domenica 7 novembre 2010

IL FARO DELLA ROCCA

di Francesco Fiumalbi
Nei giorni 30 ottobre e 2 novembre 2010 sono comparsi su La Nazione due articoli, firmati da Carlo Baroni, inerenti l’apparentemente sopito dibattito sul “Faro” della Rocca.
Sono stato spinto a scrivere questo articolo, anche perché a smuovere le acque, almeno inizialmente, penso di essere stato anch’io. Erano i primi di agosto, quando mi presentai all’Ufficio Cultura del Comune di San Miniato per richiedere la pubblicazione in questo blog di alcune immagini inerenti la Rocca. Chiesi anche di avere informazioni sul “Faro”. Fui inviato alla Pro Loco, dove la sig.ra Nicoletta Corsi si disse disponibile ad aiutarmi nella ricerca. Mi indicò, grazie anche al Sig. Nacci, il “Faro” che giunse dal governo tedesco all’Associazione Reduci di Guerra, quale gesto distensivo dopo le distruzioni avvenute a San Miniato nell’estate 1944. Parlai della cosa a Don Luciano Marrucci che, a distanza di tempo, grazie a Facebook, ha lanciato il suo appello, raccolto dal giornalista Baroni.

Turismo a San Miniato. Penso che San Miniato potrebbe giocare due carte vincenti (fonti alle fate e il sito della cosiddetta necropoli della capra) ma il vero jolly gli è scivolato in terra ed era il faro sulla Rocca: un incredibile, un formidabile richiamo notturno a visitare di giorno questa città.
Queste le parole di Don Luciano Marrucci. La proposta è stata appoggiata anche da Mario Rossi, “uomo di sinistra”, e si è detto disponibile a parlarne anche il Sindaco Vittorio Gabbanini, intervenuto il 2 novembre sempre sulle pagine de La Nazione.

Vediamo quindi di approfondire la vicenda del faro, dalla sua collocazione fino ai giorni nostri.

Lo sportello del faro, particolare
Fotografia realizzata grazie al
generoso consenso di Mario Caponi

Come riporta il Canonico Galli-Angelini, nel Bollettino dell’Accademia degli Euteleti n. 24, del 1947: “Dopo la Guerra del 1915-18 sulla sommità della Rocca venne posto un faro girevole che ogni sera, lanciando il suo potente fascio di luce dal Monte Pisano al Monte Albano sulla vallata dell’Arno e sulle colline che corrono, bellissime, da San Gimignano a Volterra, ricordava alle tante genti che popolano la zona il sacrificio di chi tutto aveva donato alla Patria”.
Era quindi un faro “votivo”, scelto quale monumento ai caduti da un comitato cittadino composto, come ricorda anche Carlo Baroni nel suo articolo del 30 ottobre, da diverse associazioni: Orfani, Madri e Vedove di Guerra, il Comitato della Cappella Votiva e la Misericordia. Per finanziare l’installazione fu promossa una Lotteria Nazionale, che, grazie al successo ottenuto, fornì il denaro necessario per il faro e per l’acquisto di un'autoambulanza e della sede della Misericordia. Il faro fu posizionato nel 1928 e lì rimase fino al 23 luglio del 1944, quando la rocca fu demolita dai tedeschi in ritirata. Ancora il Canonico Galli-Angelini nel suo diario tenuto durante i difficili giorni del passaggio del fronte:

Giovedì 20 luglio 1944
E’ già stato fatto l’impianto elettrico per far esplodere le mine messe in Rocca. Un filo elettrico tinto di minio dalla Piazza del Seminario, per le scale della Loggetta, il prato del Duomo lungo le Sagrestie, è portato alla Torre”.

