martedì 11 marzo 2014

IL CIGOLI - VENERDI' 14 MARZO 2014 - ORE 21.15

Riprendono le iniziative su Lodovico Cardi detto "Il Cigoli", che di fatto segna l'apertura della XVI Mostra Mercato del Tartufo Marzuolo (Cigoli, 15-16 marzo 2014).

Appuntamento a Cigoli, presso la chiesa di San Rocco, alle ore 21.15. Interverranno:

Fernando Pratichizzo
Il Cigoli e il mal caduco

Giovanni Biondi
La famiglia Cardi-Cigoli nobili sanminiatesi e fiorentini

Manuela Parentini
Le proprietà della famiglia Cardi a Cigoli

domenica 9 marzo 2014

LA "NUOVA" PIAZZA XX SETTEMBRE A SAN MINIATO

di Francesco Fiumalbi

Domenica 9 marzo 2014, una bella mattina per San Miniato! Non soltanto per il tiepido sole, quasi primaverile, ma perché finalmente, dopo mesi di lavoro, è stata inaugurata la “nuova” Piazza XX Settembre (per intenderci Piazza dell'Ospedale o di Santa Caterina).


Piazza XX Settembre, il taglio del nastro
Foto di Francesco Fiumalbi

Prima del taglio del nastro, all'interno della sede dell'Accademia degli Euteleti si è svolta la presentazione dei lavori, alla presenza del Sindaco, della Giunta al completo e di molti Consiglieri di ogni schieramento. Si tratta dell'intervento più significativo per San Miniato, anche in termini economici, che è stato portato in fondo dall'Amministrazione Comunale nell'arco di questo mandato. E questo grazie anche al cofinanziamento della Regione Toscana e al generoso contributo della Fondazione CRSM.
Sono intervenuti quindi l'Ass. al Turismo Giacomo Gozzini, il Pres. della Fondazione CRSM Antonio Guicciardini Salini, il Pres. della CRSM Alessandro Bandini, l'Arch. Riccardo Lorenzi della Soprintendenza di Pisa, e l'Arch. Sandro Saccuti per l'Associazione Architettura e Territorio “L. Benvenuti”. Il tema conduttore degli interventi è stato quello della vivibilità urbana, nei centri storici, ed in particolare a San Miniato. E' stata sottolineata la necessità di recuperare gli spazi urbani, a vantaggio delle persone e non delle automobili. E questo per due motivi: per il rilancio dell'appeal estetico della Città, che si propone con sempre più vigore nel panorama turistico regionale, e per aumentare la qualità della vita per i residenti.


Piazza XX Settembre dopo la riqualificazione
Foto di Francesco Fiumalbi

L'Arch. Emilio Bertini, progettista dell'intervento di riqualificazione, ha esposto attraverso immagini significative il ruolo della piazza all'interno del centro urbano di San Miniato e di quelle che sono state le linee guida, oltre ai criteri che hanno portato prima al progetto e infine alla realizzazione.
Infine il Sindaco Vittorio Gabbanini ha rimarcato quanto detto dagli altri intervenuti a proposito della vivibilità a San Miniato. Infine ha salutato l'assemblea e ha invitato a scendere nuovamente in piazza per il taglio del nastro.

Di seguito i video con gli interventi dell'Arch. Emilio Bertini e del Sindaco Vittorio Gabbanini:



 







giovedì 6 marzo 2014

9 MARZO 2014 - ORE 10.00 - PRESENTAZIONE DEI LAVORI PIAZZA XX SETTEMBRE A SAN MINIATO


Domenica 9 marzo 2014, alle ore 10.00, presso la sede dell'Accademia degli Euteleti, si terrà la presentazione dei lavori di riqualificazione di piazza XX settembre, la “porta” orientale di San Miniato. La cittadinanza è invitata a partecipare.

