogni anno la festa dell’Assunta, tradizione poi “esportata” al Pinocchio, che ancora oggi viene solennemente celebrata la domenica dopo il 15 agosto di ogni anno. Per l’occasione, nel Libro dei Canti, vi si trova un apposito inno da eseguire durante la celebrazione eucaristica.
Un’altra tradizione che verrà portata in dote nella nuova Parrocchia dei SS Martino e Stefano di San Miniato Basso è la Compagnia della Buona Morte. Si tratta di un’associazione laicale che si occupava delle ultime ore dei moribondi e vegliava nella camera del defunto recitando il Rosario.

Chiesa di San Giuseppe Lavoratore
Loc. Ontraino, Comune di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Santa Maria a Soffiano è una chiesa che è stata dimenticata, ma che ha giocato un ruolo decisamente significativo, più nelle tradizioni che nel patrimonio materiale, per la Parrocchia di San Miniato Basso, eretta alla fine del ‘700. Nella prossima puntata scopriremo dove si trova ciò che rimane della chiesa e ne faremo un’approfondita analisi architettonica. Studieremo la sua posizione strategica all’interno della piana prossima all’Arno che ci fornirà notevoli indizi sull’origine dell’insediamento chiamato Soffiano.


NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(1) Repetti Emanuele, Dizionario Storico Fisico Geografico della Toscana,Tofani Editore, Firenze, 1833, volume V, pagg. 319, voce Soffiano.
(2) AAVV, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, Francesco Bertini Tipografo Ducale, Lucca, 1841, tomo V, parte III, documenti: MCCLXXXIX (Arch. Arciv. Luc. +E.13) pagg. 192-193, MCCCLV (Arch. Arciv. Luc. +L.34) pagg. 253-254, MCCCCL (Arch. Arciv. Luc. ++P.25) pagg. 298-299.
(3) Vincenzo Federico di Poggio, Saggio di Storia Ecclesiastica del Vescovado e Chiesa di Lucca, Giuseppe Rocchi Tipografo, Lucca, 1787, pag. 329.
(4) Salvestrini Francesco (a cura di), Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco (1337), Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo, ETS, Pisa, 1994, pag. 336.
(5) Pansini (a cura di), Piante di Popoli e Strade, Archivio di Stato di Firenze, Olschky, 1989, volume II, C652.
(6) Ibidem, C654.
(7) ACSM, n. 2943, in Fiordispina Delio e Parentini Manuela, Quattro chiese scomparse, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 76, Bongi, San Miniato, 2009, pag. 245.
(8) Archivio Parrocchiale di San Miniato Basso, Stati d’Anime di San Martino e Santa Maria a Soffiano, anno 1748.
(9) Archivio Vescovile di San Miniato (AVSM), n. 59, Fiordispina e Parentini, Op. Cit., pag. 246.
(10) ACSM, n. 3528, c.22, in Fiordispina e Parentini, Op. Cit., pag. 245.
(11) ACSV, n. 62, in Fiordispina e Parentini, Op. Cit., pag. 246.
(12) Archivio Parrocchiale di San Miniato Basso, Stati d’Anime di San Martino e Santa Maria a Soffiano, anno 1748.
(13) ACVSM, n. 65, in Fiordispina e Parentini, Op. Cit., pag. 246.
(14) ACVSM, n. 66, in Fiordispina e Parentini, Op. Cit., pag. 246.
(15) ACVSM, n. 530, in Fiordispina e Parentini, Op. Cit., pag. 247.
(16) Archivio Parrocchiale di San Miniato Basso, Stati d’Anime di San Martino e Santa Maria a Soffiano, anno 1748.
(17) AVSM, n. 67, in Fiordispina e Parentini, Op. Cit., pag. 247.
(18) AVSM, n. 349, fasc. 34, in in Fiordispina e Parentini, Op. Cit., pag. 247.
(19) Archivio Parrocchiale di San Miniato Basso, Inventario della chiesa di Santa Maria a Soffiano 12 ottobre 1779.
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