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mercoledì 14 novembre 2012

PISA - IL MONUMENTO A PIETRO LEOPOLDO DI LUIGI PAMPALONI

di Francesco Fiumalbi


L'area di Piazza Martiri della Libertà a Pisa, un tempo era occupata dal monastero di San Lorenzo,  ceduto poi gratuitamente alla comunità pisana dal "restaurato" Granduca  Ferdinando III nel 1815. Immediatamente si costituì una prima deputazione affinché, al posto del cenobio, trovasse posto un'ampia piazza da destinare al "passeggio". Tuttavia, una serie di vicissitudini imposero, fra il 1826 e il 1828, la costituzione di una nuova deputazione, di cui fece parte Alessandro Gherardesca a cui si deve il progetto planimetrico della sistemazione della piazza (1).
Nel frattempo, nel 1824, Leopoldo II era diventato il nuovo Granduca, succedendo al padre morente. La Toscana, dopo la parentesi napoleonica, fu interessata da un graduale processo di ammodernamento, accompagnato da una vera e propria operazione d’immagine da parte di Ferdinando III e Leopoldo II. La celebrazione dei due granduchi in quanto monarchi illuminati, attenti alle istanze della propria gente, che si tradusse in un avvicinamento simbolico della figura del granduca verso i suoi sudditi-cittadini, attraverso la riproposizione della grande scultura celebrativa. Un’operazione questa, che sembra essere ripresa dalla scultura sacra, dove il contesto spaziale religioso viene sostituito dalla piazza, ovvero il centro della nuova ritualità cittadino-borghese. Un tentativo di instaurare una sorta di venerazione civica collettiva.
Ne sono esempi le statue di Ferdinando III a Livorno in Piazza della Repubblica opera di Francesco Pozzi e ad Arezzo in Piaggia del Murello realizzata da Stefano Ricci. Il figlio Leopoldo II non fu essere da meno: a Livorno in Piazza della Repubblica realizzata da Paolo Emilio Demi (poi sostituita con un’altra di Emilio Santarelli), a Grosseto in Piazza Dante scolpita da Luigi Magi, a Pietrasanta in Piazza del Duomo di Vincenzo Santini, a Larderello in Piazza Leopolda. Infine, fece innalzare la statua al nonno Pietro Leopoldo, a Pisa in Piazza Martiri della Libertà, realizzata da Luigi Pampaloni nel 1833. Dello stesso autore anche la statua a San Miniato in piazza Buonaparte.


Luigi Pampaloni, Monumento a Pietro Leopoldo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi

La nuova deputazione, pubblicò nel 1829 il manifesto di sottoscrizione per la realizzazione della statua a Pietro Leopoldo, di cui si propone il contenuto:

Estratto da Antologia, Giornale di Scienze, Lettere, e Arti, anno IX, vol. XXXV (35), Vieusseux, Firenze, luglio 1829, pp. 171-172.

Statua a Pietro Leopoldo I Gran-Duca IX di Toscana.

La memoria de' Principi i quali ben meritarono della umanità  , è scritta in caratteri, che il tempo non può cancellare, nelle opere loro.
La immortalità  del nome del Gran-Duca Pietro Leopoldo I sembra riposare sicura, maestosa, e di sé sola contenta sul prezioso deposito delle sue leggi , sul quale la mano della giustizia ha già  scritto « Ei visse ai desideri del Popolo, poco: a quel che fece abbastanza: alla memoria del fatto, per sempre ». Quelle Leggi o penali o civili o amministrative che esse siano, formano un titolo di gloria nazionale toscana : onde gli AUGUSTI SUOI SUCCESSORI le reputarono il più bel gioiello del loro reale diadema; e loro mercé, gli avventurati abitatori di questo paese forman pur sempre un popolo unico nella storia , ricco , laborioso, tranquillo, ed esempio di social disciplina.
Ma la gratitudine ha doveri più grandi di quelli che l'ammirazione possa inspirare, e Pisa, la quale in tempo delle miserie pubbliche che angustiavano il suo territorio, eresse a FERDINANDO I una Statua come monumento della sua gratitudine ai benefizi onde quel buon Principe l'avea ricolma, scorgeva in essa un rimprovero, quasi dimenticati avesse i molti, che, se non più grandi, non certamente meno importanti avea conseguiti da Pietro Leopoldo I; né potea riflettere senza rammarico che tutto nelle sue campagne attestasse le liberalità  del Principe, e nulla o in campagna o in città  rammentasse la propria riconoscenza.
Questo sentimento di tutti i cuori pisani bei fatto in essi nascere il desiderio di erigere una statua al Gran-Duca Pietro Leopoldo I, e quel desiderio è cresciuto successivamente a progetto, dopoché gli abbellimenti fatti per opera di zelanti e benemeriti cittadini nella Piazza di Santa Caterina della loro Città, parvero spontaneamente indicare il luogo nel quale dovea essere la Statua inaugurata a quel grande.
Il progetto di una Statua al Gran-Duca Pietro Leopoldo L non può non essere un progetto toscano, qualunque sia il luogo ov'ella si eriga , e i sottoscritti incaricati di vegliarne la esecuzione, lo annunziano come una impresa alla quale tutti i cuori toscani vorranno applaudire.
La Statua sarà  costrutta in marmo : di grandezza oltre il naturale : non equestre : atteggiata e decorata come a pacifico Legislatore si conviene : collocata sopra a gran piedistallo , su i quattro lati del quale saranno in basso-rilievo storiati i fatti reputati i più caratteristici del regno e dell'Amministrazione di quel Gran Principe, colla corta leggenda AL GRAN-DUCA PIETRO LEOPOLDO I QUARANTA ANNI DOPO LA SUA MORTE.
Sarà  fatto della Statua un disegno in litografia, il quale servirà  di frontispizio a un opuscolo a stampa , in cui verranno spiegati i bassi-rilievi, e sarà data una descrizione esatta di tutti gli accessorj del monumento , non meno che il novero dei nomi di tutti quelli, che alla spesa contribuirono. L'opuscolo sarà  a tutti i contribuenti distribuito gratis.
Le firme originali di ciascun contribuente in pie delle copie autenticate del presente Manifesto saranno obbligatorie fin dal momento della loro apposizione ; ma non verrà  il giorno del pagamento delle somme che esprimono, finché il loro coacervato non pareggi la spesa a norma de' contratti da convenir cogli artefici.
Le somme del respettivo contributo saranno pagabili in due rate eguali, l'una entro l'anno 1830, l'altra nel successivo 1831. L'avviso del pagamento e del luogo ove deve essere effettuato sarà trasmesso con firma originale del Segretario della Deputazione incaricata di presiedere a quest'opera.
Pisa, 7 Settembre 1829.

