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venerdì 14 agosto 2020

PIAZZA DEL SEMINARIO PRIMA DEL SEMINARIO - FINE XVII SECOLO

di Francesco Fiumalbi
 
Sommario:
IL SEMINARIO: BREVE NOTA STORICO-ARCHITETTONICA
L’ESTIMO TARDOSEICENTESCO
LA PIAZZA DELLA CITTADELLA 1370-1488
LA PIAZZA DELLA CITTADELLA 1488-1704
LE ABITAZIONI ALLA FINE DEL ‘600
IL DETTAGLIO DELL’ESTIMO
NOTE E RIFERIMENTI
 
Piazza del Seminario, ovvero Piazza della Repubblica a San Miniato è uno degli interni urbani più affascinanti che si possano ammirare in Toscana. Come tutte le altre parti della città, anche piazza del Seminario è il risultato di una stratificazione di interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli.
 
La domanda a cui cercheremo di rispondere in questo post è la seguente: come si presentava la piazza prima della costruzione del Seminario?
 
IL SEMINARIO: BREVE NOTA STORICO-ARCHITETTONICA
Il Seminario come lo conosciamo oggi è il risultato di un processo edilizio durato alcuni secoli. Il tutto partì da una abitazione acquistata dal Vescovo Angelo Pichi nel 1650. Successivamente, il Vescovo Michele Cortigiani acquistò altre due abitazioni contermini, che collegò al giardino adiacente la Cattedrale, attraverso un sovrappasso. L'inaugurazione avvenne il 25 novembre del 1685, nel giorno dedicato a Santa Caterina d'Alessandria, a cui fu intitolato il collegio dei seminaristi (01). Circa vent’anni dopo, prese avvio l’intervento promosso dal Vescovo Francesco Poggi, iniziato nel 1704 (02) e concluso nel 1713 (03): il prelato acquistò tutti gli edifici che si affacciavano sulla piazza, lì demolì e costruì il nuovo istituto di formazione per i nuovi sacerdoti che andò a coprire l’intero perimetro della piazza e la sua facciata fu completamente decorata con le pitture di Francesco Chimenti. Altri interventi minori furono realizzati nel corso dell’800. Poi, negli anni ’30 del ‘900 –  durante il ministero episcopale del Vescovo Ugo Giubbi – la sopraelevazione dell’ultimo piano  e altri interventi significativi all’interno: la realizzazione della nuova cappella (con la pala dipinta da Ippolita Gargini Briccola in stile neogiottesco), la sistemazione della biblioteca, i nuovi dormitori, il laboratorio scientifico, etc. Questa, in estrema sintesi, è la storia dell’edificio.
 
Piazza della Repubblica o del Seminario a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi
 
L’ESTIMO TARDOSEICENTESCO
Grazie ai registri dell’Estimo tardoseicentesco, conservati all’Archivio Storico del Comune di San Miniato, possiamo avere un’idea di come doveva presentarsi la piazza alla fine del XVII secolo, ovvero fra l’inaugurazione del Cortigiani (1685) e l’ampliamento del Poggi (1704-1713). L’Estimo era un grande registro dei beni immobili – terreni e fabbricati – su cui veniva pagata la cosiddetta “decima”. Era, né più né meno, un registro catastale. Tale sistema impositivo derivava dalla riforma fiscale operata durante il regime repubblicano di Girolamo Savonarola (1494-1498), che prevedeva la tassazione dei beni immobili e l’esclusione di imposizioni sulle attività produttive, commerciali e finanziarie (04). I beni venivano accampionati in appositi registri, organizzati per “luogo”: nel nostro caso il Comune di San Miniato, che apparteneva giurisdizionalmente al Quartiere di Santo Spirito di Firenze (era un po’ come se il territorio fosse diretta emanazione della città capoluogo). Infatti, nel frontespizio del registro troviamo Estimo di S. Spirito, n. 88, Comune di San Miniato, Podesteria di detto luogo (cioè Podesteria di San Miniato). Come nel moderno catasto, venivano registrati i cambi di proprietà – arroti o volture – e tutto l’estimo era soggetto periodicamente a revisioni e aggiornamenti. Per garantire il corretto e costante aggiornamento, tale prerogativa venne assegnata nel 1560 alla nuova magistratura dei Nove Conservatori. Nel nostro caso il registro non è datato, ma è assegnabile all'ultimo decennio del ‘600.
 
