domenica 2 aprile 2017

L'EPIGRAFE DEI CADUTI NELLA CHIESA DI SAN PIETRO ALLE FONTI A LA SCALA

di Francesco Fiumalbi

Sommario del post:
INTRODUZIONE
IL COMITATO “PRO CADUTI” DI LA SCALA E IL SUO PRESIDENTE
L'EPIGRAFE E LA SITUAZIONE DE LA SCALA
LO SCOPRIMENTO DELL'EPIGRAFE
IL TESTO DELLA LAPIDE E L'ELENCO DEI CADUTI
IL RESOCONTO DELLA CERIMONIA SUI GIORNALI DEL TEMPO

INTRODUZIONE
In questo post sono proposte le informazioni relative all'epigrafe commemorativa collocata nel 1921 all'interno della chiesa di San Pietro alle Fonti di La Scala, in cui sono riportati i nomi e le fotografie degli abitanti di quella parrocchia che morirono durante la Prima Guerra Mondiale.
In tutto il Comune di San Miniato, a partire dal 1919, furono eretti monumenti, creati parchi e viali della Rimembranza e installate numerose epigrafi commemorative dedicate alla memoria di quei soldati che morirono durante la “Grande Guerra” e che nell'intero territorio furono quasi 500. [VAI AL POST: I CADUTI SANMINIATESI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE ]


La chiesa di San Pietro alle Fonti a La Scala
Foto di Francesco Fiumalbi

IL COMITATO “PRO CADUTI” DI LA SCALA E IL SUO PRESIDENTE
Come avvenuto un po' in tutti i centri del territorio sanminiatese, anche a La Scala la commemorazione dei Caduti non fu un'iniziativa del Municipio, bensì di un apposito “comitato” locale. Tale sodalizio si costituì nel 1921 e fu presieduto da Francesco Lami [San Miniato, 1894 – Perugia, 4 dicembre 1963]. Merita attenzione questa figura, Francesco Lami, il quale, ancorché molto giovane (nel 1921 aveva appena 27 anni), era già una personalità di spicco all'interno della comunità scalese, basti pensare che fu assunto dalla dalla Cassa di Risparmio di San Miniato, divenendone Direttore dal 1926 al 1933, e in seguito ricoprì posizioni apicali presso altri istituti di credito di livello nazionale [in proposito La scomparsa del Comm. Francesco Lami, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 36, 1964, pp. 165-166].
Il comitato raccolse adesioni in tutta la popolazione scalese. Fra le varie opzioni, fu individuata nell'epigrafe la soluzione più opportuna, nonché di più rapida ed economica realizzazione, per commemorare quei ragazzi che, partiti da La Scala per combattere al fronte, non fecero ritorno dai propri cari.

L'EPIGRAFE E LA SITUAZIONE DE LA SCALA
L'iniziativa di realizzare un'epigrafe commemorativa, trovò sostegno in Don Paolo Bartolini [Palaia, 1865 – San Miniato, 5 settembre 1949] che mise a disposizione le pareti della chiesa di San Pietro alle Fonti, di cui fu parroco dal 4 ottobre 1891 fino all'anno alla morte. D'altra parte nelle comunità più piccole, spesso la chiesa rappresentava non solo il punto di riferimento religioso, ma anche quello sociale, il luogo in cui l'intera comunità – costituita da decine di famiglie, talvolta sparse in un territorio relativamente ampio – si raccoglieva e in cui si sentiva rappresentata. Per dare un'idea dell'articolazione del centro abitato di La Scala, il “piazzale”, l'attuale Piazza Trieste, fu realizzato proprio in quel periodo, nel biennio 1920-21 (assieme a quello del Pinocchio, attuale Piazza della Pace) nell'ambito dei lavori pubblici promossi dal Municipio sanminiatese per dare lavoro alla popolazione, provata dalla difficile congiuntura economica dell'immediato dopoguerra.
Lo stesso comitato “pro caduti” nel 1923, grazie anche alle migliorate condizioni economiche della popolazione e quindi in virtù di una disponibilità finanziaria maggiore, inizierà a pensare alla realizzazione di un vero e proprio “Parco della Rimembranza”.