“Domenica 23 luglio 1944
Nella tarda sera i tedeschi, prima di lasciare San Miniato, compirono l’ultima distruzione di molte case e palazzi ed infine circa le ore 22,30 fecero brillare le mine poste nella rocca, che con grande fragore crollò all’istante. Prima si udì un grande scoppio seguito da un boato e da un grande bagliore, quindi una nube nera avvolse la collina. Quando essa si fu dileguata la rocca non c’era più. Così mi ha narrato uno spettatore che si trovava a Scacciapuce, verso i Cappuccini. (…)

La torre, ricorda Mario Caponi, sanminiatese classe 1923, nel suo diario, fu minata dall’interno. L’esplosivo fu collocato a piano terreno e fece crollare la rocca su se stessa, anche se molte macerie caddero a valle, andando a ostruire parzialmente viale 24 maggio e viale Don Manzoni, cioè la strada che da San Francesco conduce in piazza del Duomo.
Mario Caponi andò, la mattina di martedì 25 luglio 1944, in rocca per vedere cosa fosse rimasto dell’antica costruzione. Il “Prato della Rocca” era disseminato di macerie e, fra queste, riuscì a recuperare uno sportello del “Faro”. Nei giorni successivi, Mario Caponi, come dice lui stesso “per non impazzire”, dipinse con tempera ad olio il frammento metallico che raccolse quel giorno e che gelosamente conserva ancora oggi nella sua casa.

Lo sportello del faro
Fotografia realizzata grazie al
generoso consenso di Mario Caponi

Il filo in plastica di color arancio, è un frammento di quel “filo tinto di minio” di cui parla il Canonico Galli-Angelini, definito tale in quanto la plastica, all’epoca, era pressoché sconosciuta.
Sullo sportello, Mario Caponi volle, in estrema sintesi, scrivere la storia del monumento abbattuto, anche perché non era assolutamente scontato, in quei giorni, che venisse ricostruito come poi è accaduto.

La Rocca di San Miniato, costruita da Ottone I nel 968 e distrutta dai tedeschi in ritirata, la data del 23 luglio 1944. Questa lamiera apparteneva al faro votivo che i sanminiatesi avevano eretto sulla torre stessa in memoria dei caduti nella vittoriosa guerra del 1915-18”.
Queste le parole scritte sullo sportello da Mario Caponi.

Cercheremo adesso di capire come funzionava il faro.
Innanzitutto, essendo passati ben 66 anni dall’ultima volta che fu acceso, occorre precisare che esistono opinioni contrastanti. In particolare analizzeremo le testimonianze di Mario Caponi e Don Luciano Marrucci.
Mario Caponi afferma che il faro era posizionato su un piedistallo, che formava una specie di terrazzino al quale si accedeva attraverso una semplice scala a pioli. Dal supporto partiva un “collo” sul quale erano posizionati tre sportelli, ciascuno per ogni luce. Al di sopra il “cipollotto” con tre occhi luminosi, ciascuno per ogni colore della bandiera italiana: verde, bianco e rosso. Tuttavia, sempre Mario Caponi precisa che di regola fosse acceso solo il faro “bianco”, che in realtà tendeva al giallo, mentre gli altri due illuminavano solo in particolari occasioni.
Luciano Marrucci afferma, invece, che il faro fosse costituito da un’unica lampada, bianca o gialla e non rammenta di terrazzini o piattaforme.
Per avere un’idea possiamo vedere anche una fotografia storica, che non possiamo pubblicare perché protetta da Copyright, di proprietà F.lli Alinari. Per vederla è molto semplice:

Incollare il seguente u.r.l. nella barra degli indirizzi del vostro browser
http://www.alinariarchives.it/internal/Default.aspx
(per mettere il collegamento diretto, meglio conosciuto come “link”, occorre il permesso scritto!)
In alto a sinistra, nel campo “Ricerca libera”, digitare: Torre Federico Miniato.
Compariranno 2 immagini, di cui la seconda è quella che più ci interessa. Cliccare sopra all’immagine interessata per ingrandirla.

