mercoledì 15 agosto 2012

PALIO DI SAN ROCCO 2012 – INCONTRI – 14 AGOSTO

Fotografare il vento. Istantanee di viaggio
Cesare Monti Montalbetti, ricercatore e artista, ripercorre alcune delle tappe più importanti della sua carriera.

Davvero emozionante l'incontro della quinta giornata del Palio di San Rocco - Festival del Pensiero Popolare, che ha visto la straordinaria partecipazione di Cesare Monti Montalbetti, fotografo legato alla musica, autore negli anni '70 di decine e decine di copertine di dischi. La conversazione, ricca di aneddoti e incentrata anche sulle difficoltà tecniche, ha ripercorso la carriera fotografica di Monti, in una sorta di viaggio attraverso la storia della musica italiana, con opere realizzate per artisti del calibro di Lucio Battisti, Fabrizio de André , Premiata Forneria Marconi, Dik Dik, Edoardo Bennato, Pino Daniele, e moltissimi altri. Un viaggio che si è rivelato anche uno spaccato della storia d'Italia, nel periodo, quello post sessantottino, che vide la musica finanche come veicolo di messaggi politici e sociali. Le copertine, oltre a costituire un fondamentale strumento commerciale, divennero dei veri e propri manifesti programmatici. Cesare Monti ha davvero rivoluzionato l'estetica dei 33 giri, proponendo copertine suggestive, forti, ironiche, enigmatiche: ha dato un volto alla musica, a quella musica che va libera, libera come il vento.
http://www.cesaremonti.it/




martedì 14 agosto 2012

PALIO DI SAN ROCCO 2012 – INCONTRI – 13 AGOSTO

Scintille sacre
Scintille d’amor sacro, lampi di note che rischiarano la notte in fondo all’anima.
Alessia Baldinotti - contralto, Marzio Matteoli - liuto

Un bellissimo incontro musicale ha allietato il caldo pomeriggio della quarta giornata del Palio di San Rocco - Festival del Pensiero Popolare. Musiche barocche, dal sapore antico, autentico, sono risuonate all'interno del piccolo oratorio dei SS. Sebastiano e Rocco gremito di persone. Merito della maestria di Marzio Matteoli al liuto, arciliuto e chitarra barocca, e dell'eleganza di Alessia Baldinotti al canto. Un connubio davvero straordinario, che ha proposto brani di Giulio Caccini, Girolamo Frescobaldi, Antonio Caldara, Bernardo Gianoncelli e Georg Friedrich Händel, tutte composte fra la metà del '600 e la metà del '700.
La serata è stata arricchita dalla presentazione, in anteprima assoluta, dell'enorme turibolo che il 16 agosto verrà fatto oscillare in piazza Buonaparte, richiamando il celebre botafumeiro di Santiago de Compostela.




lunedì 13 agosto 2012

PALIO DI SAN ROCCO 2012 – INCONTRI – 12 AGOSTO

“Pellegrino, pellegrine nel mondo”
Giacomo Gozzini e Francesca Allegri presentano il suo ultimo libro "Donne e Pellegrine"

Potevano viaggiare le donne nel medioevo? Dove andavano? Come si muovevano? E’ con queste domande che si è aperta la conversazione del terzo giorno del Palio di San Rocco – Festival del Pensiero Popolare. Un incontro incentrato sulla figura della donna dall’età tardo antica al medioevo, attraverso il tema del pellegrinaggio e alla scoperta di persone straordinarie, spesso relegate sullo sfondo dalla storiografia.
L’autrice, la Dott.sa Francesca Allegri, dopo essersi occupata della via Francigena, raccogliendo storie, misteri e leggende, stavolta parla di donne, di qualsiasi estrazione, nobili e povere, mogli e madri, monache e vedove, sante e prostitute, che ad un certo punto della loro vita hanno deciso di mettersi in viaggio. Donne coraggiose, caparbie, intelligenti, alla ricerca di se stesse e di una viva relazione con Dio attraverso il loro essere pellegrine, lasciando averi e affetti. Donne che hanno sfidato il loro tempo e le cui storie, giunte fino a noi, oltre ad essere un interessante oggetto di studio e di ricerca, costituiscono anche un preziosa testimonianza di vita.  Fra quelle citate spiccano le figure dell’inglese Margery Kempe, di Santa Verdiana di Castelfiorentino, e di Eudocia, moglie dell’Imperatore Bizantino Teodosio II.