Veduta del Sinodo del 1707
Si nota il fabbricato del Seminario in costruzione
 
LA PIAZZA DELLA CITTADELLA 1370-1488
Dopo la conquista fiorentina del 1370, ma soprattutto dopo i vari tentativi di rivolta (specialmente quelli di Benedetto Mangiadori del 1397), San Miniato divenne un centro parzialmente militarizzato. In particolare, nella sua zona baricentrica, nella sede della Società di Giustizia furono installati gli uffici del Vicario fiorentino (odierna porzione occidentale del Palazzo Vescovile), con gli spazi necessari per ospitare vari ufficiali e un piccolo contingente armato. Fu chiusa al culto la Pieve dei SS. Maria e Genesio (l’attuale Cattedrale), furono abbattuti diversi edifici e venne realizzata un’ampia muraglia difensiva, comprendente tutto il perimetro della piazza. Il tutto venne a costituire una vera e propria fortificazione incuneata nel baricentro cittadino. Per dare un’idea, un documento relativo ad una sentenza del 1443 fu registrato nel Palazzo del Vicario posto nella Rocca di Sotto (05).
Fu così che la zona rimase pressoché militarizzata per circa un secolo, fino ai provvedimenti distensivi del 1488. E’ in questo periodo che la “piazza” principale di San Miniato, l’antica Platea di Santa Maria – così indicata negli Statuti del 1337 (1336), dove si svolgeva il mercato delle granaglie e da non confondere con l’odierna Piazza del Duomo – fu ribattezzata “Piazza della Cittadella”. Il nome deriva proprio dalla sua funzione militare, di presidio intercluso all'interno dello spazio urbano. Questa non è una prerogativa sanminiatese, infatti esistono anche altre “cittadelle” in Toscana. A Pisa, ad esempio, c’è la Cittadella, detta “Cittadella Vecchia” che fu realizzata intorno alla più antica Torre Ghibellina a partire dalla conquista fiorentina del 1406. Nel capoluogo pisano esiste anche la “Cittadella Nuova”, anch'essa realizzata dai Fiorentini a partire dal 1440 e corrispondente all'attuale Giardino Scotto. Anche Empoli aveva la sua “Cittadella” (06). A Siena, la cosiddetta Fortezza Medicea fu realizzata su una precedente struttura militare che veniva chiamata proprio “Cittadella”. Analoghe “cittadelle” le troviamo anche a Pistoia e Lucca.
 
LA PIAZZA DELLA CITTADELLA 1488-1704
A partire dai provvedimenti distensivi del 1488, San Miniato riacquistò una significativa “normalità” cittadina. Venne riaperta al culto la Pieve, venne istituito il Collegio dei Canonici (insediato nell'odierno Episcopio, per cui la sede del Vicario si spostò nell'odierno Miravalle), ma soprattutto venne meno la militarizzazione del baricentro urbano. E’ a partire da questo momento che anche la piazza principale dell’abitato, la “Piazza della Cittadella”, venne ad assumere una connotazione civile, contornata da abitazioni. Purtroppo, non disponiamo di documenti in tal senso, ma è un fatto acclarato che ai sanminiatesi fu consentito di costruire nuove abitazioni affacciate sulla piazza e addossate al circuito difensivo realizzato dopo il 1370. Questa la situazione documentata dall'Estimo tardoseicentesco: una serie di edifici residenziali, caratterizzati da attività commerciali a piano terra. Fu il Vescovo Poggi, agli inizi del ‘700, ad acquistare tutti i fabbricati civili che si affacciavano sulla piazza e che furono demoliti per costruire il nuovo e grande Seminario Vescovile. Dalle planimetrie del Seminario si osserva come ancora oggi la spina dorsale del complesso sia rappresentato da un muro molto spesso, corrispondente al circuito murario difensivo realizzato dopo il 1370. Il resto della costruzione, da un punto di vista compositivo, si presenta omogeneo e organizzato serialmente, per cui gli edifici preesistenti furono demoliti completamente. Il Vescovo, dunque, acquistò dal demanio anche la muraglia difensiva – che venne riutilizzata come dorsale strutturale – ma anche lo spazio della piazza, che ancora oggi appartiene alla Curia sanminiatese.
 
