Visualizzazione post con etichetta pellegrini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pellegrini. Mostra tutti i post

martedì 22 luglio 2014

IL SUDICIUMAIO LUNGO LA VIA FRANCIGENA - LUGLIO 2014

di Francesco Fiumalbi

La via Francigena è l'antica strada da cui passò Sigeric, Arcivescovo di Canterbury, che nell'anno 991 percorse per tornare da Roma alla sua chiesa in Inghilterra. Ormai conosciamo tutti questa storia, così come ci siamo abituati a veder passare dalle nostre strade i pellegrini, carichi del necessario per arrivare alla meta, talvolta coadiuvati da un asinello. La gran parte dei pellegrini è diretta a Roma. In pochi scelgono la Francigena anche per tornare: chi ha fatto un pellegrinaggio, anche piccolo piccolo, sa che la strada del ritorno deve essere diversa da quella percorsa all'andata. E' un piccolo segno per indicare che la vita prima e dopo il pellegrinaggio è cambiata, o comunque che c'è l'intenzione di cambiarla. Tornare alla vita di tutti i giorni con spirito diverso, nuovo e dunque con una strada diversa.
Quindi nel nostro territorio, chi percorre la Francigena, generalmente lo fa da nord in direzione sud. Ovvero, proviene da Altopascio, transita da Fucecchio, e giunge nel territorio sanminiatese, prima di proseguire verso Gambassi, San Gimignano e Siena.

Da tempo mi incuriosisce una cosa. Mi chiedo: i pellegrini che transitano dal nostro territorio sanminiatese, cosa pensano di noi? Apprezzano il nostro paesaggio? Si sentono accolti? Che ambiente trovano? Che ricordo lasciamo loro?

Ecco cosa trovano: RIFIUTI.

Avevo fatto un post il 22 aprile 2014, denunciando lo scempio perpetrato nella nostra campagna, proprio lungo il tratto “ufficiale” della via Francigena, fra il confine comunale con Fucecchio e Ontraino, prima di proseguire verso San Miniato Basso. E' il primo tratto della Francigena che i pellegrini percorrono nel territorio sanminiatese. Si tratta, dunque, del nostro biglietto da visita, del nostro biglietto di benvenuto.
Sono trascorsi tre mesi e non è cambiato niente. Anzi, forse si è aggiunto qualcosa. L'inciviltà di certe persone è incredibile. C'è da vergognarsi: elettrodomestici, materiali edili, rifiuti di ogni genere. Senza pensare che sono anni, ormai, che i comuni della zona si sono dotati delle “isole ecologiche” in cui far confluire, gratuitamente (talvolta anche con un piccolo “premio” economico) i rifiuti ingombranti. Addirittura, almeno nel Comune di San Miniato, fissando con gli operatori preposti, vengono a ritirare i rifiuti a domicilio.

Perché questo scempio? Perché inquinare la nostra campagna? Perché gettare rifiuti proprio lungo la Francigena?

Le amministrazioni pubbliche, negli ultimi anni, hanno speso numerosi fondi (quindi i soldi di tutti noi) per organizzare il percorso della Francigena, per renderlo percorribile, nonché per creare eventi e manifestazioni al fine di promuovere il territorio. Molti privati hanno investito i propri soldi nelle strutture ricettive, perché credono in questo territorio, nella sua ricchezza, nella sua bellezza.

Perché tutto questo deve essere vanificato da un gruppetto di delinquenti?
(abbandonare rifiuti costituisce un reato, è bene ricordarlo!)

Il tratto della Francigena “ufficiale” fra il confine
comunale con Fucecchio e la fraz. Ontraino

Oggetti di plastica gettati a bordo strada

Materiali vari nella fossa lungo la strada

Materiali edili, tubazioni

La via “Francigena” verso Ontraino

Un bel frigorifero abbandonato

Poteva mancare una tv?