Francesca Allegri, Donne e Pellegrine, Jaca Book, 2012.







domenica 12 agosto 2012

STEFANO BARTOLI - LA FESTA DI SAN ROCCO

di Stefano Bartoli

Il racconto di Irene Campinoti, che mi è pervenuto, e il proficuo impegno di Andrea Mancini e di tutti gli altri della “Compagnia” per la prossima festività di S. Rocco mi ha tuffato in un mondo di ricorsi che coprono il periodo che intercorre fra i primi anni sessanta e i settanta, un arco temporale di circa quindici anni, nei quali ho visto, ed anche partecipato, a diverse edizioni del Palio.
Io abitavo nello Sciòa, il gruppo di Contrade che era solito ospitare il Palio, in Piazza Bonaparte, anche se ci sono state delle edizioni nelle quali il palco è stato montato in Piazza del Duomo.
La mia Contrada era S. Stefano, ricordo la vicina S. Andrea, nella quale viveva mio nonno e alcuni zii e zie, poi Castelvecchio, Pancole, Poggighisi, Colline. La memoria mi tradisce e non riesco ad andare oltre. La parte dei cittadini che viveva “fuori” dallo Scioa faceva parte del gruppo delle Contrade di Fuoriporta, cioè nei quartieri che erano sorti di là dalle mura del vecchio castello fortificato, fino alla Contrada più lontana dal centro, le Colline.

Mattatore delle edizioni e membro del Comitato Organizzatore era il Maestro Buggiani, vivace presentatore, entusiasta e chiacchierone, che, dal palco alternava grandi sorrisi a simpatiche presentazioni e faceva da giudice arbitro durante le varie gare di abilità.
Ricordo i confronti di tiro alla fune fra le due squadre, con i rappresentanti di Fuoriporta in canottiera blu, da metalmeccanici, e gli sciòani in canottiera bianca, da panettieri o muratori. Anche noi, nei primi tornei dei bar dei ragazzini, di pallacanestro, ci distinguevamo con le stesse maglie, la terza squadra giocava in canottiera rossa e i numeri erano cuciti dalle mamme sul dorso di ogni maglia.
Fra i piacevoli momenti che mi tornano alla memoria, c’è la vittoria di Silberio Chiti, lo squalo, alla gara di abilità che, per primo, risolse un indovinello proposto dal Comitato Organizzatore e si portò a casa un piccolo corno d’oro.
E divertente fu l’anno che debutto il gioco del maialino, vinto dall’abile Claudio Marchetti.
In un piccolo recinto, circondato dalla folla, era stato liberato un maialino da latte, che aveva il corpo tutto unto con la sugna e, il partecipante, nudo fino alla cintola, con il torace, le braccia e le mani coperte di sugna doveva catturarlo. Non era per nulla facile riuscire nell’impresa e molti partecipanti sbuffarono in lungo e in largo nelle vane corse dietro al maiale, sempre più impaurito dal chiassoso tifo del pubblico. Solo Claudio, determinato e convinto, riuscì abilmente ad afferrarlo per gli zoccoli e le gambe posteriori, sollevarlo da terra e stringerlo, per un momento, al petto. Ciò bastava per vincere la gara e portarsi a casa il maiale.