Interverranno:
Giacomo Gozzini, Ass. Turismo Comune di San Miniato
Antonio Guicciardini Salini, Pres. Fondazione CRSM
Alessandro Bandini, Pres. CRSM
Arch. Emilio Bertini, Progettista
Sandro Saccuti, Ass. Architettura e Territorio “L. Benvenuti”
Mariateresa Piampiani, Ass. LL.PP. Comune di San Miniato
Un rappresentante della Sopr. Beni Architettonici Paesaggistici Artistici Storici ed Etnoantropologici per le Province di Pisa e Livorno


martedì 4 marzo 2014

PIAZZA XX SETTEMBRE COME ERA (MESSA MALE)

di Francesco Fiumalbi

Domenica 9 marzo 2014, alle ore 10.00, è stata inaugurata la “nuova” Piazza XX Settembre, al termine dei lavori di riqualificazione che hanno restituito un nuovo volto alla piazza più orientale di San Miniato. VEDI POST - LA "NUOVA" PIAZZA XX SETTEMBRE A SAN MINIATO

Le foto pubblicate qui sotto sono da considerarsi come un "reperto" storico. Sono state scattate nel 2012, e mostrano la situazione di Piazza XX Settembre com'era prima della riqualificazione.
Rivedere le vecchie foto genera sempre qualche emozione! Per esempio, quante volte, vedendo le cartoline storiche della nostra Città ci viene da sorridere!? Ma guarda la gente che vestiti buffi che indossava! E quelle automobili, com'erano vecchie! Ah, che bei tempi! Quando s'andava, si faceva, si correva....
Ecco, magari l'immagine “vecchia” della piazza è ancora ben impressa nella memoria di tutti noi... ma fra qualche anno, quando per caso ci capiterà di rivedere queste foto, scommetto che penseremo tutti la stessa cosa: ma come siamo stati “bischeri” con tutte quelle macchine in mezzo alla piazza?!

La Piazza era rimasta tale solo perché c'era scritto nel cartello: “Piazza Venti Settembre”. Di “piazza” c'era rimasto ben poco, con lo spazio pubblico piegato con violenza alle automobili. L'aiuola, verde e ricca di fiori (come si vede nelle cartoline d'inizio '900) era stata completamente e brutalmente ricoperta di asfalto. La vecchia cisterna ottocentesca, sciupata e malmessa, galleggiava ormai in un mare grigio, fatto di cemento e bitume. D'altra parte l'esigenza di un facile parcheggio, vicino a quello che era l'ospedale cittadino, con tutti i suoi reparti attivi, aveva superato quell'ideale di armonia con cui era stata concepita la precedente sistemazione.

Piazza XX Settembre”
Foto di Francesco Fiumalbi

Quando fu inaugurato il Parcheggio del Cencione, Piazza del Duomo e Piazza del Seminario furono "liberate" dalle auto. Allo stesso modo, quando fu aperto il nuovo parcheggio a Pian delle Fornaci, l'Amministrazione Comunale pose l'esigenza di procedere alla riqualificazione della piazza, eliminando, o riducendo fortemente la sosta delle auto.

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

Era il 25 novembre 2010, quando il progetto fu presentato alla Consulta Territoriale dall'arch. Emilio Bertini, in una Sala del Consiglio piena di gente. Nella penombra, scorrevano le slides della presentazione. L'idea era semplicissima, ma non certo scontata: restituire quello spazio alla vita delle persone, quello spazio che era stato invaso dalle auto. Una delle critiche più feroci, nei mesi successivi, fu la necessità di un nuovo collegamento fra Pian delle Fornaci e la piazza, che poi è stato risolto con una nuova scalinata. A quel punto poterono iniziare i lavori veri e propri.

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

Finalmente abbiamo avuto modo di vedere il lavoro finito. Una piazza rinnovata costituisce pur sempre un cambiamento e offre potenzialità che prima non erano possibili e forse nemmeno immaginabili. Le sfide per il domani non mancano. L'ospedale, da qualche anno, sta andando verso un progressivo depotenziamento e sempre più spesso si sente dire che cambierà la sua destinazione, in un futuro più o meno prossimo. Lì accanto c'è una chiesa, Santa Caterina, che risale al XIII secolo e che è molto bella, anche se poco conosciuta. Sulla piazza si affacciano gli uffici comunali, situati all'interno dell'elegante Palazzo Migliorati, dove tra le altre cose, c'è anche la sede dell'Accademia degli Euteleti. Insomma, uno spazio che acquista una nuova veste, circondato da edifici importanti. E' un luogo chiamato ad accogliere e a connettere, a mettere in relazione, con la difficile eredità di un parcheggio, che fino ad ora ha respinto e allontanato la vita a livello della piazza.

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi


Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi


domenica 2 marzo 2014

SAN MINIATO A FUMETTI

Domenica 2 marzo 2014. Una splendida mattina quasi primaverile dopo diverse giornate grigie e piovose. L'ideale per fare un salto in centro, dove, sotto le volte della “Loggetta del Fondo”, l'infaticabile associazione “Moti Carbonari – Ritrovare la Strada” ha organizzato una cosa molto carina.

