venerdì 30 maggio 2014

LA VITA DEL SEMINARISTA - 02 PARTE - Racconto di Giancarlo Pertici

di Giancarlo Pertici

San Miniato vissuta tra le mura del Seminario - SECONDA PARTE

Scuola e Studio.. senza soluzione di continuità.. In totale "full immersion" .......... e l'EMOZIONE di un SORRISO donato al quotidiano....
Il tempo dedicato alla scuola e allo studio copriva gran parte della giornata ….. orario scolastico molto simile a quello dalla scuola pubblica. Per i compiti e lo studio avevamo a disposizione … senza possibilità di scelta diversa… quasi 4 ore, in parte prima e in parte dopo l’ora di “Passeggio” …immancabilmente previsto di un’ora.. con qualunque tempo.
Durante l’estate … un sonnellino pomeridiano … e un’ora di studio dopo cena.. prima di andare a letto, quale variante temporanea.
Le aule …giusto sotto la grande terrazza… erano arredate in maniera spartana…. grandi finestre sulla valle di Gargozzi e … riscaldamento “a fiato”. Questo era il vero problema ….l’inverno… e il freddo. Difficile il semplice scrivere con le prime penne Bic in commercio …per l’inchiostro ghiacciato. L’espediente di tenerle in tasca spesso si ritorceva contro il malcapitato … l’inchiostro fuoriusciva danneggiando irrimediabilmente pantaloni o giacca. Stessa sorte toccava spesso alle bottigliette di succo di frutta, riempite di olio per condire. Nel silenzio della cappella si sentiva il classico rumore del vetro che si schianta …(“Oddio!... poveretto!”)..sguardi di compassione verso chi usciva in fretta nel gesto impotente e tardivo di stringere a se le tasche dei pantaloni….non senza aver chiesto prima il permesso e ottenuta quindi l’autorizzazione ad uscire. Il freddo regnava da padrone anche negli Studi di ogni Camerata. I rimedi escogitati …. i guanti.. intabarrati nei berretti di lana…sciarpa e mantella… di quelle che usavano i giovani “balilla” nel ventennio in un clima di condivisione e complicità… cameratesca.. per dei ricordi… come definirli? Unici