I Deputati
Conte Cav. Giovan Francesco Mastiani Brunacci.
Cav. Professor Giovanni Carmignani.
Avv. Angiolo Minetti.
A. Rosselmini Gualandi Segretario.

Luigi Pampaloni, Monumento a Pietro Leopoldo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi

L'incarico di realizzare il simulacro fu inizialmente conferito allo scultore Lorenzo Bartolini, che tuttavia fu costretto a rinunciare per i numerosi cambiamenti che la commissione aveva proposto per i suoi due bozzetti (2). La deputazione assegnò, quindi, il lavoro a Luigi Pampaloni:

"... udito il grido di celebrità nato in Firenze sulle due statue recentemente scolpite dal sig. Luigi Pampaloni (Filippo Brunelleschi e Arnolfo di Cambio, collocate il 21 giugno del 1830, n.d.r.), in seguito delle istanze dal medesimo avanzate a vari componenti della commissione per essere prescelto all'esecuzione della statua da innalzarsi alla gloriosa memoria del Gran Duca Pietro Leopoldo I, Essi adunati deliberarono all'unanimità di nominarsi ed elleggersi il detto sig. Pampaloni in scultore per la statua della quale si tratta..." (3).

Il contratto fu firmato il 30 giugno 1830 e Luigi Pampaloni preparò un bozzetto in gesso, che nel luglio successivo sottopose al giudizio di numerosi docenti dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, che ne stabilirono l'approvazione. Il 10 agosto 1830, la deputazione adunata approvò all'unanimità il modello e incaricò Alessandro Gherardesca di far fare un disegno da sottoporre al regio censore (4). L'opera fu portata a termine da Luigi Pampaloni, come stabilito dal contratto, dietro il pagamento di 3500 scudi toscani (5).

Luigi Pampaloni, Monumento a Pietro Leopoldo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi

Quella di Pietro Leopoldo è una statua “togata” (cioè “vestita” con la toga), e riprende tale configurazione dalla statuaria antica romana. La caratteristica principale della figura, è la sua dignità, la sua intelligenza, predisposta per l’interesse collettivo, nell’ideale allusione ai fasti degli antichi e alle conquiste degli antichi, sia in campo artistico che in quello intellettuale. Il Granduca ha una spalla e parte del torace scoperti, come nella scultura aretina realizzata da Stefano Ricci nel 1822, e raffigurante Ferdinando III. Tuttavia il significato di ideale intellettuale quale far tendere il sovrano illuminato, è ben rimarcato dal bastone del comando che, attraverso la mano destra, è appoggiato sui volumi contenenti le leggi. Aspetto questo, ulteriormente sottolineato dai bassorilievi incastonati nel basamento (disegnato da Alessandro Gherardesca), realizzati da Emilio Santarelli e da Temistocle Guerrazzi e allusivi all'attenzione per l'agricoltura, al commercio e per le arti (6).

Emilio Santarelli, Istituzioni agricole, bassorilievo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi


Temistocle Guerrazzi, Protezione delle arti, bassorilievo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi


Temistocle Guerrazzi, Saggi provvedimenti sul libero commercio, bassorilievo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi

Luigi Pampaloni, Monumento a Pietro Leopoldo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi

Luigi Pampaloni, Monumento a Pietro Leopoldo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi



RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICI:
(1) http://www.sbappsae-pi.beniculturali.it/index.php?it/271/la-creazione-di-piazza-santa-caterina
(2) Archivio di Stato di Pisa, Comune di Pisa, F., f. n. 92, f. 578, Adunanza del 29 aprile 1830; cfr. E. Marconi, La statua di Leopoldo II in San Miniato ed altri monumenti di Luigi Pampaloni, in Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, n. 75, 2008, p. 133, n. 19.
(3) Archivio di Stato di Pisa, Comune di Pisa, F., f. n. 92, f. 578, Adunanza del 24 maggio 1830; cfr. E. Marconi, La statua di Leopoldo II... cit., p. 133, n. 20.
(4) Archivio di Stato di Pisa, Comune di Pisa, F., f. n. 92, f. 578, Adunanza del 10 agosto 1830; cfr. E. Marconi, La statua di Leopoldo II... cit., p. 133, n. 21.
(5) Archivio di Stato di Pisa, Comune di Pisa, F., f. n. 92, f. 578, Prospetto storico ed economico 1834, p. 5; cfr. E. Marconi, La statua di Leopoldo II... cit., p. 133, n. 20.
(6) E. Marconi, La statua di Leopoldo II... cit., pp. 134-135; S. Renzoni, La scultura, in L'immagine immutata. Le arti a Pisa nell'Ottocento (a cura di R. P. Ciardi), Pacini Editore, Pisa, 1998, p. 87; A. Gherardesca, Monumento a Pietro Leopoldo I Granduca di Toscana eretto in Pisa. Pubblicato per cura di Alessandro Gherardesca, Pisa, 1833.

domenica 4 marzo 2012

BASETTONE (quarta parte) – Inaugurazione del Canapone

di Anna Orsi

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Dopo aver analizzato gli aspetti stilistico, storico e contrattuale della statua di Leopoldo II in Piazza Buonaparte a San Miniato, si propone il discorso che Pietro Bagnoli (presidente della deputazione per l’erezione della statua, nonché precettore del Granduca) pronunciò nell’evento inaugurale. Il discorso fu trascritto e stampato presso la tipografia granducale nel 1843, a pochi mesi di distanza dall’inaugurazione della statua tenutasi il 7 agosto 1843.
Oltre all’edizione originale, l’allocuzione di Pietro Bagnoli fu ristampata all’interno della pubblicazione Piazza Bonaparte, letteratura, cronaca, folklore, Edizioni dell’Orcio d’Oro, 1976, contenente anche bellissime incisioni di Giuseppe Fontanelli “Bissietta”, Dilvo Lotti, Franco Giannoni, Sauro Mori, Giorgio Giolli e Pietro Marchesi “Tropei”.


Poiché tra voi, onorati Concittadini, eletto fui a venerare il primo colla lingua e col cuore l'Augusta Immagine di LEOPOLDO SECONDO nella patria vostra dedicata, l'animo mio da natural forza tratto, e di dolce compiacenza compreso, di subito indietro si rivolse a richiamare dai trapassati tempi le più soavi immagini, e le care ed onorate memorie, le quali, non senza spargere dei novelli fiori l'altissimo Tema, e delle nascenti grazie ornarlo, e le primizie di gloria nel suo cominciamento recarli, sono mia delizia e conforto e decoro. Altissimo Tema, che in quel che la mente di umil dicitore a profondo rispetto piega, e a ben trattarlo sgomenta, pur nel tempo stesso con una grata rimembranza lo erige e lo affida, quale quella è di avere egli la prima Aurora veduto nascere del giorno, che ora di fulgidissima luce risplende.
Io dunque, ah! siami concesso di dirlo! io designato a formare coi primi rudimenti delle Lettere, e delle Arti che all'Umanità appartengono la mente ornare ed il cuore di sì gran Principe nella sua adolescenza, ora io qui, in dì solenne, e tra concorso di numerosa rispettabile, e di ogni parte accorsa uditrice gente, Lui come Padre della Patria, e nostro benefattore, e Nume tutelare, a benedire nella presente Immagine destinato era!
O Mente superna degli umani avvenimenti moderatrice!
Si là ricorre l'animo, Uditori, ove l'indole rintraccia prenunzia di età di munificenze, e di spirito elevato e magnanimo, ove i preludj di alte concepite ed avverate speranze, ed alacrità, e prontezza d'ingegno, ed affetto al Vero, al Bello, all'onesto, ed avversione al turpe e all'indecoro, e con preveniente senno esimia bontà di cuore: Virtù che nascenti vidi, e crescenti sull'Istro, sulla Salza, nella Capitale della Pannonia, e sul Meno, ed ora adulte, frutti ubertosissimi le vedo tra Noi produrre di beneficenze, e di universale utilità e decoro. Questi i novelli fiori, queste le primizie sono di gloria che all'altissimo Tema nel cominciamento io reco.

Statua di Leopoldo II “Canapone”
San Miniato, Piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

Inclito Germe di Arbore vittoriosa imperiale!
Sotto Italo cielo trapiantato in fecondo suolo Toscano ed in vegeta pianta indigeno e nativo per due Generazioni cresciuto; e già la terza in tre florenti Germogli ne vige, rami vegeti e sorgenti onde la Real Pianta è munita, cui sotto il velo delle amate fronde la Toscana in pace ed in gaudio si riposa, e la presente età e le future si affidano, e l'amore dei popoli, vera stabilità dei troni, si consolida!
Felicissima Generatrice! di cui le gemme, le perle, le più care gioje i Figli sono, e sua ricreazione e pensier suo l'affetto amato Consorte, e la cura di sì cari e preziosi pegni, di se stessa ornata, ammirata, e benedetta di figli alla patria donatrice, tutta nella reale sua maestà senza fasto raccolta; nostro bei decoro, dono del Real Sebeto, e vanto dell'Arno.
Felicissimo sposo per sì rara Compagna! e per ricchezza di Prole, e per concordia di Famiglia di due gran rivi di Partenopeo sangue e di Sassone commista!
Felicissima Toscana che in tali stelle hai le tue sorti fisse!
E tu felice, o mia Patria, che di sì benigni Lumi la in te riflessa luce accogli, ed i fausti influssi ne risenti; e qui presente la mano paterna contempli e veneri, giusta dispensiera del comun bene e del tuo speciale, per cui, monumento di eterna riconoscenza, questa scolpita Immagine ponesti, che più perenne ancora porti nel cuore impresa!
Gentilizio e ripetuto Nome nell'Augusta Austriaca Famiglia è quello di LEOPOLDO, Nome Augurale ed in se consecrato da quel Santo, che di Lei è decoro, ornamento in terra, e salutar presidio in cielo, dalla cui invocazione auspicio prende oggi questo nostro atto solenne. Nome che quel Grande portò, che colle Leggi, e l'Agricoltura istituita, e l'ordine e il Ministero civile, rigenerò la Toscana, e Stato di nazione e di Patria le diede. Di cui discendente, e del ben amato FERDINANDO figlio, il felice Imperante, col nome i gran fatti rinnuova e gli estende.