 Palio di San Rocco 2009, Fotografia gentilmente concessa dalla
Filarmonica G. Verdi di San Miniato

Il Palio vero, che assegnava il Trofeo, la statua di S. Rocco, era assegnato al corridore che vinceva le corse fra “insaccati”. Tre batterie di tre giovanotti, imballati fino alla cintola in sacchi di iuta, che saltellavano per tutto il percorso che partiva dal palco centrale, finiva l’andata al punto di svolta fissato e ritorno fino a toccare il palco. La finale fra i primi arrivati nelle tre batterie consacrava il vincitore.
Ricordo la vittoria di Beppe Baglioni, di S. Andrea, che aveva uno stile di corsa singolare. Tutti saltavano su due piedi, Beppe invece correva a zoppetto, su di un piede solo e teneva l’altra gamba sempre alzata da terra. Durante le Sue prove pareva di vederlo volare rispetto ai Suoi avversari che apparivano molto più goffi.
Io partecipai al Palio che si corse in Piazza del Duomo. Io corsi a perdifiato, saltando su due piedi e tenendo la balla con le mani strette all’altezza dei fianchi. Ero in testa nella corsa finale, non ci credevo, provai a voltarmi per misurare il vantaggio e questo mi vece inciampare e perdere il ritmo.In prossimità del traguardo mi superò Raffaele Mori Taddei, morsino, che vinse meritatamente il Suo Palio per fuoriporta. A me rimase solo la ghiaia e i sassi della piazza che mi si erano conficcati nei palmi delle mani. 
Altri giochi classici consistevano nel far gareggiare i bambini fa Loro nel tentativo di saltare, in corsa, su di un cocomero appoggiato sulle assi di legno del palco per spaccarlo, centrandolo rigorosamente con le mele del posteriore. Quando andavi fuori bersaglio erano lacrime, un po’ per la piccola brutta figura, un po’ per le risate della folla, ma anche per il dolo re che sentivi, proprio sulle mele arrossate.
Ricordo un bambino molto piccolo, determinato, il salto si finì con una carezza sulla buccia del cocomero, che scivolò via, rotolando un po’ più lontano e il giovanissimo, determinato, che si rialza in fretta e furia per andare a schiantare il cocomero sedendoci sopra. Applausi divertiti dalla folla e premio “particolare” concesso dal giudice arbitro proprio per il grande impegno e la forte volontà dimostrata.

S. Rocco era anche canzoni, musica dal vivo e gara culinaria fra le donne del paese. Nel giardino di Casa Nostra si apparecchiava e si serviva la cena, il pranzo lo potevi fare ordinando le portate che, una volta acquistate, potevi portare a casa e consumare in famiglia.
Il menù classico prevedeva un primo a base di zuppa di pane con verdure, in particolare cavolo e fagioli.
Il secondo erano sempre chiocciole e il dessert cocomero fresco. La gara serale consisteva nel premiare chi avesse cucinato la migliore zuppa. Ricordo le lunghe discussioni fra i molti se premiare ricette tradizionali fatte impiegando solo pane raffermo e verdure o piatti un po’ più innovativi che vedevano cuocere un pezzo di cotenna di prosciutto insieme agli altri ingredienti. Il piatto così cucinato era sicuramente più saporito ma con l’evidente aggiunta di carne, per alcuni un’eresia.
Io assaggiavo il più possibile e aiutavo anche mia nonna nella ricerca degli ingredienti. Lei preferiva i sapori leggeri, gustosi ma non troppo saporiti. A ogni Sua zuppa aggiungeva alcuni ingredienti segreti. Solo uno lo conosceva perché andavo sempre a chiedere un prestito alla vicina. Qualche rametto di pepolino, una piantina che la vicina faceva crescere nel Suo orto e della quale non regalava mai le radici, solo rametti.
Cercavo anche le chiocciole, di solito lungo i ciglioni che circondano la Rocca, tutte le volte che una pioggerella bagnava il colle e ne favoriva l’uscita dai Loro ripari fatti fra le radici degli olivi del Donati e del Suo contadino. A me piacevano le grandi chiocciole dal guscio marrone scuro, striato, i martinacci, mio padre preferiva le piccole chioccioline bianche, dal sapore più delicato. Appena depositavo il raccolto nell’ingresso di casa mia nonna le copriva con un corbello e, per una decina di giorni aspettavamo pazientemente che spurgassero. Poi mia madre iniziava a lavarle in grandi catini di acqua con l’aggiunta di un po’ di aceto, sceglieva con cura quelle da buttare distinguendole fra quelle da cuocere e, infine, entrava di nuovo in azione la nonna che le cuoceva, a lungo, in un grande tegame in mezzo ad un sugo fatto con prezzemolo, cipolla, carota, pomodoro e qualche spruzzatina di peperoncino. Il contenuto del tegame bolliva diverse ore, a fuoco molto basso. La nonna o la mamma scoperchiando spesso il tegame, e rimestavano il tutto con un mestolo di legno, fino a quando l’acqua, con la quale avevano allungato l’olio, si fosse ritirata dal bordo al fondo del tegame. 