La fotografia però non ci aiuta più di tanto: mostra inequivocabilmente un solo occhio, ma non è dato sapere se ve ne fossero altri. Nel 1930, quando fu scattata, non vi è traccia della piattaforma ricordata da Mario Caponi e da lui disegnata anche sullo sportello. Potrebbe essere che il terrazzino sia stato costruito in un secondo momento.
Quindi, rimangono non chiarite, le questioni su quante lampade avesse e se fosse dotato di una piattaforma.

Il governo tedesco, negli anni ‘50, allorquando la torre veniva ricostruita secondo il progetto degli ingegneri Baldi e Brizzi, donò all’Associazione Reduci di Guerra un nuovo faro da collocare in cima al rocchetto più alto, una volta che la costruzione fosse ultimata. Questo manufatto è completamente diverso, nelle fattezze, rispetto all’originale, anche se è costituito da tre lampade, verde, bianca e rossa, come descritto da Mario Caponi. Intorno al 1990, il faro passò dall’Associazione Reduci di Guerra alla Pro Loco di San Miniato, che ancora lo conserva in un proprio magazzino.

Il faro inviato dal governo tedesco
Foto di Francesco Fiumalbi su gentile
concessione della Pro Loco di San Miniato

Come ricordato anche da Mario Rossi nell’articolo del 30 ottobre 2010, in tutto il dopoguerra c’è sempre stata una forte opposizione al ripristino del faro sulla Rocca, in quanto considerato uno dei tanti mezzi di propaganda dell’allora regime fascista.
Cercheremo ora di avvicinarci a capire il contesto cittadino e nazionale in cui fu deciso di installare il faro.
Mario Caponi ricorda che l’allora Comune di San Miniato si era dimostrato, fin dal termine della “Grande Guerra”, uno dei comuni più attivi a livello nazionale per le celebrazioni della dolorosa vittoria italiana. Senza dimenticare i Monumenti ai Caduti di San Miniato in piazza S. Caterina, e di Ponte a Egola in Piazza Stellato Spalletti, Mario Caponi afferma che quello sanminiatese fu il primo comune d’Italia a creare i cosiddetti “Viali della Rimembranza”, che ancora oggi esistono sempre. Uno si trova nel capoluogo, ed è la strada che da Corso Giuseppe Garibaldi, conduce in Piazza del Duomo e dovrebbe essere il primo realizzato. Gli altri si trovano a Cigoli (la lapide si interrompe a 30 marzo 19…) e a Balconevisi (più tardo, fatto nel 1926).

Targa a Balconevisi, all’inizio del centro abitato in via Castello.
Foto di Francesco Fiumalbi

In questo senso, occorre ricordare anche le lapidi collocate in ogni chiesa parrocchiale, sulla facciata, oppure all’interno. Ogni centro abitato aveva la sua epigrafe commemorativa. E tutte riportano datazioni dei primi anni ’20 (ad esempio, l’epigrafe collocata alla base del campanile di Ponte a Egola riporta il giorno 30 luglio 1922). La “marcia su Roma” avvenne il 28 ottobre 1922.
Non che in questa pagina si intenda fare del revisionismo storico, anzi, ma è oggettivamente difficile stabilire quanto di fascismo vi fosse in queste celebrazioni. O meglio, il regime sicuramente se ne servì, ma non ne fu, probabilmente, l’ideatore iniziale. Anche perché, a corredo delle targhe e delle epigrafi, non si rintracciano i “simboli” del fascismo, nemmeno grattati, parzialmente distrutti o sommariamente cancellati, come invece si rinviene altrove. Sembra proprio che queste opere commemorative siano più il frutto di un sentimento popolare allora fortissimo. Nel Comune di San Miniato i caduti nella Grande Guerra furono oltre 300 e la popolazione avvertiva veramente il senso di sacrificio per l’Unità Nazionale, che dopo la vittoria del 1918 poteva dirsi davvero compiuta.

E allora, cosa fare? Ripristinare il Faro oppure no?

