domenica 19 giugno 2011

LE FONTI DI PANCOLE

di Gionata Giglioli e Francesco Fiumalbi

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Negli interventi precedenti abbiamo analizzato due delle tre strutture per l’approvvigionamento idrico presenti nei dintorni di San Miniato: Fonti alle Fate, Fonti San Carlo e Fonti di Pancole. Col presente ci occuperemo proprio di quest’ultima.


Fonti di Pancole, interno

Abbiamo visto che fra il XIII e il XIV secolo la popolazione di San Miniato doveva contare ben 3-4000 persone (1) e perché fosse garantito il rifornimento idrico, specie nei ceti bassi della popolazione, fu necessario costruire le “Fonti”, attorno a sorgenti naturali già conosciute e sfruttate probabilmente già da molto tempo. Ogni struttura doveva servire un “Terziere”.

I Terzieri e le Fonti
Schema di Francesco Fiumalbi
  
Le Fonti di Pancole si trovano al di sotto dell’omonima “contrada” cittadina che ha come nucleo lo slargo urbano costituito da Piazzetta Pancole, praticamente a metà strada fra Piazza Buonaparte (conosciuta in passato come Piazza del Ponticello o Piazza de’Polli) e Piazza XX Settembre (conosciuta anche come Piazza dell’Ospedale o Piazza Santa Caterina).
Per raggiungere oggi l’antica struttura occorre passare da un impervio viottolo pieno di rifiuti di ogni genere. Un tempo non era affatto così; le Fonti di Pancole si trovano lungo quella che un tempo era una strada di accesso dalla pianura verso il capoluogo e che oggi risulta interrotta in più punti. L’attuale via di Pancole, si innesta proprio all’altezza della costruzione con via Fonti che scende giù, attraverso una bellissima vallata, verso La Scala. Sbuca praticamente in via Sanminiatese e prolungandola idealmente conduce fino all’incrocio con la Strada Statale n. 67 Tosco-Romagnola Est. Si trova quindi lungo una di quelle che un tempo erano le strade principali.

video
 Fonti di Pancole - Video

La struttura, sia per chi proviene da valle che dal centro abitato, appare all’improvviso, seminascosta nella vegetazione. Si tratta di un piccolo edificio in laterizio che si estende per il suo lato più lungo per circa 9 metri e mezzo e presenta un’altezza di circa 5 metri.
Il primo documento rintracciato in cui vengono menzionate le Fonti di Pancole è la descrizione della “Rete stradale Comunitativa”, datata 1776, dove vengono ricordate come “pozzo” a servizio del quartiere di Poggighisi (2). Le Fonti erano dotate di un lavatoio e di un abbeveratoio pubblico (3). Dopo la costruzione della cisterna davanti all’Ospedale in Piazza XX settembre, causa la crescente “sete” di una popolazione in continua crescita, nel 1861 furono disposti dei rilievi delle Fonti di Pancole, delle Fate e di San Carlo al fine di restaurare le strutture rendendole più funzionali, onde evitare la costruzione di nuove cisterne e stanziando la consistente somma di 700,00 lire (4). Interventi di manutenzione di cui, però, non conosciamo l’esito. L’utilizzo delle Fonti deve essere definitivamente venuto meno nel secondo dopoguerra.

Fonti di Pancole
Foto di Francesco Fiumalbi

Il prospetto principale è caratterizzato da due grandi fornici, forse tamponati successivamente. Ai piedi della parte sinistra troviamo un piccolo abbeveratoio (quello citato nei documenti storici?), segno che da queste parti ci si passava con animali, sicuramente anche da soma, percorrendo l’antica via Fonti.
I lavatoi, situati praticamente a ridosso dell’attuale parcheggio oggi sono scomparsi, forse interrati o rimossi proprio durante i lavori per la realizzazione dello spazio di sosta per gli autoveicoli.

L’abbeveratoio delle Fonti di Pancole
Foto di Francesco Fiumalbi

Una volta all’intero, lo spazio è suddiviso in due ambienti, di pianta quadrangolare e coperti da volte a crociera. E’ un luogo davvero suggestivo, sembra di fare un salto indietro nei secoli. Il soffitto, nel punto più alto, è a circa 3 metri dal pavimento
La stanza di ingresso fa da anticamera a quella dove vi è la cisterna vera e propria; abbiamo avuto modo di appurare, con un brivido di paura, che vi è un ambiente, interamente pieno d’acqua anche sotto al sottilissimo solaio della prima camera.