Statua di Leopoldo II “Canapone”
San Miniato, Piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

Si, Uditori, a grande estensione i fatti ne dilata. Ed ove la mente a se li richiami, verranno i facili pensieri, o essa non men rapida ed a giungere veloce, si porterà ai tempi, ai luoghi, e li vedrà presenti.
Quà sciolti legami ai traffici di oggetti alla vita necessarj. Là ponti e strade alla rapidità dei muovimenti aperte. Quà arti nuove introdotte. Là sacri templi e pubblici edifici restaurati ed ornati. Altrove paludi in campi converse.
Scesero nella Gracia, e sulle vaste sponde del Tirreno le antiche Colonie dell'Asia, portando e dall'Indie e dalla Fenicia e dall'Egitto Leggi e costumi e religiosi riti all'Europa allora selvaggia, e la  Civiltà introducendo, nella quale contemporanei, se non per avventura anteriori ai Greci furono gli Etruschi; e le Città grandi e popolose, e di salde mura cinte, e di merci abondevoli sorsero, e di forze in guerra, e di agi e comodi e ornamenti in pace feconde, già delle città nostre antiche progenitrici, e della stessa madre figlie, le quali ora scheletri, e sepolto ossame giacciono: l'erba e la arena le ricopre. E maestro furono di civiltà a Roma e di grandezza, e d'istituti e di arti e di scienza, e di Religione e di Leggi. Imbarbarirono i tempi ed i floridi campi alle fetide acque, e le salubri spiaggie ai sozzi e mortiferi morbi andarono soggette, e spopolate e deserte rimasero, sepolcro della nostra più splendida antica progenie. Interrotte e sommerse le Romane vie cessarono, i fiumi in paludi stagnarono.
Concetto di provida mente e benefica fu quello di rigenerarle, di grande e magnanima quello fu di mandarne ad esecuzione l'impresa.
Chi cose grandi non vede? Quasi novella Tiro nel littorale toscano Labrone si estende, che le città sorelle, risorgenti, ed una vasta regione opulenta, e di ricchezze di mare e di terra abondante alla madre comune la Toscana, restituita richiama.

Statua di Leopoldo II “Canapone”
San Miniato, Piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

Quindi tolte al solitario e privato, e date al frequente e pubblico giudizio furono le ragioni degli uomini, e le colpe, e i delitti, e le accuse e le difese commesse; e le cause ad agitarsi affidate.
Tiene la Vergine Astrea le bilance nel foro alla vista di tutti esposte, e libra e pesa i civili diritti. E la severa Nemesi nuda la spada della giustizia inalza, e i ceppi e le catene e le verghe visibili mostra a chi delinque, e in cui cader deggiono. Dicèa collo scettro alla mano, e il serto reale in fronte siede custode e vindice delle Leggi. Risuona alle circostanti orecchie la forense eloquenza, suada, presaga, e quasi del retto giudicare mallevadrice.
Mentre integerrimo e sapientissimo Magistrato ascolta, e giudica, e delle vittrici ragioni ministra al decisivo voto la mano incorrotta distende.
Sotto consiliare tutela poste sono le famiglie.
A tanti obietti, e ad estensione così ampliata delle operazioni dello spirito umano, accresciuto dotato ed esteso fu il Magistero della Pisana Sapienza, e dell'Italiana Attica l'Ateneo ingrandito da equipararsi e non cedere a veruno dei sommi e cospicui in Europa.
Di grande e magnanimo Imperante, ed insieme di gran Padre della Patria, opere son queste di ammirazione degne e di lode.
Voce di dolce corda in bel concerto di virtù è la lode, e soave armonia rende il suono degli encomj. Ma delle lodi schive sen vanno le anime grandi, e più che elogio di esperto dicitore sono le opere loro. Che dir potrei? Di quale ammanto rivestirle? Di quai fregi ornarle? Più per se stesse splendono, né suono di parole, né chiaro lume di orazione può loro accostarsi, che vinto non sia dalla muta eloquenza del solo mostrarsi di esse, come le minori stelle assorbite vengono dal comparire del Sole.

