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giovedì 29 novembre 2012

LE PIENE DI ARNO, ELSA ED EGOLA - 29 NOVEMBRE 2012 - ORE 9.00

di Francesco Fiumalbi

La situazione più critica dovrebbe essere passata. Stamani, giovedì 29 novembre, il Torrente Egola e il Fiume Elsa, dopo i picchi di ieri nel tardo pomeriggio, sono tornati ad una portata praticamente "normale". Ancora molto ingrossato l'Arno che, dopo aver raggiunto il suo massimo nella notte, gradualmente sta calando di livello. Questa la situazione stamani mattina alle ore 9.30 circa.

Il Fiume Arno fra Santa Croce s/A e San Donato
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

Il Fiume Arno fra Santa Croce s/A e San Donato
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

Il Fiume Arno fra Santa Croce s/A e San Donato
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

Il Torrente Egola a Ponte a Egola
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

Il Torrente Egola a Ponte a Egola
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

Il Fiume Elsa a Ponte a Elsa
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

mercoledì 28 novembre 2012

LE PIENE DELL'EGOLA E DELL'ELSA - 28 NOVEMBRE 2012 - ORE 15.00

Nella giornata di oggi, giovedì 28 novembre 2012, e nei giorni precedenti, incessanti precipitazioni hanno interessato il centro Italia producendo situazioni d'allerta in mezza Toscana. Una consistente ondata di piena sta interessando anche l'Elsa e l'Egola, i due principali corsi d'acqua che scorrono nel territorio sanminiatese o ai suoi confini. Ecco le immagini scattate alle ore 15.00 circa di oggi, rispettivamente a Ponte a Egola e a Ponte a Elsa.

Torrente Egola, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Torrente Egola, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Torrente Egola, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Fiume Elsa, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Fiume Elsa, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Fiume Elsa, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Fiume Elsa, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

sabato 31 marzo 2012

RIAPPARSA FONTEVIVO

di Francesco Fiumalbi

A volte ritornano, altre volte sono perdute per sempre. Sono le strutture architettoniche del passato, i segni di un mondo che fu, troppo spesso dimenticato sotto strati di terra o coperti dalla vegetazione. E’ il caso, quest’ultimo, di Fontevivo: un’antica costr uzione per la raccolta e il deposito di acque sorgive. Fino a qualche giorno fa, i residui setti murari erano coperti da una considerevole vegetazione che trovava nell’acqua della fonte, le perfette condizioni climatiche per una crescita rigogliosa.
E’ accaduto, attorno al 20-25 marzo 2012: la vegetazione è stata incendiata. Non sappiamo da chi, e nemmeno il perché. Possiamo affermare che l’incendio non è stato sicuramente accidentale, anche perché a bruciare sono stati il canneto e gli alberelli esattamente intorno all’antica fonte che, quasi per magia, ha rifatto capolino!



Fontevivo, video di Francesco Fiumalbi

Lo sfruttamento di questa sorgente, probabilmente, si perde nei secoli. A pochi metri da qui, poco più in piano, nel maggio del 1934 fu rinvenuta una vera e propria necropoli etrusca. La scoperta fu fatta dal sig. Baldini Giuseppe, mentre stava lavorando il terreno appartenente al sig. Poggetti Giulio. Il ritrovamento fu comunicato alla Regia Soprintendenza dell’Etruria dall’allora Ispettore locale Mons. Francesco Maria Galli Angelini (1).

Fontevivo, “Case Altini”, San Miniato Basso
Foto di Francesco Fiumalbi

La zona era quindi abitata almeno fin dal III secolo a.C., e anche gli uomini di allora avevano bisogno di bere, lavare i panni e irrigare i campi. Per questo è ragionevole ipotizzare uno sfruttamento di queste acque sorgive fin da epoca remota.
Quella che per noi è un’ipotesi ragionevole, era una certezza per lo stesso Galli Angelini, che propone una datazione della struttura all’epoca romana, attribuendole il nome di Fons vivus, senza però fornire alcuna prova certa in proposito (2). Da quel che si può vedere oggi, i setti murari non sembrano molto antichi, ma potrebbero essere stati realizzati negli ultimi 3 secoli su una struttura precedente. Tuttavia nelle Piante dei Popoli e strade, redatte dai Capitani di Parte Guelfa alla fine del ‘500, della fonte non vi è traccia.