La tv

Sacconi pieni di rifiuti nella fossa

Altri rifiuti

Persino un divanetto. Se qualcuno volesse riposarsi


martedì 22 aprile 2014

RIFIUTI LUNGO LA FRANCIGENA – IL BENVENUTO AI PELLEGRINI

di Francesco Fiumalbi

Come ogni anno, a primavera cominciano a far capolino i pellegrini che sono diretti a Roma, seguendo le orme lasciate da Sigeric, Vescovo di Canterbury, che anche di qua transitò intorno all’anno 991. Percorrono la via Francigena/Romea, un’importante arteria stradale del medioevo, che passava anche dal territorio sanminiatese, nel tratto compreso fra Lucca e Siena. La strada, si sa, è metafora della vita, e lungo il percorso si incrociano le storie che ciascuno porta con sé. Persone provenienti da molto lontano, entrano in contatto con culture e paesaggi molto diversi fra loro, fra cui anche il nostro territorio. E, vedendoli, con i loro grandi zaini, con i sacchi a pelo, con il bastone, con le scarpe consumate, qualcuno portandosi dietro anche un asino, non si può fare a meno di chiedersi: cosa penseranno i pellegrini di noi? Come ci vedono? Apprezzeranno il nostro territorio? Che ricordo gli lasciamo?
Ho provato a scoprirlo, complice anche la primavera, percorrendo la loro stessa strada, mettendomi nel loro stesso punto di vista, lungo il percorso fra San Pierino e San Miniato Basso. E’ il primo tratto che i pellegrini percorrono entrando nel territorio del Comune di San Miniato, e dovrebbe costituire una sorta di benvenuto, di nostro biglietto da visita.
Purtroppo devo dire che, in alcuni punti, troppi, lo spettacolo è desolante. Una vergogna. Di fronte a certe immagini, vien da chiedersi che fine abbiano fatto l’educazione, il rispetto, l’amore per la propria terra. Si tratta di delinquenti (sì, si tratta proprio di delinquenti, perché abbandonare rifiuti costituisce un reato ambientale!), che se ne fregano dei luoghi che hanno dietro casa, che se ne fregano di lasciare ai figli e ai nipoti un territorio migliore di come l’hanno trovato, che se ne fregano di quanti investono quotidianamente nel territorio, nell’accoglienza, cercando anche di creare nuove opportunità di lavoro.
Va detto che vicino alle abitazioni la situazione è migliore, perché vige un’attenzione maggiore, e certamente la presenza di altre persone costituisce un deterrente per i delinquenti. Ma in quei tratti che sono lontani dalle case, regna sovrana l’anarchia. Nonostante, ripeto, che questo sia il percorso “ufficiale”, appositamente segnalato, della via Francigena. Figurarsi cosa può succedere altrove.
I punti peggiori sono due: lungo il percorso fra via Sanminiatese (confine comunale con Fucecchio) e via Asmara (Loc. Ontraino), e nel tratto di via Parini, fra il sottopasso della Ferrovia e il sottopasso della Superstrada.
Ci sono taniche, rifiuti vari, scarti di lavorazioni edili. Perfino tv e un materasso! Così se qualcuno si volesse riposare...
Ecco, queste sono le immagini. Cosa penseranno i pellegrini di noi?






















lunedì 20 agosto 2012

IL BUTTAFUMO DI SAN ROCCO

Giovedì 16 agosto 2012 è stato l'ultimo giorno del Palio di San Rocco - Festival del Pensiero Popolare. Dopo i giochi popolari del pomeriggio, la sera è stata dedicata alla celebrazione religiosa legata a San Rocco, che viene festeggiato proprio in questa data.
Dopo 17 anni, è stata celebrata la Santa Messa all'interno dell'Oratorio dei SS. Sebastiano e Rocco, dove è stata esposta la statua di San Rocco. Al termine, la folla si è riversata nell'antistante Piazza Buonaparte, dove è stato fatto oscillare il Buttafumo di San Rocco. Si tratta di un enorme turibolo, ispirato al celebre Botafumeiro della Cattedrale di Santiago de Compostela, che veniva utilizzato durante le celebrazioni più solenni, a godimento dei pellegrini. Il Buttafumo è stato pensato e sviluppato da cinque artisti: Fulvio Leoncini, Romano Masoni, Andrea Meini, Valerio Comparini, coordinati da Giorgio Giolli. E' stato poi realizzato dal fabbro Claudio Barone, all'interno della ditta Barnini e Mostardini Officine Meccaniche di Santa Croce sull'Arno.
Il tema del Viaggio, da sempre legato anche al Pellegrinaggio, è stato sviluppato attraverso i Sette Sensi, costituendo il leitmotiv del Palio di San Rocco - Festival del Pensiero Popolare. D'altronde  Rocco è da considerarsi a tutti gli effetti il Santo della Via Francigena/Romea, un santo pellegrino che ha attraversato la grande arteria viaria che, dalla Francia recava a Roma e da qui verso Gerusalemme. La manifestazione non poteva che concludersi col grande Buttafumo, così come per i pellegrini di Santiago partecipare alle celebrazioni con il Botafumeiro significa, oltre a  consacrare con il segno dell'incenso il proprio viaggio, anche esserne arrivati alla conclusione.
Un momento straordinario, suggestivo: un bellissimo gioco di incenso e luci. E' quindi giunto il momento di far festa, spensieratamente. La musica della famosa band salentina Mascarimì ha risuonato in una Piazza Buonaparte stracolma di gente.