L'inizio della presentazione

Si tratta delle presentazione di 16 illustrazioni, realizzate da Sauro Mori su piccole tele della misura di 40x40 cm, e raffiguranti in maniera sintetica ed intuitiva la storia di San Miniato. L'idea è stata ribattezzata “San Miniato a Fumetti”, proprio a voler sottolineare anche il pubblico a cui si rivolge, i giovanissimi. Inoltre, le "formelle" dipinte sono fatte per essere un gioco nel gioco. Infatti una volta ricomposto il puzzle, per procedere in ordine cronologico, si deve seguire una linea spiraliforme. Occorre partire dalla 1a, quella con la data 713, a cui viene fatta risalire la fondazione della chiesa dedicata a San Miniato.

La presentazione è stata curata da Anna Braschi e si è incentrata su una breve performance di Andrea Mancini, che ha descritto recitando le 16 “tappe” della storia sanminiatese, così sintetizzate da Manuela Parentini, consulente storica.

Sauro Mori e le 16 illustrazioni

Di seguito è proposto il video della presentazione di Andrea Mancini e le 16 illustrazioni di Sauro Mori.

La presentazione di Andrea Mancini


1 – LA FONDAZIONE DELLA CHIESA DI SAN MINIATO


2 – LA NASCITA DEL BORGO E DEL CASTELLO


3 – L'ARRIVO DELL'AMMINISTRAZIONE IMPERIALE


4 – LA DISTRUZIONE DI SAN GENESIO


5 – IL PERIODO DI FEDERICO II E IL SUICIDIO DI PIER DELLE VIGNE


6 – VITA SANMINIATESE IN EPOCA COMUNALE


7 – UTILIZZO DEI VICOLI COME ELEMENTO DI CONNESSIONE


8 – IL DOMINIO DI SAN MINIATO NEL MEDIO VALDARNO INFERIORE


9 – SAN MINIATO E LE CONTESE FRA PISANI E FIORENTINI


10 – LA CONQUISTA DI SAN MINIATO DA PARTE DI FIRENZE


11 – MARIA MADDALENA D'AUSTRIA E LA NASCITA DELLA DIOCESI


12 – I RIVOLUZIONARI E LA DISTRUZIONE DEGLI STEMMI


13 – LA RESTAURAZIONE E LEOPOLDO II


14 – LA GUERRA A SAN MINIATO


15 – IL BOOM ECONOMICO E L'ABBANDONO DEI VICOLI


16 – LA NASCITA DELL'ASSOCIAZIONE “MOTI CARBONARI” E IL RECUPERO DEI VICOLI


sabato 1 marzo 2014

L’IDILLIO DELLA MADONNA DI CIGOLI

a cura di Francesco Fiumalbi

Su segnalazione dell’amico Alexander Di Bartolo, a cui va un sentito e sincero ringraziamento, di seguito è proposta un’interessante pubblicazione sotto forma di idillio. E’ dedicata alla “Madonna di Cigoli”, la venerata immagine medievale che si conserva nel Santuario di Maria Madre dei Bimbi.
Il testo, almeno nella sua prima stesura del 1837, risulta anonimo, non firmato. Una seconda edizione (non datata!), è stata erroneamente attribuita alla baronessa Elena Morozzo della Rocca (1852-1923), moglie di Giorgio Sonnino (il fratello di Sidney), che aveva fissato la propria dimora nella Villa di Castelvecchio attorno al 1880. La baronessa non fu, dunque, l’autrice della composizione, ma il suo nome compare nella riedizione come una "dedica" per un non meglio specificato "merito singolare".
Il marito della baronessa, Giorgio Sonnino, era di famiglia ebraica e la stessa figlia della coppia, Margherita, nata a Firenze nel 1873, abbracciò inizialmente la religione ebraica, per poi diventare valdese ed infine cattolica. Non è quindi da escludere che Elena Morozzo della Rocca, si fosse particolarmente distinta nell'ambito della parrocchia cigolese, rivendicando in qualche modo la sua appartenenza alla fede Cattolica e, molto probabilmente, era anche sinceramente devota alla “Madonna di Cigoli”. Purtroppo, allo stato attuale degli studi non possiamo affermarlo con certezza, ma proprio nella seconda metà dell'800 la chiesa di Cigoli venne allungata di una campata e fu realizzata la nuova facciata che ancora oggi si vede. E' assai probabile che la facoltosa baronessa avesse destinato una somma consistente per l'operazione edilizia, tanto da muovere la gratitudine del popolo cigolese, che le dedicò la ristampa dell'opuscolo. Questa è soltanto un'ipotesi, ma sappiamo che in quegli stessi anni si verificò la "scissione" della chiesa di Ponte a Egola e il grosso dei parrocchiani venne a mancare. Quindi l'allungamento della chiesa e la nuova facciata dovettero godere di introiti "straordinari", che solo una persona davvero benestante poteva sostenere.
Questa seconda edizione è visibile anche sul sito del Santuario di Cigoli.