Statua di Leopoldo II “Canapone”
San Miniato, Piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

Incerto l'animo tra il dir troppo che non dispiaccia, e il poco che sia ripreso, né il freno abbastanza del favellare scioglie, né lo rattiene.
Ma non dirò io dei Congressi dei Sapienti in Toscana? Opera più d'Istorico che di Oratore è questa: ed a grande istoria LEOPOLDO SECONDO appartiene. Pur ne toccherò i sommi capi.
Fù da spontaneo unanime consenso della dotta Europa Pisa eletta alla prima adunanza.
Due grandi avvenimenti insieme trovaronsi ad un tempo istesso per la gran via dei secoli. L'Inaugurazione del Simulacro del gran Galileo nella Casa della Pisana Sapienza, e l'Adunanza dei Dotti nella medesima. Vi s'incontrò la mente del Magnanimo, e quindi duplice la Festa, munifica l'accoglienza, liberale e regia l'ospitalità; e memorabile fu l'epoca che nella parete della Sala della Sapienza ad ogni posterità della prima Italica Adunanza segnossi.
Non più oltre mi trattengo che a cose maggiori la terza Adunanza mi richiama.
Una Festa dei più bei tempi di Atene era Firenze tutta in quei giorni.
Da quel gran Tempio ove fu cantato: Vieni, Spirito Creatore, visita le menti de' tuoi, empi di superna grazia i petti che tu creasti! Tempio, in cui alle celesti invocate ispirazioni quelle si aggiungono che eccitate sono dalla vista dei Simulacri dei Sommi, di cui le tombe favellano agli intelletti; da quel Tempio alla vasta Sala di patrie glorie istoriata, dove tra innumerevoli concorso, e Regia presenza, tenuta fu l'apertura degli scentifici congressi, e da quella alla Tribuna del gran Galileo, non era che un passare di meraviglia in meraviglia per lungo andito che chiuso come tra mura di un solo palazzo, gran parte di città traversando ad ogni passo arrestato avrebbe alla contemplazione il numeroso Seguito, se non fosse qual fiume trascorso: andava il piede, indietro rimaneva l'occhio e il cuore per Civica e Real Galleria, e tra prodigi di arte passando. Giunsero in regio Museo di oggetti di ogni sorte dei regni di Natura in ordine contenuti, ed ivi ebbero i Sapienti alle radunate loro e stanze comode, e per ogni sezione distribuite in un solo edificio.
Ma Santuario del luogo è la gran Tribuna. La venerazione che ispira sentire più si può che colle parole esprimere. Dritto il Simulacro in piedi colla fronte volta e fissa nell'alto, pare che i mondi tutti comprenda. Arco al venerando capo, e cerchio al tergo fa la tribuna delle opere di lui più insigni e delle immagini, che gli fan corteggio, dei suoi più segnalati discepoli dipinta. Sonovi intorno posti in vista gli strumenti istessi, prezioso avanzo, ed oggetti di ammirazione e di religioso rispetto, con cui le grandi scoperte fece, e fondò la vera Filosofia quel divino ingegno.
Qui fù che la Sapienza Europea gli piegò la fronte.

Particolare della ringhiera in ghisa
San Miniato, Piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

In Pisa sedente Maestro col terrestre globo alla mano, meditando che in se si volge; qui eretto contemplante l'universo; là terreno, e qua divino Filosofo, e come Nume fu venerato.
Tale l'animo generoso di LEOPOLDO SECONDO lo pose e nella memoria superstite alla morte restaurò quanto per la verità quel santo petto sostenne, ed in Lui e con esso la fama ed il vanto della Toscana mise in Apoteosi.
Chi dirà l'aspetto di Firenze in quei giorni? Taccio le solite e ben adorne pubbliche e private fabbriche. Chi la frequenza delle genti, il moto, le ospitali accoglienze? L'incontrarsi dei Sapienti, il conoscersi e stringersi per mano delle persone di cui conoscevansi i nomi? L'ordine delle adunanze? L'accorrervi, il sedervi non raro della Sovranità in privato, ammirabile quanto in regia maestà sul trono? Che gli aperti e di accesso liberi stabilimenti, istituti, biblioteche, gallerie, ed opere di arti frequenti in Firenze, ed ammirabili a vedersi? Le culte ed onorate conversazioni in designato Palazzo? I signorili inviti nei vacanti giorni ai privati Giardini, ai sollazzi e diporti campestri? All'alta cortesia di terra corrispondeva una serenità di cielo, che ilarizzava i cuori. Tutte le cose sotto la maestra mano andavano concordi. Le mense rammemoravano gli orti Esperidi, ed i conviti dei Numi fino al favoleggiato in cielo alle nozze di Ebe e di Alcide. Colle acclamazioni incessanti, e l'ammirazione, e gli stupori compagni per via, e permanenti nelle patrie loro, se ne andarono i Sapienti.
Ora tutto, o miei Concittadini, alla patria nostra mi volgo, Posta in sito, che due gran valli dell'Elsa e dell'Evola, e parte di quella dell'Era e due catene di colline le Pisane, e le Senesi unisce, situata in colle di mezzo a misura tra Firenze e Pisa, e cui le principali città della Toscana, e Lucca compresa, intorno come giro al centro si volgono e con Livorno da un lato e Siena dall'altro, e che apre diagonalmente una via, la brevissima dalla Capitale alla rigenerata marittima regione, ha un circondario colto tutto e fiorente di popolose Terre e Castella e Casolari, e Ville, e Agenzie di gran possidenti, e spezzati e divisi possessi, che in non maggiore estensione di dodici ragguagliate miglia per ogni raggio, popolazione comprende di poco meno che intere cento trenta mila anime.
Con tanti comodi, perocchè al centro ogni parte è vicina, che al punto di mezzo accedono, mosse la giustizia e sapienza dell'Ottimo Padre comune a destinarla in sede di Tribunal Collegiale.
Avventuroso fatto, ed alla collina benetìco, che più che la pianura la quale di comodità naturali è fornita, d'uopo ha della mano paterna adjutrice per utile dei figli non tanto, quanto della madre Terra insieme, di vallate composta e quindi di montuose alture frequente, che generatrici sono e custodi del prezioso frutto di Pallade, e dei migliori vigneti e delle squisite poma, albergo di salute e di lucidi e chiari ingegni non scarse produttrici.