Pietro (un nome di fantasia qualsiasi per rispettarne l’anonimato) …compagno di studi,… di Santa Croce. Le sue manie … piacevoli manie … erano sotto gli occhi di tutti. Soffriva di una forma di sudditanza … di un imprecisato senso di colpa … di inferiorità. Oggi potrebbe sembrare l’ispiratore di quel personaggio di Panariello “Lello Splendor” che terminava e iniziava ogni frase con “scussa.. scussa”. Quando giocavamo a pallone, se vinceva un contrasto ti chiedeva “scussa… scussa”, sempre, figuriamoci quando ti pestava un piede. Era diventato un intercalare che accompagnava ogni sua frase, in maniera istintiva. Aveva sempre qualcosa di cui scusarsi. Metteva in atto espedienti impossibili…. per risparmiare… anche l’aria che respirava. Aveva imparato a scrivere sullo stesso foglio più volte, quasi all’infinito, utilizzando con arte quella magica penna biro di 10/12 diversi colori iniziando dal più chiaro per finire con il nero. Escogitava ogni uso per recuperare quella pagina ad altro utilizzo pur di non gettarla via. Tentò con scarsi risultati anche di scrivere in “brutta copia” sulla carta igienica, quella scadente prodotta in quel periodo. Carta che non usavamo nei nostri cessi… attrezzati invece di comodi ritagli di quotidiani… infilzati dentro un filo di ferro appeso alla parete di ogni bagno. La complessità del personaggio era evidenziata anche dall’abbigliamento particolarmente scarso… o era in ritardo la mamma.. o era in anticipo lui perché indossava sempre una o due taglie in meno. Pantaloni a mezzi stinchi … maniche che non arrivavano mai a sfiorare i polsi. Buffa la postura a cui si costringeva per tirentare continuamente le maniche nel vano tentativo di coprirsi al meglio i polsi …le braccia ripiegate ad un innaturale angolo retto per facilitare la presa.
Un professore che è rimasto nella memoria e nel cuore di molti …il Canonico Agnoloni . Insegnava a modo suo la Geografia. Con la sua vespa Aveva fatto il giro di tutta Europa… più volte.. gli mancavano solo i paesi della Cortina di ferro. Arrivava ancora in seminario con la sua bicicletta da corsa facendo il percorso da San Lorenzo fino in centro a San Miniato. Da questa sua conoscenza dell’Europa attingeva notizie, aneddoti, usi e costumi che ci raccontava con dovizie di particolari. Mi ricordo …in autunno … iniziò la lezione informandoci che il Primo Uomo era andato nello spazio. Io credevo che nello spazio avessero iniziato ad andarci già da tempo con il primo aereo. Ci spiegò dell’atmosfera terrestre, della gravità, della velocità di fuga mentre ci raccontava dell’impresa del primo uomo, un sovietico di nome Gagarin. 
Ma non tutti i professori erano dei preti. Ricordo con affetto il Maestro Guidi … insegnava matematica anche nella scuola pubblica…. breve parentesi … morì prematuramente all’improvviso. Eppoi l’Educazione Fisica… pur in mancanza di una palestra. Il magazzino sottostante il parlatorio, rimesso alla bene meglio fungeva…. alla bisogna… senza attrezzi. Possibili solo esercizi elementari anche in assenza di un vero spazio all’aria aperta. Come professore fu chiamato uno studente universitario che giocava a Basket nella squadra cittadina “Etrusca Basket” …. campo di Gara il Piazzale Dante Alighieri e il suo rettangolo in cemento: Alberto Senesi. Cercò di introdurci agli elementi base del Basket. Mi ricordo ancora come si dovrebbe palleggiare.. anche se non ci sono mai riuscito correttamente.
Sembrava senza soluzione il problema del riscaldamento, quando una graditissima donazione da parte di una parrocchia ci fece pervenire tante stufe a legna quante erano le aule. Alla finestra di ogni aula fu fatta una modifica inserendo il Tubo di scarico dei fumi e in men che non si dica le Warm Morning (se mi ricordo bene si scriveva giusto così) erano pronte per entrare in funzione. Era l’inverno 62/63. Mancava però il più e il meglio: il carbone o la legna da ardere. E le stufe rimasero spente fino a dopo Natale. All’improvviso, dopo che per diverse notti si erano sentiti in lontananza e in piena notte strani rumori .. il battere di un martello …il frinire di una sega a mano…lontani quasi giungessero dalla casa di contadini sottostante. All’improvviso apparvero delle cassette piene di tavolette.. mezze verniciate di nero.. accuratamente tagliate della stessa lunghezza, giusta per le Warm Morning. Nessuno ne sospettò la vera provenienza pensando ad altro lascito della stessa parrocchia. Bastava controllare il magazzino retrostante il Teatrino, in parte occupato da una stiva impressionante di scarpe tutte spaiate raccolte invano in occasione dell’alluvione del Polesine del 52, e la catasta dei vecchi banchi di scuola che un benefattore l’anno prima aveva sostituito con moderni banchi con il piano di formica.. Nessuno si curò dell’accaduto e tutti quei banchi si tramutarono in fumo… e non solo: il venerdì… tra la cenere… mettevo la mia aringa alle uova.. a cuocere verso le 11 per portarmela a tavola all’ora di pranzo. Andò sempre tutto liscio fin quando Don Luciano Marrucci insospettito dallo strano odore, per nulla persuaso dai miei tentativi di sviare altrove la sua attenzione, scoprì l’aringa nel vano cenere e la sequestrò. 
Il Latino.....materia principe in Seminario per merito di Mons. Stacchini ottimo insegnante di Latino, oltre che il Rettore ...... con lui impossibile non impararlo e non amarlo… partendo dall’analisi logica che era la premessa indispensabile al Latino. 
Interrogazione alla lavagna: Viene chiamato ad eseguire un esercizio Maurizio (altro nome di fantasia per rispettare l’anonimato) da Castelfranco di Sotto. Come dimenticarlo? Era già “famoso” allora tra noi ragazzi di quella prima media. Sempre sotto la nostra stretta sorveglianza … mentre mangiava di tutto compulsivamente .. per rimediare alle carenze in qualità e quantità del rancio. Quando non si trovava… certo! .. era nascosto da qualche parte.. dentro un cesso, a fagocitare qualche merenda “recuperata” dall’armadio… non certo quella sua …esaurita sempre nel giorno stesso in cui lo avevano rifornito da casa. … “Facciamo degli esempi di verbi transitivi e intransitivi” esordisce lo Stacchini. “Fammi l’esempio di verbo transitivo”… ripete … “forza fammi un esempio” … Non avendo segni di risposta, lo Stacchini lo incalza e detta… “Il Cavallo tira il Carretto”. E Maurizio con il gesso, occupando tutta la parte alta della lavagna, trascrive la frase dettata. “Notiamo che si tratta di un verbo transitivo e della forma ATTIVA” è la spiegazione del professore “Ora riscrivi l’azione nella forma Passiva” - “La so…” sembra esprimere il sorriso compiaciuto di Maurizio….corporatura imponente, il più grosso di tutti, a oscurare la visuale … mentre riscrive la frase passiva richiesta. Mano veloce … tratto sicuro …caratteri grandi …in corsivo … Ecco alla luce la Frase Passiva di Maurizio
“ IL CARRETTO TIRA IL CAVALLOLLO” .
Mi vengono le lacrime agli occhi anche a distanza di oltre 50 anni, troppo bello lo sforzo del carretto che tira il Cavallo e, ciliegina sulla torta a tenere gli occhi strizzati dai crampi alla pancia per il gran ridere, il CAVALLOLLO. E’ un nomignolo che gli è rimasto addosso … tra “preti mancati” di quel periodo Maurizio è e resta il Cavallollo.


Luglio 1958, il giorno della Prima Comunione
a Gli Alberi (Montaione) - in attesa di entrare 
in Seminario a partire dal 1 Ottobre.
Collezione di Giancarlo Pertici 



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