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domenica 14 febbraio 2016

PRESENTAZIONE DEI LAVORI DI RESTAURO E RIAPERTURA AL CULTO DELLA PIEVE DI SAN GIOVANNI A CORAZZANO – 13 FEBBRAIO 2016

a cura di Francesco Fiumalbi

Un lungo ed elegante tappeto rosso ha accolto le tantissime persone che, nella giornata di sabato 13 febbraio 2016, sono accorse alla Pieve di Corazzano. E' il tappeto che viene utilizzato per le occasioni importanti, per le feste più solenni. E questa lo è stata sicuramente.
Dopo un biennio di lavori (2013-2015), coordinati dalla restauratrice Lidia Cinelli, e grazie al contributo della Fondazione CRSM, l'interno della chiesa di San Giovanni è finalmente tornato a risplendere. Importantissimi, per la riuscita dell'impresa, anche l'amore e l'attaccamento della comunità di Corazzano e della Valdegola, stretta al proprio parroco Don Francesco Ricciarelli. Anche Mons. Andrea Migliavacca, da poco Vescovo di San Miniato, si è reso conto della straordinarietà dell'evento. Nonostante fosse presente in calendario un'altra occasione eccezionale, come l'apertura della Porta Santa alla chiesa di San Giovanni Evangelista di Ponsacco, ha voluto partecipare personalmente, impartire la benedizione alla Pieve e riaprirla ufficialmente al culto.


L'intervento di Mons. Andrea Migliavacca Vescovo di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

A memoria d'uomo, nessuno ricordava la Pieve di Corazzano così. Sono molti anni, infatti, che il tempo e l'incuria (per lo più dovuta alla necessità di grandi interventi a fronte di scarse disponibilità economiche) minacciavano questo splendido esempio di architettura romanica. Un passo alla volta, dapprima con il consolidamento della collina retrostante e delle fondazioni, poi la sistemazione del tetto e infine con il ripristino dell'apparato decorativo, la chiesa è stata completamente restaurata. Adesso, la comunità parrocchiale (ma anche la comunità sanminiatese in senso più ampio) può davvero essere nuovamente orgogliosa del proprio monumento. Sì, perché la Pieve di Corazzano fu dichiarata “Monumento Nazionale” nel 1899 ed ancora oggi la sua immagine è evocativa per tutta la Valdegola: la semplicità e la schiettezza delle sue forme, la posizione visibile in tutta la vallata, il rosso del laterizio che risalta rispetto allo sfondo verde circostante, il suono antico delle campane nella tranquillità della campagna toscana. Adesso anche con un interno completamente restaurato e pronto ad accogliere nuovamente i fedeli.

La preghiera prima della benedizione impartita da
Mons. Andrea Migliavacca Vescovo di San Miniato, affiancato da
Don Fracesco Ricciarelli, parroco di Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi

Il restauro degli interni è consistito nel ripristino completo dell'apparato decorativo pittorico delle superfici verticali. La restauratrice Lidia Cinelli ha mostrato le immagini della situazione precedente ai lavori, evidenziando lo stato di forte degrado e alterazione, dovuto certamente alla mancanza di manutenzione per molti anni, ma anche ad interventi sulle murature che avevano compromesso in maniera significativa lo stato di conservazione delle finiture. Il restauro è stato un lungo e certosino lavoro di pulitura, stuccatura e ripristino pittorico. Intervento, così eseguito, reso possibile dal fatto che si tratta di una mera decorazione superficiale, per di più realizzata in epoca relativamente moderna (seconda metà dell'800), il restauro non è stato solamente “conservativo” in senso stretto, ma è andato a riempire e ricostruire, in maniera il più possibile filologica, i vuoti e le mancanze venutesi a creare nel tempo.