LO SCOPRIMENTO DELL'EPIGRAFE
La cerimonia di scoprimento della lapide avvenne nella mattina di venerdì 8 agosto 1921, alla presenza delle principali autorità sanminiatesi fra cui il Commissario Prefettizio Attilio Masiani, il Commendatore Egisto Elmi (Sindaco di San Miniato dal 1916 al 1920), il Dott. Soldani in rappresentanza della Sotto Prefettura, il Tenente Generale Giuseppe Moriani per i RR. Carabinieri, l'avv. Borrelli Giudice Istruttore del Tribunale di San Miniato, l'ing. Mario Salvadori capo dell'ufficio tecnico comunale e Ispettore ai Monumenti, il Prof. Guido Brogi Presidente della Scuola complementare pareggiata, il Tenente Giuseppe Maioli (figlio del Generale Paolo Maioli, sanminiatese morto durante la guerra e decorato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare) e il Conte Federigo Ubaldini della Ciarda Presidente della Ven. Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato (di cui era “succursale” la Misericordia di La Scala) nonché in qualità rappresentante della Croce Rossa e della sezione sanminiatese dell'Opera Nazionale degli Orfani di Guerra.
La popolazione tutta di La Scala partecipò alla cerimonia. Il resoconto giornalistico del tempo (proposto più avanti) segnala l'adesione delle Scuole Elementari e la presenza del labaro della Filarmonica paesana che aveva già assunto il nome di “Angiolo del Bravo”, in memoria del celebre clarinettista sanminiatese, morto appena due anni prima, nel dicembre del 1919.
In occasione dello scoprimento fu celebrata una solenne messa in Requiem, che vide la partecipazione della “Schola Cantorum” Diocesana. Nel pomeriggio chiuse la cerimonia l'esposizione del SS. Sacramento e il canto Miserere.

IL TESTO DELLA LAPIDE E L'ELENCO DEI CADUTI
Di seguito è proposta la trascrizione del testo dell'epigrafe, contenente i nomi dei 14 Caduti scalesi. Rispetto all'elenco ufficiale dei Caduti sanminiatesi, compilato nel 1928 in occasione dell'inaugurazione del faro votivo, nella lapide non compare il nome di Lami Quintilio, che è assente anche dall'Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926. E' invece presente il nome di Scali Gino che nell'elenco del 1928 è inserito fra gli abitanti della vicina comunità di San Lorenzo a Nocicchio.
Nella lapide, sul lato sinistro di ciascun nominativo, è collocata una fotografia che ritrae il soldato: alcuni sono in abiti civili, altri con la divisa militare. Cliccando sui singoli nomi è possibile conoscere alcune notizie biografiche su ciascuno di essi.

PERCHE' FOSSERO DAI POSTERI RICORDATI IN BENEDIZIONE
I FIGLI DI QUESTA PARROCCHIA CHE NELL'IMMANE GUER-
RA EUROPERA IMMOLARONO PER UNA PATRIA PIU' BELLA E
PIU' FORTE LA GIOVANE VITA SU I CAMPI DI BATTAGLIA
NEGLI OSPEDALI ED IN TERRA STRANIERA SI VOLLERO
PER CURA ED AMOROSO PENSIERO DE CONGIUNTI QUI
ETERNARE I LORO NOMI GLORIOSI E PER CONCORDE IMPUL-
SO DI POPOLO SUFFRAGARE CON MEMORABILI FUNERALI
LE LORO ANIME EROICHE.