San Miniato, Piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

Né dignità le manca. Di remota origine, per Longobardica residenza già nobil castello di merlata corona decorato, e di magnatizia vicenda con Firenze congiunto, nel suo dominio l'importante Borgo di S. Genesio nell'adiacente pianura posto, di cui molti e gravi fatti la storia riferisce, che fù per fazioni di tempi distrutto, signoreggiava. Ed autonomo governarsi, Ghibellino di parte, dal magno Ottone, e dai seguaci Svevi Imperatori favoreggiato; i quali la residenza vi posero dei loro Vicarj da sostenere i Cesarei diritti e le cause trattare d'Impero in Toscana ed in Italia, onde la denominazione = al Tedesco = dal frequente dirsi al Tedesco, cioè al Giudice Tedesco, contrasse.
E la Fortezza, propugnacolo, e delle ragioni dei Cesarei sostegno di sito e di murale recinto in quei tempi inespugnabile vi posero, da contenere i prigioni di Stato ed i contumaci agl'Imperiali editti, a cui la Rocca Federigo II aggiunse da lui denominata.
Officio di grande importanza in Italia era quello, per nove continui Vicarj, di regio sangue alcuni, qui sostenuto.
Accennerò le inclite famiglie di origine e di patria nostre: Borromei, Bonincontri, Mangiadori, Bonaparte. E furono altre, che nei tranquilli tempi del Principato andarono ad abitare nella capitale e pur ora di nome e di facoltà vi fioriscono. E se dalle madri la patia delle famiglie si ripete, di Madre Samminiatese la Sforzesca provenne; e quel Francesco vi nacque che per valore e per militare scienza giunse a dominare il Ducato di Milano.
Né tacerei se non temessi di troppo in lungo estendermi, le provvidenze, e gl'istituti e sacri e civili dai nostri predecessori in quei tempi fondati.
Quindi l'augusta inclita Donna Austriaca Maria Maddalena Gran-Duchessa, con mente saggia e provvido consiglio al Gran-Ducato rendendo una cospicua parte dello Stato da estera acclesiastica autorità governata dichiarò città il nobil castello, e di sacro Presule, e d'infula sacra lo decorò; benefizio per cui la gloriosa memoria ne è presso di noi in eterna benedizione.
A quello ora si aggiunse l'altro benefizio del provvido LEOPOLDO del collocatovi Collegio dei Giudici. E con pari prudente consiglio vi aveva pure innanzi l'Augusto di Lui Genitore poste le RR. Scuole. E fuvvi in ultimo aperta una Cassa di Risparmio di prima classe, la seconda delle filiali in Toscana, che con prospero successo all'utile ed all'onesto proficua vantaggia.
Quanti a sì gran benefattrice Sovrana Famiglia non dovranno essere i nostri tributi di riconoscenza e di affetto? i rendimenti di grazie? la memoria dei  benefizi in noi, nella discendenza dei nostri in perpetuo conservata?
Ed oh! credo che i trapassati ancora con noi saranno a tanto debito congiunti.
Anime illustri, cittadine ora di una patria, a cui presenti i luoghi tutti, e le genti sottoposte sono agli occhi vostri, i quali veggono nell'eterno giorno; e che delle terre, che per nascita, o per grata dimora nel pellegrinaggio vostro mortale care vi furono, ed ospitali, dolce e fedele la rimembranza serbate e l'affetto, che nella gloria si perfeziona, a voi mi rivolgo.

Statua di Leopoldo II “Canapone”, stemma comunale
San Miniato, Piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