Piazza della Cittadella alla fine del ‘600
Schema di Francesco Fiumalbi
 
LE ABITAZIONI ALLA FINE DEL ‘600
Nell'Estimo tardoseicentesco sono indicate con precisione le abitazioni che si affacciavano sulla Piazza della Cittadella, l’odierna Piazza del Seminario. Sono indicate complessivamente 9 unità immobiliari, di cui 7 abitazioni, un’osteria e 6 botteghe:
- l’Osteria di Antonio di Giuseppe Scala da Milano;
- un’abitazione con bottega del medesimo Antonio Scala da Milano;
- un’ulteriore casa con bottega e annesso terreno edificabile (casalino) dello stesso Antonio Scala da Milano;
- una bottega appartenente agli eredi di Niccolò Tellucci;
- l’abitazione che fu di Giovanni Pasqualetti, acquistata dal Vescovo Cortigiani per ampliare il Seminario;
- una casa di Filippo Bondi gestiva l’osteria a La Scala;
- due abitazioni con botteghe del medesimo Filippo Bondi;
- una casa con bottega degli eredi di Lorenzo Buratti;
 
Sono indicati anche altre proprietà contermini, probabilmente terreni o spazi comunque non edificati, situati nelle vicinanze e indicati nelle descrizioni dei confini:
- beni di Niccolò e Carlo Ansaldi;
- beni di Vincenzo Portigiani;
- beni di Jacopo Roffia;
- beni degli eredi di Maria Mercati;
- beni di Francesco Bettini;
- beni di Giovan Battista Fiamminghi;
- beni degli eredi di Giovanni Piero da Empoli.
 
Non va comunque dimenticato che l’Estimo è incompleto: le famiglie sanminiatesi residenti a Firenze pagavano le tasse a Firenze, anche per quegli immobili che possedevano a San Miniato. Infatti, nell’Estimo sanminiatese non compaiono i principali edifici appartenenti alle famiglie nobiliari, ma solamente quelli di coloro che qui risedevano.
 
IL DETTAGLIO DELL’ESTIMO
Di seguito sono riportate le voci dell’Estimo in cui vengono indicati gli edifici che si affacciavano sulla Piazza della Cittadella:
 
Archivio Storico di San Miniato, 3844, Estimo, c. 96
Alessandro, Anton Mario, Liborio e Giovanni Battista di Niccolò d'Alessandro Tellucci
Campione di S. Miniato 991
Una bottega con una stanza sopra di essa posta in Santo Miniato in Piazza di Cittadella nel Popolo di S. Ginesio e S. Maria di detto luogo, al quale confina a p:mo [primo] detta Piazza 2° Francesco Bondi Oste alla Scala, 3° ms Antonio Scala con Xma [decima granducale] di  6 soldi e denari quattro
 
Archivio Storico di San Miniato, 3844, Estimo, c. 92
Antonio di Giuseppe Scala Milanese
[..]
Arroto 2645, n. 2
Una casa ad uso d'Osteria posta nella Città di S. Miniato in Piazza d.a [detta] di Cittadella nel Popolo di S. Ginesio e Maria di detto luogo alla quale confina a primo una anzi casa di Seminario di S. Miniato, 2° detta Piazza, 3° Cavaliere Niccolò e Carlo Ansaldi, 4° Mura di detta Città di infrascritta con decima di 13 soldi e 10 denari.
 
Arroto 2664, n. 22
Una casa fatta di nuovo con bottega e due stanze sopra posta in S. Miniato in su la Piazza di Cittadella popolo del Duomo alla quale confina il primo Messer Antonio, da due parti le mura castellane e Piazza infrascritta. Decima di soldi 4 e denari 18.
 
Arroto 2665, n. 17
Una casa con bottega et un casalino contiguo posto in S. Miniato in Piazza di Cittadella al popolo di S. Ginesio e Maria di detto luogo. Alle quali casa e casalino confina a primo Piazza, 2° Mr. Antonio Scala comp.re, 3° Mura Castellane, 4° Eredi di Gio. Piero Micheli infra. Decima di soldi 5.
 