domenica 1 aprile 2012

ALTOPASCIO (LU)

ALTOPASCIO IN 2000 BATTUTE (di Francesco Fiumalbi)

Il borgo di Altopascio si trova a metà strada fra Lucca e Pistoia. Nonostante le origini molto antiche, fino all’epoca moderna questo luogo era circondato dalle acque: il Lago di Bientina a ovest e il Padule di Fucecchio a est. Nella lingua di terra non coperta dalle acque correva l’importantissima Via Francigena. Proprio lungo questa direttrice, attorno all’anno 1000 venne fondato l’Ordine dei Cavalieri di Altopascio.
Si trattava di monaci, inizialmente osservanti la regola di Sant’Agostino, contraddistinti da un mantello di colore nero con una croce taumata, ovvero della forma della lettera greca “tau”. Fondarono un grande ospedale, a servizio dei viandanti, in quella località che all’epoca era chiamata teupascio. Si occupavano anche della viabilità della strada per Roma e furono importanti costruttori di ponti, come quelli sul Fiume Arno e sul Torrente Elsa. Garantivano inoltre la sicurezza dei pellegrini nei vicini boschi delle Cerbaie, infestati dai briganti. L’imponente struttura ospedaliera, una vera e propria magione, fu eretta intorno alla bellissima chiesa romanica dedicata a San Jacopo; nel XIV secolo innalzarono l’imponente torre campanaria chiamata “La Smarrita” dal nome di una sua campana. Secondo la leggenda, una fanciulla si era avventurata da sola nelle zone paludose senza fare più ritorno a casa. Da allora per secoli, ogni sera al tramonto, la campana di Altopascio ha suonato per richiamare la ragazza scomparsa. La torre col suo richiamo, insieme al fuoco acceso sulla terrazza, ha costituito per secoli un importantissimo punto di riferimento per i pellegrini. I Cavalieri crebbero in numero, diffondendosi anche in Francia e Spagna, prima di essere soppressi nel XVI secolo. La magione venne trasformata prima in fortezza e poi in fattoria, rimanendo allora come oggi, il cuore del centro abitato di Altopascio.
Il prodotto tipico di questa zona è il “Pane di Altopascio”, che è prodotto senza lievito grazie ad un particolare impasto chiamato “La Sconcia”.

Balduino, facciata della Chiesa di San Jacopo Maggiore, XII sec.
Foto di Francesco Fiumalbi

Balduino, facciata della Chiesa di San Jacopo Maggiore, XII sec.
Foto di Francesco Fiumalbi

Baduino, Redentore benedicente, XII sec.
Chiesa di San Jacopo Maggiore, particolare
Foto di Francesco Fiumalbi

La torre campanaria, XIV sec.
Foto di Francesco Fiumalbi

Chiesa di San Jacopo Maggiore, facciata XIX sec.
e torre campanaria, XIV sec.
Foto di Francesco Fiumalbi

Stemma comunale di Altopascio
Foto di Francesco Fiumalbi

Porta degli Ospedalieri, XII-XV secc.
Foto di Francesco Fiumalbi

Cortile della magione dei Cavalieri del Tau, XII-XV secc.
Foto di Francesco Fiumalbi

Balduino, capitello composito, XII sec.
Chiesa di San Jacopo Maggiore, particolare
Foto di Francesco Fiumalbi

Bassorielievo raffigurante l'Annunciazione
Foto di Francesco Fiumalbi

Abside della Chiesa di San Jacopo Maggiore, XII sec.
Foto di Francesco Fiumalbi

Porta detta dei Mariani, XIII-XIV sec.
Foto di Francesco Fiumalbi

Porta dei Vettori, XIII-XIV sec.
Foto di Francesco Fiumalbi

Balduino, portale decorato, XII sec.
Chiesa di San Jacopo Maggiore, particolare
Foto di Francesco Fiumalbi

Balduino, rostra ad intarsio, XII sec.
Chiesa di San Jacopo Maggiore, particolare
Foto di Francesco Fiumalbi

Cortile della magione dei Cavalieri del Tau, particolare, XIII sec.
Foto di Francesco Fiumalbi


Oratorio di San Rocco, XVI sec.
Foto di Francesco Fiumalbi
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...