O grande, e ben seguito esemplare, Magnifico Lorenzo, che qui col maestro Marsilio, e col nostro Mercati Seniore, e col Serafico Morali alle Platoniche disputazioni sedesti!
O Lorenzo Bonincontri già maestro del Pontano, e Storico Poeta, e insigne Filosofo, che col tuo Manilio illustrato le prime traccie apristi alla retta via per cui sciolta dalle vane fole, e dai sogni degli astrologi, al gran Galileo l'Astronomia si condusse!
O Mercati minore, primo istitutore della scienza dei metalli, e descrittore dei Romani Obelischi! O delle sacre e civili leggi! Ansaldi, Spadalonga, Bonaparti e della Teologia Migliorati e cultori e propagatori insigni! E quanti non direi?
O voi incliti, e Voi tutti, o miei trapassati, assistete a noi che stendiamo a questo Palladio di nostra salute e prosperità le braccia.
Questa è la nostra preghiera: Vivano felici tutti sotto sì benefico padre, e di ogni bene forniti e comodi. E come per varj uffici, varie membra concorrono al bene del corpo intero, così altra parte col commercio, e l'industria, altra con le Arti belle e coi lavori, altra colle vigili cure ministre di frutti alla sua terra si adoperi, e tutte insieme al ben comune conferiscano.
Noi al retto giudicare amplissimo, ornatissimo al dire, ed agli studj delle buone Lettere, con cui congiunti vanno i politi e probi costumi, attissimo luogo apprestiamo e puro cielo e tranquillo aere, e viver quieto e da strepiti remoto.
Tutti e singoli concorriamo al bene universo; tutti il Padre benediciamo, tutti sopra di Lui, e dell'Augusta Sposa sua, e Famiglia le celesti prosperità invochiamo.
Voi numerosa e nobile Udienza con tali voti con noi vi unite, che tutti sotto un padre in una famiglia viviamo.
Unanimi acclamiamo alla solennità di questo giorno:
E tu, o mia Patria, coi cuori di tutti lieta esulta, e questo, il faustissimo de' tuoi giorni, segna con auree note; ed i presenti padri ai futuri, e quelli ai figli ed ai nipoti, e a chi verrà da quelli lo rammentino. È questa di oggi una tua Festa simile alle Olimpiche dell'antica Grecia, che i cantici di un Pindaro, e la voce di un acclamato Erodoto, che non di storia, ma di sì fatto argomento leggesse, richiedeva, non quella di stanco e debole dicitore, che la penna e lo stile ai piedi di questo Simulacro, depone, ammira, e tace.


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sabato 28 gennaio 2012

BASETTONE (terza parte) - Il contratto per Canapone

di Francesco Fiumalbi

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Nelle prime due parti abbiamo trattato del contesto storico entro cui va formandosi una nuova fase della scultura celebrativa in Toscana. Abbiamo parlato anche dei motivi per cui fu eretta la statua di Leopoldo II, detto “Canapone”, della figura chiave di Pietro Bagnoli e dello scultore neoclassico Luigi Pampaloni. Adesso analizzeremo un importante documento conservato presso l’Archivio Storico del Comune di San Miniato, quello che oggi potremmo definire come il “contratto d’appalto” per l’erezione della statua.

Statua di Leopoldo II “Canapone”
San Miniato, Piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

Il documento è datato 20 dicembre 1838, cioè a quattro mesi e mezzo di distanza dal motuproprio del Granduca Leopoldo II di cui abbiamo trattato nella seconda parte. Si tratta di una sorta di contratto d’appalto fra Pietro Bagnoli, presidente della Deputazione per l’erezione della statua, il Podestà Alberto Mantelli, Mons. Torello Pierazzi, Vescovo di San Miniato, e lo scultore Luigi Pampaloni.
L’incarico, come detto, venne affidato a Luigi Pampaloni, e nel documento vennero stabiliti i termini di pagamento: la deputazione, grazie anche ad una sottoscrizione popolare, si impegnava a pagare lo scultore, mentre il Vescovo Torello Pierazzi si impegnava a pagare il trasporto della statua dalla bottega del Pampaloni fino a San Miniato.

LEOPOLDO SECUNDO / MAGNO / ETRURIAE / DUCI / MINIATENSES
Statua di Leopoldo II “Canapone”
San Miniato, Piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

La statua sarebbe dovuta costare ben 1600 scudi, pari a 6720 fiorini. Essendo uno “scudo” o “francescone” pari a 5,60 lire italiane al momento del passaggio alla moneta nazionale, la statua sarebbe costata circa 9000 lire, che rivalutate al 2010 (con coeff. di rivalutazione pari a 8.710,5854 (1)) sono oltre 78 mln di lire, pari a poco più di 40.000 euro di oggi.

AD OMENM / POSTERITATEM / GRATIA ANIMI / MONUMENTUM / P. A. D. MDCCCXLI.IJI
Statua di Leopoldo II “Canapone”
San Miniato, Piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

Nel contratto, oltre agli aspetti legati alle dimensioni, venneroo anche stabilite le caratteristiche estetiche che avrebbe dovuto avere la statua.
Il termine della consegna fu fissato in 30 mesi, ovvero per il giugno 1841. In realtà la statua fu inaugurata solo nel 1843, con oltre due anni di ritardo: non sappiamo se le cause siano da attribuirsi allo sculture o alle difficoltà nel reperire i fondi sufficienti per i pagamenti da parte della deputazione.

JUDICIALI / COLLEGIO / AUCTA CIVITATE / VOTI / COMPOTES

Statua di Leopoldo II “Canapone”
San Miniato, Piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

Di seguito riportiamo la trascrizione del prezioso documento conservato presso l’Archivio Storico del Comune di San Miniato (2):

Documento consegnato dall’Ill.mo e Rev.mo Monsignore Torello Pierazzi Vescovo di S. Miniato il dì 4 maggio 1841 al Pres. Dott. Lottini ad oggetto che Egli ne facesse il conveniente uso nella Seduta generale al dì 7 maggio 1841 da farsi nella Sala Comunitativa.