Archivio Storico di San Miniato, 3844, Estimo, c. 100
Beni che furono di Giovanni di Francesco di Paquale Pasqualetti passa Seminario da Chierici di S. Miniato. Estimo S. Spirito n. partita a 116 dare a 30 aprile 1703 a 6 cavati da messer Filippo dei Bondi per la partita in…
 
Archivio Storico di San Miniato, 3844, Estimo, c. 120
Ms. Filippo di Filippo di Domenico di Bondo Bondi
Estimo di Santo Spirito n. 908
Una casa da cielo a terra posta nella Città di S. Miniato Popolo di S. Maria alla Cattedrale, et in luogo detto Piazza alla Cittadella et a confini primo Vincenzo Portigiani, 2° Jacopo Antonio Roffia, 3° Piazza, 4° Eredi di Mariano Mercatj
Due casette da cielo a terra con sue botteghe poste in detto Popolo e Piazza di Cittadella a primo Francesco di Domenico Bettinj, 2° Gio. Battista Fiamminghio, 3° Eredi di Gio. Piero di Niccolo da Empolio, 4° Piazza, con decima di 11 soldi e 2 denari di somma.
 
Archivio Storico di San Miniato, 3844, Estimo, c. 120 1/3
Giovanni Maria Caterina e Domenica di Lorenzo di... Buratti
Estimo di Santo Spirito n. 953
Una casa posta in S. Miniato nella piazza di Cittadella consistente in due stanze, cioè una bottega, et una stanza qual bottega non è appigionata.
E perché detta casa, e bottega, non si è trovata decimata si descrive perciò senza decima. Per servirsene p. uso…
Decimata di nuovo per la partita in c. 181 di n. 316. per Arroto 1696, n.82.
 
NOTE E RIFERIMENTI
(01) A. Danti, Vita di Monsignore Michel Carlo Visdomini Cortigiani, Patrizio Fiorentino, Vescovo di Samminiato, poi di Pistoja e di Prato, Stamperia Bernardo Paperini, Firenze, 1736, pp. 49-58.
(02) P. Richetti, Il vescovo Poggi a San Miniato: arte e devozione nel primo Settecento, in La chiesa del SS. Crocifisso a San Miniato, restauro e storia, a cura di M. A. Giusti e D. Matteoni, Umberto Allemandi & C, Torino, 1991, pag. 39.
(03) G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tip. Ristori, San Miniato, 1894, pp. 75-76.
(04) A. Contini, F. Martelli, Catasto, fiscalità e lotta politica nella Toscana nel XVIII secolo, in «Annali di Storia di Firenze», n. II, Firenze, 2007, pp. 150-183: 155-158.
(05) Archivio di Stato di Firenze, Archivio Diplomatico, San Miniato al Tedesco, San Jacopo (Domenicani), 1443, 9 aprile: Sentenza proferita da Francesco del fu ser Michele Tucci da Vinci Giudice ed Assessore di Lorenzo di Niccolino Serigatti Vicario della terra di San Miniato ad istanza di ser Anselmo di ser Giovanni di detta terra, come Procuratore di donna Fiore vedova di Manni di Manetto di detto luogo, e alla presenza di messer Barbaba di messer Jacopo d’Arezzo Giudice ed Assessore del nobile uomo Lorenzo di Antonio Spinelli, colla quale dichiarò che gl’eredi di detto Manni e segnatamente Michele e Giulione suoi figli dovessero pagare la detta donna Fiore in vigore delle disposizioni testamentarie del loro padre la somma di 40 fiorini d’oro per restituzione di dote ed inoltre 20 fiorini d’oro lasciati ad essa a titolo di legato, aggiungendo per la suddetta somma alcuni beni mobili ivi descritti e condannando i detti eredi a tutte le spese etc. Dato in San Miniato nel Palazzo di Residenza di detto Vicario posto nella Rocca di Sotto etc. Rogato Piero del fu Andrea di Ciano da San Miniato Giudice e Notaio. Tomo n. 48, Monasteri, Regio acquisto e particolari, Inventario 1913, 115, cc. 114r-115r.
(06) L. Lazzeri, Storia di Empoli: Con aggiunta di biografie dei più illustri cittadini empolesi, Tip. Monti, Empoli, 1873, pp. 12, 15, 18, 98, 102.

sabato 3 gennaio 2015

NATALE A SAN MINIATO 2014 - PRESENTAZIONE DEL CALENDARIO DELL'AVVENTO

a cura di Francesco Fiumalbi

Nella mattina di sabato 27 dicembre 2014 si è tenuta la presentazione del Calendario dell'Avvento, a cura del comitato Terre di Presepi e dell'Associazione UCAI – Sez. San Miniato. E' stata l'occasione per conoscere le persone che hanno contribuito alla realizzazione di quella che può ben definirsi un'opera d'arte collettiva.