Don Luciano Marrucci si è sempre detto entusiasta. Sostiene che era una cosa incredibile, suggestiva e proiettava l’immagine di San Miniato in gran parte della Toscana. Ricorda che Lea Benedetti Leoni, da poco scomparsa, si dichiarò addirittura disposta ad offrire un contributo economico perché il faro tornasse sulla Rocca.
D’accordo anche Mario Rossi, ex esponente del PCI, che parla chiaramente di “muro da abbattere”, in virtù anche di un ritorno in termini turistici.

La Rocca col Faro
Fotomontaggio di Francesco Fiumalbi

Contrario, invece, Mario Caponi: “è passato molto tempo, e l’immagine di San Miniato e della Rocca ormai è questa. Doveva essere ripristinato subito, ma adesso è tardi e poi sarebbe un pericolo per gli aerei”.
Il pensiero di Alfonso Lippi, Sindaco di San Miniato dal 1990 al 1999, in una lettera del 1996 inviata alla Pro Loco e riportata da Carlo Baroni nell’articolo del 30 ottobre, sentenziava: “Taluni dicono che è una forma di ricordo dei caduti di tutte le guerre, ripetendo la stessa argomentazione degli anni ’30, senza rendersi conto che se certe esteriorità potevano in qualche modo rispondere alla retorica dei canoni estetici di quel tempo, lo stesso non può certo dirsi per i nostri”.
Sulla stessa linea tenuta nel 1996 da Lippi anche i Comunisti Italiani che, come riportato nell’articolo del 2 novembre, invitano a “(…) lasciar perdere la ricostruzione dei simboli della retorica fascista (…)”.
L’attuale Sindaco, Vittorio Gabbanini, si è detto possibilista, almeno ad affrontare nuovamente la questione. Staremo a vedere come si evolverà il dibattito.


E voi? Cosa ne pensate?
Potete lasciare un commento qua sotto, spiegando la vostra opinione!
Oppure, se siete di fretta, ma volete dire comunque la vostra, all'inizio di questa pagina, in alto a destra, troverete un apposito sondaggio velocissimo.


Si ringrazia Don Luciano Marrucci, Mario Caponi, il sig. Nacci e Nicoletta Corsi della Pro Loco e l’Ufficio Cultura del Comune di San Miniato, in particolare la sig.ra Franca, per il contributo nella stesura di questo articolo.


Articoli Correlati
23 LUGLIO 1944: SAN MINIATO DECAPITATA
IL FARO DELLA ROCCA (aggiornamento)
SI AL FARO MA NON SULLA ROCCA

19 commenti:

  1. Bravo Fra, uno dei..se non il più bello e interessante articolo letto finora! ;)

    W

    RispondiElimina
  2. Non si tiene conto che con tutte le luci che ci sono è un disturbo in più. Io non sono nato a San Miniato ma vi risiedo da quasi 50 anni, Amo il territorio, ma non ho mai capito i Samminiatesi del centro storico, pensano solo alle loro -mura- fuori la canpagna non esiste. Ma alzatevi al primo bagliore la mattina e vedrete la rocca come è bella senza artifizi inutili.

    RispondiElimina
  3. Tengo a precisare che l'articolo non è né PRO né CONTRO. Vuole soltanto "informare" di quello che c'era. E' chiaro che ognuno di noi ha una propria opinione.
    Anche mio nonno, che abitava a La Scala, si ricorda bene che il faro "illuminava a giorno" l'aia davanti casa. All'epoca non c'erano luci particolari e quel faro era veramente un punto di riferimento. Oggi le cose sono molto cambiate. E credo che conoscendo anche il passato, si possa arrivare ad una opinione più consapevole e meno istintiva, qualunque essa sia.
    Invito i lettori di questa pagina a lasciare la propria opinione. Giusta, sbagliata, personale o condivisa non importa. Quello che pensate.
    Faro si o faro no? Perchè?