[01] NARRAZIONE POETICA
D’UN INSIGNE MIRACOLO
OPERATO DALLA SANTISSIMA
VERGINE DEL ROSARIO
CHE SI VENERA
NELLA
CHIESA PIEVANIA DI S. GIOVANNI
A CIGOLI

SAMMINIATO
PRESSO ANTONIO CANESI
1837

[03] I.
Donde al turbato spirito
Improvvisa brillò fulgida luce?
Chi guida il piè sul florido
Sentier beato che a sperar conduce?
Sei tu, Maria, la bella
Di pace apportatrice amica stella.

II.
Di tua pietade un raggio
Sperde la nebbia dell’incerta mente,
E sotto la gran’egida
Mi guida, cui sostien tua man possente,
E all’ombra sua gradita
I tuoi portenti a celebrar m’invita.

III.
Si sciolga all’ara un cantico
Che della tua pietà le laudi suoni,
Onde la speme, i miseri
Figli del pianto mai non abbandoni,
E vivo in ogni petto
Per la Vergine pia sorga l’affetto.

[04] IV.
Nel suol che nome all’inclito
Artista diè, che con ardito ingegno
Destò le menti languide
A più sublime, e glorioso segno (1),
Si venerava un sacro
Della Dica del Ciel pio simulacro.

V.
Pietosa era l’Immagine
E quale un dì comparve al pro’ Gusmano:
Avea le cinque Decadi
Di rose inteste nella destra mano,
E sui labbri il sorriso
Che rallegra i celesti in Paradiso.

VI.
Devoto antico Tempio (2)
All’Imago fornìa fido ricetto:
Ivi la mesta vedova
Si consolava del cambiato affetto,
E al Cielo ognuor propizio
Generoso del cor fea sacrifizio.

VII.
Offriva i primi palpiti
La donzelletta, e il verginal candore;
E dall’immondo spirito
Maria ne serba immacolato il fiore,
Che cresce intatto in seno
Siccome rosa nel natìo terreno.

[05] VIII.
Di tenerezza lacrime
Versa dal ciglio il vecchiarel canuto,
Mentre con voce tremula
Scioglie dai labbri il verginal saluto,
E con man pure inserti
Di dieci rose offre odorati serti.

IX.
Se nelle cupe viscere
Della terrestre mole anima, e incita
L’ira del Ciel terribile
Dei zolfi ardenti la virtù sopita;
Se lue maligna apporte
Sulla tomba del padre al figlio morte;

X.
Se tempestosa grandine
Urta le messi, e i grappoli flagella;
Se i nembi aduna, e suscita
Lo spirito animator della procella,
Corre a Maria, smarrita
La fedel turba a domandarle aìta.

XI.
E in Lei fidando, sorgere
Sente nell’alma la novella speme,
Vede sparire il turbine,
E il rio presagio di miserie estreme,
E con serena fronte
Ricomparire il Sol sull’orizzonte.

[06] XII.
Della pietosa Vergine
Si diffondean così gli alti favori,
Tal per la Madre amabile
Crescea l’amor negli infiammati cori,
Che dei portenti al grido
Accorrea d’ogni banda il popol fido (3)

XIII.
E chi porgeva suppliche
Pei dì felici dell’antico padre;
E qual colmo di giubilo
Grazie rendea per la salvata madre;
E chi con cuor devoto
Sciogliea fedele a piè dell’ara il voto.

XIV.
Ma chi maggior di grazie
Di quel che a te donò, cumulo ottenne,
Donna, dalle cui lacrime
Della gioja verace il dì provenne?
E chi più grato sia
Alla bella d’amor Madre Maria?