Il Calendario dell'Avvento, realizzato da numerosi artisti utilizzando come supporto l'elegante e monumentale facciata del Seminario Vescovile, è certamente una delle principali novità a San Miniato, per il Natale 2014. Una iniziativa che è nata piano piano, in un continuo crescendo. Infatti ogni giorno è stata “scoperta” una nuova opera, fino alla Vigilia di Natale, quando il Calendario si è mostrato nella sua completezza.


Video della conferenza stampa di presentazione
Sono intervenuti Fabrizio Mandorlini, Luca Macchi e Andrea Mancini
Riprese di Francesco Fiumalbi

Il tema di questo primo Calendario dell'Avvento in salsa sanminiatese è stato: Il Natale nel mondo per una pace tra i popoli.

Questo il programma iconografico:
01 dicembre – Sauro MoriLa stirpe di David
02 dicembre – Lorenzo TerreniI profughi di ogni tempo
03 dicembre – Wilma ChecchiL'Annuncio
04 dicembre – Silvia Giannoni e Patrizia BianconiLa parola. Crocevia dell'umanità
05 dicembre – Luca Macchi – Settanta anni dopo. La guerra tra noi, la strage in duomo
06 dicembre – Alma FrancescaLa memoria. I campi di sterminio
07 dicembre – Wilma ChecchiL'Immacolata
08 dicembre – Silvia Giannoni e Patrizia Bianconi – La parola. Cadono come semi
09 dicembre – Gramoz Mukja AmosCento anni dopo. La prima guerra mondiale
10 dicembre – Silvia Giannoni e Patrizia BianconiLa parola. Sguardi
11 dicembre – Pier Paolo Pernici Speranza per Africa
12 dicembre – Gramoz Mukja AmosSettanta anni dopo. L'uomo durante la seconda guerra mondiale
13 dicembre – Carla BilleriSanta Lucia
14 dicembre – Silvia Giannoni e Patrizia BianconiLa parola. Senza confini
15 dicembre – Lorenzo TerreniBarconi nel mediterraneo
16 dicembre – Rosi De BiasoLa festa della Luce
17 dicembre – Romina GobboMedio Oriente. Speranza in Afghanistan
18 dicembre – Fabio ZorattiIndia, Religiosità nel Gange
19 dicembre – Silvia Giannoni e Patrizia BianconiLa parola. Luce
20 dicembre – Carla BilleriSanta Sofia
21 dicembre – Sauro MoriSan Giuseppe
22 dicembre – Giulio Greco e Sauro MoriAngeli
23 dicembre – Alma FrancescaLa Madonna
24 dicembre – Luca MacchiGesù Bambino

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

venerdì 27 luglio 2012

PIAZZA DEL SEMINARIO, DI GIORNO E DI NOTTE

di Francesco Fiumalbi

Piazza della Repubblica, comunemente detta del Seminario, è l’interno urbano sanminiatese più scenografico e per questo è uno dei luoghi più apprezzati dai turisti e anche dagli stessi sanminiatesi.
E’ un luogo totalizzante, avvolgente, che non si fa mai cogliere nella sua interezza, ma sempre di scorcio, che cattura magneticamente lo sguardo attraverso il ritmo vibrante che caratterizza la trama compositiva della facciata del Seminario. Un microcosmo conchiuso, dalla straordinaria capacità di accogliere, quasi come un ideale abbraccio materno. E’ il centro, l’ombelico, che separa, ed al tempo stesso unisce, la parte di qua con la parte di là di San Miniato, da qualsiasi punto la si guardi.