A dì venti decembre 1838 in S. Miniato

Per la presente benché privata scritta da valere e tenere come la se fosse un solenne Istrumento rogato di mano di Notaro Pubblico Fiorentino sia noto e concluso ugualmente; volendo gli infrascritti Sig.ri Deputati in nome e già interesse della Popolazione tutta della Città, già Comune di San Miniato provvedere alla erezione nella Città medesima di una statua di marmo che rappresenti l’Augusta Persona di S. A. I. e R. Leopoldo II in omaggio e gratitudine pe il segnalato Benefizio della mentovata A. I. e R.  compatita ai Samminiatesi erigendo nella loro Patria un Tribunale Collegiale, hanno concertato col Chiarissimo Sig. Prof. Luigi (il nome Luigi è stato scritto cancellandone uno precedente, n.d.r.) Pampaloni di Firenze Scultore esimio, che appreso cose e condizioni varie.

“Firma” di Luigi Pampaloni
Statua di Leopoldo II, San Miniato
Firma di Luigi Pampaloni

1° Il predetto Sig. Pampaloni per il di lui merito singolare nell’arte sarà preferito per la esecuzione del lavoro di cui si tratta a tutti gli altri richiedenti, che ottavano (che concorrevano?) benché avevano offerto migliori condizioni.
2° In conseguenza di che il Sig. Prof.re Lodovico (evidentemente si tratta di un errore, n.d.r.) Pampaloni prenominato si obbliga di eseguire il lavoro nel modo che verrà appresso descritto per la somma tassativa prevista di Scudi Fiorentini Milleseicento, pari a Fiorini Seimilasettecentoventi. Dovrà egli eseguire una Statua di marmo Statuario Ravaccione (si tratta del marmo estratto dalla celebre Cava Ravaccione sulle Alpi Apuane, n.d.r.) di un solo pezzo non minore di braccia quattro di altezza dalla pianta dei piedi alla sommità della Statua, quale Statua dovrà esprimere l’Augusta Persona di S. A. I. e R. Leopoldo II Sovrano nostro amatissimo, stante in piede, vestito in attitudine dignitosa, e usi emblemi analoghi al fine per cui il monumento viene innalzato.
3° Dovrà pure eseguire a tutte sue spese una Base decente parimente di marmo di buona qualità quadrittatura proporzionata, (parola illeggibile) di lato a pulimento(?) e non meno alta di braccia tre sopra la quale dovrà essere innalzata la statua sopra descritta.
4° Oltre l’acquisto del marmo, la operazione dei bozzetti, modelli, sbozzatura, pulitura e di tutti i lavori che saranno a pieno suo carico, dovrà il Sig. Prof. Pampaloni recarsi e trattenersi in S. Miniato quanto occorrerà per dirigere la costruzione della Base e l’innalzamento della Statua e fare a tale uopo tutto ciò che occorrerà perché la cosa ottenga convenientemente il suo compimento.

Stemma del Comune di San Miniato
Basamento della statua di Leopoldo II
Foto di Francesco Fiumalbi

5° Qualora il lavoro riuscisse di una grandezza e elevazione superiore alle misure sopra descritte dovrebbe ciò considerarsi come una cosa meramente volontaria posta in opera dal Sig. Pampaloni il quale non verrebbe per questo ad acquistare nessun diritto per un aumento di prezzo sopra la somma come sopra stabilita di scudi fiorentini milleseicento.
6° Dovrà il lavoro essere terminato e collocato nello spazio perentorio di mesi trenta a contare dalla data della presente scritta, e così per lo meno nel mese di giugno milleottocentoquarantuno.
7° Non sarà a carico del Sig. Prof. Pampaloni il trasporto da Firenze a S. Miniato ne della statua ne dei marmi lavorati per costruire la Base restando però Egli obbligato della direzione secondo le regole di arte, tanto per caricare a Firenze tanto per scaricare in S. Miniato la detta statua e i marmi della sua Base.
8° Neppure la costruzione della Base medesima per ciò che è interno e componesi di materiale, dovrà essere a carico del Sig. Prof. Pampaloni incaricato soltanto di darne il disegno e le misure precise e di dirigerne l’esterno collocamento dei marmi che la dovranno incrostare.
9° Le spese di questo trasporto e di questa collocazione di Base non potendo neppure sostenersi dalla Società ne dalla Deputazione rappresentante conviene il sottoscritto Monsignor Torello Pierazzi che siano a tutto suo carico obbligando a tale uopo servi suoi eredi.

Statua di Leopoldo, San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

10° La Deputazione sostenente(?) coi mezzi dei quali ha fornito la Società da essa rappresentata si obbliga di pagare al pregato(?) Luigi Pampaloni la convenuta somma dei scudi milleseicento in quattro rate e nei modi che appresso cioè: scudi dugento appena avrà fornito il modello, scudi trecento appena comincia la sbozzatura del marmo; scudi cinquecento quando pone mano all’ultimo pulimento e scudi seicento alla consegna della statua con Base.
Le quali cose tutte, così di concerto conveniente combinate e stipulate, le parti si obbligano di rispettivamente mantenere e operare nei modi più validi che di ragione.
Fatta in S. Miniato questo dì sud.o alla presenza degli infrascritti(?) testimoni in doppio originale per comodo delle parti.
Torello Pierazzi Vescovo di San Miniato
Cav. Prof. Pietro Bagnoli
(Firma illeggibile) e Sebastiano Prati testimonio
Luigi Pampaloni
Alberto Mantelli podestà(?) di S. Miniato Tedesco

Nel prossimo post parleremo delle celebrazioni avvenute per l’inaugurazione della statua, tenutasi il 7 agosto 1843.


NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Dati dal centro statistico della Camera di Commercio di Cremona,
(2) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Fondo Preunitario, F4549

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