XV.
Presso le rive floride
Cui bagna il Roglio colle placide onde,
Ove tranquilla, e limpida
L’Era le accoglie, e colle sue confonde,
Soggiorno avea di morte
Moglie infelice di crudel consorte.

[07] XVI.
Due volte al sen la misera
Delle viscere sue si strinse il frutto;
Due volte, ahimè! Funerea
N’ebbe cagion d’interminabil lutto;
Che freddi i figli accanto
Sull’alba si trovò sordi al suo pianto.

XVII.
E invan d’amari gemiti
Empie ogni loco, e al Ciel si lagna invano:
E già s’insinua tacito
Crudel sospetto nel marito insano,
Che a lei sperar non giova
Conforto in terra, se su in ciel nol trova.

XVIII.
Ma intanto oh Dio! La misera
Ha grave il grembo di novello pondo;
E le minaccia il barbaro
Consorte in suon di sdegno furibondo,
Se il figlio avvien che mora
Avrà tomba con lui la madre ancora.

XIX. Geme al seral annunzio
Né trova la meschina al duol conforto:
Talor nel sonno sembrale
Nel silenzio di morte il figlio assorto,
E un rio presentimento
Pianger la fa qual se già fosse spento.

[08] XX.
Alfin l’amaro termine
Della nona si compie infausta luna,
E l’innocente pargolo
Gelosamente custodito in cuno
Respira l’aure prime
E in languidi vagiti il pianto esprime.

XXI.
Ma pochi appena scorsero
Incerti giorni, che la madre amante,
Mentre s’affretta a porgere
L’alimento del petto al caro infante,
Lo trova inutil peso
Sulla gelida culla esangue steso.

XXII.
E invan d’amare lacrime
Lo bagna, e tenta richiamarlo in vita,
Che sordo ai lunghi gemiti
Non sente il figlio la materna aita;
E dalla fredda salma
Ben chiaro appar ce dipartita è l’alma.

XXIII.
Lo lascia, e il crin si lacera
Forsennata la madre, e al ciel sospira,
E fugge inconsolabile
Disperata nel duol che la martira;
E correa furibonda
Il suo cordoglio a seppellir nell’onda.

[09] XXIV.
Quando s’avvenne in giovane
Donna di venerando e vago aspetto,
Che la cagion del flebile
Plorar le chiese con pietoso affetto,
Ma sorda ai dolci accenti
Raddoppia la meschina i suoi lamenti.

XXV.
Pur la dolente istoria
Di sue sventure a raccontar s’induce;
E come detestabile
Le comparìa così del Sol la luce,
Che alla crudel sua sorte
Non rimanea conforto altro che morte.

XXVI.
Allor con amorevoli
Voci la distogliea dal rio consiglio,
E le dicea che barbaro
Il Ciel non è quando percuote un figlio;
E come il ben sovente
In sen della sventura ha la sorgente.

XXVII.
Così dicendo, riedere
La fea men trista a riveder la spoglia
Del caro estinto pargolo;
Ma giunta appena sull’infausta soglia,
L’idea del dolce pegno
L’arresta, e del marito il crudo sdegno.

[10] XXVIII.
Pur singhiozzando ascendere
Con violento piè le soglie puote,
E riveder l’esanime
Figlio giù steso colle labbra immote
In braccio alla vezzosa
Consolatrice del suo duol pietosa

XIX.
Che al sen lo stringe, e l’alito
Gli infonde in petto che mantien la vita,
E nella salma immemore
L’alma richiama ch’era dipartita,
E il figlio in lieta faccia
Rende risorto alle materne braccia.

XXX.
Or di quell’alma il giubilo
Ridir mi sappia chi di madre ha il senso;
Miracol fu che all’impeto
Regger poté di quel piacere immenso;
Che alla rara dolcezza
Di vera gioja il cor non mai s’avvezza.

XXXI.
Voci non ha che esprimano
Suoi grati sensi, e quel non più sentito
Del sen tenero palpito
Che al duol succede ond’era il cor sopito:
Deh dimmi, alfine esclama
Chi da morte col figlio or mi richiama?

[11] XXXII.
Il suol che Ceuli appellano
Ho il mio soggiorno, e me noman Maria:
Disse; e qual nube candida
Che si dilegua per l’eterea via
Le scomparì dal ciglio
Colei che la salvò dal rio periglio.