Piazza del Seminario
Foto di Francesco Fiumalbi

Il ritmo vibrante delle fasce, bianche e rosate, asseconda un’orchestrazione scandita da pieni e vuoti che, partendo da un basamento orizzontale compatto, raggiungono verticalmente il coronamento, alleggerendone la struttura, ed evitando spiacevoli effetti claustrofobici. Durante il giorno è, quindi, un luogo chiuso che non ammette divagazioni e dove soltanto il cielo riesce a penetrarvi. Ma è forse questa chiusura spaziale, in forte contrasto con l’infinità celeste, che suggerisce quel sentimento di pittoresco, dal carattere onirico, scenografico, quasi teatrale: guardando la struttura compositiva del palazzo del Seminario, come non pensare ai palchi di un teatro? Tuttavia è un teatro senza proscenio, dove la scenografia è rappresentata dalla stessa architettura, dalla sua trama, dalle Massime e dai medaglioni che le descrivono. Un luogo dove ciascuno di noi può essere attore e spettatore al tempo stesso.
A questa immagine si affianca quella notturna caratterizzata da una maggiore fluidità spaziale, con il profilo degli edifici che, dolcemente, sfumano verso l’oscurità del cielo. I contorni divengono indeterminati, diminuisce il contrasto fra le tonalità cromatiche, così accese durante il giorno; le ombre non sono più così nette, grazie anche all’illuminazione giallo ocra che smorza i colori e le forme, una sorta di effetto meguilp, quella vernice ambrata composta da mastice e olio, molto usata nei restauri pittorici otto-novecenteschi. Tale colorazione era utilizzata per creare sull’immagine quella patina, quel segno dell’inesorabile scorrere del tempo e della storia, così ricercato da certi aspetti del gusto, a tratti nostalgico, tipico del Romanticismo ottocentesco e, perché no, anche del Neoromanticismo in chiave contemporanea.

Piazza del Seminario
Foto di Francesco Fiumalbi

Nei giorni scorsi, grazie al ciclo di eventi organizzati dalla Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato, Piazza del Seminario ha goduto di una rinnovata illuminazione. Si tratta di una operazione che ha suscitato apprezzamento, gratificando i sanminiatesi e non solo.
Particolare attenzione è stata rivolta alla valorizzazione della facciata del Seminario, accentuandone la geometria compositiva, sottolineando il contrasto cromatico e la verticalità delle fasce bianche e rosate. All’edificio è stato conferito un deciso risalto, in contrapposizione al grigio del ciottolato della pavimentazione e all’azzurro del cielo.

Piazza del Seminario
Foto di Francesco Fiumalbi

E che dire poi, quando la sera si è fatta notte, e la luce del crepuscolo è diventata piena oscurità, quando la facciata del Seminario è apparsa come un elegante abito da sera. Si tratta di un momento in cui alcune caratteristiche propriamente diurne, si fondono con quelle notturne, creando una combinazione nuova, inaspettata. Siamo avidi di queste immagini, e molti vorrebbero vedere la piazza sempre così, vestita a festa; ma se rendiamo quotidiano ciò che è straordinario, non si corre forse il rischio di banalizzarlo, di renderlo ovvio, di farne evaporare la magia? Forse è più incisivo riverberarne il ricordo, attendere il prossimo evento, per tornare a godere e ad apprezzare questo spettacolare paesaggio urbano sanminiatese. E voi che ne pensate? Dite la vostra!

Piazza del Seminario
Foto di Francesco Fiumalbi

domenica 15 luglio 2012

GIUSEPPE LANDI A SAN MINIATO

di Francesco Fiumalbi

A San Miniato capita di fare incontri inaspettati. Merito anche di Luciano Marrucci, che attira a sé eccezionali personalità di ogni tipo.
Giunto in Piazza del Seminario, vedo due figure che stanno dietro ad un cavalletto. Sembrano confabulare; assieme a Luciano Marrucci c’è Giuseppe Landi, livornese graffiante, straordinario pittore in stile macchiaiolo.
Don Luciano lo conosciamo tutti, è un tipo formidabile, ma Landi non è certo da meno! Cappellino da pescatore mimetico a coprire una folta chioma brizzolata; un bel “baffo robusto”, che fa il paio con gli occhiali quasi in punta di naso, come a dire: gli occhiali sono necessari, ma meglio vedere direttamente con gli occhi!

Giuseppe Landi con la sua opera
Foto di Francesco Fiumalbi

Mosso dalla curiosità, ancor prima di porgere un saluto, mi dirigo anch’io dietro al cavalletto e vedo il disegno di uno fra gli scorci più belli di San Miniato. Non è un’immagine qualunque: ha una luce magica, vi assicuro che la fotografia non rende assolutamente giustizia.
Ci presentiamo.
Ancora imbambolato da ciò che stavo vedendo, con un pizzico di timore chiedo: “Quanto tempo ci vuole per fare un quadro come questo?”. Sono stato un po’ avventato e anche un po’ ingenuo, me ne rendo conto un attimo dopo. “Trent’anni” – risponde Landi – “E’ trent’anni che dipingo!”.
1-0 palla al centro.

