domenica 13 luglio 2014

MANDORLINO E ITALIA - Racconto di Giancarlo Pertici

di Giancarlo Pertici

MANDORLINO e ITALIA appaltini con Bar in Santa Caterina.

Quando “Mandorlino” con l’aiuto di Italia, la moglie, aprì bottega in Santa Caterina, eravamo alla metà degli anni 50, lo fece subentrando al Giorgi quale appaltino. Appalto che il Giorgi aveva tenuto per generazioni in quel modesto fondo al 33 di Via Pietro Bagnoli, angolo Ragnaia del Migliorati.

Oltre al bancone aveva al suo interno un modesto tavolino… appena per una briscola dopo cena, piazzato là in fondo sotto la lanterna. Appalto che Mandorlino volle trasferire da subito nel fondo che era stata la mescita di Olimpia, e giusto lì al 21, dirimpetto a Casa Vannini, ancor oggi, passati i tempi di Mandorlino, l’appaltino svolge imperterrito la sua funzione con nuove iniziative e servizi. Ma sul finire degli anni 50 questo Bar Tabacchi andò a rappresentare una ventata di novità, sia per gli spazi sia per la gestione accurata dei Mandolini, questo il vero cognome dell’appaltino che di nome faceva Giuseppe. In sintonia con i tempi e le novità del mercato arrivò il Gelato confezionato, quello della Sammontana, mentre Pietro di' Menichetti teneva l'Algida, ….e Cionce imperterrito continuava a fare il suo per uno zoccolo duro di clienti, soprattutto i ricoverati dell'Ospedale e i bambini in piazza. Le novità essenziali furono due: La TV e i tavoli da Gioco. Con tre/quattro tavoli sempre a disposizione anche dei vecchietti del ricovero non c’era ora del giorno senza avventori.

Si cominciava la mattina quando veniva Ghigo a ritirare i fondi di Caffè per il Ricovero. Poi Giannino oramai completamente cieco … Mandorlino gli serviva sempre un vino di “quello bono” e che lui assaporava soddisfatto….era spuma, quella di mele. Qualche colazione degli abbienti dei paraggi e anche dei Dottori dell’Ospedale per arrivare fino quasi a mezzogiorno. Da lì si cominciava con le carte, chi a giocarsi il caffè, chi di soldi a 21 o a ramino fino all'ora di cena. Ma dalle 19 fino alle 20/20,30 era immancabile la partita a ramino tra Giancarlo di' Giovanetti, montatore in un calzaturificio e Tarcisio figliolo di Eliseo, stradino del Comune... Partita che terminava solo dopo insistiti richiami di Irma dalla finestra che gridava ogni dieci minuti “Giancarlo, la cena è pronta” e la solita risposta confezionata a memoria da Giancarlo “Finisco e vengo” …ma che poteva durare anche mezzora dal primo richiamo. Risultato? La solita vincita di Giancarlo che non si scomponeva mai forte delle sue indiscusse capacità di gioco, contro una perdita programmata ed insistita, accompagnata da tanti cristi e tante madonne quanti erano i biglietti di banca da mille che ogni sera Tarcisio era costretto a contare e a passare di mano a Giancarlo. Senza eccezione... era la paga di stradino che sera per sera cambiava tasca immancabilmente.

Dopo cena arrivavano quei tavoli fissi con attorno tutta una serie di spettatori non sempre silenziosi, dipendeva dal tavolo. Quando il tavolo lo permetteva perché non si giocava di soldi ma del caffè giusto per passare la serata e per bischereggiare in compagnia, allora era un vero spasso sia seduti a giocare che in piedi a fare il tifo, a suggerire, a criticare, a contare, pacche sulle spalle, e a ordinare a Mandolino “Due vini rossi e un Don Bairon… e anche due Boeri “a strappo” che quando li serviva a tavola si assicurava subito e segnava chi avrebbe pagato. Non gli passava nulla neanche un foglio se glielo chiedevi, nulla era gratis ma mai ti avrebbe fregato una lira e neanche una lira ti avrebbe concesso di sconto. C'era un tizio, non mi ricordo se era Pietro di Frillo, che una volta alla settimana arrivava e prendeva delle sigarette sciolte, delle Super. Ne prendeva sempre in numero dispari così che c’era sempre una lira in avanzo, quando la moneta più piccola era di 5 lire e lui, Mandolino, non demordeva prendeva gli interi e segnava gli spiccioli con tanto di data e quando arrivava alle 5 lire chiedeva il saldo a Pietro di Frillo.

Poi c'era la vera novità della TV quando ce ne erano già in molte case, ma quella era più grande e rispetto a quella che Pietro teneva in cima al Frigo delle Bibite, era ad altezza d’uomo e soprattutto poteva contare sul “buio” di una stanza per conto suo. Per la verità si trattava di un corridoio fatto ad imbuto, una sorta di budello cieco con in fondo anche una porta che dava sulla terrazza dove Mandorlino teneva Carbone e Bombole del gas, ma aveva il vantaggio di poterci tenere la luce spenta… così si vedeva anche la TV che era in Bianco e Nero, come si diceva allora, ma soprattutto era di un grigio uniforme abbastanza sbiadito.