    RispondiElimina
  4. avevo postato su FB un dubbio e cioé perchè privarci nelle notti estive di uno dei pochi posti dove si possono osservare con grande emozione le stelle all'ombra della scura sagoma della torre ..... ci stiamo privando sempre di più della suggestione dell' naturale oscurità che ci è ormai sconosciuta....
    il romanticismo di questo luogo notturno ne potrebbe soffrire avvicinandolo ad un qualunque luogo di divertimento di cui già la piana e piena... (leggerò volentieri gli altri commenti)
    SANDRO SACCUTI

    RispondiElimina
  5. L'idea di un nuovo faro in rocca lascia indubbiamente perplessi! C'è da valutare l'impatto estetico sia sulla la torre sia sulla notte samminiatese, non è facile dire se sia giusto o sbagliato, è indubbio che ogni decisione fa nascere, come è invitabile, schieramenti di contenti e scontenti! E poi a distanza di molti anni da quello originale, che messaggio vorrebbe dare un nuovo faro? Lo stesso che gli fu attribuito allora o altro? Il faro poi dove dovrebbe essere installato? Proprio nello stesso punto di quell'epoca o in altro luogo, tipo il prato? dovrebbe essere una copia fedele all'originale o dovrebbe essere studiata una soluzione più al passo coi tempi? es. fasci direzionali fissi od orintabili, che anzichè puntare sulla vallata siano diretti verso l'alto! Luce bianca o anche colorata? Accesi tutte le notti o solo in concomitanza di particolari eventi come festività nazionali o locali, eventi, manifestazioni, campagne simboliche?. Personalmente ritengo che uno o più fari sulla rocca costantemente accesi tutte le notti sarebbero una indubbia fonte di inquinamento luminoso, mentre accensioni programmate durante eventi speciali, diventerebbero un riferimento visivo stabile per moltissime persone! Un segnale riconoscibile fortemente simbolico ed evocativo di grande importanza. L'installazione di un eventuale faro, non dovrebbe alterare la fisionomia della torre. saluti Fabio Cappelli

    RispondiElimina
  6. Credo che il faro sarebbe già al suo posto da parecchi anni se non fosse per il fatto che fu regalato dal Governo Tedesco. Concordo in pieno con chi sostiene che tale elemento renderebbe più attrattiva e riconoscibile la nostra splendida Rocca. Da buon sanminiatese non disdegno sicuramente la ripredisposizione di questo ulteriore segno distintivo del nostro Comune.
    Giacomo Bandini

    RispondiElimina
  7. Io penso che se vi fosse installata una cosa come si deve, risulterebbe davvero una bellisima cosa, i dubbi appunto mi vengono dal fatto che sia fatta (come sempre) una cosa di scarsa qualità tanto per fare solo per "promuoversi".
    Sono comunque certo, che se fosse fatta come si dovrebbe secondo me sarebbe veramente una bella cosa d'effetto e sicuramente contribuirebbe dar lustro a San Miniato.
    W

    RispondiElimina
  8. Io sono favorevole al ripristino del faro. In realtà sarei favorevole a qualsiasi intervento purchè si "accendano i riflettori" sul nostro degradato centro storico.
    Certi "conservatori ad ogni costo" si opporranno dicendo che, con il faro, si ripristina un simbolo della retorica fascista... Mah! A parte il fatto che il pensiero ai caduti di guerra è quanto mai attuale; secondo me nulla vieta di vedere in questo segnale, anche in maniera soggettiva, un nuovo significato.
    Non fossilizzatevi, San Miniato ha bisogno di una nuova "luce".

    RispondiElimina
  9. Bravo Alessio sono perfettamente d'accordo con te
    W

    RispondiElimina
  10. Un grazie a tutti voi che siete intervenuti. Al di là delle idee personali si legge chiaramente in ciascuna delle vostre parole l'amore per la nostra terra. E' una cosa molto bella.