Un momento della presentazione dei
lavori di restauro condotti da Lidia Cinelli
Foto di Francesco Fiumalbi

Senza eccedere in sontuosità e nella ricercatezza estetica, adesso la Pieve di Corazzano si mostra al suo interno con essenziale dignità ed un pizzico di eleganza, grazie alle superfici trattate con “marmorino” di colore bianco, scandito da fasce rosate ogni tre ricorsi orizzontali. Per certi versi un trattamento simile a quello che si può osservare all'interno della Cattedrale e nella vicina chiesa di Balconevisi (dove però le fasce sono in finto bardiglio azzurro cinereo con venature bianche). Nell'abside è stata ripristinata l'originaria decorazione basamentaria, modellata come le ideali specchiature di un coro ligneo. Più impegnativo l'intervento sulla calotta che, prima dei lavori, si presentava estremamente danneggiata. L'altare laterale, le immagini di Sant'Eurosia e della Madonna del Latte, sono adesso inserite in una semplice e decorosa riquadratura. La nuova illuminazione, infine, contribuisce a restituire l'unità spaziale della navata e ad apprezzare il grande lavoro che è stato svolto.

Ancora un'immagine della presentazione dei
lavori di restauro condotti da Lidia Cinelli
Foto di Francesco Fiumalbi

Di seguito è proposto il video dell'inaugurazione dei lavori di restauro. Dopo i saluti iniziali di Don Francesco Ricciarelli, il saluto e la benedizione del Vescovo Mons. Andrea Migliavacca e l'esposizione della restauratrice Lidia Cinelli. Al termine, dopo l'intermezzo musicale offerto dal coro “Voci della Valdegola, l'intervento di Giovan Battista Mattii per la Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato.

La benedizione del Vescovo e la presentazione dei restauri
Video di Francesco Fiumalbi

La Pieve di San Giovanni a Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi





domenica 31 gennaio 2016

[VIDEO] DA JACA A CORAZZANO - PRESENTAZIONE DEL LIBRO E RECENSIONE

"Da Jaca a Corazzano. Il culto di Sant’Eurosia, patrona della campagne, tra storia e leggenda” è il libro scritto da Don Francesco Ricciarelli e dedicato alla santa venerata in Valdegola. E' stato presentato in alcune occasioni, fra cui presso la Fondazione Montanelli Bassi di Fucecchio nella giornata di sabato 23 gennaio 2016. Oltre all'autore, erano presenti il Prof. Alberto Malvolti (Pres. Fondazione Montanelli Bassi) e il pittore Luca Macchi che ha proposto un'interessante introduzione iconografica su Sant'Eurosia.

Un momento della presentazione del libro
Da sx: Don Francesco Ricciarelli, Luca Macchi, Alberto Malvolti
Foto di Francesco Fiumalbi

Proprio in quella occasione è stato realizzato il video proposto di seguito, a beneficio di quanti non hanno potuto partecipare:



  Don Francesco Ricciarelli, "Da Jaca a Corazzano. Il culto di Sant’Eurosia, patrona della campagne, tra storia e leggenda”, La Conchiglia di Santiago, 2015. Presentazione del libro, sabato 23 gennaio 2016.
Video di Francesco Fiumalbi

Di seguito è proposta anche la recensione formulata da Alexander Di Bartolo e pubblicata sul settimanale La Domenica (per gentile disponibilità dell'autore):

Il libro “Da Jaca a Corazzano” del sacerdote diocesano don Francesco Ricciarelli ha motivi per entrare a far parte della biblioteca personale di ogni fedele della Diocesi. Il sottotitolo “Il culto di
Sant’Eurosia ‘Patrona delle campagne’ fra storia e leggenda” dice tanto, ma non dice tutto. In quasi cento pagine infatti si coagulano ricerche, esperienze di vita, storie, immagini emozionali, che l’autore è riuscito a ben sintetizzare in un’opera che – lasciatecelo dire – è un po’ libro di avventura e un po’ agiografia. Il volume segue un itinerario, reale e virtuale, dalle campagne della Valdegola alla città di Jaca, sui Pirenei, che l’autore ha voluto percorrere veramente dopo aver raccolto molteplici indizi, dalle fonti più disparate.

La domanda che don Ricciarelli si è posto sin dal suo arrivo nella parrocchia di Corazzano è stata la “bussola” dei suoi viaggi: “chi è Sant’Eurosia?” Ce lo siamo chiesti anche noi appena avuto il libro tra le mani, edito – significativamente – nella collana di scrittura dell’editore locale “La conchiglia di Santiago”. Il volume risponde alla domanda sull’agiografia della Santa, ma va oltre il censimento delle fonti e la descrizione del mistero sull’origine della biografata. Don Francesco ricostruisce in maniera certosina gli scavi archivistici che ha compiuto per reperire tutte le notizie a disposizione e ci racconta, quasi in un virtuale diario di bordo, il viaggio compiuto per ritrovare il paese di origine del culto, arroccato sui Pirenei. Il libro però va oltre la ricerca storica e cerca di rispondere a un secondo quesito che tutti noi, nelle nostre parrocchie diocesane, spesso ci poniamo: perché c’è una particolare devozione per un santo nella nostra parrocchia?