Fontevivo, “Case Altini”, San Miniato Basso
Foto di Francesco Fiumalbi

Sfortunatamente le fonti archivistiche ci offrono un quadro documentario soltanto dei primi anni del ‘900. La prima è l’indicazione fornitaci dal Catasto Generale della Toscana, Comune di San Miniato, sezione B “Colline Adiacenti alla Città”, foglio n. 6, particella 2925. Notiamo subito che il colore della campitura della particella non è di quel colore grigio-celeste, come si usa per i beni di proprietà pubblica, bensì neutro. La fonte, infatti, era di proprietà privata, ovvero degli Spedali Riuniti di San Miniato, che lo aveva dato in enfiteusi ai sigg. Paolo e Giovanni del fu Luigi Altini (3). In questa carta vi è scritto “Fonti” e vi sono rappresentati due rettangoli celesti, evidentemente la fonte e il lavatoio di cui si parlerà di seguito.
Nel 1910, la popolazione delle case vicine aveva chiesto al Comune di San Miniato di restaurare l’antica struttura, dotata anche di un lavatoio. Tuttavia l’ingegnere comunale accertò che la fonte sussisteva su un terreno di proprietà privata e non poté far altro che stanziare un piccolo sussidio per sostenere dei lavori che comunque sarebbero stati a carico dei possessori (4).

Fontevivo, “Case Altini”, San Miniato Basso
Foto di Francesco Fiumalbi

La proprietà si rifiutò di eseguire i lavori e il tecnico propose al Comune di acquistare il terreno prendendosi cura della struttura. L’affare per il Comune sfumò, e il terreno fu acquistato dal sig. Pozzolini Leopoldo (5).
Appena quattro anni dopo, nel 1914, si segnalò la rottura di un tubazione della struttura, che aveva provocato anche l’avvallamento della vicina strada (6). La fonte versava in pessime condizioni di manutenzione, tanto che nel 1920 gli abitanti di Casenuove (in prossimità dell’incrocio fra l’attuale via Fontetivo e la SS. Tosco-Romagnola Est) e di Pozzo, si appellarono all’amministrazione comunale, affinché si occupasse del restauro e della riattivazione di Fontevivo e dei relativi lavatoi. La richiesta non poté essere accolta, perché la struttura apparteneva ad un privato (7).

Fontevivo, “Case Altini”, San Miniato Basso
Foto di Francesco Fiumalbi

Delle fonti se ne perde completamente traccia nei documenti. Il Comune, evidentemente per accogliere le istanze della popolazione, costruì l’attuale fonte-cisterna sul ciglione che costeggia la strada verso Case Altini. Non si ha notizia di questa nuova struttura, più piccola rispetto all’antica costruzione, ma funzionale e soprattutto pubblica. Si tratta di quella “cannellina” che funziona ancora oggi.

Fontevivo, “Case Altini”, San Miniato Basso
Foto di Francesco Fiumalbi

Negli anni, Fontevivo si perde del tutto, sotto al terreno. Soltanto nel 1992, durante uno scavo per la costruzione di una nuova fognatura, riemergono le tracce dell’antica fonte (8). Da quel momento la struttura comincia piano piano a scomparire nuovamente, stavolta sotto la vegetazione. E così è rimasta fino a pochi giorni fa.

Fontevivo, “Case Altini”, San Miniato Basso
Foto di Francesco Fiumalbi

Ci appelliamo all’Amministrazione Comunale, affinché ciò che rimane dell’antica Fontevivo non ricada nell’oblio per molti anni ancora. Basterebbe riuscire a mantenere “pulito” quel piccolo fazzoletto di terreno ai piedi della collina sanminiatese.


NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) De Agostino Alfredo, San Miniato – Scoperta di una necropoli etrusca in località “Fonte Vivo”, Atti della Regia Accademia dei Lincei, vol. XI, serie VI, fasc. 1, 2, 3, Roma, 1935.
(2) Galli Angelini Francesco Maria, Origine romana della città di San Miniato, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 20, San Miniato, 1939, p. 6.
(3) Comune di San Miniato, sezione B “Colline Adiacenti alla Città”, foglio n. 6, particella 2925,  in Parentini Manuela e Fiordispina Delio, Pozzi, fonti, cisterne e acquedotti. L’approvvigionamento idrico a San Miniato e nel suo territorio dal XVIII secolo all’inizio del XX secolo, FM Edizioni, San Miniato, 2010, p. 89.
(4) Archivio Storico del Comune di San Miniato, F200 S132 UF21, fasc. “Affari sfogati dal 301 al 400, inserto “Fonte di Fonte Vivo, Perizie n. 388, 1551, in Parentini e Fiordispina, Op. Cit., pp. 45, 89.
(5) Ibidem.
(6) Ibidem.
(7) Archivio Storico del Comune di San Miniato, F200 S132 UF35, in Parentini e Fiordispina, Op. Cit., p. 45-46, 89.
(8) Da vedere anche la preziosa documentazione fotografica proposta da Nistri Rossano, Acque dei vivi, acque dei morti. Mitologie acquatiche attorno alle Fonti alle fate di San Miniato, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 76, San Miniato, 2009, p. 553.

domenica 9 ottobre 2011

LA FONTE DI BUCCIANO

di Francesco Fiumalbi

Lungo la strada che da La Serra conduce a Bucciano, a circa due terzi della salita verso l’antico castello passati i “Casotti di Sassolo”, incontriamo l’antica e monumentale costruzione della fonte di Bucciano. Si tratta di un imponente complesso idraulico realizzato in laterizi.

Fonte di Bucciano
Foto di Francesco Fiumalbi

Dal livello della strada, una rampa in pietra permette l’accesso verso il primo livello, dove è situato il lavatoio costituito da quattro vasche. Da qui, alcuni gradini in mattoni immettono al secondo livello dove è posizionata la cisterna, segnalata da un’apposita struttura loggiata coperta con volta a botte.

Planimetria della Fonte di Bucciano
Disegno di Francesco Fiumalbi

Sotto la loggia vi è lo sportello metallico comunicante con la cisterna vera e propria, internamente intonacata e coperta con una volta a botte. Poco distante si trova una cannella e un elemento metallico, una sorta di perno dove agganciare i recipienti da riempire con l’acqua. A differenza delle fonti intorno alla città di San Miniato, l’acqua deve essere molto meno dura, ovvero contenente meno sali, in particolare bicarbonato di calcio: non si registrano, infatti, i consistenti depositi calcarei che caratterizzano Fonti alle Fate, Fonti di Pancole o Fontidi San Carlo.
L’acqua arriva alla cisterna proveniente da un piccolo condotto che sbuca sulla parete destra della vasca. Da qui, a cascata, un tempo l’acqua andava a riempire i lavatoi e, successivamente, l’abbeveratoio che doveva essere lungo la strada, ma di cui oggi non ne rimane traccia.

Fonte di Bucciano
Foto di Francesco Fiumalbi

Non sappiamo a quale epoca risalga lo sfruttamento di questa sorgente. Il primo documento che attesta la presenza di una fonte è la Carta del Popolo di San Regolo a Bucciano della fine del ‘500 (1). In questo elaborato grafico, redatto dai Capitani di Parte Guelfa, è segnato un edificio in adiacenza a quella che ha tutta l’aria di essere una vasca. Al di sopra troviamo la dicitura “Fonte di Buciano”, che sembra appartenere a quello che verrà chiamato “Podere Acquabuona”. La struttura appare presente, nella collocazione attuale, nelle carte del Catasto del Granducato di Toscana (“Catasto Leopoldino”), e nelle vicinanze troviamo per la prima volta il già citato caseggiato denominato “Podere Acquabuona”. Il toponimo non è sicuramente casuale e su quel versante collinare dovevano esservi numerose “vene” d’acqua che potevano essere facilmente sfruttabili.