    Entrando nel merito della questione credo che ciascuno di voi abbia colto degli aspetti molto importanti, come la necessità di avere un punto di riferimento più forte, ma che non sia al tempo stesso troppo invasivo, per la torre e per l'oscurità.
    Riguardo alle parole espresse da Giacomo Bandini, non credo che, anche in epoche meno recenti di questa, il faro eventualmente da installare fosse quello inviato dal governo dell'allora Germania Ovest.
    Forse il vero motivo è da ricercare altrove. Ed io ho la mia personalissima teoria, che può sembrare fantasiosa.
    Non dimentichiamoci che il dibattito sul faro si è acceso a partire dal 1958, quando la Rocca fu ricostruita. L'Arch. Anna Braschi dovrebbe avere del materiale riguardante la ricostruzione, in particolare un articolo firmato da Sanpaolesi, teorico della cosiddetta "scuola fiorentina" del restauro. Non escluderei, in virtù di una ricostruzione rigorosa, che il vero motivo non sia proprio questo, rafforzato con argomentazioni politiche che, inevitabilmente, hanno preso il sopravvento su una debole, all'epoca, teoria accademica. So bene che si tratta di un'ipotesi, e come tale va verificata. Mi adopererò al fine di battere anche questa strada.

    RispondiElimina
  11. Si al faro ! lo skyline di San Miniato è stato rovinato dal bastione di Cencione, una luce sulla splendida e dominante Rocca non può che rendere ancor più orgogliosi NOI San Miniatesi !
    A.

    RispondiElimina
  12. Si al faro con accensioni in occasione di eventi particolari ...

    RispondiElimina
  13. Avete fatto una cosa eccezionale: BRAVI! Per ora se non sbaglio i votanti sono un po' scarsini, ma non disperate appena vedo Mario gli dico che oltre a raccogliere le firme inviti gli stessi firmatari a votare. Ma qui le votazioni sono nominali o una per compiuter?
    Ho provato a votare a giorni diversi due diverse ipotesi, ma la seconda esclude la prima
    credo perchè il segno sul dischetto sparisce al secondo voto.In casa siamo 4 possiamo votare tutti dallo stesso pc? Anche la medesima ipotesi?
    Sento che gli anonimi per scelta (io lo faccio perchè scegliendo altra possibilità non riesco a inviare la mail) sono poco, punto favorevoli e le scuse mi sembreno molto banali se non pretestuose.
    Avanti tutta:
    Beppe

    RispondiElimina
  14. E' possibile votare una sola volta per computer.

    RispondiElimina
  15. La simbologia del faro legato alla rocca è molto bella e ci riporta al passato e alla storia. Per me andrebbe istallato con una luce non troppo forte e che cambia colore a seconda dei giorni (tipo Empire State Building a New York), così la gente dice....fammi vedere di che colore è il faro stasera! Con la tecnologia odierna si riescono a fare delle cose molto belle che indirizzano soltanto la luce in punti precisi senza disturbare le stelle della notte sanminiatese (magari con uno stile retrò anni 20. Riguardo alle critiche sul centro storico e sulle amministrazioni, credo siamo arrivati ad una svolta, a breve le cose cambieranno perchè se andate a fare un giro in comune vi ritrovare davanti a delle poltrone veramente imbarazzanti....(provate per esempio a parlare di Turismo con chi se ne occupa!!! mi ci scappa da ridere!!! in che mani siamo!!!)

    RispondiElimina
  16. Il faro è un importante pezzo della storia di San Miniato. Riportarlo sulla Rocca ha quindi un significato per la città. Però sono anche d'accordo con Maresco riguardo alle troppe luci. Potrebbe essere usato solo in occasioni particolari e veramente importanti.
    Metto il link alla legge regionale relativa all'inquinamento luminoso.
    http://www.astrogav.eu/Inquinamento%20luminoso/G_A_V_%20-%20Gruppo%20Astronomico%20Viareggio_inquinamento_legge.htm

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giuseppe Chelli14 giugno 2012 17:31