Palio di San Rocco 2009, Fotografia gentilmente concessa dalla
Filarmonica G. Verdi di San Miniato

San Rocco era la festa di coloro che restavano a casa, senza andare in villeggiatura. All’epoca i bassi redditi consentivano a pochi di andare in vacanza per lunghi periodi. Io, al massimo, andavo da mattina a sera con qualcuno dei miei zii. Alcune famiglie si dividevano e la madre con i figli piccoli soggiornava al mare, il padre restava a casa per lavorare. Con le famiglie così temporaneamente separate S. Rocco diventava un’occasione per scherzare sulle “corna” del piatto preferito, le chiocciole, e su chi aveva qualche giorno di libertà lontano dal rispettivo coniuge. S’ironizzava anche Sui premi a forma di “corno” destinati ai potenziali “becchi”. I meno giovani ricorderanno che, da poco, era uscito nelle sale il film di Marilyn sulle mogli in vacanza. Sono stati momenti allegri e spensierati della mia gioventù vissuti in un’epoca semplice e, forse, più vera. La crescita economica della seconda metà degli anni settanta e il conseguente miglioramento dei redditi ci hanno portato anche alle prime vacanze di massa e il paese, di agosto, si è presentato sempre più vuoto.
Il Comitato che, negli anni storici, si riuniva al Circolino di via Paolo Maioli ha continuato a darsi da fare, a invitare complessi e cantanti, a organizzare feste musicali davanti alla Casa di Riposo per regalare una serata diversa a tutti gli ospiti e ai cittadini rimasti in paese però e venuto sempre più a mancare il consistente flusso di pubblico che vedevo durante la mia gioventù. L’ultima edizione che ho visto era stata presentata da Vasco Matteucci, Hitchens, divenuto poi un bravo e noto allenatore di calcio.
Vasco riuscì a condurre una serata piacevole con grande perizia, la Sua intelligenza, al Sua allegria e la Sua saggezza seppero sopperire alla mancanza di esperienza e ciò dette smalto alla manifestazione.
Ben vengano nuove e diverse iniziative che siano fonte di aggregazione e di sano divertimento, momenti d’incontro di persone, famiglie provenienti da quartieri diversi oppure da paesi e città, più o meno vicini, perché continui per tutti la possibilità di condividere l’allegra e cordiale ospitalità che, da sempre, ha contraddistinto gli abitanti della nostra piccola città.

PALIO DI SAN ROCCO 2012 – INCONTRI – 11 AGOSTO

“San Miniato tra 800 e primi 900, un giardino dell'Eden
Francesco Fiumalbi di Smartarc ne parla con Luigi Latini ricercatore e docente di Architettura del Paesaggio presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV).