Da cosa deriva, quindi, il culto tributato a Sant’Eurosia, che la Tradizione ha portato sino a noi? Il lettore troverà nel libro le risposte, accompagnato dal profumo del mirto, dalla storia dei simbolismi, dai racconto orali, dalle note dell’inno alla Santa, dal ritornello dei devoti corazzanesi che in processione erano soliti cantare: “O Sant’Eurosia impietraci, che il buon Gesù ci furmini …” Il volume è arricchito quindi da una folta parte documentale in appendice e da bellissime foto in bianco e nero che Daniele Alamia ha voluto regalare ai lettori, immortalando magistralmente, come solo l’artista dell’obbiettivo fotografico sa fare, alcuni momenti di devozione popolare nella parrocchia di Corazzano. Un libro da gustare pagina per pagina e che si legge davvero con la curiosità di una storia piena di colpi di scena.

sabato 5 dicembre 2015

ADDSM – 892, 3 OTTOBRE – PIEVE DI CORAZZANO, IL PRIMO DOCUMENTO – COMMENTO

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ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
892, 3 OTTOBRE – Pieve di Corazzano, il primo documento.

a cura di Francesco Fiumalbi

In questa pagina è proposto il commento del documento conservato presso l'Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico Antico, ††Q.53, e pubblicato in D. Barsocchini, Memorie e documenti per servire all’istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte II, Lucca, 1837, doc. CMLXXXI, p. 606. CLICCA QUI PER LA TRASCRIZIONE
Questo documento è assai interessante in quanto rappresenta la prima attestazione scritta relativa alla Pieve di Corazzano. Fu redatto a Lucca il 3 ottobre dell'anno 892.

LA PIEVE E IL SUO TITOLO
L'atto rappresenta la prima attestazione documentaria della Pieve di Corazzano alla fine de IX secolo, ma è probabile che la pieve fosse stata fondata già nei secoli V-VI. La prima attestazione della località Quarantiana (da cui il nome di Corazzano) è invece dell'anno 767, come abbiamo visto nel post ADDSM – 767, SETTEMBRE – CORAZZANO IL PRIMO DOCUMENTO – TRASCRIZIONE E COMMENTO.
La Pieve di Corazzano è assai importante in Valdegola, poiché nei pressi di tale chiesa aveva sede una curtis, una sorta di antesignana dell'azienda agricola, che costituiva anche l'unità insediativa minima nelle campagne dell'epoca. Era sotto il controllo diretto del Vescovo di Lucca, e risulta documentata fra l'VIII e il X secolo.
La Pieve inoltre viene indicata col titolo di Santa Maria. Essendo una pieve, era dotata del fonte battesimale, ed aveva certamente una doppia intitolazione, a Santa Maria e a San Giovanni Battista, che però è omessa nel documento. Tuttavia, la dedica a San Giovanni Battista prevarrà nel corso dei secoli, tanto che ancora oggi per indicare la chiesa si dice “Pieve di San Giovanni Battista di Corazzano”.
Un po' come per la prima attestazione della coeva Pieve di San Saturnino di Fabbrica (si veda ADDSM - 867, 14 dicembre - AAL - S. Saturnino TRASCRIZIONE - COMMENTO), anche in questo atto la documentazione della pieve è un fatto secondario rispetto all'oggetto dell'atto, ovvero la cessione a livello di una abitazione.