Erano i tempi memorabili dell’Inter di Herrera e delle partite di Coppa dei Campioni che la Rai dava in diretta. I posti sembravano quasi numerati, me la ricordo quella prima Coppa dei Campioni nel maggio del 64.. la formazione o quasi tutta… e noi a fare il tifo, già a sedere da almeno 15 minuti per non perdere il posto. La formazione dell’Inter …Sarti, Burnich, Facchetti … e quella dei tifosi, non in ordine, … vado a memoria … il maestro Latini …Francesco, Giancarlo di' Ferlin, Giorgio Giolli, Manlio Pertici, Natale Sani, Medoro, Baggiacco, io Giancarlo, Berto Ferlin, il Pantani, Giorgio di' Nencini, il Moncalvini, Gino Dainelli… ed in piedi giusto sul vano della porta a turno Mandorlino o Italia a prendere le ordinazioni. Semi, noccioline, boeri a strappo, qualche vino, qualche caffè e qualche corretto, un vin santo con un cantuccio e l’immancabile gelato nel secondo tempo… ma tutti pronti a mimare il tiro sbagliato, ad allungarsi per raggiungere quella palla troppo veloce, a sgonfiarsi di botto al pericolo scampato fino al grido di liberazione GOOOLLLLL.. in un coro assordante tra sobbalzi, pacche sulle spalle, e l'ennesimo boero ingollato al volo per gustarlo fino in fondo assieme al piacere del Goal. GOOOL ancora in coro tutti assieme. Come dimenticare quel clima euforico e quel goal che ognuno si ostinava a raccontare all'altro, a quello accanto come se non fosse stato presente o non avesse capito come era avvenuto, qualcuno anche mimando il colpo e disegnando con gli occhi il tracciato fino in fondo alla rete convinto di averlo ripetuto pari pari il ‘replay’ della TV.

Poi ognuno tornava a casa propria dopo aver fatto il pieno di Boeri, tanti quelli vinti, per i bambini di casa… dopo aver salutato quello sparuto gruppetto di patiti delle carte ai quali il calcio non diceva nulla, anzi sfruttavano l’occasione per una partita seria, quella tra “ragazzi di una volta”, come il Nuti già oltre i 90 e il Giovane Eliseo poco più che 80enne.


Via P. Maioli e Piazza XX settembre (Santa Caterina)
Foto di Francesco Fiumalbi

2 commenti:

  1. Giorgio Giolli15 luglio 2014 10:05

    Una mattina d'autunno verso le ore undici, Italia era di turno. Non aveva gli occhi vivi come sempre: l'espressione triste, il carnato biancastro in contrasto con una maglietta nera a pari collo. Il grande specchio a muro davanti al banco di vendita riproduceva, amplificava impietoso quell'immagine di mestizia. Il giorno prima c'era stato il funerale di sua madre, i clienti del bar lessero l'annuncio sulla saracinesca chiusa. Quella mattina, a quell'ora, i due "cartieri" erano già in disputa fra loro, oltre a due o tre persone ed il sottoscritto. Italia soffriva appoggiata sul bancone. "Buongiorno a tutti !" invase nel silenzio una voce improvvisa. "Buongiorno", rispose Italia quasi sottovoce. L'uomo entrato porse la mano ad Italia e le disse: " Le mie condoglianze,...ho saputo ieri che...". Italia interruppe il cordoglio rispondendo con occhi tristi ed umidi: "Grazie,....grazie altrettanto !!! "

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  2. Giorgio Giolli15 luglio 2014 10:05

    ....Italia, la moglie di Beppe, una sera di turno dietro al banco di vendita, sostava inattiva sulla pedana di legno. Al tavolo da gioco erano seduti i protagonisti che tu hai nominato. Un silenzio inquieto regnava nell'appalto. In piedi pendolava Galliano di' Botti che scrutava le carte ora dell'uno poi quelle dell'altro. Sogghignava e mugolava ad ogni calata di carta mordicchiando nervoso uno stecchino da denti conficcato in bocca dal dopopranzo. Crescono le schermaglie fra i due contendenti con qualche Madonna e Padreterno troncati sul nascere. Italia si disinteressava, forse si annoiava assai, ma tant'è. Ad una calata sicura di Tarcisio Galliano non resistette dal commentare duro : "...mah,...por'Italia ! ". Italia, moglie di Beppe, assorta in se stessa, forse in attesa del cambio di turno per la cena, ebbe un sussulto improvviso e fissando Galliano negli occhi gli disse: " Io ??? Ma che t'ho fatto io ? ".

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