Pianta del Popolo di San Regolo a Bucciano, anni 1580-1595
Carte dei Capitani di Parte Guelfa, c. 692
Rielaborazione schematica

Sicuramente una struttura pubblica di raccolta atta a garantire l’approvvigionamento idrico per la popolazione di Bucciano e dintorni doveva essere presente al 1831, quando gli abitanti chiesero interventi da parte dell’amministrazione comunale per restaurare la fonte e aumentarne la portata, anche se lavori più consistenti furono eseguiti nel 1860, quando realizzati i “loggi nel condotto per circa tre metri” (2). I problemi di approvvigionamento non furono affatto risolti, perché al problema relativo alla portata si affiancò il problema igienico: nel 1865 furono richiesti nuovi interventi per il risanamento della fonte, la cui acqua aveva propagato diverse malattie fra gli abitanti (3).

Fonte di Bucciano, lavatoi
Foto di Francesco Fiumalbi

I lavori di risanamento e di sostituzione delle condotte furono eseguiti dalla vicina fattoria di Sassolo (4) e portarono la portata la da 12 a 45 barili al giorno (5). Vista la spesa sostenuta, la Fattoria di Sassolo chiese un indennizzo all’amministrazione comunale; successivamente chiese ed ottenne, nel 1867, di poter usufruire dell’acqua della fonte di poter a condizione che l’acqua venisse sempre aperta al pubblico e nel caso di necessità di prolungamento delle condutture, di acconsentire alla servitù di passaggio nelle proprietà della Fattoria (6). Fu anche nominato un custode, Gaetano Parenti di Bucciano, col compito sorvegliare la struttura ed eseguire le opere di manutenzione che di volta in volta si sarebbero rese necessarie (7). Tuttavia nel 1892 la fonte era di nuovo in una condizione di degrado (8), tuttavia la non potabilità della fonte fu accertata solo nel 1898 a seguito della segnalazione da parte della popolazione (9). L’amministrazione comunale intervenne massicciamente e così fu demolito il lavatoio più piccolo, fu sistemata la pavimentazione circostante, l’ingresso fu chiuso e coperto, e furono restaurati l’abbeveratoio e i lavatoi più grandi tuttora esistenti (10).

Fonte di Bucciano
Foto di Francesco Fiumalbi

Ulteriori proteste da parte della popolazione e conseguenti restauri da parte dell’amministrazione comunale continuarono anche negli anni 1906 (11), 1910 (12), 1912 (13) e 1914 (14). La situazione deve essere continuata in questo modo ancora per diversi anni. Il problema dell’approvvigionamento idrico a Bucciano, nonostante vi fossero anche altri pozzi o gozzi privati (uno di proprietà della chiesa, uno di Carlo Taddei e un altro della famiglia Bertolli (15)), fu risolto soltanto nel secondo dopoguerra, con l’avvento dell’acquedotto pubblico e il consistente calo della popolazione, migrata verso i centri industriali.

Fonte di Bucciano
Foto di Francesco Fiumalbi

Per scoprire le altre fonti...



NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(1) Archivio di Stato di Firenze, Carte dei Capitani di Parte Guelfa, c. 692.
(2) Archivio Storico del Comune di San Miniato (ASCSM), 3097, Delibera n. 164 del 12 novembre 1864, in Fiordispina Delio, Parentini Manuela, “Pozzi, fonti, cisterne e acquedotti”, FM Edizioni, San Miniato, 2010, pag. 64.
(3) ASCSM, F200 S040 UF03, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 64.
(4) ASCSM, F200 S040 UF03, Delibera del Consiglio Comunale n. 300 del 12 novembre 1864, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 64.
(5) ASCSM, F200 S040 UF03, Rapporto dell’Ing. Carlo Bachi, 19 agosto 1865, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 64.
(6) ASCSM, F200 S040 UF03, Delibera n. 50 del 12 agosto 1867 e Delibera n. 68 del 26 ottobre 1867, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 64.
(7) ASCSM, F200 S020 UF001, Delibera della Giunta Comunale n. 94 del 10 luglio 1867, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 65.
(8) ASCSM, F200 S040 UF28, Relazione dell’ingegnere del 31 marzo 1892, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 65.
(9) ASCSM, F200 S132 UF19, “Affari sfogati dal n. 51 al n. 100”, “Perizia n. 76 del 7 gennaio 1898”, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 65.
(10) ASCSM, F200 S020 UF012, Delibera Giunta Comunale n. 122 del 27 agosto 1898, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 65.
(11) ASCSM, F200 S132 UF21, “Affari sfogati dal n. 501 al n. 600”, “Rapporto n. 839 del 9 ottobre 1906, e Delibera della Giunta Comunale 13 ottobre 1906, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 65.
(12) ASCSM, F200 S132 UF22, “Atti sfogati dal n. 1101 al n. 1200”, Nota informativa n. 1171 del 23 giugno 1910, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 65.
(13) ASCSM, F200 S020 UF020, Delibera della Giunta Comunale n. 684 dell’11 settembre 1912, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 65.
(14) ASCSM, F200 S132 UF22, Delibere della Giunta Comunale n. 74 del 12 settembre 1914, n. 140 del 6 ottobre 1914 e n. 154 del 10 ottobre 1914, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 65.
(15) Ibidem.