Fonti di Pancole
Schema ricostruttivo: sezione (in alto) e pianta (in basso)
Schema di Francesco Fiumalbi

La cosa fa davvero impressione, perché non sembra assolutamente che il solaio sia sospeso sull’acqua. Sembrerebbe abbastanza stabile, non si registrano particolari vibrazioni, però la struttura è un’unica grande cisterna e non ci è dato da sapere se l’ambiente è sicuro o meno visto che non vi si fa manutenzione da chissà quanto tempo.

Fonti di Pancole, interno

Fonti di Pancole, interno

La profondità dell’acqua è di circa 2,5 metri e vi è anche una scala a pioli per ispezionare la vasca. L’acqua è limpidissima, anche se sulla superficie si notano depositi di polvere.
Il fluido si immette nella cisterna attraverso una “bocca” che si apre sulla condotta in laterizio che proviene direttamente dalla sorgente. Si tratta di un vero e proprio anfratto, che si perde nelle profondità della collina, almeno così pare.

“Bocca” proveniente dalla sorgente

Condotta proveniente dalla sorgente

In conclusione, questa struttura come le altre che abbiamo visto non merita certamente la condizione di abbandono in cui versa. Il tratto Pancole-La Scala sarebbe davvero un percorso da “riqualificare”, una splendida passeggiata nella campagna, da cui gustare viste inedite sulla città di San Miniato. Purtroppo all’esterno le Fonti di Pancole presentano già evidenti segni di dissesto, acuiti dal movimento franoso di quel tratto di versante collinare, per cui ci appelliamo all’Amministrazione Comunale, proprietaria della struttura, perché si proceda ad un intervento di messa in sicurezza in tempi brevi.

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NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(1) Ginatempo-Sandri, L’Italia delle città. Il popolamento urbano tra Medioevo e Rinascimento (secoli XIII-XVI), Firenze, Le Lettere, 1990, pp. 107-110, in Salvestrini Francesco, Il Nido dell’Aquila, in Malvolti-Pinto (a cura di), Il Valdarno Inferiore terra di confine nel Medioevo (secoli XI-XV), Olschki, Firenze, 2008, pag.265.
(2) Fiordispina Delio, Parentini Manuela, “Pozzi, fonti, cisterne e acquedotti”, FM Edizioni, San Miniato, 2010, pag. 12.
(3) ACSM, 2943, anno 1776, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 12.
(4) ACSM, Delibera n. 57 del 18 settembre 1861, in Fiordispina e Parentini, Op. Cit., pag. 19.

4 commenti:

  1. E' un articolo bellissimo, documentato e pieno di poesia. Questi tesori del nostro territorio, collegati alla storia ed alla vita della città sono completamente abbandonati. Il percorso che porta alla fonte sbocca con un bellissimo muro sulla piazzetta di Pancole; lungo l'antico muro sono stati passati tubi di plastica di qualche impianto della casa di Riposo. Risale a questo intervento la distruzione dell'accesso, ripida discarica di materiali edili. Eppure questa bellissima strada, un tempo tutta in ombra, con una bocca di fontana da cui si beveva, portava in un soffio a la Scala. Sarebbe un bellissimo percorso ciclabile, difatti dal punto più alto della pianura si arriva al punto più basso della collina, con pendenze ben percorribili. Una diramazione potrebbe portare a Sant'Angelo, terra del Landeschi ed agli scavi di San Genesio. Mi auguro che questa vecchia idea trovi sostenitori ed abbia ascolto.

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  2. Anche io mi appello all'amministrazione comunale perchè è un peccato perdere ogni singola traccia del nostro passato..anzi essendo un paese turistico più siti storici ci sono e meglio è...

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  3. mi chiamo Laura e amo il mio paese...

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  4. Ciao a tutti mi chiamo Riccardo e abito a San Miniato Basso da quasi tre anni....Ritengo che San Miniato con le sue campagne sia un luogo affascinante e domani mattina partirò per raggiungere le Fonti di Pancole per una bella passeggiata. Questo articolo e la descrizione del luogo mi ha affascinato ed anche io dico all'amministrazione comunale che non è possibile perdere dei reperti che in passato sono stati di notevole valore per la Città.

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