L'ATTO E I PROTAGONISTI
Con questo atto un tale Adalfredo del fu Benedetto dichiara di aver ricevuto dal Vescovo di Lucca Gherardo I (in carica dall'869 all'895) un'abitazione a livello, situata in località Titulo nei pressi della Pieve di Santa Maria a Quarantiana. Il documento è, dunque, di tipo “passivo”, cioè richiama l'atto “attivo”, andato probabilmente perduto, con cui il Vescovo aveva disposto la cessione della casa ad Adalfredo. Il documento “attivo” citato da Adalfredo nell'atto è una cosiddetta cartula livelli, ovvero una sorta di contratto in un cui veniva ceduto un immobile "a livello", una sorta di antesignano contratto di affitto, simile all'enfiteusi.
La cessione del bene era di tipo oneroso, infatti Adalfredo doveva pagare un canone annuo pari a 36 buoni denari d'argento, da corrispondere direttamente alla Pieve di Corazzano. Non essendo fissato un termine prestabilito, il contratto avrebbe continuato a valere anche per gli eredi di Adalfredo e per i successori del Vescovo Gherardo. Se una delle parti avesse contravvenuto ai termini del contratto, la penale da pagare sarebbe stata di 30 denari d'argento.

L'ABITAZIONE
La casa oggetto dell'atto si trovava in località Titulo, che dalla toponomastica odierna, non è possibile individuare. Certamente era in Valdegola, nel territorio giurisdizionale della Pieve di Corazzano, ma non sono specificati ulteriori elementi per poterla collocare con precisione sul territorio. Era pertinentes alla chiesa, per cui possiamo intuire che facesse parte del patrimonio immobiliare della stessa, che comunque faceva capo al Vescovo.
L'abitazione viene descritta composta di fundamento et edificio suo. Tale precisazione indicava che la casa era "completa", cioè si componeva di una parte di fondazione e una parte in elevazione. Oggi una tale puntualizzazione può far sorridere, ma si trattava di “dettagli” che all'epoca non erano così scontati. Durante i recenti scavi archeologici nei pressi di Balconevisi in Valdegola, è stato appurato che le abitazioni nelle zone rurali, addirittura fino agli inizi del '300 (500 anni dopo la sottoscrizione del documento in oggetto!), avevano ancora una conformazione “arcaica”. Le abitazioni della zona prendevano corpo su di una sorta di perimetro di fondazione sagomato nelle sabbie compatte (comunemente detto "tufo"), su cui appoggiavano gli elementi strutturali in legno, a loro volta "tamponati" con graticci e argilla. Erano case modestissime, appena dei ripari, fatte di legno e terra, che di solito siamo portati ad associare al periodo preistorico. D'altra parte, l'assoluto stato di povertà e l'impossibilità di reperire materiali più duraturi come la pietra, spesso non permettevano condizioni abitative migliori. Nei documenti, quando era presente solamente lo zoccolo di fondazione e non la struttura in elevazione, tale manufatto non poteva essere definito “casa”, ma prendeva il nome di “casalino”.
Tuttavia questa sembra essere un'abitazione “buona” ed aveva anche dei terreni pertinenziali coltivati ad orto e tenuti a oliveta. Infatti il censo annuo, 36 buoni denari d'argento, non è così modesto.

La Pieve di Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi

ADDSM – 892, 3 OTTOBRE – PIEVE DI CORAZZANO, IL PRIMO DOCUMENTO – TRASCRIZIONE

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ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
892, 3 OTTOBRE – Pieve di Corazzano, il primo documento.

In questa pagina è proposto il commento del documento conservato presso l'Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico Antico, ††Q.53, e pubblicato in D. Barsocchini, Memorie e documenti per servire all’istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte II, Lucca, 1837. Questo documento è assai interessante in quanto rappresenta la prima attestazione scritta relativa alla Pieve di Corazzano. Fu redatto a Lucca il 3 ottobre dell'anno 892. CLICCA QUI PER IL COMMENTO

SPOGLIO [D. Barsocchini] «Il sudd. Gherardo allivella ad Adalfridi una casa con beni della pieve di Quaratiana, nell'anno sudd. 892. Arch. Arc. ††Q.53»

Trascrizione del testo pubblicato in D. Barsocchini, Memorie e documenti per servire all’istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte II, Lucca, 1837, doc. CMLXXXI, p. 606.