domenica 19 giugno 2011

LE FONTI DI PANCOLE

di Gionata Giglioli e Francesco Fiumalbi

Interventi correlati:

Negli interventi precedenti abbiamo analizzato due delle tre strutture per l’approvvigionamento idrico presenti nei dintorni di San Miniato: Fonti alle Fate, Fonti San Carlo e Fonti di Pancole. Col presente ci occuperemo proprio di quest’ultima.


Fonti di Pancole, interno

Abbiamo visto che fra il XIII e il XIV secolo la popolazione di San Miniato doveva contare ben 3-4000 persone (1) e perché fosse garantito il rifornimento idrico, specie nei ceti bassi della popolazione, fu necessario costruire le “Fonti”, attorno a sorgenti naturali già conosciute e sfruttate probabilmente già da molto tempo. Ogni struttura doveva servire un “Terziere”.

I Terzieri e le Fonti
Schema di Francesco Fiumalbi
  
Le Fonti di Pancole si trovano al di sotto dell’omonima “contrada” cittadina che ha come nucleo lo slargo urbano costituito da Piazzetta Pancole, praticamente a metà strada fra Piazza Buonaparte (conosciuta in passato come Piazza del Ponticello o Piazza de’Polli) e Piazza XX Settembre (conosciuta anche come Piazza dell’Ospedale o Piazza Santa Caterina).
Per raggiungere oggi l’antica struttura occorre passare da un impervio viottolo pieno di rifiuti di ogni genere. Un tempo non era affatto così; le Fonti di Pancole si trovano lungo quella che un tempo era una strada di accesso dalla pianura verso il capoluogo e che oggi risulta interrotta in più punti. L’attuale via di Pancole, si innesta proprio all’altezza della costruzione con via Fonti che scende giù, attraverso una bellissima vallata, verso La Scala. Sbuca praticamente in via Sanminiatese e prolungandola idealmente conduce fino all’incrocio con la Strada Statale n. 67 Tosco-Romagnola Est. Si trova quindi lungo una di quelle che un tempo erano le strade principali.

 Fonti di Pancole - Video

La struttura, sia per chi proviene da valle che dal centro abitato, appare all’improvviso, seminascosta nella vegetazione. Si tratta di un piccolo edificio in laterizio che si estende per il suo lato più lungo per circa 9 metri e mezzo e presenta un’altezza di circa 5 metri.
Il primo documento rintracciato in cui vengono menzionate le Fonti di Pancole è la descrizione della “Rete stradale Comunitativa”, datata 1776, dove vengono ricordate come “pozzo” a servizio del quartiere di Poggighisi (2). Le Fonti erano dotate di un lavatoio e di un abbeveratoio pubblico (3). Dopo la costruzione della cisterna davanti all’Ospedale in Piazza XX settembre, causa la crescente “sete” di una popolazione in continua crescita, nel 1861 furono disposti dei rilievi delle Fonti di Pancole, delle Fate e di San Carlo al fine di restaurare le strutture rendendole più funzionali, onde evitare la costruzione di nuove cisterne e stanziando la consistente somma di 700,00 lire (4). Interventi di manutenzione di cui, però, non conosciamo l’esito. L’utilizzo delle Fonti deve essere definitivamente venuto meno nel secondo dopoguerra.