      Per la mia personale conoscenza e ricordo, posso dire con certezza questo:
      circa quello che afferma Mario Caponi sull'esistenza di una piattaforma su cui alloggiava il faro in vetta al rocchetto di nord-ovest, Mario ha ragione. Tra i resti della torre sparsi nel terreno del Donati c'è stato fino alla ricostruzione una lastra di metallo molto massiccia e picchiettata ( tipo antiscivolo ) ai margini della quale c'era un parapetto, tipo corrimano: un tondino fissato alla lastra con sostegni in ferro, alto un metro o poco più. Sempre fra le macerie c'era una specie di bidoncino untuoso, tipo morchia.
      Invece riguardo al fascio di luce, per quel che mi ricordo io l'ho visto sempre bianco.Nelle notti d'estate a Roffia quando dormivo a finestra aperta, esposta verso San Miniato, a intermittenza entrava e usciva un gramde fascio di luce bianca. Ricordo che mi divertivo a contare quanti numeri c'erano tra un passaggio e l'altro.
      Detto questo, che facciamo, lo rimettiamo o no il faro? Stando a quanto ho letto sopra mi sembra che le motivazioni siano troppo soggettive: il Martini che ama la campagna con i suoi silenzi ed i suoi colori, non lo vuole, ci sono già troppe luci a sciupare il paessaggio, dice lui! Altri vedono nel faro un richiamo turistico ed una "luce" su San Miniato sempre più in degrado! Poi ci sono i soliti politici che la buttano in caciara con la solfa del fascismo. A costoro dico papale papale: a Ponte a Egola la piazza principale è intitolata a Spalletti Stellato con tanto di monumento al Marianellato costruito a fascismo finito.Eppure lo Spalletti andò a " piegare i reni alla Grecia" cioè andò a combattere una guerra di aggressione per ordine di Mussolini e lo fece da eroe, tantè che gli fu data la medaglia d'oro come "fulgido esempio di altissime virtù militari" Nessuno si è sognato e si sogna di togliere quei ricordi e guai a chi venisse l'idea! Lui morì per amore della sua Patria cadendo sulla stessa arma con cui combatteva. Giustamente e orgogliosamente i suoi compaesani lo ricordono per sempre. Anche il faro in rocca fu collocato nel 10 anniversario della fine della Ia guerra mondiale in memoria perenne per i militari, eroici silenziosi,del Grappa, del Piave,dell'Isonzo. E allora perchè non rispettiamo ciò che i nostri concittadini fecero in loro onore, erigendo sul punto, più alto del territorio comunale un faro che ne perpetuasse la memoria?

      Elimina
  17. Nella valutazione dell'opera bisogna evitare qualunque riferimento politico dell'opera se non solo ciò che di positivo rappresentava. La torre sicuramente ora manca di qualcosa che faceva parte della sua storia visto che l'intento era quello di ricostruirla tale e quale come era al momento della sua distruzione. Io sono favorevole al ripristino del faro che con le nuove tecnologie sicuramente non sarà di nessun danno alcuno e può essere a basso consumo. L'importante è cercare di capire quale fosse il suo aspetto esteriore per riostruirlo uguale nella componenstistica esterna. Se non fosse possibile sarebbe accettabile quallo donato dal governo tedesco in quanto comunque sia oggi oggetto storico. L'ulitma parola però spetterà ai cittadini di San Miniat, magari attraverso referendum e dopo che saranno esposte tutte le specifiche dell'opera con in evidenza i costi. Complimenti Francesco per l'articolo e per il lavorodi ricerca che porti avanti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Walter, nel frattempo il dibattito è andato avanti. C'è stata un'interrogazione del Consiglio Comunale come ho riportato nel post SI AL FARO MA NON SULLA ROCCA e addirittura un Consiglio Comunale Aperto appositamente dedicato IL FARO NON DEVE ESSERE ACCESO
      Ora il dibattito sembra sopito, ma non è detto che la vicenda sia finita qui.

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...