† In Dei Omnip. nom. Regnante dn. Nostro Wido gratia Dei ec. anno ec. secundo, quintum nonas octobris, indit. Undecima. Manifesto sum ego Adalfridi filio qd. Benedicti, quia tu Gherardus gratia Dei ec. per cartula livell. nom. ad censum ec. firmasti me, idest in casa et res illa in loco ubi dicitur Titulo, pertinentes Eccl. vestre S. Marie quod est plebem battismalis sita loco et finibus Quarantiana, qui est de suppotestate ec. quas Ansifridi ad manus suas abuit; casa vero ipsa cum fundamento et edificio suo, seo curte orto, ec. olivis ec. omnia quantum ad ipsa casa est pertinentes, et suprascripto Ansifridi exinde ad manus ec. in integrum mihi eas dedisti. Tali ordine ut ego vel meis hered. in opsa casa residere ec. et iam ispa casa et res quas mihi dedisti, bene laborare ec. Nisi tantum pro omni censum ec. exinde tibi vel ad success. tuis ad pars ipsius Eccl. S. Marie, per sing. annos per omne mense augusto, vobis reddere debeamus ad ipsa Eccl. S. Marie, vobis vel ad ministeriale vestro, quas ibi pro tempore abueritis, argen. den. bon. expend. numero triginta et sex, et a mandato vestro ec. Et si a nos vobis ec. spondeo ego eum meis hered. comp. tibi. q. s. ec. penam argen. solid. triginta, quia taliter ec. et duas ec. Andream not. scrivere rogavimus. Actum Luca.
Signum. † ms. Adalfridi qui himc lib. ec.
† Ego Ostripertus not. rogatus ec.
† Ego Teudaldus not. rogatus ec.
† Ego Lamberto not. rogatus ec.
† Ego Andreas not. post tradit. compl. ec.


La Pieve di Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi

martedì 30 settembre 2014

RESTAURI ALLA PIEVE DI CORAZZANO - Presentazione sabato 4 ottobre 2014 ore 17

Nella giornata di sabato 4 ottobre 2014, alle ore 17, presso la Pieve di San Giovanni Battista di Corazzano si terrà la presentazione della prima parte dei lavori di restauro che sono stati condotti nei mesi scorsi. Lavori che hanno riguardato soprattutto le decorazioni delle superfici interne.

L'iniziativa vedrà la partecipazione di:

S.E. Mons. Fausto Tardelli, Vescovo di San Miniato
Dott. Lidia Cinelli, restauratrice
Vittorio Gabbanini, Sindaco di San Miniato
Antonio Guicciardini Salini, Fondazione CRSM
Don Francesco Ricciarelli, Parroco di Corazzano

La Pieve di Corazzano è indubbiamente uno degli esempi più belli e suggestivi del cosiddetto "Romanico Valdelsano", risultato di una ricostruzione bassomedievale. Essendo documentata fin dal IX secolo, è la chiesa più antica fra quelle ancora officiate, dell'intero territorio sanminiatese.

Quelli che verranno presentati sono solamente una prima parte di un più complessivo piano di restauro che verrà completati nei mesi successivi, grazie anche al contributo della Fondazione CRSM.

La Pieve di San Giovanni Battista di Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi

venerdì 26 luglio 2013

CORAZZANO [SAN MINIATO] - DIZIONARIO REPETTI


CORAZZANO [Comune di San Miniato]

La Pieve di San Giovanni Battista a Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi

CORAZZANO (già Quaratiana) in Val d’Evola. Casale con antica pieve (S. Giovanni) nella Comunità Giurisdizione Diocesi e circa 5 miglia toscane a ostro di Sanminiato, Compartimento di Firenze. Esiste sulla ripa destra della fiumana Evola lungo la strada provinciale che da Sanminiato guida a Montajone.
È in Corazzano una delle più vetuste pievi della Diocesi di Lucca, della quale si riscontrano memorie sino dal secolo VIII. Nel luogo di Corazzano (Quaratiana) risiedeva nell’anno 793 un gastaldo per conto del vescovo e della mensa di S. Martino di Lucca. (BERTINI, Mem. lucch. T. IV) (1)
I beni e tributi di questa pieve nei primi secoli dopo il mille furono in gran parte concessi ad enfiteusi dai vescovi lucchesi ai conti della Gherardesca, cui appartenevano quei conti Ugo e Tedice, il primo avo, e il secondo genitore di un’altro Ugo giuniore, il quale ultimo conte, nel 1109 ai 18 settembre, promise di rilasciare libere a Rangerio vescovo di Lucca le decime che percepiva nel piviere di Quarazzana. – Vedere BARBIALLA.
La pieve di Corazzano nel secolo XIII era matrice delle seguenti dodici chiese: S. Vito di Colle galli e S. Michele al Castello; S. Paolo di Colle galli; S. Giusto di Monte Odori; S. Lucia di Cusignano; SS. Pietro e Paolo di Valconeghisi (Balconevisi); SS. Cristofano e Jacopo di Scopeto; S. Jacopo di Colle; S. Andrea di Corliano; S. Germano di Moriolo; S. Lorenzo di Casale; S. Gregorio e S. Michele di Caselle (2).
Allorchè il piviere di Corazzano fu assegnato alla diocesi di Sanminiato (anno 1622) le filiali dello stesso piviere erano ridotte a sole 5 tuttora esistenti, cioè: 1. S. Pietro di Balconevisi con l’annesso di S. Jacopo di Scopeto; 2. SS. Vito e Modesto di Colle galli; 3. S. Andrea di Corliano; 4. S. Lucia di Cusignano; 5. S. Germano di Moriolo.
La pieve di Corazzano è da gran tempo di padronato del capitolo della Metropolitana di Firenze; ond’è che molti di quei canonici ottennero in benefizio cotesta chiesa plebana. – Essa conta 105 abitanti.

Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana, Tofani, Firenze, 1833, Vol. I, p. 796.

NOTE E RIFERIMENTI
(1) Domenico Bertini, Memorie e documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte I, Francesco Bertini Editore, Lucca, 1818, appendice, doc. CXII, p. 172.
(2) L'elenco delle chiese della Diocesi di Lucca, conosciuto anche come “Estimo”, datato 1260, fu edito per la prima volta in Domenico Bertini, Memorie e documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte I, Francesco Bertini Editore, Lucca, 1818, appendice, doc. XXVII, pp. 37-48. Una più recente edizione si deve a Pietro Guidi, Tuscia. Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Vol. I, La decima degli anni 1274-1280, Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma, 1932, Appendice, pp. 243-273.

martedì 12 febbraio 2013

VANDALI VEGANI – IMBRATTATA LA PIEVE DI CORAZZANO

Una bella domenica di febbraio. Mi stavo recando verso Montaione, quando, come accade sempre, l'immagine della Pieve di San Giovanni Battista di Corazzano cattura la mia attenzione. Non avendo fretta, stavolta decido di fare una piccola sosta.
Arrivato davanti all'antica pieve, l'amara sorpresa. Alcune parole, scritte con una bomboletta spray di colore nero, erano comparse alla base della torre campanaria. Da non credere.
Era da un po' che non passavo di lì. Certamente in estate non c'era ancora niente, ma quelle scritte potevano essere state fatte anche un mese prima. Nessuno aveva detto niente, non un articolo su un giornale o una fotografia in rete. [Dal Tirreno del 13 febbraio 2013 apprendo che le scritte risalgono alla metà di dicembre].


“Vivete Vegan – Nessun Dio permette l'uccisione di creature viventi”. In alto a destra, la sigla  “FLA”. Ho trovato che sta per “Fronte di Liberazione Animale” e nel recente passato, alcune persone che si riconoscono sotto questa sigla, hanno compiuto, come riporta il sito Gonews.it, “un'escalation di attentati”.

Che dire, certamente ognuno è libero di pensarla come meglio crede, di fare le scelte che ritiene migliori e quindi anche decidere cosa sia più giusto mangiare e cosa no, quale sia lo stile di vita migliore oppure no. Però non avere rispetto per il proprio passato, questo credo sia intollerabile.
La Pieve di Corazzano è considerata uno dei gioielli meglio conservati del cosiddetto “romanico valdelsano”, documentata a partire dall'VIII secolo, ovvero da oltre 1200 anni! E se l'edificio che oggi vediamo è certamente una ricostruzione bassomedievale, databile fra XII e XIII secolo, quelle pietre di arenaria utilizzate per le fondazioni dell'abside e del campanile, probabilmente appartenevano alla chiesa originaria.

EPILOGO: Con un comunicato stampa del 14 aprile 2013 il Parroco Don Francesco Ricciarelli, dà la notizia dell'avvenuta pulitura della pieve, grazie all'intervento dell'Amministrazione Comunale di San Miniato. E' il caso di dire, una brutta storia con lieto fine!



La Pieve di San Giovanni Battista di Corazzano, prima delle scritte

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