Fonti di Pancole
Foto di Francesco Fiumalbi

Il prospetto principale è caratterizzato da due grandi fornici, forse tamponati successivamente. Ai piedi della parte sinistra troviamo un piccolo abbeveratoio (quello citato nei documenti storici?), segno che da queste parti ci si passava con animali, sicuramente anche da soma, percorrendo l’antica via Fonti.
I lavatoi, situati praticamente a ridosso dell’attuale parcheggio oggi sono scomparsi, forse interrati o rimossi proprio durante i lavori per la realizzazione dello spazio di sosta per gli autoveicoli.

L’abbeveratoio delle Fonti di Pancole
Foto di Francesco Fiumalbi

Una volta all’intero, lo spazio è suddiviso in due ambienti, di pianta quadrangolare e coperti da volte a crociera. E’ un luogo davvero suggestivo, sembra di fare un salto indietro nei secoli. Il soffitto, nel punto più alto, è a circa 3 metri dal pavimento
La stanza di ingresso fa da anticamera a quella dove vi è la cisterna vera e propria; abbiamo avuto modo di appurare, con un brivido di paura, che vi è un ambiente, interamente pieno d’acqua anche sotto al sottilissimo solaio della prima camera.

Fonti di Pancole
Schema ricostruttivo: sezione (in alto) e pianta (in basso)
Schema di Francesco Fiumalbi

La cosa fa davvero impressione, perché non sembra assolutamente che il solaio sia sospeso sull’acqua. Sembrerebbe abbastanza stabile, non si registrano particolari vibrazioni, però la struttura è un’unica grande cisterna e non ci è dato da sapere se l’ambiente è sicuro o meno visto che non vi si fa manutenzione da chissà quanto tempo.

Fonti di Pancole, interno

Fonti di Pancole, interno

La profondità dell’acqua è di circa 2,5 metri e vi è anche una scala a pioli per ispezionare la vasca. L’acqua è limpidissima, anche se sulla superficie si notano depositi di polvere.
Il fluido si immette nella cisterna attraverso una “bocca” che si apre sulla condotta in laterizio che proviene direttamente dalla sorgente. Si tratta di un vero e proprio anfratto, che si perde nelle profondità della collina, almeno così pare.

“Bocca” proveniente dalla sorgente

Condotta proveniente dalla sorgente

In conclusione, questa struttura come le altre che abbiamo visto non merita certamente la condizione di abbandono in cui versa. Il tratto Pancole-La Scala sarebbe davvero un percorso da “riqualificare”, una splendida passeggiata nella campagna, da cui gustare viste inedite sulla città di San Miniato. Purtroppo all’esterno le Fonti di Pancole presentano già evidenti segni di dissesto, acuiti dal movimento franoso di quel tratto di versante collinare, per cui ci appelliamo all’Amministrazione Comunale, proprietaria della struttura, perché si proceda ad un intervento di messa in sicurezza in tempi brevi.

Interventi correlati:

NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(1) Ginatempo-Sandri, L’Italia delle città. Il popolamento urbano tra Medioevo e Rinascimento (secoli XIII-XVI), Firenze, Le Lettere, 1990, pp. 107-110, in Salvestrini Francesco, Il Nido dell’Aquila, in Malvolti-Pinto (a cura di), Il Valdarno Inferiore terra di confine nel Medioevo (secoli XI-XV), Olschki, Firenze, 2008, pag.265.
(2) Fiordispina Delio, Parentini Manuela, “Pozzi, fonti, cisterne e acquedotti”, FM Edizioni, San Miniato, 2010, pag. 12.
(3) ACSM, 2943, anno 1776, in Fiordispina-Parentini, Op. Cit., pag. 12.
(4) ACSM, Delibera n. 57 del 18 settembre 1861, in Fiordispina e Parentini, Op. Cit., pag. 19.
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