XXXIII.
Muta rimase, immobile
La donna allor col fanciullin risorto,
Che d’infantili grazie
Alla madre porgea novel conforto:
Riscossa alfin, giuliva
Esaltò la pietà della sua Diva.

XXXIV.
E l’alba appena sorgere
Vide dell’altro dì, che in traccia volse
Di Lei che dalle squallide
Fauci di morte il figlio suo ritolse:
Nell’ansiosa mente
Lieta di rivederla, e impaziente.

XXXV.
Giunge al Castello; interroga
Ove sia donna che Maria si appella (4)
Né mai sì venerabile
Trovo sembiante, né pieta sì bella
Che traluca dai cigli
Né volto sì gentil che a Lei somigli.

[12] XXXVI.
Intanto in folla il popolo
D’intorno accoglie di saper desìo:
E al pio Pastor l’annunzio
Ne giunge, che i lpensier rapito in Dio,
La vide… e a te chi sia
Io io gridava additerò Maria.

XXXVII
Così dicendo al Tempio
Seco la trasse, e genuflessa all’ara,
porgi devota supplica
A Lei che consolò tua vita amara;
Sì dicce, e il sacro velo
Tolse alla Bella che innamora il Cielo.

XXXVIII.
Al folgorar del vivido
Propizio sguardo, alla pietà del viso
La donna, ah! non più misera
Sei tu, gridò, sei tu, ben ti ravviso
Madre del bello amore,
Che porgesti conforto al mio dolore.

XXXIX.
Deh! tu la lingua accendimi
Di tua pietade a celebrar la gloria,
Onde le genti imparino
De’ tuoi portenti la pietosa istoria;
Ma pria m’infiamma il petto
Augusta Diva di celeste affetto.

[13] XL.
Proteggi, o bella Vergine,
La madre, e il figlio che al mio sen rendesti;
Tu che su questo popolo
Copia diffondi di favor celesti,
Tu ch’ogni freddo core
Scaldi alla fiamma del divino amore.

XLI.
Molle di calde lacrime
Tornò l’avventurata al patrio lido,
Che la verace istoria
Ne tramandò dei figli alla memoria.

XLII.
Deh! se propizia o Vergine
Tu fosti ai prieghi dei devoti figli,
Ci salva or dai terribili
Dello spirto d’abisso orridi artigli,
E sciolto il mortal velo,
Ci guida, o Madre, a benedirti in Cielo.

[14] NOTE:

(1) Da Cigoli ove sortì i natali, prese il cognome l’insigne Pittore Lodovico Cardi di famiglia Samminiatese. Egli fu il primo che nell’infievolimento in cui l’entusiasmo pei grandi modelli aveva ridotto la Scuola Pittorica di Firenze, nel XVI secolo troppo ligia di servili imitazioni, destò la Nazione a uno stile più nobile, e originale. (Almanac. Degli Erud. Tosc.)

(2) La Chiesa di S. Giovanni a Fabbrica prossima a quella attualmente distrutta di S. Andrea a Bacoli, rammentata nella Bolla del Pontefice Celestino III spedita li 1194 al Preposto di S. Genesio, mentre la Parrocchia di Castelvecchio (S. Michele del Castello de Ceulis) faceva parte fino da quella età del Piviere di Fabbrica. (Repetti Dizion. di Toscana)

(3) Nel Secolo XIV l’immagine della Venerata Annunziata divenne pei Fiorentini l’oggetto più caro della loro devozione. Innanzi ad Essa riscosso aveano un culto speciale l’Immagine di S. Maria da Cigoli ec. (Sacchetti Lett. A Jac. del Conte)
E il medesimo scrivendo di certo Tommaso di [15] Luigi de Mozzi andato per voto a Cigoli, così si esprime «E fu un tempo che a S. Maria da Cigoli ognuno accorrea». (Osservatore Fiorentino)

(4) Richiesta la S. Vergine qual fosse il suo nome, e qual Paese abitasse; io mi chiamo, rispose, Maria, ed abito a Cigoli accanto a Rocco, e Michele: i due titoli delle due Chiese in mezzo a cui è posta la Chiesa di S. Giovanni a Fabbrica, ove a riconoscere la sua Benefattrice condusse il Parroco quella Madre fortunata, e a render grazie a Maria per quelle molto maggiori che da Essa avea ricevute. (Tradizione Popolare)
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