Interessante conversazione sulle trasformazioni d’uso del suolo e del paesaggio, nel territorio del Comune di San Miniato dall’800 ad oggi. Partendo dalla definizione di paesaggio, quale risultato del legame fra uomo e territorio, l’analisi si è incentrata sull’organizzazione agricola,  passata da un sistema mezzadrile-manuale, ad uno aziendale-meccanizzato, inquadrando le trasformazioni anche in termini di qualità di paesaggio. Interessante l’interpretazione romantica del paesaggio da parte degli eruditi sanminiatesi e non, vissuti nel XIX secolo, che vedevano nel territorio sanminiatese un vero e proprio giardino.
L’attenzione si è poi concentrata all’esperienza di Giovanni Battista Landeschi, parroco e agronomo sanminiatese, che nel 1775 pubblicò la sua opera Saggi di agricoltura, incoraggiando una particolare sistemazione a ciglioni, che prenderà il nome di tagliapoggio, per controllare il regime delle acque e ridurre al minimo il degrado di tipo idrogeologico, favorendo anche la produttività. Questo tipo di organizzazione del suolo risultava possibile in un sistema, come quello mezzadrile, in cui la densità insediativa e lavorativa nelle campagne era altissima (si pensi che fino a tutto l’800 il 95% della popolazione attiva nel Comune di San Miniato era impiegata nel settore agricolo), ed aveva prodotto un tipo di paesaggio estremamente ordinato e strutturato.
Per l’organizzazione agricola contemporanea, è impensabile proporre un ritorno a tale sistemazione dei versanti collinari, che, d’altro canto, presentano un maggiore livello di degrado del suolo, e in alcuni casi anche condizioni di abbandono. In termini paesaggistici si nota una grande differenza: l’avanzamento dei boschi, il livellamento dei ciglioni, la semplificazione colturale. La sfida che si prospetta per il futuro è quella di individuare tipologie di organizzazione del lavoro agricolo, che possano coniugare condizioni economiche favorevoli ad una sistemazione dei terreni volta a preservarli dal degrado idrogeologico. Il paesaggio andrà di conseguenza.





sabato 11 agosto 2012

PALIO DI SAN ROCCO 2012 - INCONTRI - 10 AGOSTO

"San Miniato: una città che ha ritrovato i suoi poeti"
Un rinascimento o una rivoluzione? Quando le associazioni fanno la differenza. Con l’architetto Adriano Marsili e i rappresentanti dell’associazionismo sanminiatese.

Una bellissima conversazione ha segnato l'inaugurazione dell'edizione 2012 del Festival del PensieroPopolare - Palio di San Rocco, nonché la riapertura della chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco, situata in Piazza Buonaparte.
Dopo i saluti di Andrea Mancini e degli Assessori Maria Teresa Piampiani e Giacomo Gozzini, l'arch. Anna Braschi ha introdotto l'incontro, che ha visto la partecipazione dell'arch. Adriano Marsili, per anni Dirigente del Comune di Pontedera.
Esperienze a confronto tra San Miniato e Pontedera sui temi delle aree verdi e di riqualificazione, sui percorsi pedonali e ciclabili, partendo dalla constatazione che i due territori sono molto diversi per storia e morfologia. In tutto questo, è stato sottolineato il grande contributo che può arrivare alle pubbliche amministrazioni dal mondo delle associazioni, ed è stato ricordato lo straordinario lavoro, manuale e di ricerca, che l'Associazione Moti Carbonari - Ritrovare la Strada sta portando avanti da alcuni anni.










martedì 7 agosto 2012

SAN MINIATO TRA '800 E '900: UN GIARDINO DELL'EDEN



Nell’ambito del Palio di San Rocco – Festival del Pensiero Popolare, si terrà la conversazione dal titolo:

SAN MINIATO TRA ‘800 E ‘900:
UN GIARDINO DELL’EDEN”.

Francesco Fiumalbi di Smartarc - San Miniato Arte e Architettura e l’Arch. Luigi Latini, Ricercatore e Docente di Architettura del Paesaggio presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV), proporranno alcune riflessioni sulle trasformazioni del territorio sanminiatese, con particolare attenzione al paesaggio agrario e all’esperienza di Giovanni Battista Landeschi, parroco e agronomo sanminiatese.
Appuntamento alle ore 19.00 di sabato 11 agosto 2012, presso l'Oratorio di San Rocco, in piazza Buonaparte a San Miniato.



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