S. TENENTE MICHELI GIOVANNI DI LEOPOLDO E ROSA
CLASSE 1897 + 15 LUGLIO 1918
CAP. MAG. BROGI PELLEGRINO DI EGIDIO E ROSA
CL. 1892 + 12 AGOSTO 1916
CAP. MAG. SCALI GINO DI CESARE E ISOLA
CL. 1897 + 6 OTTOBRE 1917
CAP. MAG. BROGI EMILIO DI ANGIOLO E PALMIRA
CL. 1890 + 29 OTTOBRE 1918
CAPORALE CECCATELLI VIRGILIO DI FILIPPO E PAOLINA
CL. 1897 + 15 NOVEMBRE 1918
CECCATELLI CESARE DI FILIPPO E PAOLINA
CL. 1895 + 7 LUGLIO 1916
SANTINI SANTI DI PELLEGRINO E ADELE
CL. 1896 + 14 AGOSTO 1916
FONTANELLI GIUSEPPE DI ANTONIO E CARLOTTA
CL. 1889 + 16 NOVEMBRE 1916
MORI GIOVANNI DI FRANCESCO E GIUSTINA
CL. 1892 + 24 MAGGIO 1917
BIANUCCI ANGIOLO DI PIETRO E ASSUNTA
CL. 1879 + 17 AGOSTO 1917
BAGNOLI ANGIOLO DI CARLO E GIUDITTA
CL. 1894 + 1 NOVEMBRE 1918
LATINI ANGIOLO DI LUIGI E ROSA
CL. 1889 + 26 AGOSTO 1915
BROGI ARTURO DI ANGIOLO E PALMIRA
CL. 1884 + 10 OTTOBRE 1918
GAZZARRINI NELLO DI LORENZO E ADELE
CL. 1899 + 5 GENNAIO 1920

S. PIETRO ALLE FONTI 8 AGOSTO 1921

IL RESOCONTO DELLA CERIMONIA SUI GIORNALI DEL TEMPO
Gran parte delle informazioni proposte in questo post sono desunte dal resoconto giornalistico pubblicato su «La Vedetta», settimanale d'ispirazione cattolico-popolare, stampato a San Miniato dal 1919 al 1923. Di seguito la trascrizione.

Estratto da «La Vedetta», Anno III, n. 32, del 14 agosto 1921, p. 3:

Funebri Onoranze ai Caduti in Guerra

SCALA, 8 Agosto

Solenni sono riuscite le onoranze che il Popolo di S. Pietro alle Fonti, per iniziativa del suo Priore e di un apposito Comitato, ha rese alla memoria dei suoi soldati morti in guerra. Per tale occasione era stata addobbata la Chiesa con funebri gramaglie listate in argento; era stato inalzato un bel catafalco adorno di molti ceri, di bandiere nazionali e di emblemi militari nonché dei ritratti dei caduti; sulla porta della Chiesa era stata posta una belle epigrafe dettata dal Priore Bartolini.
Alle ore 9,30 ebbe luogo il solenne ricevimento delle Autorità e delle associazioni. Notammo tra gli intervenuti il Comm. Giuseppe Moriani Tenente Generale, il Dott. Soldani in rappresentanza del Sotto Prefetto di S. Miniato, l'Avv. Borrelli, Giudice Istruttore, per il Tribunale, l'egregio Cav. Masiani R. Commissario di S. Miniato, il Comm. Elmi, il Comm. Conte Ubaldini per la Croce Rossa e per l'Opera Nazionale degli Orfani di Guerra, il Prof. Brogi, il Rag. Lami Presidente del Comitato per le onoranze, il M. Salvadori, il Tenente Maioli e moltissimi altri personaggi. Erano intervenute con bandiera l'Associazione dei combattenti, la Filarmonica Del Bravo, il Circolo A. Conti, la Cooperativa, la Confraternita di Misericordia, le Scuole Elementari ed erano rappresentate tutte le altre istituzioni paesane ed il Fascio di Combattimento di S. Miniato.
Fu scoperta la lapide commemorativa ove furono incisi i nomi dei caduti e quindi incominciò la solenne Messa di Requiem in musica del M. Perosi, eseguita inappuntabilmente dalla “Schola Cantorum” Diocesana. Prima delle Esequie al tumulo il Can. Francesco Giuntini, Proposto della Cattedrale, con forbita parola rievocò la figura del combattente che muore lontano per la patria e confortati i doloranti parenti con la parola della religione terminò inneggiando all'Italia. Ebbe quindi luogo il canto del “Libera me” in musica e dal Can. Galli, che aveva ufficiato, fu impartita l'assoluzione al tumulo in mezzo alla commozione dei presenti.
Nella sera alle 17 e mezza la solenne esposizione del SS. Sacramento ed il canto del Miserere in musica, chiuse la funebre cerimonia, e nel cuore dei presenti rimase più fermo il convincimento che solamente la nostra fede e la nostra religione possono degnamente onorare gli eroi che versarono il sangue per la patria, e confortare veracemente i superstiti.

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