Giuseppe Landi all’opera
Foto di Francesco Fiumalbi

Decido quindi di mandare avanti Luciano Marrucci. E fra una riflessione su chi abbia scoperto la ruota ed una su chi abbia capito che il fuoco era una cosa importante (non sto scherzando, gli argomenti erano questi!!), parliamo un po’ di Giuseppe Landi e della sua pittura. Egli è l’autore di quei panorami che sono stati pubblicati nella raccolta “Magica Valdegola” (FM Edizioni, 2005) e, ve lo assicuro, col pennello di Landi è magica davvero!
La sua non è propriamente una pittura dal vero. Riesce a cogliere alcuni aspetti (un dettaglio, un’ombra, un colore) che esalta in una maniera straordinaria. Le “macchie” sfumano, si sovrappongono, talvolta fanno anche a cazzotti fra loro. E quello che in dettaglio può sembrare un caos inestricabile, ecco che ad una visione complessiva acquista un senso: quelle che sembravano macchie alla rinfusa ora sono linee, superfici, volumi. Non come una fotografia, molto meglio.
Come dice Landi, Polifemo aveva un occhio solo (riferendosi alla macchina fotografica), mentre noi uomini abbiamo due occhi e possiamo fare molto di più, almeno il doppio! La fotografia fissa un attimo, mentre un quadro ha bisogno di tempo e può raccogliere tutti quegli spunti che si susseguono fra l’inizio e la fine della pittura.

Giuseppe Landi all’opera
Foto di Francesco Fiumalbi

E’ uno spettacolo vedere la velocità e l’abilità con cui Landi mischia i colori sulla tavolozza, ricavandone altri più adatti a quello che vuole rappresentare.
Mi faccio coraggio, ormai il ghiaccio è  rotto. “I colori come fanno a brillare in quel modo?”
Aspetto la risposta dal pittore, invece arriva da Luciano Marrucci: “E’ la “Regola del Pavone”! Le penne colorate del pavone sono bellissime, coloratissime. Se ti avvicini e provi a smuoverle, scopri che le penne che stanno sotto sono nere. E’ il nero di base che le rende così brillanti”. Rimango in silenzio; Landi dà un’ultima pennellata ed esclama: “E’ proprio così!”. In effetti, ci faccio caso solo in quel momento (lo si può vedere nella foto qui sopra), la tavola, nella parte ancora da dipingere, è ricoperta da uno strato di tempera nero.

Giuseppe Landi all’opera
Foto di Francesco Fiumalbi

La conversazione prosegue davanti ad un caffè. Landi lascia tutto apparecchiato in Piazza del Seminario, come se il dipinto dovesse assorbire l’anima del luogo. Quando torniamo, la tavola mi pare ancora più bella. Magica.
Il pittore finisce di dare le ultime pennellate; per ora ha finito, riprenderà il giorno successivo.

Concludo, citando una sua frase riportata nella raccolta “Magica Valdegola” (FM Edizioni, 2005)
Quando dipingo un albero devo proprio pensare che dentro ci può essere un uccellino. Ecco perché i verdi degli alberi sono animati: sono animati perché abitati”.
E allora chissà, se Landi, nella nostra Piazza del Seminario, non si sarà immaginato tutte quelle persone, che nelle varie epoche sono passate di lì: imperatori, papi, vescovi, ma anche i contadini che venivano a San Miniato a vendere i prodotti della terra, i signorotti col panciotto, i seminaristi, le pie donne che salivano verso il Duomo per le funzioni. In effetti ognuno di loro sembra rivivere nelle pietre, nei mattoni, nei colori, così brillanti e pieni di vita, disegnati nella tavola di Giuseppe Landi.

La tavola di Giuseppe Landi
Foto di Francesco Fiumalbi

Landi ha completato il quadro nei giorni seguenti. Il pittore se n’è andato, verso quei lidi a lui molto cari, ma qui a San Miniato ha lasciato qualcosa. La tavola adesso è in vendita da “Pietrone” in Piazza del Seminario. Tutti possono vederla avvicinandosi alla vetrina, ma occhio! Se passa qualcuno e se la compra, non c’è più!

La tavola di Giuseppe Landi in vendita
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